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La Terza guerra dell'oppio avanza
di Stefano G. Azzarà
La Terza Guerra dell'oppio avanza
2 4 2022
Guerra difensiva e resistenza ucraina o guerra imperialista globale di lunga durata?
Questa non è una guerra difensiva e non si svolge solo in Ucraina. È la guerra - già in corso dal 1990, in atto su un teatro globale e dall'andamento a tappe - degli Stati Uniti contro la Russia ma anche contro l'Europa e contro lo stesso genere umano. È una guerra che si inscrive in un progetto di ricolonizzazione del mondo e di rilancio dell'imperialismo americano. E' la guerra che non si ferma davanti a niente e che mette in conto il ricorso alle armi atomiche. Ed è la guerra che precede e prepara (anche sul piano della dottrina strategica e della messa a punto della propaganda domestica) quella contro la Cina, che avverrà con il pretesto di Taiwan o dei diritti umani nello Xingjang. E' dunque una sorta di Guerra dell'oppio postmoderna, che vede l'Occidente coalizzato per imporre la "libertà" di commerciare le proprie merci ai prezzi fissati e lo sfruttamento del resto del mondo.
A questa guerra i governanti dell'Ucraina si sono prestati - e del resto sono stati messi là e armati preventivamente fino ai denti proprio a tale scopo - consapevoli che questo sacrificio guadagnerà a loro il Nobel e al loro paese la cooptazione in Occidente, tra le democrazie liberali, tra i popoli bianchi.
La popolazione ucraina ne fa le spese in maniera più tragica e diretta, quella europea ne fa le spese in maniera più indiretta, svenandosi per finanziare il conflitto e la ripresa negli USA.
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Sulle conseguenze economiche della guerra
di Domenico De Simone
Si discute molto in questi giorni oscuri delle conseguenze economiche delle sanzioni, sia per la Russia che per i paesi europei e anche, di riflesso per il resto del mondo. C’è una narrazione occidentale che esalta l’efficacia delle sanzioni prese nei confronti della Russia perché si ritiene che l’economia russa ne sarà violentemente condizionata almeno a medio termine. Si rileva anche che, tuttavia, anche i paesi europei che più dipendono dalle forniture di gas e petrolio russi, dovranno fare sacrifici nei prossimi mesi ma che la diversificazione delle fonti di approvvigionamento riuscirà a sostituire queste forniture, mentre la Russia è destinata a un arretramento economico e sociale irreversibile perché non le sarà più consentito vendere in Europa e quindi nemmeno rifornirsi di tecnologia e di beni di provenienza europea. Insomma, grazie a qualche sacrificio, l’Europa sarà in grado di superare ogni problema in breve tempo, mentre per la Russia si prospetta un futuro di fame e di povertà crescente in cui l’ha piombata la guerra insensata voluta da Putin. Peccato che questa narrazione si alimenti della presunzione occidentale di essere indispensabile per chiunque e di avere ragione sempre e comunque. Le cose, da un punto di vista strettamente economico, stanno in maniera un po’ diversa.
Non c’è dubbio che le sanzioni colpiscano la Russia e che lo stile di vita dei russi dovrà fare a meno nel prossimo futuro di McDonald, Prada, Mercedes, spaghetti made in Italy, ma anche di componenti importanti per l’industria di estrazione, di produzione e anche dell’industria bellica. Tuttavia, le prospettive per la Russia non sono poi così nere.
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L’economia della guerra permanente
di Andrea Fumagalli
Nel messaggio che Mario Draghi ha rilasciato il giorno prima del summit europeo di Versailles, l’11 marzo scorso, si affermava: “L’Europa e l’Italia non sono in una fase di “economia di guerra”, ma il “futuro preoccupa” e “bisogna prepararsi”.
In realtà siamo già in un’economia di guerra. Tale termine implica l’adozione di “misure di politiche economiche al fine di adeguare il sistema economico nazionale alle esigenze che derivano dalla partecipazione dello Stato ad un evento bellico”.
La definizione citata fa ovviamente riferimento ad un reale stato di guerra militare, con morti, bombardamenti, profughi, ecc. – come sta avvenendo in questi giorni in molte città dell’Ucraina.
