La Caccia al Cervo nella Pianura Centrale, zhúlù zhōngyuán.
di Alessandro Visalli
Nell’antica Cina si chiamava 逐鹿中原 / zhúlù zhōngyuán, ovvero “Dare la caccia al cervo della pianura centrale”. Si tratta di una metafora politica molto antica, che risale alla conquista Zhou (circa anno mille) e struttura un’immaginazione geopolitica che presume tre cose, nella ricerca della sovranità (il Cervo, lù):
- c’è un centro ordinatore, il zhōngyuán, la Pianura Centrale, che è insieme normativo-politico e geografico;
- ogni frammentazione è patologica e va considerata temporanea, sono interregni e vanno riassorbiti;
- la legittimità, conseguentemente, è essenzialmente capacità di unificare.
Zhao Tingyang scrive che:
“il potere politico significa stabilire un ordine sociale mediante la trasformazione di risorse disponibili in risorse controllate, cioè di trasformare la semplice continuazione della vita in un’aspettativa credibile. In questo senso la politica costituisce un tentativo di appropriarsi in maniera ordinata dell’avvenire”[1].
Secondo la massima di Confucio, “che coloro che sono vicini siano felici, e coloro che sono lontani accorreranno alla vostra Corte”, qui si tratta di sviluppare unità (nella Piana Centrale) tramite attrazione, e non espansione. Tingyang parla di un “modello a vortice” che sviluppa una “potente forza centripteta”.
La descrizione è interessante e rende molto vividamente l’idea:
“le numerose parti che entrano a far parte del gioco non riescono a resistere all’attrazione esercitata da tale vortice e si battono l’una dopo l’altra partecipando ‘volontariamente’ al gioco in maniera concorrenziale, mentre altri partecipanti vi vengono trascinati passivamente, e così il vertice si fa sempre più ampio e più forte, fino a raggiungere una situazione di stabilità che è quella che dà forma all’estensione complessiva del paese”[2].
La “Comunità dal futuro condiviso per l’umanità”, è quindi una riedizione della “Caccia al Cervo”, un “gioco” al quale la Cina invita tutti a partecipare[3]. Quel che fa con sempre maggiore evidenza, a fronte del “Gioco dell’egemone” praticato da Trump, è di proporsi come “Fornitore di Ordine”[4]. In sostanza un “Ordine” che non sia militare, o ideologico, quanto fondato su normative tecniche, proiezione di know how, intreccio economico e di capitale, infrastrutture, tecnologie. Interdipendenza e mutuo vantaggio. Se coloro che sono vicini sono felici, allora anche i lontani accorreranno.
Ora, provando a raggiungere un elevato grado di sintesi, cosa sta accadendo nel mondo? Durante il 2025 è passata in fase di attuazione quella che sembra una manovra coordinata da parte degli Stati Uniti, avviata progressivamente e poi, nell’avvio del 2026, esplosa con azioni di altissima rilevanza simbolica:
- L’amministrazione ha tentato da subito, nel 2025, senza successo di far terminare la guerra in Ucraina, l’Unione Europea si è opposta subito e la stessa Ucraina non si è dichiarata disponibile. Fino ad ora è un fallimento, la guerra continua. Nella recente riunione in Alaska sono state proposte da parte americana investimenti e accordi per dividere le sfere di influenza e staccarsi dalla Cina. Al momento anche questo senza successo.
- In un primo passo sono stati annunciati dazi di portata senza precedenti verso tutte le controparti commerciali, poi alcuni sono rientrati, altri ridotti.
- A seguito di un breve scontro con la Cina, con dazi che erano saliti sino al 145%, si è giunti ad un compromesso sulla questione cruciale delle “terre rare”, una sospensione temporanea in vista di un negoziato che si dovrà tenere ad aprile 2026[5]. Il sistema cinese ha dimostrato, in tale circostanza, di non temere lo scontro e di essere in grado di paralizzare le filiere tecnologiche occidentali.
- Gli Stati Uniti prima hanno appoggiato Israele nella sua opera di distruzione di Gaza, qualificata come “genocidio” anche in ambito Onu, poi ha appoggiato la “guerra dei 12 giorni” con l’Iran, e concluso con un’azione simbolica la stessa.
- Infine hanno proposto un “Piano di pace” con inflessioni decisamente neocoloniali per Gaza, quando la mobilitazione internazionale stava assumendo portata non controllabile e cominciava a ricordare troppo da vicino quella per il Vietnam.
- È stato, quindi, posto sotto assedio il Venezuela con una imponente forza navale.
- Al gennaio del 2026 improvvisamente gli Stati Uniti hanno attaccato e rapito il Presidente del Venezuela, Maduro.
