Scienza, metafisica e potere
di Rino Frescatta
La crisi della scienza e la sua degenerazione hanno delle cause interne ed esterne, che molti, occupandosi delle distorsioni della scienza moderna, individuano nella natura del rapporto instaurato con l’economia e con il potere.
Il cappio dell’economia
La ricerca ovviamente ha bisogno di ingenti fondi, è quindi fondamentale chiedersi chi la finanzi e quali siano i suoi interessi.
Lo scienziato, come tutti i lavoratori, è soggetto al volere del padrone capitalista: chi fornisce il capitale decide, indirizza la ricerca e, se vuole, distorce i contenuti e manipola i risultati in modo da poter avvalorare una posizione precostituita, per ricavarne un utile a beneficio di un ristretto gruppo o di qualche attore economico.
Lo stato di penuria conseguente ai tagli al sistema di finanziamento e alle riforme del sistema di reclutamento espone anche gli enti di ricerca pubblici (istituti e università) alla necessità di ricorrere a finanziamenti esterni, erodendo l’integrità e l’indipendenza che solo il finanziamento pubblico potrebbe e dovrebbe garantire.
La ricerca pubblica rimane ostaggio di logiche privatistiche che impongono criteri di valutazione e assegnazione delle risorse che, per un distorto concetto di qualità e merito, favoriscono il conformismo scientifico e orientano la ricerca verso filoni o settori specifici, a danno di altri.
Così la scienza è sottomessa al mercato e di conseguenza ne deve seguire i voleri e i valori.
Il Potere
Un altro punto essenziale di critica della scienza riguarda il suo rapporto con il Potere, come già osservava Bacone.
Fin dall’antichità la scienza ha avuto sempre un rapporto diretto con il potere, pensiamo all’esempio emblematico di Archimede di Siracusa, cui fu assegnato il compito di soprintendere la costruzione di navi e la difesa della città: era allora già perfettamente chiaro il contributo che la scienza poteva dare alla difesa militare della polis e alla sua prosperità economica.
Dal secolo XVII si assistette alla nascita di politiche scientifiche istituzionalmente programmate dagli stati nazionali e diventò subito il nuovo campo di competizione per assicurarsi il progresso economico e tecnologico: nacque prima in Inghilterra la Royal Society e poi in Francia l’Academie des sciences, entrambe istituite sul modello dell’Accademia dei Lincei e dell’Accademia del Cimento, virtuosi esempi precursori che però vennero rapidamente superati dai concorrenti europei per l’assenza, negli stati italiani, di analoghe motivazioni politiche e pari risorse economiche, visto il ruolo marginale cui erano ormai relegati.
La trappola dell’ego
Il fattore umano è imprescindibile, poiché la “Scienza” non esiste, esistono solo gli scienziati, ossia lavoratori che si occupano di modelli teorici e tecnologia, come tutti quindi, soggetti a bisogni economici e che tendono al mantenimento di uno status economico e sociale medio alto.
Far parte dell’ambiente accademico può rivelarsi un ostacolo al pensiero critico.
Uno scienziato è automaticamente portato a proiettare le proprie qualità sugli altri non curandosi della possibile esistenza di conflitti di interessi in contesti economicamente più ricchi (come la medicina, la tecnologia militare, etc..). Nella mente dello scienziato, mettere in discussione il pensiero di un collega equivale a mettere in discussione se stessi, o addirittura la scienza stessa. Impossibile!
Così può spiegarsi la tendenza al fideismo mostrata in molteplici occasioni, ad esempio con il noto appello dei 100 scienziati.
Occorre osservare che mentre alcuni scienziati si occupano di formulare nuove teorie e per questo sono disponibili a posizioni audaci e nuove (atteggiamento non sempre positivo se slegato dall’osservazione di fenomeni reali come nel caso della teoria delle stringhe), ve ne sono altri che svolgono l’importante ruolo (di approfondimento, di studio profondo) di studiare teorie già elaborate. Per la natura stessa del loro lavoro tali scienziati tendono ad essere più “conservatori” e a non voler abbandonare la strada intrapresa, mostrando talvolta anche notevole rigidità.
