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thomasmuntzer

La sinistra annega nell’Aquarius

di thomasmuntzer

Questa volta ci lanciamo in un post di analisi politico-filosofica. Non portiamo numeri e grafici a sostegno della nostra tesi ma proveremo a motivare le nostre affermazioni con qualche buon suggerimento di lettura.

La sinistra, Italiana ed Europea, è allo sbando. Anzi, per usare le parole di Fassina (ottimo analista, timido politico) nel quadro attuale la sinistra è morta. Tanto quella liberale (il PD) quanto le varie formazioni “radicali”, prive di qualsiasi presa tra la gente e/o punto fermo ideologico.

La vicenda della nave Aquarius rappresenta l’ultimo psicodramma della sinistra che procede in direzione ostinata e contraria rispetto a quello che dovrebbe essere il suo popolo. Varie umanità “sinistre”, capeggiate da presunti intellettuali, si sono lanciate in considerazioni che coprono tutto lo spettro della cialtroneria dal disonesto (Saviano) all’imbarazzante (Albinati).

Dal punto di vista tattico, la scelta mi sembra anche logica. Da quarant’anni la sinistra ha sacrificato la difesa del lavoro sull’altare del mercatismo global-€uropeista. La base sociale si è quindi svuotata di operai e riempita di esponenti di classe medio/alta con pretese intellettualoidi. I temi fondamentali sono diventati quelli di un grande partito radicale: le libertà:

– Libertà di comprare ciò che si vuole (figli compresi)
– Libertà di unirsi con chi si vuole
– Libertà di drogarsi come si vuole
– etc.

È del tutto naturale quindi che il mondo della sinistra come un sol uomo si sia scagliato contro il Ministro dell’Interno. Reo, non di aver messo in pericolo i naufraghi soccorsi dall’Acquarius con l’aiuto della Marina Italiana (nessuno a bordo ha mai rischiato nulla), ma di aver limitato la libertà dei migranti di scappare dalla guerra (!?) e sbarcare in Italia.

Mi sta benissimo. Quello che i sinistri si rifiutano di capire però, è che il liberalismo dei costumi è filosoficamente propedeutico al liberalismo economico. Sostenendo la libertà di chiunque di andare dove gli pare nel mondo è difficile opporsi alla libera pretesa dei padroni di pagare i lavoratori 4 euro l’ora. O forse questo a sinistra lo si sa benissimo?

Ma torniamo alla nave Acquarius e proviamo a analizzare il tema migratorio da un punto di vista marxiano. In quest’ottica destra e sinistra sono semplicemente due categorie borghesi, che si differenziano solo per un diverso atteggiamento rispetto alla sovrastruttura dei rapporti di classe. Entrambe sono quindi un nemico da sconfiggere per il raggiungimento della società socialista internazionale.

Questo per quanto riguarda la strategia e l’obiettivo finale. D’altra parte qualsiasi risposta marxiana a un problema concreto non può che tenere conto della prassi dei rapporti di forza tra capitale e lavoro. In particolare un vero marxiano sosterrà tatticamente, ma senza indugi, qualsiasi azione concreta possa arrecare danno all’architettura del capitalismo liberista imperante.

Alla luce di tutto questo, non può esserci alcun dubbio riguardo la posizione da prendere nella dialettica Salvini vs. Aquarius-ONG. Al netto delle reazioni isterico/scomposte della sinistra (anche e soprattutto radicale), il vero marxista sa benissimo come interpretare il fenomeno migratorio.

L’immigrazione è un mero strumento del capitale. Serve a spezzare il fronte dei lavoratori creando un esercito industriale di riserva disposto a sostituire i lavoratori attuali a condizioni contrattuali peggiori.

Chiarissima in questo senso è la lettera di Marx a Meyer e Vogt del 1870 riguardo i rapporti tra Irlanda e Inghilterra:

Per quanto riguarda la borghesia inglese questa ha in primo luogo in comune con l’aristocrazia inglese l’interesse a trasformare l’Irlanda in pura e semplice terra da pascolo che fornisce carne e lana ai prezzi più bassi possibili per il mercato inglese. Essa ha lo stesso interesse a ridurre la popolazione irlandese al minimo mediante esproprio e emigrazione forzata; in modo che il capitale inglese possa funzionare in questo paese con sicurezza. 