- Contemporaneamente hanno minacciato di annessione la Groenlandia, e di intervento Messico e, soprattutto, di nuovo, l’Iran.
- Anche se può sembrare secondario, al contempo sono stati aperti due fronti interni di grande asprezza: verso gli immigrati clandestini e verso la Banca Centrale, per riportarla sotto controllo politico (come le frontiere). Questi due elementi sono invece strutturali e centrali (repressione finanziaria e controllo delle frontiere erano due capisaldi dell’assetto ‘keynesiano’[6]).
In sostanza gli Stati Uniti sembrano, da una parte, voler tornare in un regime “territorialista”[7] riducendo la finanziarizzazione per stabilizzare l’eccesso di squilibri in corso, dall’altra di determinare un controllo di confine per “Grandi Aree”[8], in modo da essere certi del controllo delle Ragioni di Scambio in una porzione del mondo nel quale le “periferie” (ovvero l’Europa ed i paesi del continente Americano, ma anche molti paesi degli altri) assicurino stabilità alle forniture alle aziende americane, chiamate a ricentralizzarsi.
A questa strategia, condotta con modalità altamente brutali, la Cina oppone il suo “Gioco del Cervo”. In questo “Gioco”, le filiere minerarie e quelle energetiche sono la “pianura centrale” più rilevante. Si tratta di avvolgerle in una rete, più che possederle. L’adesione al “Gioco” centripteto deve essere, infatti, al contempo inevitabile e volontaria. Deve avvenire per fusione del cuore e della mente e, contemporaneamente, per interesse.
Un esempio di questa attrazione “dolce” è identificabile nella recente mossa del premier canadese Carney, che in una visita di Stato, la prima del suo mandato, ha stipulato accordi di cooperazione su molte dimensioni strategiche con la Cina[9].
Un altro la prima visita del premier tedesco, forse programmata per febbraio o marzo[10].
Come scriveva Confucio, i lontani accorreranno.
Ciò che si oppone è, da una parte, una classica logica del centro imperiale, rilanciata dagli Stati Uniti, dall’altra una molto più indiretta e pazienza strategia centripteta cinese.
Ma vediamo ad un più alto livello dove divergono, in termini strutturali, le traiettorie di mero interesse tra l’egemone sfidato e la “Pianura Centrale”:
- abbiamo un centro gravato da una tenaglia organica determinata da un cumulo di debito, pubblico, di oltre 36.000 miliardi di dollari e prodotti finanziati impilati in piramidi di debiti cartolarizzati e/o connessi a prodotti derivati probabilmente ammontante probabilmente a circa un milione di miliardi di dollari[11].
- Questa immane massa è sfidata da una struttura di investimenti materiali (industria, energia, estrazione, …) in declino da decenni ed esposta alla concorrenza crescente.
- Dall’altra parte abbiamo un sistema che si affaccia il quale è relativamente meno finanziarizzato e pur avendo un notevole debito da investimenti (mentre quello americano è da consumi), dispone di asset materiali e produttivi ingentissimi.
In queste condizioni non ci sarà alcuna reindustrializzazione e ci potrebbe essere, anzi, un deflusso critico di capitale ed il collasso. Una crisi simile, o superiore, a quella del 2007-8. Oppure, in alternativa, la distruzione di una guerra maggiore.
Trump sembra voler scegliere una terza alternativa.
Quel che sembra di vedere, considerata questa diagnosi, è il prodromo di un deliberato cambio di regime economico-finanziario che superi ed inverta il consenso neoliberale (sul piano economico). Si tratta di passare da politiche finanziarie espansive (che favoriscono l’accumulazione di valori finanziari) ad un set di politiche repressive[12] (che favoriscono l’accumulazione di valori reali). Questa manovra rende necessario riportare la generazione di moneta sotto il controllo dell’esecutivo, e quindi a finalità politiche, interrompendo quel consenso anni ’80 che vedeva quali caposaldi l'indipendenza delle banche centrali e il primato della stabilità dei prezzi.
Si tratta di perseguire la garanzia di solvibilità dello Stato e il finanziamento della re-industrializzazione nazionale in un contesto di tassi reali negativi. Fanno parte di questo attacco alla Banca Centrale, ma più profondamente all’architettura post-keynesiana e neoliberale, la legge fiscale del'4 luglio 2025 “One Big Beautiful Bill Act” (OBBBA) che ha drasticamente alterato la traiettoria fiscale della nazione, rendendo l'indipendenza della Federal Reserve un lusso che l'amministrazione ritiene di non potersi più permettere. Sostanzialmente questa legge, apparentemente irrazionale, ha bruciato i ponti, creando le condizioni di un’espansione del debito inarrestabile con metodi ordinari. Ha creato una situazione che rende indispensabile la “repressione finanziaria”[13].