La Bomba
La grande specializzazione, il culto del successo, competizione ed ego smisurati possono contribuire a rendere anche grandi scienziati degli uomini privi di etica, disinteressati delle conseguenze del proprio lavoro o di ciò che accade nella società.
A tal proposito è importante citare alcuni stralci dell’intensa corrispondenza tenuta (e doviziosamente riportata in questo interessantissimo libro) dal grandissimo fisico Enrico Fermi durante la collaborazione al ‘progetto Manhattan’ che segnò un punto di svolta profonda «anche per l’avvento della cosiddetta Big Science, cioè un nuovo tipo di produzione di conoscenza, che può giovarsi di finanziamenti enormi, ma è privo di alcune delle essenziali caratteristiche storiche della scienza. […] Nei laboratori militarizzati di Los Alamos gli scienziati, la cui libertà personale era sottoposta a severe limitazioni, lavorarono per la prima volta come elementi di un apparato industriale militarizzato, per produrre conoscenze segrete, immediatamente utilizzabili per la realizzazione di un unico prodotto tecnologico».
La decisione di contribuire a questo progetto fu probabilmente il momento di maggior contrasto – fino ad allora – nel rapporto tra etica e scienza, come si apprende leggendo elementi poco noti, ad esempio che il contributo di Fermi non si limitò alla costruzione della bomba ma fu sentito, insieme ad altri eminenti colleghi di una ristretta “commissione scientifica consultiva”, e diede parere favorevole all’uso militare diretto sulle città giapponesi invece di un semplice esperimento dimostrativo che si interruppe solo perché non vi erano al momento altre bombe disponibili.
Il 28 agosto, 19 giorni dopo la non necessaria bomba sganciata su Nagasaki, dopo un’idilliaca descrizione del luogo in cui soggiornava – «d’estate non fa mai caldo e d’inverno abbiamo molta neve, ciò che permette di sciare dai primi di dicembre alla fine di maggio. D’estate la pesca delle trote è un piacevole passatempo domenicale…» – Fermi raccontava ad Amaldi la sua soddisfazione per «aver contribuito a troncare una guerra che minacciava di tirare avanti per mesi o per anni» e la speranza «che l’uso futuro di queste nuove invenzioni sia su una base ragionevole e serva qualche cosa di meglio che a rendere le relazioni internazionali ancora più difficili di quello che sono state fino ad ora» manifestando disinteresse per le vittime, e forse assecondando la volontà di potenza statunitense non escludendo l’uso di tali ordigni per semplificare le relazioni internazionali. Anzi sembra quasi fregarsi le mani nello scrivere:
Anche in America la situazione della fisica ha subito cambiamenti molto profondi per effetto della guerra. Alcuni sono per il meglio: ora che la gente si è convinta che con la fisica si possono fare le bombe atomiche tutti parlano con apparente indifferenza di cifre di vari milioni di dollari. Fa impressione che dal lato finanziario la maggiore difficoltà consisterà nell’immaginare abbastanza cose con cui spendere.
Sono noti i ripensamenti di alcuni protagonisti, come Oppenheimer, pochi mostrarono il cinismo di Fermi, mentre:
Franco Rasetti fu l’unico a opporre un rifiuto assoluto, nella convinzione che l’uso militare della fisica nucleare non solo avrebbe provocato stragi senza precedenti, mettendo in pericolo la sopravvivenza dell’umanità, ma avrebbe anche portato trasformazioni profonde nel modo di fare scienza. Rifiutando una fisica segreta e militarizzata, finalizzata alla progettazione di strumenti di morte, Rasetti scelse lo studio della vita nelle sue prime forme. […] In una lettera ad Enrico Persico del 6 aprile 1946 Rasetti scrive:
Io sono rimasto talmente disgustato delle ultime applicazioni della fisica (con cui, se Dio vuole, sono riuscito a non avere niente a che fare) che penso seriamente a non occuparmi più che di geologia e di biologia. Non solo trovo mostruoso l’uso che si è fatto e si sta facendo delle applicazioni della fisica, ma per di più la situazione attuale rende impossibile rendere a questa scienza quel carattere libero e internazionale che aveva una volta e la rende soltanto un mezzo di oppressione politica e militare. Pare quasi impossibile che persone che una volta consideravo dotate di un senso della dignità umana si prestino a essere lo strumento di queste mostruose degenerazioni. Eppure è proprio così e sembra che neppure se ne accorgano.
