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ilpungolorosso

Il nazionalismo di Zelensky: un nazionalismo in affitto

di Il pungolo rosso

zelenskyNel tripudio di odi a Zelensky e al nazionalismo ucraino, non poteva mancare quella di Tremonti, l’uomo dai pensieri brevi e profondi. Ed è arrivata infatti puntuale, sul Corriere della sera del 22 marzo, il giorno del suo comizio in parlamento. Secondo Tremonti il risorgente “senso della patria ucraina”, di cui Zelensky è portavoce a mass media occidentali unificati, esprime “un nuovissimo, anzi antichissimo tipo di eroismo, insieme nazionale ed europeo. Proprio come è stato due secoli fa al tempo dei risorgimenti europei”.

Falso. Anzi falsissimo.

Dalla a alla zeta.

Il nazionalismo di Zelensky è la reincarnazione (in certe immagini ostentata anche con il vecchio simbolo banderista sulla sua maglietta) di un nazionalismo in affitto che ha ben poco a che vedere con il nazionalismo ucraino storico mirante all’indipendenza nazionale, con la sua matrice contadina e il suo orizzonte slavo (non europeo né, tanto meno, NATO). A provarlo basta un rapido sguardo retrospettivo.

Nel suo scritto su Friedrich Engels e il problema dei “popoli senza storia”, Roman Rosdolsky spiega che al 1848, l’anno-chiave dei “risorgimenti europei”, gli ucraini, o “come si sarebbero poi chiamati essi stessi, i ruteni (rusyny, cioè piccoli russi) della Galizia e della Bucovina, territori della corona austriaca e dell’Ungheria nord-orientale”, si trovavano in una condizione particolarmente sfavorevole per potersi costituire in nazione indipendente. Sentiamo il perché:

«Che cosa erano i ruteni nel 1848? Niente più che “le ombre dei loro dimenticati antenati”, una massa di contadini analfabeti, e semiservi, che se parlavano una lingua diversa e frequentavano una differente chiesa rispetto ai loro signori rurali, si trovavano ancora immersi nella loro profonda “non-storicità”, e che solo nel loro clero cattolico-greco disponevano di antesignani dell’intelligencjia nazionale. Fin dalla metà degli anni Trenta, il clero, sotto l’influenza dei rinnovatori serbi e cechi, desiderava far rivivere la nazionalità rutena; e nel tumultuoso 1848 si fece avanti con richieste sorprendentemente mature da un punto di vista politico e culturale.

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giubberosse

2,5 milioni di barili al giorno

Gabriele Germani intervista Demostenes Floros*

download 1"A mio avviso, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti d’America e dall’Unione Europea non possono fermare la guerra; più precisamente, le prime sanzioni erano già state imposte alla Federazione Russa sin dal 2014. Ovviamente, sulla scia del colpo di Stato a Kiev con conseguente referendum in Crimea. Ciò che cosa ha comportato per la Federazione Russa? Ovviamente, i dati macroeconomici del triennio 2014-2016 indicano una situazione di forte difficoltà, ma non solo. Prodotti che prima venivano importanti dall’Italia o dal resto dell’Unione Europea sono stati sostituiti con altri fornitori, con altri produttori dell’America centrale o dell’America Latina. Inoltre, è stata sviluppata la produzione interna: la Russia, dal 2014, ha cominciato a produrre beni che prima venivano esclusivamente importati."

* * * *

1) Le sanzioni imposte alla Russia possono fermare il conflitto?

1- A mio avviso, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti d’America e dall’Unione Europea non possono fermare la guerra; più precisamente, le prime sanzioni erano già state imposte alla Federazione Russa sin dal 2014. Ovviamente, sulla scia del colpo di Stato a Kiev con conseguente referendum in Crimea. Ciò che cosa ha comportato per la Federazione Russa? Ovviamente, i dati macroeconomici del triennio 2014-2016 indicano una situazione di forte difficoltà, ma non solo. Prodotti che prima venivano importanti dall’Italia o dal resto dell’Unione Europea sono stati sostituiti con altri fornitori, con altri produttori dell’America centrale o dell’America Latina. Inoltre, è stata sviluppata la produzione interna: la Russia, dal 2014, ha cominciato a produrre beni che prima venivano esclusivamente importati.