Ma negli ultimi decenni la metafora della guerra si è estesa e la logica economica sottostante è diventata parte della nostra vita, sino al punto di poter affermare che viviamo in un’economia di guerra: un’economia di guerra, che, senza andare troppo indietro nella storia, ha cominciato a diffondersi quando è entrato in crisi il paradigma fordista e il dualismo tra i blocchi Usa-Urss. La guerra economica, come la guerra sanitaria, è oramai una costante, mentre il ricorso alla guerra militare, pur cresciuto all’indomani del crollo dell’URSS e dello scioglimento del patto di Varsavia, è un’ultima ratio.
La logica tuttavia è più o meno la stessa. Guerra è sinonimo di distruzione e a ogni distruzione segue una ricostruzione, cioè si devono creare le condizioni per una nuova accumulazione capitalistica. Se la guerra può prescindere dal capitalismo, il capitalismo non può fare a meno dalla guerra. La guerra, la moneta e lo Stato sono forze ontologiche, cioè costitutive e costituenti, del capitalismo e le guerre (e non La guerra) sono da intendersi come il principio di organizzazione della società (Eric Alliez, M. Lazzarato, Guerres et capital, Ed. Amsterdam, Paris, 2016).
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Realtà parallela e realtà della guerra
di Roberto Buffagni
Prima parte
In questa prima parte sintetizzo con la massima brevità i punti essenziali dall’operazione di guerra psicologica condotta dall’Occidente nell’ambito delle ostilità tra Russia e Ucraina, volta alla creazione di una vera e propria Realtà Parallela; operazione disinformativa di una vastità, capillarità, radicalità senza precedenti storici. Elenco gli snodi essenziali della “narrativa” occidentale, e li metto a confronto con le realtà fattuali e documentali che essi distorcono e occultano.
Nella seconda parte analizzerò i fondamenti culturali e ideologici sui quali la campagna di guerra psicologica fa leva e aggiungerò alcune considerazioni.
1. Dall’inizio delle ostilità in Ucraina l’Occidente ha organizzato una vastissima, capillare, radicale campagna di guerra psicologica volta alla creazione di una Realtà Parallela.
2. Che cos’è una Realtà Parallela? Quale caratteristica essenziale la distingue dalla realtà? La Realtà Parallela è dove muoiono solo gli altri. La realtà è dove muori anche tu, dove muoio anche io. Come il desiderio, la Realtà Parallela non ha limiti. La realtà è ciò che impone limiti al desiderio.
3. A creare la Realtà Parallela è lo sforzo internazionale di circa 150 aziende di Pubbliche Relazioni, coordinate da Nicky Regazzoni, cofondatore di PR Network[1] e Francis Ingham[2], un esperto di pubbliche relazioni strettamente legato al governo britannico. Nell’articolo di Dan Cohen linkato in calce, abbondanti informazioni e documentazione in merito[3].
4. Gli snodi narrativi fondamentali della Realtà Parallela sono:
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Armi in Ucraina,"Rifornire i paramilitari aumenta ancora i rischi per la popolazione"
di Fabio Mini
Rilanciamo questo lungo e approfondito articolo del generale Fabio Mini pubblicato sul Fatto Quotidiano il 23 marzo. Per chiunque voglia disintossicarsi dei media con l'elmetto e comprendere bene che cosa realmente stia rischiando l'Italia con la decisione di inviare armi in Ucraina, divenendo di fatto co-belligerante nel conflitto, non vi può essere lettura migliore
La cortina fumogena. Kiev, esercito allo sbando: mani libere ai paramilitari. Rifornirli aumenta ancora i rischi per la popolazione
Sembravano teorie del complotto o fantasie dei “filo putiniani”, le valutazioni che fin da prima dell’attacco confutavano la narrazione fornita dall’Ucraina, ma orchestrata e preparata dall’esterno. Alle voci dubbiose di alcuni storici ed esperti occidentali, compresi quelli americani, subito tacciati di filoputinismo, si sono aggiunte in questi giorni voci inaspettate, oltre alla nostra: il bollettino n.27 di Jacques Baud , il colonnello dell’intelligence svizzera, ora analista internazionale di professione con un attivo di decine di libri e rapporti su questioni militari diventati dei “must read” in Europa e nel mondo e il Financial Times del 20 marzo con le molte altre voci di esperti europei raccolte da Sam Jones da Zurigo e John Paul Rathbone da Londra.
