La giornata del ricordo nell’era Meloni
di Sergio Fontegher Bologna
Questa storia delle foibe, che la “giornata del ricordo” ci ripropone con cadenza annuale, ha almeno il merito di farci riscoprire la centralità delle politiche della memoria, diventate ormai componente essenziale del conflitto sociale, antifascista e anticapitalista. Per questo abbiamo ritenuto di poter riproporre uno scritto di Sergio Fontegher Bologna di due anni fa, apparso sul sito del Centro per la Riforma dello Stato (che ringraziamo anche per la foto). In quel pezzo si invitava a “spostare il terreno di scontro”, dalle vicende specifiche del confine orientale al tema centrale, da cui tutto, Shoah compresa, era partito: la guerra mondiale e la scelta del fascismo di aggredire popoli che per l’Italia non rappresentavano nessuna minaccia: francesi, tunisini, iugoslavi, albanesi, greci e infine russi. Di aggredirli, di invadere le loro terre, solo per fare un favore a Hitler. Ma non basta, di aggredirli senza armamenti ed equipaggiamenti adeguati, per cui le abbiamo beccate ovunque di santa ragione. Un’intera generazione mandata al massacro da un dittatore irresponsabile. E’ una storia che, a pensarci, fa ancora accapponare la pelle e che rende grottesca ogni manifestazione di militarismo, simile a quelle che danno voce alle paternali dei generali italiani in servizio, pronti ad ammonire i giovani di oggi che “occorre essere pronti alla guerra”.
Quest’anno cade l’ottantesimo della Liberazione, del 25 aprile. Ecco un bel banco di prova per la politica della memoria. Speriamo che non sia solo martirologio ma si possa rivendicare con orgoglio di aver fatto fuori qualche criminale in camicia nera o in divisa da SS.



Il discorso di Monaco del vicepresidente Usa JD Vance è stato di una durezza quasi incredibile verso gli alleati europei, criticandoli aspramente anche per questioni di politica interna; particolare rilievo ha assunto il tema delle limitazioni della libertà di espressione che sono diventate moneta sonante per le classi dirigenti del Vecchio continente, nonché della precedente Amministrazione Biden.


Il Dipartimento Formazione di Resistenza Popolare segnala come contributo al dibattito la traduzione in italiano di questo corposo saggio di John Bellamy Foster, pubblicato il 1° novembre 2024 sul sito della
In questi ultimi tempi siamo entrati nell’ottica di un necessario riarmo europeo, introdotti qualche settimana fa dal “Meno Europa più libertà” di Matteo Salvini al raduno dei “patrioti” alla periferia di Madrid. Sono gli stati dunque a legittimare l’Europa, (quale Europa per altro?) e non quest’Europa indeterminata, o meglio invocata dall’estrema destra, a legittimare gli stati, peraltro profondamente ineguali che la compongono?
La situazione internazionale sta cambiando a una velocità tale che nel tempo necessario a scrivere un articolo si accumulano notizie sufficienti a buttar via tutto e scriverne un altro. Quando questo uragano si fermerà avremo davanti un paesaggio piuttosto diverso e solo allora tutti saranno costretti a riconoscerlo.


Sono nel pallone… dopo la telefonata Trump-Putin e il discorsetto di Vance a Monaco gli euronazi, i satrapi del deep state USA prima delle elezioni americane, quelli che si sono fatti saltare dagli ucronazi, dai servizi britannici e dalla CIA il Nord Stream da sotto il culo, dopo aver mandato armi e al macello migliaia di ucraini vendendocela come imminente sconfitta russa, dopo aver ridotto l’Unione Europea ad area dipendente e sotto “protezione” degli USA, praticamente un protettorato, e dulcis in fundo, dopo aver promesso lacrime e sangue per aumentare il budget bellico per la NATO, tutti questi signori si ritrovano nella scomoda posizione di estranei alla trattativa sull’Ucraina. E se non bastasse è il nuovo inquilino della Casa Bianca, che dopo aver dato il ben servito a USAID, attacca gli euroburocrati svelando la triste verità: nell’UE la democrazia, quel poco che c’era nel delirio dei suoi diktat economici e fonanziari, è morta e sepolta. Vance attacca sulla censura, sulle elezioni cancellate se non vanno bene come in Romania: sono schiaffi che fanno ben capire che se le classi dirigenti corrotte e meschine dell’UE vogliono continuare la guerra con la Russia attraverso l’Ucraina e per mezzo della NATO, devono sborsare i dané per le armi, ma anche per i danni alla fine della fiera, visto che la Russia ha già vinto.