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ilponte

Risiko, versione 5.0

di Patrizia Bernardini

risiko challengeNon essendo esperta politologa, mi limiterò a elencare una serie di fatti relativi a quella che Mosca ha inizialmente definito una “operazione speciale” in Ucraina, sulla falsariga degli “interventi” in Iraq, Libia e Siria, ma subito chiamata “invasione” dall’Occidente e ora diventata “attacco” anche per Russia Today. Per una volta tanto non partirò dal 2008 ma dall’aprile 2019, quando la Rand Corporation pubblica un documento dal titolo Overextending and Unbalancing Russia. Assessing the impact of cost-imposing options (Sovraccaricare e sbilanciare la Russia. Valutare l’impatto di opzioni che impongono costi). Il documento completo è consultabile sul sito della Rand. Il giornalista Manlio Dinucci lo aveva ampiamente descritto in un articolo su «il manifesto», che però deve averlo ritenuto troppo osé e dopo averlo per breve tempo pubblicato online lo ha fatto sparire. La Rand è una think tank “no profit” e “no partisan”, finanziata (come si ricava dal sito ufficiale, con tanto di importi in dollari) tra l’altro da governi statali e locali Usa, agenzie governative statunitensi tra cui il Dipartimento della sicurezza nazionale, servizi segreti, organizzazioni internazionali tra cui la Nato, il Pentagono e varie industrie. Tra i clienti risultano, oltre al Dipartimento di Stato e i servizi segreti Usa, il Parlamento europeo, l’Agenzia europea per la difesa, la Nato, l’Ocse, la Banca mondiale e molti altri, tra cui non mancano Arabia saudita e Taipei.

Riporto alcuni passi interessanti: «Il rapporto esamina in modo completo le opzioni non violente e costose che gli Stati Uniti e i loro alleati potrebbero perseguire in aree economiche, politiche e militari per sovraccaricare e sbilanciare l’economia e le forze armate russe e la posizione politica del regime in patria e all’estero.

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lafionda

Grande la confusione sotto al cielo, la situazione è eccellente

di Lucandrea Massaro

NATO, Russia, Cina e stile di vita occidentale alla resa dei conti (e del conto…)

1 lUdhF5SrrxtIHtH7FefKPAQueste ultime settimane sono state per tutti noi italiani e (oso dire) per tutti noi europei uno choc. Le immagini dell’Ucraina bombardata ma non sottomessa dall’invasione russa ha riavvolto il nastro del nostro immaginario collettivo a scene che non vedevamo (nel migliore dei casi) dagli anni ’90. La mia generazione era bambina a quell’epoca e solo in parte comprendeva cosa succedeva in Iraq prima (la guerra in diretta TV, una novità) e poi il decennio di guerra nel cuore dell’Europa, in Jugoslavia, a pochissimi passi da casa nostra. In realtà da allora le guerre in giro per il mondo e sui nostri schermi (della tv o del pc) non sono mai finite, anzi si sono moltiplicate in un aumento costante di instabilità del sistema, via via che gli equilibri nati dalla Seconda Guerra Mondiale venivano meno. Uno fra tutti l’esistenza stessa dell’URSS.

 

Un passo indietro poi sempre avanti…

Lungi dall’essere un mondo perfetto, quello venuto fuori dalla Seconda Guerra Mondiale era un mondo stabile e — in occidente — relativamente libero e ricco. Di più le due cose marciavano insieme anche grazie ad una dialettica interna che non era solo la riduzione, su scala politica, del confronto geopolitico tra mondo capitalistico e mondo comunista. Era un mondo dove più visioni di vita collettiva, all’interno dell’alveo della libertà e del pluralismo, si confrontavano e crescevano. In maniera non totalmente correlata, la fine del compromesso socialdemocratico (anni ’40-’70) in Europa e negli USA, ha anticipato la fine del bipolarismo geopolitico: gli USA hanno vinto e imposto la propria egemonia militare su pezzi di mondo precedentemente in orbita russo-sovietica.