Genesi e operazioni
A parte la provocazione della Nato nei confronti della Russia iniziata nel 1997 con l’espansione a est, secondo Baud la questione russo-ucraina non è sorta a causa del separatismo o indipendentismo del Donbass. Il conflitto nasce invece da fenomeni interni all’Ucraina e l’Occidente, non la Russia, ha fatto in modo che esso si ampliasse e degenerasse. Dal 2014, con i fatti di Maidan e i massacri in Donbass e Odessa, si dimostra la debolezza delle forze armate ucraine, succube di regimi che non si fidano di esse, che deliberatamente le abbandonano e si rivolgono alla componente paramilitare per l’ordine interno.
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Gas e rubli, l’economia di carta davanti al baratro
di Francesco Piccioni - Guido Salerno Aletta
A qualche giorno di distanza, la decisione russa di far pagare in rubli ai “paesi ostili” le esportazioni di gas e petrolio, anziché in dollari o euro, appare decisamente meno bislacca o “ricattatoria” di quanto scritto dai propagandisti neoliberisti.
Per quanto motivata da un’esigenza “politico-militare” – la necessità di sottrarre le entrate russe all’erosione del valore di cambio di una moneta “paria”, che nessuno accetta (o accetterebbe) più – questa mossa dice molto su come sta cambiando il sistema internazionale.
Ci facciamo aiutare ancora una volta dalle acute osservazioni di Guido Salerno Aletta, in un editoriale di TeleBorsa, che centrano il punto.
Abbiamo scritto spesso che l’economia occidentale degli ultimi venti o trenta anni è stata segnata dal prevalere assoluto della finanziarizzazione, ossia dalla centralità delle attività finanziarie su quelle dell’economia reale, sulla produzione di merci fisiche, servizi, beni “immateriali” ma concretissimi come il software, ecc.
Con un’immagine efficace, è il prevalere dell’economia di carta su quella fisica.
Di questa prevalenza, monete come il dollaro, e in misura minore euro-sterlina-yen, sono state il pilastro fondamentale, visto che anche che il sistema dei pagamenti internazionali (lo Swift) è sotto controllo paramilitare degli Stati Uniti. Le “sanzioni”, detto altrimenti, sono effettive solo per questo motivo, perché vengono impediti gli scambi con una serie di account sospesi o cancellati.
Chi controlla questo mondo virtuale, da decenni, può permettersi l’enorme privilegio di pagare con “carta” stampata a volontà merci e beni che vengono prodotti-estratti con fatica e sudore.
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Il nazionalismo di Zelensky: un nazionalismo in affitto
di Il pungolo rosso
Nel tripudio di odi a Zelensky e al nazionalismo ucraino, non poteva mancare quella di Tremonti, l’uomo dai pensieri brevi e profondi. Ed è arrivata infatti puntuale, sul Corriere della sera del 22 marzo, il giorno del suo comizio in parlamento. Secondo Tremonti il risorgente “senso della patria ucraina”, di cui Zelensky è portavoce a mass media occidentali unificati, esprime “un nuovissimo, anzi antichissimo tipo di eroismo, insieme nazionale ed europeo. Proprio come è stato due secoli fa al tempo dei risorgimenti europei”.
Falso. Anzi falsissimo.
Dalla a alla zeta.
Il nazionalismo di Zelensky è la reincarnazione (in certe immagini ostentata anche con il vecchio simbolo banderista sulla sua maglietta) di un nazionalismo in affitto che ha ben poco a che vedere con il nazionalismo ucraino storico mirante all’indipendenza nazionale, con la sua matrice contadina e il suo orizzonte slavo (non europeo né, tanto meno, NATO). A provarlo basta un rapido sguardo retrospettivo.
