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Francia, più chiaro di così...

di Alberto Micalizzi

macron francia 413x252Cerchiamo di essere obiettivi: i burocrati di Bruxelles con la collaborazione dei banchieri della City di Londra hanno fatto un ottimo lavoro in pochissimo tempo. Hanno costruito il prototipo politico perfetto, un po’ burocrate un po’ banchiere, un po’ Renzi un po’ Padoan, paladino dei privilegi che le oligarchie finanziarie stanno consolidando sul continente europeo.

Qualcuno conosceva Emmanuel Macron solo 4-5 mesi fa? Siamo onesti con noi stessi. Io avrei risposto che era una marca di patatine, un designer di moda, un calciatore del PSG, ma non il prossimo candidato all’Eliseo!  E invece eccolo là, un politico “fiat”, come la moneta creata dal nulla dal sistema bancario e prestata ai Governi. Anche lui, del resto, prestato come un debito, come una variabile imposta per esercitare la governance dall’esterno

E’ la prova lampante che la troika è “en marche”, gode di ottima salute, che è essa stessa a distribuire le carte, a condurre il gioco, che l’Euro non implode affatto anzi sperimenta una stagione di trasformazione e di rigenerazione.

La Troika, dunque, è così saldamente al comando che è essa stessa a decretare e gestire la rottamazione dei partiti tradizionali, la fine delle alleanze storiche, la contrapposizione tra globalisti e sovranisti, portando alla vittoria o comunque ad un ottimo risultato già al primo turno un giovane banchiere sconosciuto, senza un partito, impacciato nel parlare, dotato dello stesso pathos di un termosifone spento. Questo vuol dire che ormai possono fare qualsiasi cosa, che non hanno più bisogno di impartire ordini ai propri camerieri ma agiscono in prima persona.

Il fronte eurocratico si afferma al primo turno su Marine Le Pen, la pasionaria populista, il brand dell’anti-establishment, peraltro a due giorni da un attentato terroristico che ha certamente soffiato sulle sue vele, e che nel centro del potere francese, Parigi, non va oltre il 5%!

E’ questo il segnale che, su tutti, dovrebbe far capire che la strada non può essere questa. Le Pen non perde solo quantitativamente, comunque vada il ballottaggio, ma perde qualitativamente. Prende voti legittimi, per carità, ma sono voti di elettori che vivono ai margini della società e non ricoprono ruoli decisionali. Sono prevalentemente operai, agricoltori, disoccupati, casalinghe, le fasce marginali della popolazione che per prime stanno pagando dazio agli eurocrati.

Con questo assetto e nelle condizioni in cui si è presentata, anche se Le Pen arrivasse al 51% o oltre non avrebbe comunque chance, perché avrebbe contro il sistema bancario, i canali di comunicazione, i lobbisti della grande industria, larga parte dei professionisti parigini che lavorano per la finanza e per la grande industria.

Del resto, qual’è la vera alternativa che porta con sé? Presentarsi ad una competizione elettorale portando soltanto idee diverse rispetto all’establishment è come partecipare ad una gara di boxe contro campioni come Mike Tyson o Rocky Marciano invocando conoscenze filosofiche: mentre tu cerchi di argomentare le tue idee loro ti massacrano perché giocano sul proprio terreno.

La strada è un’altra: dobbiamo scrivere le nostre regole del gioco, costruire il nostro sistema e giocare all’interno del nostro perimetro. La democrazia delegata è la trappola tesa dai burocrati, il terreno sul quale essi esprimono al meglio il proprio potenziale.

E’ giunto il momento di passare all’azione popolare diretta, di entrare nei Comuni, di costituire strutture economiche sul territorio, di fare massa critica nella rete digitale dove si giocheranno le partite decisive degli equilibri commerciali, della comunicazione, del consenso politico.

Se da Parigi non cogliamo questo segnale siamo destinati ad essere il parco buoi, saltando da una elezione all’altra.

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Comments   

#1 Eros Barone 2017-04-25 13:30
La necessità del conglomerato imperialista detto Unione Europea, che in Francia ha dimostrato tutta la sua forza politico-elettorale, deriva dalle seguenti cifre: l'Europa rappresenta il 7% della popolazione mondiale, il 25% del prodotto mondiale lordo e il 55% della spesa sociale mondiale. Il giudizio di Lenin, secondo cui gli Stati Uniti d'Europa "in un regime capitalistico sono o impossibili o reazionari", trova una lampante conferma nei fatti politici, economici e militari. Solo l'asinistra, teoricamente inerme e politicamente opportunista, non comprende (o si rifiuta di comprendere) questa verità scientifica, da cui discende in primo luogo la conseguenza per cui la contraddizione tra la necessità di tale conglomerato e lo "sviluppo ineguale" del capitalismo nei diversi paesi diventerà sempre più acuta e potrà essere risolta, a seconda dei rapporti di forza tra le classi che si determineranno, o con la rivoluzione socialista o con il ritorno del capitalismo a qualche nuova forma di fascismo, cioè di dittatura terroristica aperta del grande capitale finanziario. Una cosa è, comunque, certa: la via della lotta contro l'Unione Europea, dopo il referendum greco e le elezioni francesi, non passa più attraverso i tradizionali strumenti costituzionali della democrazia borghese.
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