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cumpanis

La Russia accerchiata dalla NATO

di Alessandro Belfiore

IMMAGINE SECONDO EDITORIALE BelfioreLa guerra in Ucraina è la tappa, forse la più importante, del piano Usa e dell’Occidente Euro-Atlantico, per imporre il loro dominio unipolare e imperialista nel mondo; i principali ostacoli e nemici di questo piano sono la Cina e la Russia, che rappresentano la possibile e più equa ed attraente alternativa di un mondo multipolare basato sugli scambi reciprocamente vantaggiosi per i popoli dei vari Paesi, ma soprattutto per quelli più poveri o in via di sviluppo.

Non bisogna però farsi troppe illusioni che il possibile o più prudentemente auspicabile “il comune futuro condiviso della nuova era” di Xi Jinping, sia un “pranzo di gala” in cui festeggiare tutti assieme. No, purtroppo non sarà così, quello che sta avvenendo in Ucraina e in Europa ce ne dà un drammatico quadro.

Gli Stati Uniti, nei loro più recenti rapporti geostrategici, hanno catalogato la Cina come il loro principale antagonista, ovvero nemico, per tutta una serie di fattori, ma principalmente per la sua accresciuta forza economica, principale potenza industriale e ora anche ai vertici in campo scientifico, nonché militare.

La Russia, nonostante la sua debole economia, controbilanciata però dalla sua importantissima disponibilità di risorse energetiche e di materie prime, nonché di ampi territori che garantiscono importanti produzioni agricole destinate all’esportazione, rimane la potenza militare, sia convenzionale che nucleare (anzi in quest’ultimo campo pure più avanti) di pari grado rispetto agli Usa. La differenza sostanziale è che la Russia è geo-politicamente e militarmente circondata da Paesi con Basi Usa e Nato.

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perunsocialismodelXXI

Dall'Errore Fatale all'Idiozia Fatale

Ovvero: della sconnessione cognitiva e del rischio di guerra nucleare

di Piotr

putinPartiamo da due votazioni all'ONU che sono una significativa introduzione al discorso che segue.

24 novembre 2014.

All'ONU la Russia propone una condanna del nazismo. Ucraina, USA e Canada votano contro. L'Italia (governo Monti) si astiene, assieme alla UE. L'Occidente era coerente: come faccio a condannare il nazismo se in Ucraina devo sostenere Settore Destro, Svoboda e banderisti e nazisti assortiti? Non si può.

18 novembre 2021.

La Terza Commissione dell’ONU approva una risoluzione che vieta la glorificazione del nazismo con 125 voti a favore, 53 astenuti (tra cui l'Italia, governo Draghi) e i voti contrari di Stati Uniti e Ucraina. Stesso copione. Come faccio a votare a favore quando so che devo glorificare i nazisti ucraini del battaglione Azov e del battaglione Donbass assieme ai volontari nazisti provenienti da mezzo mondo? Non si può.

Durante la prima settimana di guerra, in Russia c'era sconcerto e preoccupazione. Poi la situazione è cambiata. Non a causa di leggi restrittive (che sono giunte dopo - e in Ucraina è anche peggio: 11 partiti di fatto fuorilegge e la TV sotto legge marziale), non a causa di imponenti campagne di PR, di informazione o disinformazione, sia perché i mezzi per attuarle sono in mano occidentale, sia perché i Russi, al contrario degli occidentali, comunque non sono capaci di farle; a parte qualche barlume creativo sono rimasti fermi all'Unione Sovietica, sono grezzi (poco più di un burocratico briefing ministeriale, niente di psicologicamente sofisticato, capacità di marketing politico e di public relations a livelli elementari).

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fattoquotidiano

Milizie nazi, armi e stragi di civili: i veli sulla guerra

La cortina fumogena

di Fabio Mini

Kiev, esercito allo sbando: mani libere ai paramilitari. Rifornirli aumenta ancora i rischi per la popolazione

variant med 1200x630 obj27353978 1200x630Sembravano teorie del complotto o fantasie dei “filo putiniani”, le valutazioni che fin da prima dell’attacco confutavano la narrazione fornita dall’Ucraina, ma orchestrata e preparata dall’esterno. Alle voci dubbiose di alcuni storici ed esperti occidentali, compresi quelli americani, subito tacciati di filoputinismo, si sono aggiunte in questi giorni voci inaspettate, oltre alla nostra: il bollettino n.27 di Jacques Baud , il colonnello dell’intelligence svizzera, ora analista internazionale di professione con un attivo di decine di libri e rapporti su questioni militari diventati dei “must read” in Europa e nel mondo e il Financial Times del 20 marzo con le molte altre voci di esperti europei raccolte da Sam Jones da Zurigo e John Paul Rathbone da Londra.