Introduzione
La pubblicazione scientifica del 
Questa mia riflessione trae spunto dal saggio di Carl Rhodes dal titolo “Capitalismo Woke. Come la moralità aziendale minaccia la democrazia”, pubblicato in Italia dalla Fazi Editore nel 2023. L’autore del saggio è professore di Teorie dell’organizzazione e preside della Business School presso l’Università di Sidney in Australia, pertanto ha un punto di osservazione molto interessante. Il saggio analizza il riposizionamento delle grandi imprese rispetto a temi sociali e a istanze rivenienti da movimenti politici e culturali progressisti se non addirittura, fatti passare, di sinistra.
La scelta del Presidente Trump di ridurre finanze, potere e ruolo che l’agenzia UsAid (United States Agency for International Development)
I palestinesi non se ne andranno da Gaza. Se rifiuteranno questa realtà, Israele e gli USA finiranno per portare a compimento l’orrendo crimine del genocidio di un popolo
La presidenza Trump – quello che rappresenta ed esprime – è ancora ai suoi esordi, per quanto rutilanti, non è quindi facile comprendere a fondo come si svilupperà, in quale direzione (e soprattutto come) cercherà di portare l’America – e il mondo. Alcuni elementi cominciano però a chiarirsi, e si incistano su quanto si poteva, anche facilmente, prevedere, già dal modo in cui è stata condotta la campagna elettorale.
Introduzione
“Un presidente addormentato al volante ha portato disastri al mondo e Trump è tornato alla Casa Bianca, questa volta con Elon Musk”, scrive Seymour Hersh. A distanza di due anni dal primo esplosivo articolo sul sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, che per la prima volta chiamò in causa gli Stati Uniti citando informazioni di intelligence, Hersh torna sulla vicenda confermando nella sostanza la sua teoria iniziale e aggiungendo alcuni dettagli: l’operazione, pianificata dagli USA ancor prima dell’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022 anche se realizzata sette mesi dopo, fu resa possibile dalla decisiva collaborazione della Norvegia: le mine furono innescate da “un aereo della Marina norvegese che volava a poche centinaia di metri sopra le onde. L’aereo sganciò il sonar a bassa frequenza e la connessione funzionò”.
Andrei Martyanov è un ex ufficiale di marina russo che dissoltasi l'URSS si è trasferito negli Stati Uniti di cui è diventato cittadino. Pluridiplomato in prestigiose accademie militari sovietiche ha una solida formazione scientifica. Ritiene che la scarsa formazione nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) degli attuali ufficiali statunitensi e NATO sia una delle cause per cui l'Occidente non ha idea di come si conduca un grande conflitto continentale ad armi combinate come quello in Ucraina. A ciò si aggiunge una impossibilità materiale a combatterlo dovuta alla finanziarizzazione delle economie occidentali e alla loro deindustrializzazione. Non solo, ma proprio la finanziarizzazione secondo Martyanov ha portato a una diminuzione degli studi scientifici. A queste difficoltà se ne aggiunge una storica: gli Stati Uniti, l'unica vera potenza occidentale, non hanno mai combattuto per la propria difesa ma hanno condotto solo “expeditionary wars”.
Dopo tre anni di retorica sulla democrazia da salvare contro l’autocrazia e la necessità di difendere la libertà e i valori del mondo libero dall’orco russo, Donald Trump ha riportato anche la guerra in Ucraina in un contesto più concreto e di facile comprensione per tutti: soldi, materie prime e interessi!