Sempre dallo stesso libro di Lucio Russo sappiamo che:
[…] nelle note autobiografiche scritte nel 1958 Rasetti fa esplicitamente il nome di Fermi:
È stato riferito che anche gli scienziati che erano stati più entusiasti di creare armi nucleari si vergognarono dell’uso che ne era stato fatto da parte di capi politici e militari sconsiderati. Penso che questi scienziati, tra i quali furono diversi miei amici, incluso Fermi, potranno subire un severo giudizio della storia.
Sull’ultimo punto Rasetti si illudeva. Sono stati invece il suo “no alla bomba” e le sue critiche a Fermi ad essere giudicati severamente dai fisici e dagli storici della fisica, che lo hanno punito condannando il suo ricordo in Italia a un lungo ostracismo.
A dimostrare quanto sia estesa e radicata la tendenza al conformismo, anche nell’ambiente scientifico e accademico.
Per non perdere di vista il tema principale, tralasciamo di discutere sul naufragio etico di un’intera classe di scienziati straordinari che hanno convintamente appoggiato il regime fascista.
Preferiamo, ancora una volta, ricordare chi non vi prestò giuramento.
Che cosa è la scienza
La scienza – lo ripetiamo – non esiste, esistono gli scienziati: persone che si occupano di elaborare e studiare le cosiddette teorie scientifiche che nascono dall’osservazione e dallo studio di una particolare fenomenologia (dal greco ϕαινόμενον, ciò che appare ai nostri sensi).
Più precisamente, secondo la tradizione scientifica ellenistica, una teoria scientifica aveva il compito di “salvare i fenomeni” cioè di descrivere e prevedere quanto osservato.
Tuttavia le teorie scientifiche non producono solamente una descrizione/visione del mondo fenomenologico ma permettono anche di realizzare la cosiddetta tecnologia scientifica – cioè un insieme di oggetti teorici previsti nell’ambito di una teoria e che non esistono in natura. Tale pratica nasce nel periodo ellenistico e da allora ha permesso agli scienziati di assumere un ruolo fondamentale all’interno delle società umane.
Le teorie scientifiche si basano su una serie di postulati, cioè di affermazioni che vengono ritenute vere nell’ambito della teoria e dalle quali si deducono logicamente altre affermazioni utilizzando il metodo dimostrativo. Tale metodo storicamente si è rivelato estremamente fertile poiché permette di dedurre proprietà e affermazioni non banali da premesse scelte in modo appropriato e rende sempre possibile decidere la verità o meno di un’affermazione – il Teorema di Gödel rappresenta un limite a ciò ma con pochissime conseguenze pratiche (per chi non crede nella religione scientifica).
Per formulare una teoria scientifica occorre astrarre dal mondo osservato e condurre un discorso su un piano teorico, staccato dalla realtà: solamente alcune caratteristiche di un oggetto osservato realmente si ritrovano negli oggetti teorici, che ne rappresentano solamente un immagine parziale, tale approccio “riduzionista” permette però di trattare con maggiore facilità gli oggetti teorici.
Una volta formulata la teoria, l’attività dello scienziato si concentra sul piano teorico – gli oggetti con cui ha a che fare sono oggetti teorici – là si dimostrano teoremi che sono validi solo in quel piano del discorso e quel contesto.