Ma la borghesia inglese ha interessi ancora più notevoli nell’attuale economia irlandese. Attraverso la continua e crescente concentrazione dei contratti di affitto l’Irlanda fornisce il suo sovrappiù al mercato del lavoro inglese e in tal modo comprime i salari nonché la posizione materiale e morale della classe operaia inglese.

E ora la cosa più importante! In tutti i centri industriali e commerciali dell’Inghilterra vi è adesso una classe operaia divisa in due campi ostili, proletari inglesi e proletari irlandesi. L’operaio comune inglese odia l’operaio irlandese come un concorrente che comprime il suo tenore di vita. Egli si sente di fronte a quest’ultimo come parte della nazione dominante e proprio per questo si trasforma in strumento dei suoi aristocratici e capitalisti contro l’Irlanda, consolidando in tal modo il loro dominio su se stesso. L’operaio inglese nutre pregiudizi religiosi, sociali e nazionali verso quello irlandese. Egli si comporta all’incirca come i bianchi poveri verso i negri negli Stati un tempo schiavisti dell’unione americana. L’irlandese lo ripaga con la stessa moneta. Egli vede nell’operaio inglese il corresponsabile e lo strumento idiota del dominio inglese sull’Irlanda.

Sostituite pure l’Irlanda con un qualsiasi paese africano e la borghesia inglese con la borghesia transnazionale cosmopolita contemporanea e avrete una fotografia fedele dei rapporti tra Africa e mondo occidentale.

La migrazione è quindi al tempo stesso:

  1. un prodotto dell’oppressione predatoria del capitale verso determinate regioni del mondo.
  2. un mezzo per spezzare il fronte internazionale dei lavoratori mettendo gli uni contro gli altri.

Ora, aristotelicamente, chi vuole i mezzi per ottenere una cosa e le conseguenze di questa qual cosa vuole anche la cosa stessa. Se voglio la bomba atomica e il fall-out radioattivo, ne consegue che voglio anche il bombardamento di Hiroshima. Fuor di metafora, chi oggi appoggia il fenomeno migratorio (per di più gestito da ONG che rispondono a interessi privati) appoggia il capitale. È quindi un nemico del lavoro.

Punto.

Non c’è molto altro da aggiungere. Se non una carrellata di interventi anti-immigrazione da parte di personaggi insospettabili (per il sinistro medio). Enjoy!

  1. Georges Marchais, segretario del Partito Comunista Francese dal 1972 al 1994 si scaglia contro l’immigrazione clandestina e regolare:  https://youtu.be/zAhonqXr56s
  2. Gyula Thürmer, segretario del Partito dei lavoratori Ungheresi dal 1989 (il partito comunista lì non si può più chiamare comunista per legge) si esprime a favore delle politiche di Orban.
    https://youtu.be/LwsYSLSVF58
  3. Ha-Joon Chang economista keynesiano, nel suo libro “23 cose che non ti hanno mai detto sul capitalismo“, si esprime così:
    I salari nei paesi industrializzati sono determinati più dal controllo sull’immigrazione che da qualunque altra cosa, inclusa qualsiasi legge sul salario minimo

    qui un estratto del libro.

    Addendum del 19/06/2018 

  4. Jeremy Corbyn, segretario del partito Laburista inglese dal 2015, personaggio che personalmente non amo e che trovo ambiguo, ma certamente non il prototipo del fascio-leghista-razzista:
    https://www.newstatesman.com/politics/staggers/2017/07/jeremy-corbyn-wholesale-eu-immigration-has-destroyed-conditions-british

Sono sicuro ci siano molti altri esempi.

La sinistra è annegata nell’Aquarius. Per fortuna noi abbiamo un salvagente marxista che può evitarci di fare la stessa fine. Non ci resta che tumulare la fetida carcassa e adoperarci per la nascita di una nuova forza politica in grado di difendere gli interessi del lavoro senza pregiudizi identitari che fanno esclusivamente il gioco del capitale.

