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ilcappellopens

Riforma della Costituzione: cronologia di un golpe non perseguibile

di Stefano Alì

Come nasce la riforma della Costituzione che ci viene proposta dal volto rassicurante e sorridente di Maria Etruria Boschi? Una cronologia per inquadrarla nel giusto contesto

riforma della costituzione 1 300x300Nel post “Riforme renziane: P2, JP Morgan e UBS ordinano. Napolitano esegue” ho iniziato una cronologia di fatti che hanno portato alla proposta di riforma della Costituzione targata Napolitano-Renzi-Boschi-Verdini.

Riassumendola tralasciando il punto di inizio (il piano di rinascita democratica di Licio Gelli) 1.

  • 28 Maggio 2013: Documento JP Morgan (Le Costituzioni del sud Europa sono troppo democratiche);
  • 10 Giugno 2013: Deposito in Senato del DDL Costituzionale per la temporanea deroga all’art. 138 della Costituzione. Iter velocissimo (altro che pantano del bicameralismo perfetto). Prima lettura al Senato 11 Luglio. Alla Camera 10 Settembre. Seconda lettura al Senato 23 Ottobre. Non è approdata alla Camera per la seconda lettura. Durante l’iter parlamentare l’occupazione del tetto di Montecitorio da parte del Movimento 5 Stelle;
  • Dicembre 2013: Enrico Letta rinuncia alla deroga all’art. 138. Napolitano non la prende bene;
  • 8 Gennaio 2014: Documento UBS che già incorona Renzi alla Presidenza del Consiglio (a un mese dal fatidico #Enricostaisereno). Con il preciso incarico di portare a termine le riforme;

Il 13 Febbraio Renzi licenziò Letta in Direzione PD e il 17 Febbraio Re Giorgio Napolitano affidò a Renzi l’incarico di formare il Governo. Fin qui ne ho già scritto 1.

Aggiungiamo qualche tassello.

– Sponsorizzazioni pesanti

Era già stabilito che questa sarebbe stata la legislatura delle riforme nonostante nessun programma elettorale ne accennasse.

Si parte dal 2012. In preparazione delle elezioni del febbraio 2013, il 21 Settembre 2012 sul sito del Partito Democratico appare un comunicato stampa: “Goldman Sachs vota PD“.

La pagina è sparita, ma ecco lo screenshot:

riforma della costituzione Goldman Sachs vota PD 245x300

Goldman Sachs sa già che ci sarà una continuità con l’agenda Monti e, a quanto pare, sono già note le “preoccupazioni” di Napolitano relative alla legge elettorale.

Tra il 23 ottobre 2013 e il dicembre 2013 si inseriva l’Ambasciata USA che, il 19 Novembre 2013, avvisava Washington di possibili “riorganizzazioni” nelle dinamiche del Governo italiano. Tre mesi dopo, il  19 febbraio 2014, organizzava la prima visita di Renzi a Washington (a soli due giorni dall’accettazione con riserva dell’incarico a formare il Governo).

Poi è storia recente. Le sponsorizzazioni alla riforma della Costituzione arrivano da parte di tutti i poteri forti costituiti: abbiamo visto JP Morgan, Goldman Sachs, Banca UBS.

Si aggiunga George Soros dalle pagine del Corriere della Sera, Bazoli di Intesa San Paolo, Confindustria (come non si fosse già capito dalla famosa slide tutta da ridere diffusa in rete) e, dulcis in fundo, UE e Fondo Monetario Internazionale.

confindustria 300x150

Gli effetti della riforma della Costituzione secondo Confindustria

Rimane evidente che se questi sono i soggetti interessati alla riforma della Costituzione propagandata da Napolitano-Renzi-Boschi-Verdini, qualche domanda dovremmo pur porcela.

 

– Alcuni fatti per completare il puzzle

Sappiamo che le elezioni politiche del 2013 furono deflagranti per il “sistema”. Letta dichiarò:

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In buona sostanza la legislatura si era sciolta con l’intento di ricostituire la medesima maggioranza per proseguire nel tracciato di Monti, ma l’esplosione del Movimento 5 Stelle fece saltare il banco.

Dopo l’ordine imperativo del 28 Maggio 2013 della JP Morgan1 il “sistema” guidato da Napolitano provò a scardinare la Costituzione attraverso l’illegittima deroga all’art. 138.