Nel suo scritto su Friedrich Engels e il problema dei “popoli senza storia”, Roman Rosdolsky spiega che al 1848, l’anno-chiave dei “risorgimenti europei”, gli ucraini, o “come si sarebbero poi chiamati essi stessi, i ruteni (rusyny, cioè piccoli russi) della Galizia e della Bucovina, territori della corona austriaca e dell’Ungheria nord-orientale”, si trovavano in una condizione particolarmente sfavorevole per potersi costituire in nazione indipendente. Sentiamo il perché:
«Che cosa erano i ruteni nel 1848? Niente più che “le ombre dei loro dimenticati antenati”, una massa di contadini analfabeti, e semiservi, che se parlavano una lingua diversa e frequentavano una differente chiesa rispetto ai loro signori rurali, si trovavano ancora immersi nella loro profonda “non-storicità”, e che solo nel loro clero cattolico-greco disponevano di antesignani dell’intelligencjia nazionale. Fin dalla metà degli anni Trenta, il clero, sotto l’influenza dei rinnovatori serbi e cechi, desiderava far rivivere la nazionalità rutena; e nel tumultuoso 1848 si fece avanti con richieste sorprendentemente mature da un punto di vista politico e culturale.
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2,5 milioni di barili al giorno
Gabriele Germani intervista Demostenes Floros*
"A mio avviso, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti d’America e dall’Unione Europea non possono fermare la guerra; più precisamente, le prime sanzioni erano già state imposte alla Federazione Russa sin dal 2014. Ovviamente, sulla scia del colpo di Stato a Kiev con conseguente referendum in Crimea. Ciò che cosa ha comportato per la Federazione Russa? Ovviamente, i dati macroeconomici del triennio 2014-2016 indicano una situazione di forte difficoltà, ma non solo. Prodotti che prima venivano importanti dall’Italia o dal resto dell’Unione Europea sono stati sostituiti con altri fornitori, con altri produttori dell’America centrale o dell’America Latina. Inoltre, è stata sviluppata la produzione interna: la Russia, dal 2014, ha cominciato a produrre beni che prima venivano esclusivamente importati."
* * * *
1) Le sanzioni imposte alla Russia possono fermare il conflitto?
1- A mio avviso, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti d’America e dall’Unione Europea non possono fermare la guerra; più precisamente, le prime sanzioni erano già state imposte alla Federazione Russa sin dal 2014. Ovviamente, sulla scia del colpo di Stato a Kiev con conseguente referendum in Crimea. Ciò che cosa ha comportato per la Federazione Russa? Ovviamente, i dati macroeconomici del triennio 2014-2016 indicano una situazione di forte difficoltà, ma non solo. Prodotti che prima venivano importanti dall’Italia o dal resto dell’Unione Europea sono stati sostituiti con altri fornitori, con altri produttori dell’America centrale o dell’America Latina. Inoltre, è stata sviluppata la produzione interna: la Russia, dal 2014, ha cominciato a produrre beni che prima venivano esclusivamente importati.
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Risiko, versione 5.0
di Patrizia Bernardini
Non essendo esperta politologa, mi limiterò a elencare una serie di fatti relativi a quella che Mosca ha inizialmente definito una “operazione speciale” in Ucraina, sulla falsariga degli “interventi” in Iraq, Libia e Siria, ma subito chiamata “invasione” dall’Occidente e ora diventata “attacco” anche per Russia Today. Per una volta tanto non partirò dal 2008 ma dall’aprile 2019, quando la Rand Corporation pubblica un documento dal titolo Overextending and Unbalancing Russia. Assessing the impact of cost-imposing options (Sovraccaricare e sbilanciare la Russia. Valutare l’impatto di opzioni che impongono costi). Il documento completo è consultabile sul sito della Rand. Il giornalista Manlio Dinucci lo aveva ampiamente descritto in un articolo su «il manifesto», che però deve averlo ritenuto troppo osé e dopo averlo per breve tempo pubblicato online lo ha fatto sparire. La Rand è una think tank “no profit” e “no partisan”, finanziata (come si ricava dal sito ufficiale, con tanto di importi in dollari) tra l’altro da governi statali e locali Usa, agenzie governative statunitensi tra cui il Dipartimento della sicurezza nazionale, servizi segreti, organizzazioni internazionali tra cui la Nato, il Pentagono e varie industrie. Tra i clienti risultano, oltre al Dipartimento di Stato e i servizi segreti Usa, il Parlamento europeo, l’Agenzia europea per la difesa, la Nato, l’Ocse, la Banca mondiale e molti altri, tra cui non mancano Arabia saudita e Taipei.