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Comments   

#6 Eros Barone 2018-06-25 23:15
Il proletariato inglese dell'Ottocento - spiegano Marx ed Engels in una lettera che ha un'attualità impressionante non perché 'profetica', ma semplicemente perché è l'espressione di capacità analitiche, anche di carattere autocritico (= approssimazioni successive), derivanti da una teoria scientifica corretta, cioè vera -; il proletariato inglese dell'Ottocento, dicevo, divennne impotente perché non riuscì a capire (= azione frenante dell'aristocrazia operaia) che solo lottando per la liberazione dell'Irlanda avrebbe potuto indebolire il potere che lo schiacciava. In altri termini, come Marx ed Engels chiariscono nei loro numerosi scritti dedicati alla questione irlandese, la chiave della rivoluzione europea era, sì, in Inghilterra, ma la chiave della rivoluzione inglese era in Irlanda.
Oggi, solo aiutando i popoli dei paesi periferici a liberarsi dal dominio euro-americano, il proletariato delle metropoli potrà liberarsi dall'impotenza che lo ha costretto a cedere, sul piano sindacale e politico, le conquiste ottenute con tante lotte. Non per nulla, nella lettera a Meyer e Vogt Marx parla della espulsione dei contadini irlandesi dalle terre trasformate in terra da pascolo per procurare al mercato inglese carne e lana. Mentre l'Irlanda si spopolava, trasferiva con l'emigrazione il suo 'surplus' di forza-lavoro in Inghilterra, determinando oggettivamente (non soggettivamente, come certe interpretazioni 'intenzionalistiche' vorrebbero far credere!) l'abbassamento dei salari e il peggioramento delle condizioni di vita dei proletari. A questo proposito, è interessante, oltre che piacevole, riportare un passo di un articolo scritto da Marx per il "The New York Daily Tribune", pubblicato il 22 marzo 1853, ove l'autore confronta le migrazioni antiche con quelle moderne: "Ma nel caso dell'emigrazione contemporanea le cose sono all'opposto. Non sono i limiti delle forze produttive a creare una popolazione eccedente; è l'aumento delle forze di produzione che richiede una diminuzione della popolazione, e spinge via l'eccedente con le carestie e l'emigrazione. Non è la popolazione che spinge sulle risorse produttive, ma le forze produttive che spingono sulla popolazione. Ora io non sono d'accordo né con l'opinione di Ricardo, che considera "il reddito netto" come il Moloch al quale bisogna sacrificare tutta la popolazione [idest, i liberoscambisti], senza nemmeno lamentarsi, né con l'opinione di Sismondi, il quale, nella sua filantropia ipocondriaca, conserverebbe i metodi sorpassati dell'agricoltura coercitivamente e bandirebbe la scienza dall'industria, così come Platone espulse i poeti dalla sua repubblica [idest, fautori della decrescita, ruralisti, populisti e ambientalisti più o meno oscurantisti]. La società sta subendo una rivoluzione silenziosa, alla quale bisogna sottomettersi, e che non si interessa delle vite umane che distrugge più di quanto un terremoto si interessi delle case che fa crollare. Le classi e le razze, troppo deboli per controllare le nuove condizioni, devono fare largo."
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#5 Mario Galati 2018-06-25 22:27
Scusate, l'errore. "Credo che di questi tempi occorra non solo non dirlo, ma anche escluderlo espressamente", è la frase giusta.
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#4 Mario Galati 2018-06-25 22:23
Di questi tempi non occorre solo non dirlo, ma anche escluderlo. Credo che thomasmuntzer nemmeno lo pensi, ma non dobbiamo dare nessun appiglio a chi lo pensa veramente.
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#3 ThomasMuntzer 2018-06-25 22:12
Quoting Mario Galati:
Ciò che non considera thomasmuntzer è che il salvagente marxista non è quello che si sottrae ad un altro lavoratore immigrato.

Chi ha mai detto questo?
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#2 Fabrizio Marchi 2018-06-25 21:38
Sottoscrivo il commento di Mario Galati. Questa è la contraddizione che stanno vivendo molti comunisti.
Per il resto, sull'analisi della "sinistra" e la necessità di intonarle il de profundis sono completamente d'accordo.
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#1 Mario Galati 2018-06-24 21:34
Ciò che non considera thomasmuntzer è che il salvagente marxista non è quello che si sottrae ad un altro lavoratore immigrato.
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