È pensando oggetti teorici che non hanno nessuna corrispondenza con oggetti reali, che si ottiene la tecnologia.
La possibilità di lavorare con oggetti teorici senza doverli per forza realizzare (per studiarli empiricamente) consente un notevole risparmio di risorse, energie e tempo: un oggetto potrà essere realizzato secondo determinate istruzioni e possiederà le caratteristiche desiderate. In questo aspetto la “dimostrazione matematica” mostra la sua grande utilità, infatti permette di studiare in dettaglio un oggetto non ancora costruito per il quale non è ancora possibile verificare empiricamente le proprietà.
Confusione
Possiamo in questo contesto individuare uno primo problema importante, cioè la confusione tra oggetti reali e oggetti teorici. Citiamo per intero un pensiero di Albert Einstein:
Se volete imparare qualcosa dai fisici teorici sui metodi che essi impiegano, vi consiglio di osservare questo principio: non ascoltate i loro discorsi, ma attenetevi alle loro azioni. Perché a colui che crea, i prodotti dell’immaginazione sembrano così necessari e naturali che non considera, e non vorrebbe che fossero considerati, come invenzioni del pensiero, ma come realtà concrete.
Rimanendo nel campo della fisica, Fabio Acerbi parla di “reificazione delle entità teoriche interne ai modelli” e cita due esempi: “i quark sono considerati particelle effettivamente esistenti pur essendo in linea di principio non osservabili direttamente” e “il campo è passato in tempo brevissimo dal livello di ente matematico a quello di oggetto sicuramente reale”.
Tali riflessioni, riferite al contesto della fisica teorica, si possono estendere ad ogni branca che si avvalga di teorie scientifiche per operare teoricamente e praticamente.
Per capire come sia stato possibile l’instaurarsi di tale confusione è bene ricordare che nella cosiddetta rivoluzione scientifica del Seicento nascono le caratteristiche principali della scienza che oggi conosciamo e che tale rivoluzione sia stata possibile grazie alla riscoperta avvenuta nel Rinascimento italiano della scienza antica del periodo Ellenistico, riscoperta che per secoli, dal Rinascimento in poi, ha accompagnato lo sviluppo di nuove discipline sconosciute agli antichi.
La scienza moderna è quindi stata inizialmente caratterizzata da un enorme sforzo di recupero e non di “creazione dal nulla”, anzi si è cercato di capire i risultati antichi ma spesso non si è riflettuto abbastanza sui metodi e le conseguenze filosofiche.
Se per Archimede o Euclide i postulati erano delle verità di comodo utili per lo sviluppo delle teorie, con Newton diventano dei «problemi la cui verità è oggetto di discussione» che quindi, una volta verificati attraverso l’analisi dei fenomeni, assumono un’aura di verità assolute.
A quel punto, poiché le premesse (postulati, ipotesi o principi fondamentali) sono date per vere, anche le conseguenze ereditano lo stesso carattere di verità. Ecco che risultati intermedi della teoria – che spesso non trovano riscontro nella realtà osservabile – son considerati veri e agli oggetti teorici vien conferita una realtà ontologica.
Questa (con)fusione tra oggetti teorici (appartenenti cioè al discorso astratto, teorico) e oggetti reali (osservati) permette alla religione scientifica di promulgare verità assolute scalzando la filosofia e la teologia dal trono della conoscenza.
Così la costruzione della nuova religione scientifica è possibile e dopo aver convinto i profani di essere portatrice della Verità, la sua stretta sui destini umani diventa irresistibile e si fa Scientocrazia.
Il credo viene tenuto vivo e rafforzato grazie alla reputazione e rispetto (quasi timor del dio scientocratico) conquistato attraverso i successi della tecnologia scientifica.
In definitiva la tecnologia diventa la prova della verità di fede (e quindi a posteriori della verità di postulati e risultati) e assume il ruolo che nell’ambito delle religioni è svolto dal miracolo mentre la teoria scientifica diventa verità (di fede) assoluta.
