Venezuela, l’operazione Leonessa di Donald Trump
di nlp
La serie tv iconica per capire il comportamento dell’attuale amministrazione americana è, senza dubbio, Lioness di Taylor Sheridan. In Lioness le forze speciali americane compiono continuamente operazioni straordinarie, ai limiti quando non oltre la legalità. E il modo, brutale e sbrigativo, con il quale le forze speciali americane risolvono le crisi prepara le condizioni per nuove situazioni controverse da risolvere con altre operazioni al di fuori dell’ordinario. L’amministrazione Trump, seguendo la modalità di comunicazione di registi come Sheridan, ha fatto di Lioness un metodo di governo. La stessa cattura di Nicolás Maduro, e della moglie trattata da regina nera del narcotraffico, è rappresentata secondo lo stile narrativo di Lioness nel quale i capi di stato o i leader stranieri non sono mai interlocutori diplomatici; sono target più o meno raggiungibili.
In questo modo si applica la logica del western ovunque e il confine col Messico- o il Venezuela in questo caso – marca la frontiera con un territorio dove la legge non arriva e serve l’intervento armato e spettacolare. Trump, che è stato un impresario dello spettacolo, trasforma il neoconservatorismo pop di Sheridan in metodo di governo e, dopo aver prelevato Maduro, annuncia nuove stagioni e nuove operazioni fuori dall’ordinario: Colombia, Cuba, Groenlandia, Iran. Lo stile narrativo stesso di Sheridan, adottato da Trump, non porta però ordine: procede di emergenza in emergenza, risolve disordine per produrre caos che produrrà nuovi episodi della serie. Se il “Trump Corollary” alla dottrina Monroe pubblicato nel 2025 per definire la National Security Strategy americana, fornisce il quadro concettuale e di programma della politica estera USA, l’adozione del metodo Lioness da parte di Washington definisce le modalità di implementazione della politica estera della Casa Bianca e la realtà del suo agire quotidiano: esistere affrontando il disordine producendo caos.
Si rivela così la logica Trump di governo: il cliffhanger, un espediente narrativo che conclude una serie tv in un momento di massima suspense, lasciando il protagonista (il presidente USA) in un evento cruciale irrisolto per incuriosire il pubblico e spingerlo a scoprire il seguito (Cuba? Iran? Groenlandia?) mantenendo gli stessi protagonisti (Trump, Rubio, Vance..) .
Non si tratta però, da parte dell’amministrazione Trump, tanto di un comportamento da avanspettacolo globale che si fa spazio rispetto alle pratiche serie della politica, quanto piuttosto della politica estera repubblicana possibile nel quadro strategico costruito da Elbridge Colby, autore di The Strategy of Denial e fonte diretta del corollario Trump alla dottrina Monroe del 2025. La Strategy of Denial prevede il contrasto alla Cina, da parte degli USA, come strategico ma non, come si pensa comunemente, attraverso la preparazione di uno scontro militare aperto da fine del mondo quanto piuttosto attraverso una costruzione di una serie di crisi, su tutti i livelli, che rendano impossibile alla Cina una risposta militare diretta causando l’accettazione dell’egemonia politica e militare americana. Il rapimento Maduro entra in questa strategia in termini militari (dimostrare la superiorità tecnologica americana “bucando” le difese cinesi e russe del Venezuela), in termini commerciali (mettendo in crisi l’importazione cinese di petrolio dal Venezuela) e di guerra finanziaria (mettendo in forse i crediti vantati dalla Cina presso il Venezuela e i progetti di cooperazione). Su questo piano, la Strategy of Denial con gli elicotteri guidati dalla AI su Caracas ha funzionato, gli Usa sono protagonisti in area di crisi. Detto questo, dopo serve il metodo Lioness di Trump e fino a quando non si troverà, se ci sarà mai, una soluzione USA per il Venezuela bisognerà far guardare al mondo nuove puntate della serie tv mantenendo la Casa Bianca al centro dell’attenzione. In questo modo, l’amministrazione repubblicana pensa di contrastare la Cina: da una parte la strategia del Limited Warfare di Colby, dall’altra la procedura cliffhanger di Trump. Si tratta di modi pensati per la affrontare complessità e i livelli di disordine tipici delle relazioni internazionali ma che sono costretti fare i conti con l’imprevedibilità che emerge come effetto di questo approccio. Si tratta di una politica che non guarda a un ordine mondiale, se non in termini cerimoniali, ma alla superiorità americana di adattamento e di sopravvivenza in un mondo complesso, mai realmente governabile e sempre imprevedibile. Colby e Trump, strategia e spettacolo, ci dicono questo.
