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Qualche appunto sulle Presidenziali Francesi: lo schema “crinale”

di Alessandro Visalli

dibattito francia 722x491Un classico modello della teoria dell’equilibrio contrappone una pallina in un fondo valle ad una sul crinale di una montagna. La prima tenderà a tornare sempre nello stesso punto, la seconda può andare a destra come a sinistra per minuscole variazioni, un soffio di vento, una vibrazione.

Le elezioni presidenziali francesi sono imminenti. Il 23 aprile si terrà il primo turno ed il 7 maggio si saprà chi avrà vinto il ballottaggio.

Si tratta delle più importanti elezioni di questa tornata, probabilmente del momento decisivo nella storia del processo di integrazione Europeo. Dopo la Brexit, ci troviamo in una “situazione crinale”: con il Presidente Americano che pone il ridisegno degli equilibri continentali, in chiave di indebolimento del dominio senza egemonia tedesco, al centro della sua azione, e nel mezzo di crisi multiple e senza fine (economica, sociale, politica, militare ed ambientale), la scelta si prefigura tra il neo-populismo moderno e sotto molti profili intelligente di Marine Le Pen, e uno tra Emmanuel Macron (che è dato testa a testa circa al 24%) e gli outsider, Jean-Luc Mélenchon (dato al 19%) o il candidato della destra gollista François Fillon (appena superato, dalle parti del 18%). Chi è già stato eliminato è, come prevedibile, il candidato del Partito Socialista del Presidente uscente Hollande, Benoit Hamon, che è all’8%.

Si prefigura, insomma, qualcosa che assomiglia all’esito americano: una campagna elettorale dove un candidato neo-populista di destra emerge irresistibilmente (anche se Le Pen è molto più radicata di Trump) e gli si contrappone un candidato dell’establishment, cioè di quello che Nancy Fraser chiama il “Neoliberismo progressista”, mentre sullo sfondo cresce la candidatura di una sinistra classica inaspettatamente rigenerata dal vento freddo della globalizzazione (Sanders e, appunto, Mélenchon). Fillon e Hamon (cioè i partiti classici, che hanno dominato la scena francese nel dopoguerra), sembrano spazzati via.

Ormai la tranquilla valle è fuori del nostro orizzonte.

Guardiamo quindi alle idee ed alle retoriche politiche avanzate da questi tre candidati, per primo quello che appare come l’outsider, ma è in fortissima crescita: Jean-Luc Mélenchon. Il programma prevede ben 83 azioni, divise in sette direttrici:

-        L’urgenza democratica

-        L’urgenza sociale

-        L’urgenza ecologica

-        La questione Europa

-        La questione della pace

-        Contrastare la grande regressione

-        Contrastare il declinismo

Leggiamo dunque qualche elemento dal programma breve: sul lavoro, la globalizzazione, l’Unione Europea, l’immigrazione.

 

Il primo punto, Lavoro.

 “Rilanciare l'economia non è sufficiente per creare posti di lavoro, dobbiamo spezzare il dominio finanziario e limitare il potere degli azionisti. Il contratto di lavoro da solo non garantisce i diritti dei lavoratori e dei dipendenti, è la legge che protegge. È il momento di ottenere la cittadinanza nelle aziende.

Vietare i licenziamenti azionari.

Garantire ai dipendenti un diritto di prelazione per formare una cooperativa in caso di chiusura o vendita della loro attività.

Introdurre un voto di fiducia di dipendenti nei confronti di dirigenti aziendali o di progetti strategici con obbligo di esaminare le contro-proposte dei sindacati e continuità dei diritti personali fuori del contratto di lavoro (diritto alla formazione, l'anzianità, etc.).

Proibire il pagamento dei dividendi delle imprese che hanno licenziato in caso di difficoltà economiche.

Concedere il diritto di veto sospensivo ai consigli di fabbrica sui tagli di posti di lavoro.

Garantire il reddito in caso di perdita del lavoro o il ritiro dall'attività, come parte della una previdenza sociale professionale.

Una politica economica del lavoro creativa, ecologicamente e socialmente utile, dando nuovi diritti ai lavoratori e ai loro rappresentanti nelle società”. 

 

Secondo punto: globalizzazione e lavoro.

“10% di disoccupazione! 6 milioni di lavoratori disoccupati. La paura della disoccupazione è una museruola efficace per impedire ai lavoratori di rivendicare i propri diritti e gli aumenti di stipendio.

Non è più la ‘guerra ai disoccupati’ che va fatta, è il rilancio dell'attività per creare posti di lavoro.

Il protezionismo solidale è a servizio dell'interesse pubblico contro le multinazionali e la globalizzazione finanziaria. Il grande smontaggio (déménagenent) del mondo deve fermare!.