Alla luce di queste considerazioni è evidente la mistificazione che si compie nel considerare la scienza e i suoi risultati una verità assoluta.
La divulgazione scientifica o de propaganda fide
La divulgazione scientifica rappresenta uno strumento necessario alla propaganda scientocratica, poiché non raggiunge quasi mai lo scopo di diffondere la cultura scientifica.
La scelta di riportare le idee più bizzarre e controintuitive, come ad esempio la teoria delle stringhe o le teorie sull’inesistenza del tempo (contenute in libri che fanno bella mostra di sé presso le casse di autogrill, accanto a cioccolatini e caramelle) ha un fine specifico, citando sempre la stessa fonte:
Il lettore viene cioè invitato a non fidarsi del proprio buon senso e neppure delle proprie osservazioni ma solo delle autorità, riconosciute come tali essenzialmente per il ruolo mediatico. Deve imparare che la realtà non è quella che appare a lui, uomo comune, ma quella trasmessa da una nuova sorta di sacerdoti, gli iniziati a conoscenza dei segreti della natura. Il metodo con cui si accede a tali segreti deve restare misterioso ai non iniziati…
Questa moda appassionata e assurda per concetti controintuitivi e impossibili da verificare ha una ben precisa motivazione nel plasmare la percezione della scienza nell’immaginario collettivo, concordiamo con quanto qui affermato da Franco Ghione:
La considerazione degli «insiemi geometrici» di cui si è parlato sopra, o dei quark o delle «stringhe» di cui tanto si parla a proposito di particelle elementari, veicola solo grandi parole, per i più vuote di significato e insinua un’idea della scienza come di un prodotto esoterico inaccessibile, se non a menti eccelse.
Non passa invece l’idea, piena di buon senso, che la scienza non sia altro che un’espressione del nostro pensiero razionale che costruisce i suoi oggetti a tutti i livelli, oggetti che, pur essendo sempre più sofisticati, possono comunque essere compresi attraverso lo studio. Questa idea sembra essere fuori moda rispetto a un tipo di giornalismo sensazionalistico e spettacolare che ben poco si adatta a illustrare quegli studi la cui pretesa è proprio quella di fondarsi esclusivamente sulle capacità terrene della nostra mente, alla portata di tutti, privilegiando il racconto dei miracoli e delle improvvise fulminazioni.
Anzi, ci spingiamo oltre: si dà per scontata l’adesione al culto da parte della massa ritenuta ignorante, non in possesso degli strumenti razionali per vedere che il re scientocratico “è nudo” e per le eccezioni, per gli ‘infedeli’, si riservano etichette squalificanti.
La divulgazione scientifica è quindi parte integrante del rito che va officiato per tenere viva la fede degli adepti, perciò in molti casi i divulgatori scientifici ‘scendono’ allo stesso livello dei fedeli, ne condividono la meraviglia, lo stupore, l’ammirazione e il timore, si fanno persone comuni nelle quali ci si possa identificare, rappresentano quindi delle figure intermedie nel sistema.
Tuttavia ogni religione ha bisogno di alti emissari della divinità che ne rappresentino il verbo in terra. Tale ruolo non può essere svolto dai semplici divulgatori scientifici, ecco che diventa necessaria la figura dell’“esperto” che rappresenta il ministro del culto a cui va trasferita la nostra capacità di giudizio. All’esperto è conferita la delega, in bianco, a indicare le scelte corrette in ogni aspetto importante della vita, le cui motivazioni rimangono per lo più misteriose: ‘mistero della fede’.
Tale casta sacerdotale, inconsapevolmente o meno, si presta a essere strumento del potere politico economico e di chi ha interessi a utilizzare la religione scientocratica per i propri scopi.
Scienza e Scuola
Lo studio della scienza a scuola favorisce una rappresentazione magica e autoritaria, caratteristiche imprescindibili a sostegno della fede scientocratica.