E qui l’analisi tradizionale delle relazioni internazionali, quella basata su attori statali razionali, si rivela insufficiente per comprendere la dinamica venezuelana post-3 gennaio. Il Venezuela deve essere analizzato come un sistema complesso adattivo (CAS), caratterizzato da una rete di agenti interdipendenti (militari, amministrazione, partiti di maggioranza, popolazione civile, attori esterni) che si adattano costantemente a un ambiente in mutamento e sotto stress da tempo, generando comportamenti emergenti che nessun attore singolo può controllare interamente, figuriamoci un attore esterno, gli Stati Uniti, che vive sul principio dell’essere protagonista al centro del disordine. Nel linguaggio dei CAS, Nicolás Maduro fungeva da “hub” centrale di una rete che distribuiva risorse (rent seeking petrolifero) per mantenere l’omeostasi tra militari, amministrazione, partiti e società .
La sua rimozione improvvisa ha sicuramente introdotto un livello critico di entropia nel sistema (i sospetti di tradimento verso Maduro fanno parte di questo livello). L’azione statunitense, dopo anni di guerra ibrida, ha tentato di “resettare” il sistema, rimuovendo di forza l’hub, cercando di imporre una nuova variabile di controllo: il comando diretto di Washington e la gestione delle risorse petrolifere. Tuttavia, i sistemi complessi tendono a resistere ai cambiamenti imposti dall’esterno, specie se violenti, attraverso quelli che si chiamano feedback loop negativi. In questo senso, contrariamente a quanto pensato dagli Usa, il sistema istituzionale venezuelano ha reagito allo shock provando ad autorigenerarsi. La Corte Suprema (TSJ), agendo come meccanismo di difesa immunitario del governo, ha così nominato la vicepresidente Delcy Rodríguez come presidente ad interim per garantire la “continuità amministrativa”. La dichiarazione di Trump secondo cui gli USA “gestiranno” il paese (“We’re going to run the country“) ignora quindi la complessità interna, trattando il Venezuela come un sistema meccanico lineare (“rotto” -> “aggiustato”) piuttosto che come un sistema biologico che reagisce agli stimoli in modo anche imprevedibile. In poche parole, lo spettacolo del rapimento di Maduro ha funzionato come elemento della Strategy of Denial (condizionare Venezuela, Russia e Cina), come marketing spettacolare della Casa Bianca, al centro della politica globale in modalità permanente, ma ha prodotto un livello tale di imprevedibilità da dover generale subito nuove strategie narrative e politiche genere cliffhanger (es. la Groenlandia) per mantenere gli USA come protagonisti. Insomma, l’intervento militare ha domato quello che, per gli USA, era disordine producendo, per tutti, caos. Infine, la trama di questi comportamenti deve essere spiegata al mondo, e all’amministrazione interna, e su questo genere di narrazione l’attuale inquilino della Casa Bianca non ha rivali ed ecco annunciata una nuova stagione dell’operazione Lioness girata su quel set che si chiama realtà. Dove? Colombia, Groenlandia? Vedremo, la curiosità fa parte dello show.
Emerge poi una profonda differenza tra strategia dell’amministrazione USA e struttura materiale degli Stati Uniti. In questo senso, bisogna porsi la domanda su quanto la Strategy of Denial incida qui sulle criticità Usa. Sono almeno quattro i criteri strutturali con il quali valutare l’operazione in Venezuela: 1) quanto porta sollievo all’enorme debito pubblico, vera criticità sistemica degli Usa 2) quanto dimostra la superiorità tecnologica Usa in campo militare 3) quanto indebolisce i competitor storici (Cina, Russia, Iran) 4) quanto contribuisce al mantenimento del dollaro come valuta privilegiata. Qui le risposte sono contrastanti
-l’impatto sul debito pubblico USA in ogni caso si mostra marginale: anche se il Venezuela tornasse a produrre 3-4 milioni di barili al giorno (livelli pre-Maduro), i ricavi aggiuntivi per l’economia USA potrebbero ammontare a poche decine di miliardi annui, assurdamente insufficienti per intaccare un debito che cresce di un trilione di dollari ogni cento giorni.