 

Genesi e operazioni

A parte la provocazione della Nato nei confronti della Russia iniziata nel 1997 con l’espansione a est, secondo Baud la questione russo-ucraina non è sorta a causa del separatismo o indipendentismo del Donbass. Il conflitto nasce invece da fenomeni interni all’Ucraina e l’Occidente, non la Russia, ha fatto in modo che esso si ampliasse e degenerasse. Dal 2014, con i fatti di Maidan e i massacri in Donbass e Odessa, si dimostra la debolezza delle forze armate ucraine, succube di regimi che non si fidano di esse, che deliberatamente le abbandonano e si rivolgono alla componente paramilitare per l’ordine interno. L’esercito ucraino, teoricamente forte di quasi trecentomila uomini, era in uno stato disastroso.

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ilcomunista

L’America sconfigge la Germania per la terza volta in un secolo

di Michael Hudson

Un’analisi delle oligarchie che esercitano un’influenza sulle strategie di politica estera Usa e come queste dinamiche di potere si sono sviluppate rispetto alla crisi attuale, determinando il consolidamento del dominio Usa sulla Germania

Imperialism001 528x735Il mio vecchio capo Herman Kahn, con il quale lavoravo all’Hudson Institute negli anni ’70, aveva un discorso già pronto per i suoi incontri pubblici, in cui diceva che quando frequentava il liceo a Los Angeles, i suoi insegnanti erano soliti dire ciò che la maggior parte dei progressisti dicevano negli anni ’40 e ’50: “Le guerre non hanno mai risolto nulla”. E se davvero non hanno mai portato ad alcun cambiamento, in pratica non si devono fare.

Herman non era d’accordo e aveva pronta una lista con ogni sorta di cose che le guerre avevano risolto, o almeno cambiato, nella storia del mondo. Aveva ragione, e ovviamente questo è l’obiettivo di entrambe le parti nell’attuale scontro della Nuova Guerra Fredda in Ucraina.

La domanda da porsi è cosa stia cercando di cambiare o “risolvere” la Nuova Guerra Fredda di oggi. Per rispondere a questa domanda, è sempre utile chiedersi chi sia davvero a iniziare la guerra. Ci sono sempre due parti: l’attaccante e l’attaccato. L’attaccante si propone determinate conseguenze e l’attaccato cerca di trarre vantaggio da eventuali conseguenze non volute. In questo caso, entrambe le parti si scambiano reciprocamente colpi che spaziano fra conseguenze volute e interessi speciali.

È dal 1991 che gli Stati Uniti fanno uso attivo della forza militare e aggrediscono. Rifiutando il disarmo reciproco dei paesi del Patto di Varsavia e della Nato, è venuto a mancare qualsiasi “dividendo di pace”.

Al contrario, la politica statunitense intrapresa dall’amministrazione Clinton e dalle successive di attuare una nuova espansione militare attraverso la Nato ha pagato un dividendo di 30 anni, riuscendo a deviare la politica estera dell’Europa occidentale e di altri alleati americani dalla loro sfera politica interna all’esclusivo blob di “sicurezza nazionale” orientato dagli Stati Uniti (uso questo termine per indicare gli speciali interessi che non si possono nominare). La Nato è diventata l’organismo europeo di politica estera, fino al punto da dominarne gli interessi economici interni.

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pierluigifagan

Ucraina axis mundi

di Pierluigi Fagan

9788898000364 0 536 0 75Nel suo discorso alla nazione in cui spiegava le ragioni del ritiro dopo venti anni dalla guerra in Afghanistan, Biden condensò la ragione dicendo che gli Stati Uniti non dovevano più esaurirsi nel gestire i problemi del 2001 (11 settembre), perché dovevano concentrarsi su quelli del 2021. Diede solo un sintetico ragguaglio su questo nuovo scenario: Russia e Cina.