In molte scuole ‘alla moda’ si introducono ormai, anche nelle classi dei bambini più piccoli, “le scienze” e, soprattutto in quel contesto, le conoscenze possono essere trasmesse solamente in forma autoritaria e acritica, non è infatti possibile né spiegare quali sono le motivazioni soggiacenti una teoria (fenomeni, domande, problemi da risolvere), né trattare una teoria con un minimo di rigore tecnico e formale.
Questo approccio deleterio e strumentale, sostiene la nostra interpretazione poiché si finisce per inculcare, fin dalla tenera età, la religione scientocratica, cioè la versione misteriosa e incomprensibile della ‘scienza’, utile solo a spogliare i cittadini della propria capacità di giudizio e di pensiero critico.
Per favorire la crescita e formazione dei bambini sarebbe invece necessario fare esperienza del mondo: venire a contatto con i fenomeni più comuni, sperimentare attraverso il gioco e il contatto con la natura.
Successivamente, nei licei sarebbe possibile imparare il metodo scientifico partendo però da teorie semplici che servono a descrivere fenomeni alla portata dei ragazzi, sarebbe interessante adottare un’idea proposta da Lucio Russo: gli studenti trarrebbero beneficio anche dallo studio di teorie scientifiche superate per le quali sia facile spiegare come si siano sviluppate, quali fenomeni spieghino, a quali domande rispondano e a quali no, infine quali motivazioni ne hanno provocato l’accantonamento.
Sarebbe possibile trattarle anche col giusto rigore formale, sarebbe quindi facile discutere sui limiti e ambiti di applicabilità di una teoria scientifica e del suo rapporto con i fenomeni osservati.
In questo modo lo studente avrebbe chiaro come funziona la scienza e il metodo scientifico, avrebbe così la possibilità di sviluppare il pensiero critico.
Purtroppo tale idea è lontana dalla pratica comune, sempre più spesso si affrontano risultati lontanissimi dall’esperienza quotidiana come quelli della meccanica relativistica o quantistica i quali possono essere trattati solamente superficialmente o in maniera sensazionalistica.
L’insegnamento della scienza per i ragazzi più grandi si trasforma allora in divulgazione scientifica di basso livello e vengono frustrate le capacità intellettive, di astrazione e di osservazione che i ragazzi hanno a disposizione e non aspettano altro che essere potenziate con strumenti adatti.
Lo studio delle discipline scientifiche, così «non stimola il pensiero critico ma si riduce il più delle volte alla memorizzazione di “verità” che debbono essere accettate sulla sola base del principio di autorità».
Conclusione
Se la scienza assurge a nuova religione – e religione di stato -, il concetto stesso di cittadinanza ne esce snaturato e svilito, il cittadino ‘comune’ nel ruolo di fedele, privato di senso critico e pensiero autonomo, diventa un minorato mentale – così viene trattato e vi si adatta – ha dunque bisogno di un tutore – l’esperto – in ogni ambito.
Il libero arbitrio cede il passo al rispetto di istruzioni “scientifiche” che saranno presto disponibili in ogni campo del sapere.
Da tempo la scuola sta preparando le nuove generazioni a tale visione grazie all’introduzione della didattica per competenze: semplici istruzioni da seguire, che hanno sostituito le conoscenze.
Possiamo pertanto affermare che la religione scientifica rappresenti un attacco senza precedenti alla libertà dell’Essere Umano.
Abbiamo visto in maniera molto sintetica che un altro approccio è possibile, abbiamo riportato ad esempio il caso della scienza ellenistica che suggerisce la possibilità di sviluppare un diverso rapporto con la scienza, ma forse servirà una nuova e diversa civiltà che per il momento ancora non si è palesata (anzi tutto fa pensare che la crisi scientifica e di civiltà si aggraverà nel prossimo futuro) ma che forse potrà portare ad una futura rinascita.










































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