– Sul piano tecnologico l’utilità è più evidente e diretta, anche se simbolica. L’operazione per catturare Maduro ha dimostrato la superiorità tecnologica USA contro sistemi di difesa forniti da Cina e Russia, che equipaggiavano le forze venezuelane. I sistemi antiaerei cinesi e russi si sono rivelati inefficaci contro l’attacco USA, che ha impiegato intelligenza artificiale, droni e forze speciali (come Delta Force) in un’operazione fatta di sorpresa tattica e dominio aereo.
-Indebolire competitor storici è forse il punto raggiunto di maggiore utilità strategica. Il Venezuela sotto Maduro era un alleato chiave per Cina, Russia e Iran, fungendo da testa di ponte anti-USA in America Latina. La Cina ha prestato al governo di Caracas oltre 57 miliardi di dollari in cambio di petrolio (750.000 barili/giorno via flotte ombra), Russia ha fornito armi e supporto militare, e Iran ha collaborato come partner per evitare le sanzioni. Adesso questi rapporti sono messi sotto forte stato di incertezza.
-Sul piano del mantenimento del predominio del dollaro l’utilità della pressione sul Venezuela è evidente, ma non decisiva, dato che questo si basa su fattori più ampi (profondità finanziaria, fiducia globale). Con la presidenza Maduro, il Venezuela ha aggirato il dollaro vendendo petrolio in yuan, rubli e criptovalute (es. USDT), contribuendo alla de-dollarizzazione promossa da Cina e Russia. Questo è però un terreno di scontro che si apre non uno che si chiude.
La cattura di Maduro e il tentativo di governare il Venezuela offrono potenzialmente benefici strategici agli USA, in particolare se si tratta di indebolire i competitor e rafforzare il rapporto sicurezza energetica/dollaro, ma con utilità molto limitata sul debito e superiorità tecnologica. I rischi (instabilità interna del Venezuela, costi economici, criticità geopolitiche) potrebbero però persino superare i guadagni se non governati efficacemente. Ci troviamo quindi di fronte alla applicazione di una Strategy of Denial che provoca dei vantaggi ma anche rischi imprevedibili e che, sostanzialmente, risolve poco delle criticità strutturali degli Stati Uniti.
Negli anni ’80 gli Usa di Reagan riuscivano a occuparsi di una crisi alla volta. All”inizio del 1986, quaranta anni fa precisi, il previsto bombardamento di Tripoli fu rinviato perché gli Usa dovevano occuparsi prima della crisi filippina. Si trattava, visto con gli occhi di oggi, di un mondo stabile e bipolare. Eppure la strategia USA era scandire i tempi dell’intervento entrando in una crisi alla volta come metodo per la loro risoluzione. Oggi la strategia è entrare in tutte le crisi assieme non per risolverle, e nemmeno per risolvere i propri problemi strutturali, ma per condizionare l’avversario mostrando una maggiore capacità di adattamento a un mondo che è fatto di sistemi adattivi complessi che producono effetti imprevedibili. Qualcosa che fa sopravvivere, che è utile ai listini di borsa e alla predazioni finanziarie, ma che abita in uno stato di permanente instabilità che va affrontato secondo una logica, appunto, di sopravvivenza.
Se si cerca l’obiettivo di Trump lo si trova nella capacità di mostrare la superiore capacità di adattamento a un mondo imprevedibile rispetto a quella mostrata da Pechino e Mosca, qualcosa di molto diverso da un mondo pensato sulla reciproca legittimazione delle rispettive sfere di influenza. I testi di Colby, il conservatorismo pop dell’operazione leonessa di Trump, emersi per navigare nei sistemi adattivi complessi, sono parte, vedremo quanto vincente, degli strumenti per raggiungere questo obiettivo.









































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