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sinistra

Conseguenze del pensiero

di Paolo Bartolini

In principio è l'azione, diceva Goethe, ed è tanto vero che anche il gesto linguistico va inteso come azione che acquisisce il suo senso in uno spazio comunitario, dove la parola facilita atteggiamenti coordinati tra gli umani che appartengono a un medesimo gruppo. Poi c'è un aspetto che sta molto a cuore a noi filosofi: in base a come pensi, così agirai. La tua visione del mondo produce effetti, perché orienta percezioni e decisioni. Ecco allora che il cerchio si chiude. Fare teoria, fare discorsi, non è un passatempo, onanismo a tempo perso: è ricerca di una coerenza, per quanto aperta e talora conflittuale, che possa guidare un'etica adeguata. 

Trasposto tutto ciò alla situazione politica attuale, e ai relativi dibattiti online, ecco cosa ne deriva. Prendiamo tre opinioni intorno ai rapporti tra centro-destra e centro-sinistra (la mia è la numero 3):

1) Sono tutti uguali: vanno combattuti come se fossero la stessa cosa.

2) Il centro-sinistra è l'unico argine di un certo peso nei confronti del nuovo fascismo.

3) Il centro-sinistra, dopo la caduta del Muro di Berlino, è divenuto simmetrico e complementare al centro-destra: non sono affatto uguali su tutto, ma sull'essenziale (economia e politica internazionale) si assomigliano troppo e risultano entrambi al servizio del neoliberalismo. 

Ora ragioniamo, pensando al quadro politico italiano e alle future elezioni.

1) Se csx e cdx sono indistintamente "nemici da abbattere", si potrà solo pensare la politica come alternativa a questi due poli. Il problema, non da poco in tempi di guerra e di catastrofi incombenti, è che qualsiasi forza provi a conquistare la sua "autonomia popolare" (come dice uno degli influencer del dissenso) superando la dicotomia destra/sinistra, difficilmente avrà i numeri per fare qualcosa prima di alcuni lustri. Nel mentre ci teniamo Meloni e i fascioliberisti (ma a costoro non interessa, poiché la premessa da cui seguono le scelte politiche è che non esista un pericolo fascista e che il blocco csx-cdx sia uno schifo uniforme e omogeneo).

2) Se il csx è la salvezza di default, perché dall'altra parte - come ai tempi di Berlusconi - c'è il Male assoluto, allora qualunque politica riformista, pur silente su questioni vitali come riarmo e conflitto NATO/Russia/Ucraina, va considerata utile per scalzare Meloni e i suoi dal Governo. Purtroppo, in questo caso, se non si vede che il neoliberalismo è l'avversario principale, origine di tutte le derive di estrema destra a cui assistiamo in questi anni, si rischia di coltivare una mera alternanza tra due aree politiche complementari. Risultato? Meno fai la sinistra, più crescono i fasci. E dopo ogni elezione condotta agitando Bella Ciao e slogan antifascisti, in assenza di posizioni di rottura rispetto al sistema neoliberale e atlantista, si finisce con aprire praterie di consenso alle destre e al loro razzismo.

3) Se non si cade nella banalizzazione per cui "sono tutti uguali", e si ammette che il centro-sinistra sui diritti civili e in chiave culturale è spesso meno arretrato del centro-destra, allora si può anche reclamare che il csx strutturi una proposta politica neo-socialista altrettanto avanzata, prendendo le distanze per sempre dalle logiche di establishment (quelle abituali del PD, per intenderci) che rendono impossibile prendere voti tra gli astenuti e tra i giovani più politicizzati. In mancanza di una prospettiva di reale alternativa, il csx va criticato e boicottato, continuando però a cercare di dialogare con la sua base elettorale. 

Chi abbraccia il terzo orientamento non sminuisce il pericolo reazionario e tecno-fascista, non si appiattisce sul centro-sinistra e non si accontenta di partitini duri e puri (quasi sempre settari). Fa la spola tra posizioni critiche diverse, chiedendosi come dar loro una forza concreta in Parlamento e nei territori. Rifiuta la logica del meno peggio che alimenta sempre il peggio. Insomma, realismo visionario - come amo chiamarlo - per stare con i piedi per terra e guardare l'orizzonte a testa alta.

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