La Russia è il principale competitor militare degli USA sebbene tra i due ci sia una certa distanza in termini di complessiva forza militare, la supposta “parità atomica” funge da deterrente a scalare i pioli di un possibile conflitto diretto. Abbiamo detto “supposta” parità atomica perché se in termini di testate è certa, in termini di capacità di lancio ed intercetto nessuno può sapere davvero come stanno le cose. Non foss’altro perché i sistemi d’arma spaziali (satelliti) sfuggono ad ogni reale rilevazione da parte degli analisti che si occupano di queste cose. L’aggiornamento dell’arsenale nucleare è stato, con qualche zigzag, praticamente costante negli ultimi settanta anni. La ricerca della preminenza ipotetica che sarebbe la facoltà di un “first strike” annichilente o la ricerca sul come annichilire la risposta avversaria, sono fini in sé. Lo sono per alimentare in continuità il sistema “ricerca e produzione” in un campo che altrimenti non consuma mai il suo prodotto. Lo sono per il fall out tecnologico che questa ricerca produce, fall out che può riversarsi non solo sul campo militare. Lo sono perché obbliga lo e gli avversari a sfinirsi in una continua distrazione di ricchezza su investimenti militari e non civili. Sebbene sia sbagliato dare a questa ultima dinamica ruoli eccessivi, nelle analisi sui perché del crollo sovietico, c’è stata anche una sottolineatura di come questa continua riconcorsa abbia fiaccato -nel tempo- l’economia sovietica, in molte analisi dei principali studiosi in materia.

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marx xxi

Energia e materie prime. Il baricentro del mondo si sposta ad est

intervista a Demostenes Floros

gas petrolio crisi russia ucraina energia ambiente metano 005 768x432«Ci stiamo mettendo all’angolo soli. Dobbiamo utilizzare l’energia per riallacciare un dialogo, non per un ricatto». Demostenes Floros, senior energy economist CER, Centro Europa Ricerche, il centro studi fondato negli anni ‘80 da personalità quali Giorgio Ruffolo e Luigi Spaventa, oggi di proprietà Sator S.p.A e Rekeep S.p.A e autore di Guerra e Pace dell’Energia, non ha dubbi.

È quanto mai urgente riallacciare un dialogo con la Federazione Russa. Ma a quale prezzo? «Abbiamo una certezza – spiega il ricercatore – con questi prezzi del gas il 60% della manifattura tedesca e il 70% di quella italiana rischia di chiudere. Noi europei dobbiamo sederci ad un tavolo e trattare. Diversamente abbiamo di fronte la stagflazione. Nessuna crescita e un’inflazione da anni ’70».

* * * *

Dottor Floros, in questi giorni drammatici sono tornati in voga termini che pensavamo aver relegato alla storia: dazi, autarchia, divieto all’export. A suo avviso siamo di fronte a un “disaccoppiamento” del mondo tra est e ovest?

«In realtà è già da diversi anni che gli Stati adottano misure protezionistiche. Credo che la globalizzazione stia lasciando posto ad una “regionalizzazione” del mondo, cioè ad una suddivisione in aree economiche integrate al loro interno in cui avanzano processi di concentrazione e centralizzazione dei capitali. Da un punto di vista geopolitico accanto al blocco euroatlantico stiamo così assistendo alla nascita di un blocco euroasiatico a guida Russo-Cinese».

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robertofineschi fb

Fare la pace o fare la guerra?

di Roberto Fineschi

basinato2Per fare la pace bisogna ovviamente volerlo; e lo devono volere tutti i soggetti in campo. La domanda è dunque se essi vogliano effettivamente fare la pace. A questo punto bisogna ulteriormente chiedersi chi sono gli attori in campo.

Per rispondere è necessario da subito mettere da parte tutta la retorica diritto-umanista: parlare della questione accettando questo terreno di confronto significa da subito omettere le cause reali, gli obiettivi reali, le strategie reali. Del resto tutti i soggetti in causa hanno dato ampia dimostrazione in un passato recente e remoto di quanto stiano loro a cuore i diritti umani e l’autodeterminazione dei popoli: sono tutti delle belve sanguinarie.