L'itinerario di Amadeo Bordiga va compreso alla luce della convergenza delle sinistre socialdemocratiche europee verso la fine della Prima Guerra mondiale, fino alla scissione con i rispettivi partiti d'origine e alla formazione dei primi partiti comunisti (tra cui il PCd'I in Italia, fondato nel gennaio 1921, quindi piuttosto tardi), e poi della loro divergenza e marginalizzazione nella fase di arretramento delle lotte di classe di quel periodo. La cristallizzazione e l'irrigidimento di correnti particolari come la Sinistra comunista italiana, la Sinistra tedesco-olandese, ecc. fu un prodotto della controrivoluzione, e la pretesa del bordighismo di detenere il monopolio dell'autentica filiazione marxista, o dell'invarianza del programma comunista, il frutto di una ricostruzione a posteriori. Questa non regge a uno studio della storia reale (la frazione guidata da Bordiga stava ancora nel PSI nel 1920), ma non è arbitraria nella misura in cui l'aspirazione a ristabilire la «vera» dottrina di Marx ed Engels contro le «deviazioni» revisioniste e centriste fu allora, se ci affidiamo alla periodizzazione di Karl Korsch (cfr. Marxismo e filosofia), il tratto distintivo del «terzo periodo» del marxismo. L'invarianza del programma è solo una variazione tardiva su un tema molto più diffuso, legata a doppio filo all'esistenza di un sedicente «socialismo realizzato»; qualsiasi critica che si limiti a sottolinearne la falsità è superficiale, poiché né la storia né le teorie evolvono secondo una razionalità astratta e disincarnata. Inoltre, è bene evidenziare che la convergenza di queste correnti, così come il loro successivo divergere, non avvennero «in ambiente sterile», ma a partire da e in seno a contesti nazionali e persino locali storicamente determinati, con le loro specificità e le loro singolari modalità di costituzione. Il contesto italiano, in particolare, continuava a essere segnato, da un lato, dallo sviluppo assai precoce ma travagliato dei rapporti sociali capitalistici1 e, dall'altro, dalla recente unificazione del paese sotto il vessillo del federalismo monarchico (e non sotto quello del repubblicanesimo unitario mazziniano), nella prevalente indifferenza delle masse popolari.
Per capire quanto sia cambiata la politica nel giro di un paio di decenni, approssimativamente gli ultimi del secolo scorso, basta mettere a confronto cosa contrapponeva fino a quel periodo le maggiori forze politiche con ciò che le contrappone ai nostri giorni.
Machina Sapiens di Nello Cristianini contiene già nel titolo l’indicazione di una svolta epocale per l’umanità e il Pianeta di cui nessuno conosce davvero i possibili sviluppi. La convinzione dello scrittore Arthur Charles Clarke che le tecnologie avanzate risultino spesso indistinguibili dalla magia trova conferma nel fatto che oggi si tende a guardare all’intelligenza artificiale generativa come a una sorta di oracolo. Restando ancora per un istante nell’ambito del magico o del divino, si potrebbe dire, con una battuta, che se l’attingere dall’albero della conoscenza (del bene e del male) da parte dei Progenitori ha scatenato l’ira di Dio, ora i loro lontani discendenti sembrerebbero intenti a consegnare la conoscenza conquistata a caro prezzo (evidentemente senza aver imparato a distinguere il bene dal male) a una nuova divinità chiamata macchina (intelligente) rimettendosi al suo (sconosciuto) volere.



L’ormai consolidata attitudine nel guardare agli avvenimenti con uno sguardo da hooligans – che è cosa ben diversa da un occhio partigiano – induce sfortunatamente molti di noi a posizionarci, rispetto anche ad avvenimenti tragici come le guerre, come se si trattasse di scegliere tra curva sud e curva nord. Mentre, ovviamente, la realtà è sempre più complessa e sfaccettata, e per essere davvero compresa e valutata richiede che si metta da parte la propria scelta di campo, cercando innanzitutto di selezionare le notizie e le fonti non in base alla coerenza emotiva col nostro sentire, ma alla loro veridicità.




