Investire 100 miliardi per stimolare l'attività in grandi progetti di interesse nazionale.

Creare 3,5 milioni di posti di lavoro attraverso la riduzione dell'orario di lavoro, la transizione energetica, l'agricoltura contadina, l'economia del mare, il servizio pubblico e i contratti giovanili.

Aumentare il salario minimo mensile netto a € 1326 e aumentare gli stipendi dei funzionari congelati.

Rifiutare i trattati internazionali di libero scambio: TAFTA con gli Stati Uniti, il CETA con il Canada e la liberalizzazione dei servizi TISA.

Misure protezionistiche di emergenza per salvare industrie strategiche (acciaio, fotovoltaico, ...).

Tasse sul chilometraggio e sul carbonio sulle importazioni.

Divieto di prodotti dal lavoro minorile e le ritorsioni commerciali contro i paradisi fiscali.

Divieto del pagamento di dividendi azionari in società che ricorrono a licenziamenti ed alla cassa integrazione.

Una nuova politica per l'occupazione creativa, che protegge i lavoratori attraverso la promozione della produzione in Francia.”

 

Il terzo punto: L’Unione Europea.

“PER UN’EUROPA LIBERA DAI TRATTATI

L'Unione europea è sulla buona strada dello smembramento. Non voleva ascoltare il rifiuto del popolo nel referendum francese del 2005. La Commissione Europea, composta da burocrati e dominata dalla Germania, vuole costringere il paese di ripagare il debito, la maggior parte del quale è costituito da interessi bancari !

Fermare la liberalizzazione e la privatizzazione dei servizi pubblici richiesti da Bruxelles.

PIANO A: Negoziare una rifondazione democratica, sociale ed ecologica della UE.
Presentare i risultati dei negoziati per il popolo francese per decidere indipendentemente della partecipazione o di lasciare l'Unione europea.

PIANO B: Sospendere il contributo della Francia al bilancio dell'UE (22 miliardi di € l'anno, di cui 7 miliardi di contributo ‘rete’).

Modificare lo statuto della Banca Centrale Europea, in modo che possa prestare direttamente agli Stati.

La disobbedienza alla regola assurda che regola i deficit dello stato al 3% (il patto di stabilità).
Fine della direttiva sul distacco dei lavoratori in Francia: i contributi sociali deve essere gli stessi per tutti.

Trasformazione dell'euro in moneta comune e non più unica. Controllo dei capitali e delle merci alle frontiere nazionali.

Una politica fuori dei trattati europei che impongono l'austerità fiscale, il libero scambio e la distruzione dei servizi pubblici”.

 

Il quarto punto: l’immigrazione.

“REGOLARE LE CAUSE DELLE MIGRAZIONI

ACCOGLIERE CON DIGNITA' I MIGRANTI

La migrazione è un argomento troppo serio per ridurlo all'offerta opportunistica ed a impulsi incontrollati. Il primo compito è quello di consentire a tutti di vivere a casa perché emigrare è sempre un dolore per la persona che se ne va.

Applicare la diplomazia indipendente e attiva al servizio della pace, per evitare che i migranti siano costretti a fuggire dai loro paesi dal fermare le guerre fino agli accordi commerciali disuguali che distruggono le economie locali.

Ripensare la politica europea di controllo delle frontiere esterne, rifiutando la militarizzazione del controllo della migrazione.

AGIRE PER LA PACE

Lavorare verso la creazione di un'Organizzazione internazionale per le migrazioni legata alle Nazioni Unite.

Riaffermare il diritto di asilo a rifugiati che arrivano attraverso un'amministrazione adattato a questa missione.

Rispettare la dignità umana dei migranti, in particolare nei campi profughi.

Garantire il loro diritto fondamentale alla vita familiare fermando il posizionamento del centro di detenzione bambini e assistere i minori non accompagnati.

Una politica che rispetti i migranti e consideri che le cause della migrazione sono le guerre, i cambiamenti climatici e il libero scambio”.

Troviamo un pacchetto compatto di concetti che ribaltano in sostanza lo schema della mondializzazione neoliberale fondata sulla concorrenza priva di attrito:

-        Mettere in campo un potere di riequilibrio che sottragga i deboli all’esposizione senza protezioni alla forza del capitale e delle sue dinamiche autoistituite. La strategia passa per la ridefinizione dei rapporti di forza nelle imprese, richiamando un concetto che si era perso dopo il “trentennio glorioso”: l’impresa è anche un bene comune. La stessa istituzione delle proprietà è principalmente questo, un istituto sociale che come tutti comporta responsabilità per tutte le parti coinvolte. Le società, anche private, dunque sono tenute a responsabilità verso chi è coinvolto in esse e verso il pubblico più in generale. Appartengono anche alla società. Questo primo punto qualificante si manifesta attraverso divieti (ad alcune forme di licenziamento), diritti (ad una prelazione, dato che anche i lavoratori sono parte dell’impresa e vantano diritti sociali su di essa), poteri (di interazione, di parola, di interdizione), protezioni (reddito garantito e salario minimo).