Riporto alcuni passi interessanti: «Il rapporto esamina in modo completo le opzioni non violente e costose che gli Stati Uniti e i loro alleati potrebbero perseguire in aree economiche, politiche e militari per sovraccaricare e sbilanciare l’economia e le forze armate russe e la posizione politica del regime in patria e all’estero.
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Grande la confusione sotto al cielo, la situazione è eccellente
di Lucandrea Massaro
NATO, Russia, Cina e stile di vita occidentale alla resa dei conti (e del conto…)
Queste ultime settimane sono state per tutti noi italiani e (oso dire) per tutti noi europei uno choc. Le immagini dell’Ucraina bombardata ma non sottomessa dall’invasione russa ha riavvolto il nastro del nostro immaginario collettivo a scene che non vedevamo (nel migliore dei casi) dagli anni ’90. La mia generazione era bambina a quell’epoca e solo in parte comprendeva cosa succedeva in Iraq prima (la guerra in diretta TV, una novità) e poi il decennio di guerra nel cuore dell’Europa, in Jugoslavia, a pochissimi passi da casa nostra. In realtà da allora le guerre in giro per il mondo e sui nostri schermi (della tv o del pc) non sono mai finite, anzi si sono moltiplicate in un aumento costante di instabilità del sistema, via via che gli equilibri nati dalla Seconda Guerra Mondiale venivano meno. Uno fra tutti l’esistenza stessa dell’URSS.
Un passo indietro poi sempre avanti…
Lungi dall’essere un mondo perfetto, quello venuto fuori dalla Seconda Guerra Mondiale era un mondo stabile e — in occidente — relativamente libero e ricco. Di più le due cose marciavano insieme anche grazie ad una dialettica interna che non era solo la riduzione, su scala politica, del confronto geopolitico tra mondo capitalistico e mondo comunista. Era un mondo dove più visioni di vita collettiva, all’interno dell’alveo della libertà e del pluralismo, si confrontavano e crescevano. In maniera non totalmente correlata, la fine del compromesso socialdemocratico (anni ’40-’70) in Europa e negli USA, ha anticipato la fine del bipolarismo geopolitico: gli USA hanno vinto e imposto la propria egemonia militare su pezzi di mondo precedentemente in orbita russo-sovietica.
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La Russia accerchiata dalla NATO
di Alessandro Belfiore
La guerra in Ucraina è la tappa, forse la più importante, del piano Usa e dell’Occidente Euro-Atlantico, per imporre il loro dominio unipolare e imperialista nel mondo; i principali ostacoli e nemici di questo piano sono la Cina e la Russia, che rappresentano la possibile e più equa ed attraente alternativa di un mondo multipolare basato sugli scambi reciprocamente vantaggiosi per i popoli dei vari Paesi, ma soprattutto per quelli più poveri o in via di sviluppo.
Non bisogna però farsi troppe illusioni che il possibile o più prudentemente auspicabile “il comune futuro condiviso della nuova era” di Xi Jinping, sia un “pranzo di gala” in cui festeggiare tutti assieme. No, purtroppo non sarà così, quello che sta avvenendo in Ucraina e in Europa ce ne dà un drammatico quadro.
Gli Stati Uniti, nei loro più recenti rapporti geostrategici, hanno catalogato la Cina come il loro principale antagonista, ovvero nemico, per tutta una serie di fattori, ma principalmente per la sua accresciuta forza economica, principale potenza industriale e ora anche ai vertici in campo scientifico, nonché militare.
La Russia, nonostante la sua debole economia, controbilanciata però dalla sua importantissima disponibilità di risorse energetiche e di materie prime, nonché di ampi territori che garantiscono importanti produzioni agricole destinate all’esportazione, rimane la potenza militare, sia convenzionale che nucleare (anzi in quest’ultimo campo pure più avanti) di pari grado rispetto agli Usa. La differenza sostanziale è che la Russia è geo-politicamente e militarmente circondata da Paesi con Basi Usa e Nato.