Si tratta di una mossa rischiosa, come un generale che davanti ad un esercito maggiore, si pone deliberatamente in una posizione dalla quale, se sconfitti, non ci sarà fuga possibile. Cesare ad Alesia, in vista della possibilità della revoca del comando da parte del Senato, provoca una battaglia decisiva ponendosi con un esercito in inferiorità numerica ad assediare Vercingetorige. Il “doppio vallo” viene attaccato da dentro e fuori ma i romani vincono. L’idea potrebbe essere di ripetere quella giornata.
Le teorie del American Compass[14], coordinati dal Segretario al Tesoro Scott Bessent, rompono con l'ortodossia neoliberista. La strategia “Stimulate, Cap, Debase” è il cuore della nuova politica economica.
- Stimulate (Stimolare): L'espansione fiscale tramite l'OBBBA mira a generare una crescita nominale elevata, indipendentemente dalla componente inflazionistica.
- Cap (Tettare): L'obiettivo centrale è imporre un tetto ai rendimenti dei titoli di stato (Treasury Yields), mantenendoli al di sotto del tasso di inflazione e della crescita del PIL nominale. Questo crea tassi reali negativi, permettendo al governo di “liquidare” il valore reale del debito a spese dei risparmiatori.
- Debase (Svalutare): La tolleranza verso un'inflazione più elevata e la ricerca attiva di un dollaro più debole servono a ridurre il peso del debito estero e a favorire le esportazioni, in una logica mercantilista di “Capitalismo Nazionale”.
Chiaramente questa strategia ha dei costi:
- Ha un impatto negativo sui risparmiatori, che vedranno erodersi i loro risparmi in valore reale e, come negli anni Settanta, dovranno cercare rendimenti maggiori tramite investimenti reali;
- Redistribuisce la ricchezza, dai creditori ai debitori (esattamente il contrario del ciclo neoliberale).
La base ideologica e programmatica è inclusa nel “Project 2025”[15], sviluppato dalla Heritage Foundation. Tutto deve rispondere al Presidente, a partire dalla FED e dai diversi servizi ed uffici federali. L’idea è molto semplice: i mercati dei capitali, lasciati a sé stessi, allocano risorse in modo inefficiente dal punto di vista dell'interesse nazionale (privilegiando la finanza speculativa o gli investimenti esteri rispetto all'industria domestica).
Figure come Russell Napier hanno descritto questo passaggio come l'avvento del “Capitalismo Nazionale”, nel quale lo Stato dirige i flussi di capitale e determina il prezzo del denaro per servire obiettivi strategici, come la competizione con la Cina e la re-industrializzazione.
Esiste un parallelo storico in tempo di guerra. Durante la Seconda Guerra Mondiale la FED ed il Tesoro concordarono di tenere i tassi sui Titoli del Tesoro al 2,5%[16], malgrado una inflazione molto elevata causata dalle spese di guerra[17]. Naturalmente questo trasferì risorse dai risparmiatori alla spesa di guerra, finanziandola. Questo medesimo “esproprio” è quel che Trump chiede alla nazione (e, ci sarà da aspettarlo, anche agli alleati).
La risposta cinese a questa disperazione strategica trumpiana dovrebbe sfruttare la diversa attitudine al tempo. Mentre il presidente americano non ha tempo, il sistema finanziario americano accumula debiti secondo un andamento crescente ed accelerante, tutti vedono il nervosismo statunitense, le tensioni interne crescono e i nemici si organizzano, le elezioni potrebbero essere perse, il suo mandato non è replicabile, la Cina ha secoli davanti. O pensa di averli.
Trump ha bisogno di una battaglia campale, Xi alza mura e aspetta che si chieda di entrare alla loro ombra. Assorbirà gli shock, rimanderà, esibirà indifferenza, lavorerà diplomaticamente, parlerà, gli basterà non perdere. Un giorno il cadavere del nemico gli passerà davanti.
Giocherà alla “Caccia al Cervo nella Pianura Centrale”, con metodo. Cercherà il Cervo (lù) la sovranità, che sente vacante. Costruirà le sue “Pianure Centrali”, attrarrà uno ad uno i cacciatori nella sua orbita. Lascerà che la dinamica della situazione lavori per lui. Si inclinerà, metterà peso, lentamente, nella direzione in cui sta già andando.
Più Trump si agiterà, più Xi sorriderà.









































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