-        Impedire il déménagenent del mondo, ostacolando la concorrenza senza freni e senza responsabilità che pone sotto ricatto la nazione. Avviare un “protezionismo solidale” ed anche “di emergenza” (per le aziende strategiche), che, rifiutando i grandi trattati per il libero commercio (che non hanno prodotto affatto vantaggi per tutti, ma solo per pochi). Il “protezionismo solidale” è una delle formule coraggiose che traduce il concetto di “fair trade” (commercio equo) in modo comprensibile per un largo pubblico. Concretamente si tratta di tassare in modo differenziato le merci e servizi prodotti in funzione dell’impatto ambientale (trasporti ed emissioni di carbonio), delle condizioni sociali di produzione (lavoro minorile o poco protetto) e fiscali.

-        Ripartire il lavoro e ricreare le condizioni di autonomia e rafforzamento, creare direttamente posti di lavoro attraverso “grandi progetti di interesse nazionale” e protezione delle aziende strategiche. Ridurre l’orario di lavoro, stabilire un salario massimo per gli imprenditori, ridurre l’età pensionabile, ma anche un grande progetto ambientale.

-        Rinegoziare le condizioni di partecipazione alla UE. Articolando una strategia di forte ridefinizione delle condizioni di partecipazione (Piano A), da sottoporre a referendum, oppure (Piano B) avviare azioni immediate di disobbedienza fiscale e di controllo dei capitali e delle merci alle frontiere nazionali. Una politica che di fatto rigetta i Trattati.

-        Intervenire nella questione strategica dell’immigrazione, rifiutando la logica della de-regolazione completa con una strategia ampia, che punta al coinvolgimento delle Nazioni Unite, tenendo fermo il diritto di asilo, la dignità umana in particolare per i minori. L’immigrazione si combatte interrompendo gli accordi commerciali che distruggono le economie locali, ed affrontando il cambiamento climatico. Ma anche rafforzare i mezzi civili di soccorso nel mar Mediterraneo, per evitare la tragedia del mare. Aiutare il rientro dei rifugiati quando le condizioni lo consentono.

Il programma di Marine Le Pen prevede da una diversa posizione, e con diverse priorità, lo stesso ribaltamento radicale: si articola in ben 144 azioni.

Gli slogan sono:

-        Una Francia libera

-        Una Francia sicura

-        Una Francia prospera

-        Una Francia giusta

-        Una Francia fiera

-        Una Francia potente

-        Una Francia duratura

I punti, che appaiono fondamentali sono:

-        Recuperare la sovranità francese, riportando l’Europa allo stato di Nazioni Indipendenti. La sovranità richiesta è monetaria, legislativa, territoriale, economica. Viene quindi proposto un Frexit tramite referendum.

-        Ridefinire la democrazia francese come “democrazia di prossimità” (proporzionale, referendum).

-        Creare una “Francia sicura”. Reclutare altri 15.000 poliziotti, potenziare le attrezzature, “disarmare le Banlieues” arrestando i leader delle bande (5.000 persone schedate) ed espellerli (se stranieri). Applicare tolleranza zero, eliminando le riduzioni di pena automatiche, punendo i genitori in caso di deficit formativo, creando 40.000 nuovi posti carcerari.

-        Bloccare le frontiere, rendere naturalizzazione o regolarizzazione impossibile se si delinque, semplificare ed automatizzare l’espulsione, accettare fino ad un massimo di 10.000 persone all’anno legalmente. Mettere fine all’automatismo dei ricongiungimenti e all’acquisizione di nazionalità francese attraverso il matrimonio, “sopprimere le pompe aspiranti dell’immigrazione”. Sopprimere la doppia nazionalità extra-europea.

-        Creare un modello di occupazione “patriottico”. Avviare un Piano pubblico di re industrializzazione nel contesto della cooperazione tra l’industria strategica di Stato privilegiando l’economia reale su quella finanziaria e speculativa. Introdurre un “protezionismo intelligente” e recuperare la moneta nazionale. Vietare l’importazione e vendita di prodotti dall’estero “che non rispettano le norme imposte ai produttori francesi” (il che è un totale rovesciamento dell’attuale logica). Dare una corsia preferenziale ai prodotti francesi. Tassare chi assume stranieri (invece che francesi) o negare sussidi pubblici alle imprese vendute a capitali esteri.

-        Mantenere le 35 ore e introdurre riduzioni fiscali sugli straordinari (misura 63 e 64).