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Dall'Errore Fatale all'Idiozia Fatale
Ovvero: della sconnessione cognitiva e del rischio di guerra nucleare
di Piotr
Partiamo da due votazioni all'ONU che sono una significativa introduzione al discorso che segue.
24 novembre 2014.
All'ONU la Russia propone una condanna del nazismo. Ucraina, USA e Canada votano contro. L'Italia (governo Monti) si astiene, assieme alla UE. L'Occidente era coerente: come faccio a condannare il nazismo se in Ucraina devo sostenere Settore Destro, Svoboda e banderisti e nazisti assortiti? Non si può.
18 novembre 2021.
La Terza Commissione dell’ONU approva una risoluzione che vieta la glorificazione del nazismo con 125 voti a favore, 53 astenuti (tra cui l'Italia, governo Draghi) e i voti contrari di Stati Uniti e Ucraina. Stesso copione. Come faccio a votare a favore quando so che devo glorificare i nazisti ucraini del battaglione Azov e del battaglione Donbass assieme ai volontari nazisti provenienti da mezzo mondo? Non si può.
Durante la prima settimana di guerra, in Russia c'era sconcerto e preoccupazione. Poi la situazione è cambiata. Non a causa di leggi restrittive (che sono giunte dopo - e in Ucraina è anche peggio: 11 partiti di fatto fuorilegge e la TV sotto legge marziale), non a causa di imponenti campagne di PR, di informazione o disinformazione, sia perché i mezzi per attuarle sono in mano occidentale, sia perché i Russi, al contrario degli occidentali, comunque non sono capaci di farle; a parte qualche barlume creativo sono rimasti fermi all'Unione Sovietica, sono grezzi (poco più di un burocratico briefing ministeriale, niente di psicologicamente sofisticato, capacità di marketing politico e di public relations a livelli elementari).
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Milizie nazi, armi e stragi di civili: i veli sulla guerra
La cortina fumogena
di Fabio Mini
Kiev, esercito allo sbando: mani libere ai paramilitari. Rifornirli aumenta ancora i rischi per la popolazione
Sembravano teorie del complotto o fantasie dei “filo putiniani”, le valutazioni che fin da prima dell’attacco confutavano la narrazione fornita dall’Ucraina, ma orchestrata e preparata dall’esterno. Alle voci dubbiose di alcuni storici ed esperti occidentali, compresi quelli americani, subito tacciati di filoputinismo, si sono aggiunte in questi giorni voci inaspettate, oltre alla nostra: il bollettino n.27 di Jacques Baud , il colonnello dell’intelligence svizzera, ora analista internazionale di professione con un attivo di decine di libri e rapporti su questioni militari diventati dei “must read” in Europa e nel mondo e il Financial Times del 20 marzo con le molte altre voci di esperti europei raccolte da Sam Jones da Zurigo e John Paul Rathbone da Londra.
Genesi e operazioni
A parte la provocazione della Nato nei confronti della Russia iniziata nel 1997 con l’espansione a est, secondo Baud la questione russo-ucraina non è sorta a causa del separatismo o indipendentismo del Donbass. Il conflitto nasce invece da fenomeni interni all’Ucraina e l’Occidente, non la Russia, ha fatto in modo che esso si ampliasse e degenerasse. Dal 2014, con i fatti di Maidan e i massacri in Donbass e Odessa, si dimostra la debolezza delle forze armate ucraine, succube di regimi che non si fidano di esse, che deliberatamente le abbandonano e si rivolgono alla componente paramilitare per l’ordine interno. L’esercito ucraino, teoricamente forte di quasi trecentomila uomini, era in uno stato disastroso.