Ma chi sono? Stati Uniti da una parte, Russia dall’altra. Chi sono coinvolti? Cina e Stati Europei ricchi.

Qual è l’oggetto del contendere? Prima ancora della concretezza geopolitica, lo sfondo su cui tutto ciò accade è la difficile valorizzazione del capitale tipica del capitalismo crepuscolare.

Grandi Stati Europei, Russia e soprattutto Cina stanno da anni sviluppando delle importanti convergenze di sviluppo economico. Il grande progetto della via della seta prospetta all’orizzonte un’integrazione di sistema che va dalla Spagna alla Cina e passa anche dall’Africa dove gli interessi cinesi sono crescenti. I cinesi non arrivano con i carri armati, ma con una montagna di investimenti, coi soldi, insomma: comprano per produrre ricchezza. La loro è un’egemonia strutturale che si insinua con una rete capillare possibile solo grazie al sistema di investimento che include la collaborazione tra grande capitale pubblico e privato che agiscono in maniera coordinata.

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tempofertile

Leggendo dentro la crisi: visioni dell’egemonia tra Cina e Usa

di Alessandro Visalli

aaron greenwood UqSNn KoDA4 unsplash 750x500Un lungo articolo[1], pubblicato il 26 dicembre 2021, di Wen Wang (ricercatore all’università di Fudan) propone la visione cinese sul crollo dell’Urss e sulle ambizioni che l’hanno provocato. L’articolo è ripreso e commentato da David Goldman[2] che si chiede per quale motivo l’Occidente pensa che la Cina voglia l’egemonia mondiale sul modello americano. A sua volta questo articolo segue ad un più recente articolo[3] del medesimo autore che riflette sulla crisi Ucraina a partire dall’incapacità dei principali strateghi americani di fare i conti con la prospettiva del loro relativo declino strategico. Come illustra Goldman questi sembrano dare per scontato che non siano possibili giochi a vantaggio reciproco nell’egemonia sul mondo. Che questa debba e possa essere detenuta tutta da loro (con o senza compartecipazione dei principali paesi ‘alleati’ come Europa e Giappone) o, come unica scelta, tutta da un’altra alleanza. Che sia, cioè, questione di vita e morte, di evento decisivo.

Questo spiegherebbe la determinazione a provocare, costi quel che costi, il soffocamento immediato di qualunque potenziale controegemone, sia esso la Russia o la Cina (o prima la Russia e poi la Cina).

Ma prima di entrare nel tema guardiamo di cosa stiamo parlando, cioè della morte di tutti, buoni e cattivi, santi e peccatori. In un articolo[4] di Christopher Chivvis, su The Guardian, l’autore, che è il Direttore dell’American Statecraft Program presso il Carnegie Endowment for International Peace[5], descrive la situazione e le simulazioni condotte dagli esperti per prevedere i possibili esiti delle diverse scelte.

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dagospia

“L’allargamento a est della NATO è il peccato originale che ha alimentato una tensione crescente tra Russia e Occidente”

Intervista a Marco Carnelos, ex ambasciatore italiano in Iraq

Schermata del 2022 03 18 15 36 15“L’allargamento a est della Nato è il peccato originale che ha alimentato una tensione crescente tra Russia e Occidente, fino alla guerra in Ucraina? È una questione controversa e non così scontata come viene raccontata”. Marco Carnelos, ex consigliere dei presidenti Prodi e Berlusconi, ex ambasciatore in Iraq ed ex inviato speciale per la Siria, affida a Dagospia le sue considerazioni sulla guerra In Ucraina.

* * * *

L’Occidente promise alla Russia di non allargare la Nato a est?

Alcune promesse verbali furono fatte. Ci sono anche alcuni documenti, prodotti da riunioni di alto livello, in cui si evidenzia come l’assunzione che c’era in quel momento storico fosse che la Nato non sarebbe andata oltre il confine della Germania, riunificata a ottobre 1990.

 

Chi si intestò questa rassicurazione?

L’allora Segretario di stato americano, James Baker. La sua promessa fu: “Not one inch eastward”, ovvero “non un centimetro più a est”. Dopodiché la storia è evoluta. Il Patto di Varsavia, l’alleanza militare che si contrapponeva alla Nato, nel 1991 s’è sciolto. Da quel momento Putin ha fatto presente in più di un’occasione: “Ma senza il Patto di Varsavia contro chi allargate a est la Nato?”.