-        Uscire dal comando integrato della NATO. Ricostruire la filiera militare-industriale interamente francese per garantire l’indipendenza strategica. Aumentare il bilancio della difesa (inclusa una nuova portaerei e 50.000 nuovi militari).

-        Trasformare la PAC in PAF (Politica Agricola Francese), rigettando i trattati di libero scambio, ottenere una economia circolare e chiusa, che produce e consuma in loco, veramente ecologica, efficiente, rinnovabile.

Macron, che è il candidato di gran lunga più connesso all’establishment, ha un programma orientato in sei progetti principali:

-        Riforma della scuola

-        Creazione di una “società del lavoro”

-        Modernizzazione dell’economia

-        Modernizzazione della sicurezza

-        Strategia internazionale

-        Moralizzazione della vita pubblica.

Sul piano economico prevede di ridurre la spesa pubblica di 60 miliardi di euro in cinque anni, in parte compensato da un piano di investimenti da 50 miliardi (in parte in case popolari). L’impatto è dunque connesso con il tradizionale assetto austeriano e deflazionario.

Prevede di aumentare la giornata di lavoro, eliminando le 35 ore, attivando una serie di piccoli interventi di dettaglio sulla regolazione del lavoro.

Propone una riforma fiscale, con esenzioni per le classi popolari.

Ci sono anche misure minime come il divieto dell’uso dei telefoni cellulari a scuola, o il riconoscimento dei figli nati da maternità surrogata (AAP) all’estero.

La riduzione del numero dei parlamentari, limiti alla candidabilità.

Ma ci sono anche 15.000 nuovi posti carcerari, 7.500 agenti di polizia, ripristino del servizio militare.

In merito all’Europa Macron propone di conservare gli accordi di Schengen, ma di rafforzare Frontex, mobilitando 5.000 guardie confini europei e creando un sistema informativo comune ed in prospettiva  una politica comune per la criminalità organizzata e il terrorismo. Imporre ai grandi gruppi di internet la tassazione sul loro fatturato in Francia. Creare un bilancio della zona euro con un Parlamento e un Ministro dell'Economia e delle Finanze della zona euro. Riservare l'accesso agli appalti pubblici europeo alle società che localizzano almeno la metà della loro produzione in Europa.

Dunque qui abbiamo un’elezione che si presenta come una reale scelta, bisogna decidere da quale lato della montagna la Francia, e con sé probabilmente l’Europa, scenderà: Le Pen e Mélenchon (se dovesse sorprendentemente accedere al ballottaggio) propongono due diversi ribaltamenti dell’assetto che ha governato il mondo negli ultimi quaranta anni. Entrambi i programmi sono radicali e a loro modo coraggiosi, percepiscono che non è più tempo di tranquille navigazioni nei “club nautici” delle élite, bisogna prendere il coraggio di muoversi in mare aperto per avviare una avventurosa traversata.

Ma Mélenchon mette al centro dell’attenzione e propone agli elettori un ragionamento sul potere sociale, propone di avviare una fase di riequilibrio del potere sociale. Sfida alcune delle più consolidate certezze del neoliberismo europeo.

Le Pen, invece, vede il nemico fuori della nazione, e la nazione implicitamente come un ente omogeneo e puro. Riprende, insomma, motivi classici del populismo occidentale. Sposta tutta l’attenzione verso l’Europa, la finanza, gli stranieri. La sua proposta per l’Europa è netta come quella di Macron, ma di segno esattamente opposto. La sua dissoluzione. Il “protezionismo” (che propone anche Mélenchon) è qui molto più radicale e “patriottico”. Semplicemente si vietano le importazioni che non rispettano le stesse regole francesi (mentre il candidato della sinistra si limita ad articolare il concetto di “fair trade”), e si punta ad una sorta di autarchia temperata. Ma si punta anche ad un nuovo militarismo, a stimolare il sistema militare-industriale, a proiettare nuovamente la potenza francese (in particolare in Africa).

Il terzo, Macron, che potrebbe essere il nuovo Presidente se la magia della resistenza repubblicana funziona ancora una volta (ma questa volta ci sono motivi di dubitarne), è invece la scelta di una manutenzione. La pallina resta sulla montagna, in attesa di nuovi eventi (come le elezioni tedesche), proseguendo politiche di austerità (più risparmi che spese), aumentando l’orario di lavoro ed affidando la “lotta alla disoccupazione” (finta) solo al mercato, che si è abbondantemente rilevato inefficace. Per l’Europa propone di andare avanti con la cessione di sovranità.

Fino a qualche anno fa si diceva che le elezioni erano senza scelta, diverse versioni degli stessi progetti. Non so se fosse vero, ma di certo ora non è più così.

La storia si muove ed i francesi sono chiamati a dire dove deve andare.

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