Letta istituì un comitato di 35 esperti per indicare i punti critici della Costituzione a una commissione parlamentare di 40 fra deputati e senatori per predisporre i progetti di legge Costituzionale.

Ma ecco un problema: la Professoressa Carlassare accettò con perplessità:

“Forse ho sbagliato, alla fine, ad accettare. A questa aspirazione autoritaria io non ci sto e quindi la mia idea sarebbe di portare la mia voce dissidente, ma forse ho sbagliato perché questa voce dissidente non avrà alcuno spazio”.

 

[…]

Se vedo che questi argomenti trovano sordi gli altri io immediatamente mi dimetto. Cambi alla forma di governo assolutamente no perché non si possono scaricare sulla Costituzione le incapacità della classe politica, i partiti hanno perso la bussola e hanno dimenticato tutto quello che c’è nella Costituzione e che in qualche modo già segnava un programma. Io vorrei che la attuassero la Costituzione

Lorenza Carlassare, infatti, si dimetterà da li a poco a causa delle pressioni subite.

L’imprimatur di Giorgio Napolitano è evidente e quale “garante della Costituzione” tenne illegittimamente in vita un Parlamento dichiarato costituzionalmente illegittimo per riformare la Costituzione e per varare una nuova legge elettorale (più illegittima dello stesso porcellum) al grido “FATE PRESTO!!!

– Regole costituzionali stravolte senza deroghe

Ma Napolitano non si è fermato li. Aveva stabilito che l’art. 138 costituiva impedimento ai suoi fini (suoi o di chi aveva ordinato le modifiche?) e non potendolo scassinare “di diritto” lo fece “di fatto”.

Art. 138 comma 1:

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione [cfr. art. 72 c.4].

L’art. 72 comma 4 cui si fa riferimento dice:

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale [cfr. art. 138] ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa [cfr. artt. 76, 79 ], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [cfr. art. 80], di approvazione di bilanci e consuntivi [cfr. art. 81].

Il comma è da mettere in correlazione con il comma 2 dello stesso articolo:

Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.

Per le leggi di revisione Costituzionale, quindi, non si possono attuare procedimenti abbreviati dei Regolamenti delle Camere. Solo la procedura “normale” con approvazione a maggioranza assoluta dei componenti.

Non si applicano trucchi regolamentari come canguri, supercanguri e ghigliottine previsti dai regolamenti.

Non si applicano trucchi che danno la fittizia presenza dei parlamentari in missione.

Non sarebbe dovuto accadere che nottetempo 291 votanti su 293 presenti alla Camera (630 deputati. Maggioranza dei componenti pari a 316) potessero votare modifiche alla Costituzione.

Per Re Giorgio Napolitano – garante non della Costituzione su cui ha prestato giuramento, ma della riforma della Costituzione pretesa da JP Morgan e allegri compari – è tutto a posto. “FATE PRESTO!!”

– I principi costituzionali: il Totem dimenticato

Il ritornello che circola è «Non stiamo toccando i Principi della Costituzione. La prima parte non è soggetta alla riforma della Costituzione»

Vero. I Principi Costituzionali sono contenuti nella prima parte della Costituzione, ma sono attuati dalle altre parti che regolano gli Organi Costituzionali, il loro funzionamento e i loro rapporti reciproci.

Esempio, Articolo 5

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento [cfr. art. 114 e segg., IX].

Come si coniuga con la soppressione monca delle Provincie e, sopratutto, con con il nuovo Titolo V che inserisce la “clausola di supremazia” (detta clausola vampiro) che sottrae ogni potestà alle Regioni?

Perché non attuarla, prima di cambiarla?

Art. 36 comma 1

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La risposta anticostituzionale a questa disposizione è il Jobs Act con il quale lavoro e reddito non sono più sinonimi. Si arriva a pagare con i buoni pasto 2 

Oppure Art. 32:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

E gli 11 milioni di italiani che rinunciano a curarsi perché non hanno i soldi?

– L’ascesa di Renzi

Quando Letta si dimostrò troppo “morbido” è stato scaricato. Già a novembre 2013 l’Ambasciata USA prevedeva “riorganizzazioni di governo” e a gennaio UBS aveva già incoronato Renzi.