 

Putin vuole ricreare una Grande Russia sul modello imperiale o sovietico?

Putin ha vissuto in Germania est nel 1989 e non sappiamo quanto il crollo del suo mondo abbia inciso psicologicamente su di lui. Nessuno può sapere se effettivamente la fine dell’Urss lo abbia segnato. Lo sa il suo analista, ammesso ne frequenti uno.

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nucleocomunista

Sulla guerra in terra ucraina

di Nucleo comunista internazionalista

Guerra fra stati, sfida armata russa all’imperialismo occidentale, incipiente guerra civile globale

ucraina guerra kiev armi afpLa data di giovedì 24 febbraio, inizio di quella che Putin ha definito ”operazione militare speciale” in terra ucraina per procedere alla sua “smilitarizzazione e denazistificazione”, segna un momento di rottura di portata storica. L’iniziativa armata dello Stato russo dentro il suo spazio vitale ucraino ha dato uno strappo violento all’intero assetto e sistema di potere internazionale.

La scala delle sue gerarchie è messa in discussione. La protervia della potenza egemone americana e dei suoi satelliti non è più tollerabile dallo Stato russo, costretto a rompere gli indugi passando alle vie di fatto militari contro “l’impero della menzogna” come Putin ha definito le potenze egemoni occidentali. Verso le quali lancia il guanto armato della sfida e al tempo stesso continua a proporsi, da capo borghese quale è, come “partner”. Partner affidabile e socio borghese in affari, se solo si accettasse la presenza, se non “alla pari” almeno su un piano di “equa proporzione”, di Santa Madre Russia dei cui interessi egli è paladino, nel salotto buono dell’alta borghesia mondiale dove vengono spartite le quote di potere capitalistico a scala globale. Se “solo”

E’ uno strappo profondo e non ricucibile. Eventuali intese di compromesso sul terreno dello scontro al momento circoscritto in terra ucraina, saranno solo momenti di tregua. In capo alla lotta mortale che si combatte sulla nostra pelle cioè sulla pelle dell’umanità intera, c’è la testa mozzata di Putin per dire di S. M. Russia cioè la disarticolazione del centro di potere capitalistico russo, oppure le teste mozzate degli attuali reggitori e regnanti del “mondo libero” e la disarticolazione della loro attuale rete di alleanze e di potere.

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lacausadellecose

Guerra e Internazionalismo proletario

di Michele Castaldo

1586965715125 la grande guerra 2048x1152 816x408Quando ho scritto Il caos capitalistico riflesso in Ucraina, pubblicato il 3 marzo 2022, ho accennato a una serie di questioni teoriche che sapevo essere presenti nel vasto panorama della sinistra e in modo particolare in quel pulviscolo che si suole definire di estrema sinistra e che comprende un ventaglio di posizioni che si richiamano ai grandi teorici e dirigenti politici che in nome del comunismo si sono battuti contro il capitalismo sia dal punto di vista ideale che politico.

Di questioni teoriche, dicevo che hanno rappresentato e tuttora rappresentano una sorta di « cassetta degli attrezzi » dove ognuno va e prende quello che gli serve per utilizzarlo nel contesto determinato. In certi casi quel ventaglio di posizioni teoriche diviene un tessuto elastico circolare tenuto da un punto centrale fisso, una specie di pilastro ideale, e che è possibile tirare da ogni lato secondo la posizione politica o tattica che si vuole affermare per la soluzione del problema del presente.

È del tutto evidente che in questo modo ogni gruppo politico che si forma per pulsioni sociali si relaziona ad esse attraverso la mediazione degli elementi teorici. Si scatena così una vera e propria “competizione interpretativa” di come usare la cassetta degli attrezzi, ovvero di quale arnese prendere per contribuire a risolvere una questione sociale di qualsiasi tipo. In questo modo si costruiscono modelli ideali stabili per applicarli alla realtà concreta, che però è dinamica, e dunque si finisce il più delle volte per arenarsi in futili ed inutili discussioni.