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L’America sconfigge la Germania per la terza volta in un secolo
di Michael Hudson
Un’analisi delle oligarchie che esercitano un’influenza sulle strategie di politica estera Usa e come queste dinamiche di potere si sono sviluppate rispetto alla crisi attuale, determinando il consolidamento del dominio Usa sulla Germania
Il mio vecchio capo Herman Kahn, con il quale lavoravo all’Hudson Institute negli anni ’70, aveva un discorso già pronto per i suoi incontri pubblici, in cui diceva che quando frequentava il liceo a Los Angeles, i suoi insegnanti erano soliti dire ciò che la maggior parte dei progressisti dicevano negli anni ’40 e ’50: “Le guerre non hanno mai risolto nulla”. E se davvero non hanno mai portato ad alcun cambiamento, in pratica non si devono fare.
Herman non era d’accordo e aveva pronta una lista con ogni sorta di cose che le guerre avevano risolto, o almeno cambiato, nella storia del mondo. Aveva ragione, e ovviamente questo è l’obiettivo di entrambe le parti nell’attuale scontro della Nuova Guerra Fredda in Ucraina.
La domanda da porsi è cosa stia cercando di cambiare o “risolvere” la Nuova Guerra Fredda di oggi. Per rispondere a questa domanda, è sempre utile chiedersi chi sia davvero a iniziare la guerra. Ci sono sempre due parti: l’attaccante e l’attaccato. L’attaccante si propone determinate conseguenze e l’attaccato cerca di trarre vantaggio da eventuali conseguenze non volute. In questo caso, entrambe le parti si scambiano reciprocamente colpi che spaziano fra conseguenze volute e interessi speciali.
È dal 1991 che gli Stati Uniti fanno uso attivo della forza militare e aggrediscono. Rifiutando il disarmo reciproco dei paesi del Patto di Varsavia e della Nato, è venuto a mancare qualsiasi “dividendo di pace”.
Al contrario, la politica statunitense intrapresa dall’amministrazione Clinton e dalle successive di attuare una nuova espansione militare attraverso la Nato ha pagato un dividendo di 30 anni, riuscendo a deviare la politica estera dell’Europa occidentale e di altri alleati americani dalla loro sfera politica interna all’esclusivo blob di “sicurezza nazionale” orientato dagli Stati Uniti (uso questo termine per indicare gli speciali interessi che non si possono nominare). La Nato è diventata l’organismo europeo di politica estera, fino al punto da dominarne gli interessi economici interni.
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Ucraina axis mundi
di Pierluigi Fagan
Nel suo discorso alla nazione in cui spiegava le ragioni del ritiro dopo venti anni dalla guerra in Afghanistan, Biden condensò la ragione dicendo che gli Stati Uniti non dovevano più esaurirsi nel gestire i problemi del 2001 (11 settembre), perché dovevano concentrarsi su quelli del 2021. Diede solo un sintetico ragguaglio su questo nuovo scenario: Russia e Cina.
La Russia è il principale competitor militare degli USA sebbene tra i due ci sia una certa distanza in termini di complessiva forza militare, la supposta “parità atomica” funge da deterrente a scalare i pioli di un possibile conflitto diretto. Abbiamo detto “supposta” parità atomica perché se in termini di testate è certa, in termini di capacità di lancio ed intercetto nessuno può sapere davvero come stanno le cose. Non foss’altro perché i sistemi d’arma spaziali (satelliti) sfuggono ad ogni reale rilevazione da parte degli analisti che si occupano di queste cose. L’aggiornamento dell’arsenale nucleare è stato, con qualche zigzag, praticamente costante negli ultimi settanta anni. La ricerca della preminenza ipotetica che sarebbe la facoltà di un “first strike” annichilente o la ricerca sul come annichilire la risposta avversaria, sono fini in sé. Lo sono per alimentare in continuità il sistema “ricerca e produzione” in un campo che altrimenti non consuma mai il suo prodotto. Lo sono per il fall out tecnologico che questa ricerca produce, fall out che può riversarsi non solo sul campo militare. Lo sono perché obbliga lo e gli avversari a sfinirsi in una continua distrazione di ricchezza su investimenti militari e non civili. Sebbene sia sbagliato dare a questa ultima dinamica ruoli eccessivi, nelle analisi sui perché del crollo sovietico, c’è stata anche una sottolineatura di come questa continua riconcorsa abbia fiaccato -nel tempo- l’economia sovietica, in molte analisi dei principali studiosi in materia.
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