Fermiamoci un istante.

L’8 gennaio il report UBS era già pubblicato. Se consideriamo il periodo (Natale-Capodanno) e che un report di quella portata deve essere approvato da tutta una catena di comando, quando è stato concepito?

Renzi aveva annunciato la sua candidatura in ottobre 2013 e vinto le primarie esattamente un mese prima del rapporto UBS (8 dicembre 2013). Primarie boom. Oltre tre milioni di votanti. Il 70% per Matteo Renzi.

Abbiamo già visto che nell’era renzista le primarie PD non hanno brillato per trasparenza. Hanno visto la partecipazione di truppe cammellate di extracomunitari e giro di denaro a Roma, a Milano, a Torino, Trento, Napoli.

Non stupisce, quindi, se anche le primarie che portarono Renzi al trionfo abbiano qualche lato oscuro: € 65,00 euro a voto.

Considerato il boom di “partecipazione” a quanto ammonta l’investimento?

Chi ha finanziato?

E sopratutto, perché?

Un fatto è certo. Matteo Renzi è l’uomo giusto per portare a compimento la rottamazione dell’Italia Democratica.

Ego smisurato, bulimia di potere e spregiudicatezza spinta all’estremo.

–  Il fallimento di Napolitano

Re Giorgio non ha mai smesso di sentirsi Presidente della Repubblica e la totale assenza di Mattarella gliene dà ben ragione.

Ultimamente Re Giorgio – non pago della devastazione di cui è già responsabile – è tornato a pontificare.

L’«Italicum» che era una legge perfetta ad aprile 2015 adesso va cambiata.

Dobbiamo ritornare al comunicato-ordinanza di Goldman Sachs del 2012:

In ogni caso, secondo il report, difficilmente il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, porterà il Paese alle elezioni prima di aver risolto la questione della riforma elettorale. Goldman Sachs ritiene «probabile che vengano introdotte modifiche alla legge con l’idea di garantire una coalizione centrista»

Secondo i sondaggi le probabilità che con l’Italicum ci siano le condizioni per una coalizione “centrista” sono ai minimi.

Come glielo spiega alla Goldman Sachs che la sua legge perfetta non porta al risultato richiesto?

Quindi la legge perfetta per la quale occorreva “fare presto” (la manfrina che ha ripetuto per ben 9 anni) adesso non va più bene.

Per Napolitano le Leggi Elettorali sono come le scarpe. Le cambi se ti vanno strette.

E non parliamo della riforma della Costituzione:

Mi offende chi dice voto no per difendere la costituzione

Non solo chi lo dice ha pienamente ragione ma, carissimo Emerito, lei da 70 anni offende tutti gli italiani.

– Perché voto NO

La Costituzione democratica rappresenta il “Patto fra i cittadini”. Lo strumento attraverso il quale ciascun componente del popolo si sente parte della stessa Nazione.

Come posso accettare questa riforma della Costituzione se è stata scritta da banche d’affari e potentati economici per garantire i loro interessi?

Come posso riconoscere a Napolitano-Renzi-Boschi-Verdini il diritto di riscrivere la Costituzione quando hanno già calpestato quella vigente non solo nell’attuazione dei diritti che prevede, ma anche nello stesso procedimento di approvazione della riforma?

Entreremo nel merito, ma la sintesi della riforma è egregiamente espressa da Sabrina Guzzanti nel video che segue (qui la versione integrale) e io non ho alcuna intenzione di rinunciare agli ultimi diritti.

https://youtu.be/MWH9S8nUnc8 

Ho scritto che il “golpe” non è perseguibile.

È così perché ci ha pensato Berlusconi nel febbraio 2006 (a Governo già dimissionario) a modificare l’art. 283 del Codice Penale (Attentato contro la Costituzione dello Stato)

Prima era punibile con una pena non inferiore a dodici anni chiunque “commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato“.

Adesso è punibile con una pena non inferiore a cinque anni “Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo“.

P.S.: I post sull’argomento sono raccolti con il tag  riforma costituzionale


Note

1 Dettagli, atti e documenti reperibili nel post  “Riforme renziane: P2, JP Morgan e UBS ordinano. Napolitano esegue
2 Vedi anche Occupazione e disoccupazione: come leggere i dati ISTAT

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