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piovonorane

De Bortoli, Boschi e l'aria che ci circonda

di Alessandro Gilioli

Se l'aria è inquinata e tutti la respiriamo, tutti ne avremo nocumento.

E l'aria che respiriamo, nel confronto politico in Italia, è inquinata.

Il punto è che, esattamente come avviene nelle città dove a inquinare è ciascuno di noi con la propria auto, anche qui gli inquinatori siamo noi.

Noi che nel confronto politico rifiutiamo anche le leggi più semplici della logica, dell'onestà intellettuale e del buon senso pur di vincere ogni giorno il derby della comunicazione. Nei talk show, nelle dichiarazioni ai giornali, nel battibecco sui social network, insomma in tutti quei diversi campi di gioco in cui pensiamo che si formi l'opinione prevalente.

Prendete il caso Boschi.

Prendetelo nella sua semplicità, nelle sue basi indiscutibili: c'è un giornalista italiano tra i più noti, ex direttore di Corriere della Sera e Sole 24 Ore, che scrive in un libro di un comportamento molto poco opportuno di un potente della politica, relativo a una banca. Il suo racconto ha al centro un testimone-chiave, il quale al momento tace ma prima o dopo sarà costretto a smentire o a confermare: o Boschi gli ha chiesto di salvare la banca del papà o non gliel'ha chiesto.

Nel primo caso sarebbe difficile non vedere un comportamento eticamente inaccettabile da parte del politico, che quindi dovrebbe farsi da parte. Nel secondo caso a doversi fare da parte, dopo opportune scuse, dovrebbe essere il giornalista.

Questo si direbbe in un Paese ragionevole, in cui tutti vogliamo respirare aria pulita per ragionare meglio.

Invece no.

Invece il tifo da ultras annebbia gli occhi e gonfia le giugulari.

Allora accade che le reazioni siano:

1. «Si tratta di una bufala montata dal M5S per nascondere le sue disgrazie, dai rifiuti di Roma agli scandali di Palermo» (Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera); «Attaccare Maria Elena Boschi non rimuoverà i rifiuti dalle strade» (Ivan Scalfarotto): ma a raccontare dell'episodio non è stato il M5S, né Ferruccio de Bortoli è sospettabile di simpatie M5S; quanto ai rifiuti di Roma e agli scandali di Palermo, non c'entrano nulla: qui bisogna solo sapere se Boschi ha o non ha chiesto a Ghizzoni di prendersi Banca Etruria.

2. «Solidarietà e forte vicinanza al sottosegretario che sta operando benissimo ed è oggetto di attacchi dietro cui si celano tentativi di disarticolare l'azione di governo (Enrico Costa, ministro): ma che Boschi stia operando bene o male qui non c'entra niente, qui si tratta solo di sapere se de Bortoli ha scritto il vero o il falso, e non si capisce bene chi dovrebbe "celarsi" dietro de Bortoli.

3. «Mi sembra chiaro il tentativo di circondare me e il governo» (Maria Elena Boschi): come sopra, certamente c'è qualcuno che vuole fare fuori il governo, com'è normale in democrazia, ma di nuovo qui si tratta solo di sapere se de Bortoli ha scritto il vero o il falso. È vero? Boschi se ne vada. È falso? De Bortoli chieda scusa.

4. «Non si può fare un'accusa grave come quella che l'ex direttore ha avanzato contro la Boschi, senza portare le prove» (Dario Nardella, sindaco di Firenze, sulla stessa falsariga di svariati opinionisti vicini al governo: ma qui, ovviamente, l'unica "prova" possibile è quella di cui sopra, cioè la conferma o smentita di Ghizzoni, e un giornalista (che non è un pm) se apprende una notizia di tale rilevanza da fonte di cui si fida ha non già il diritto, ma proprio il dovere di condividerla con la società; poi come ovvio mette in gioco la sua credibilità se la notizia dovesse rivelarsi infondata. E se ci sarà una querela, ci sarà anche un testimone - Ghizzoni - che a quel punto dovrà per forza uscire dal silenzio.

5. «De Bortoli vuole solo vendere il suo libro e con quell'accusa alla Boschi si è fatto pubblicità» (commento più diffuso ieri nei post dei renziani) e qui siamo semplicemente al grottesco: è ovvio che de Bortoli vuole vendere il suo libro, ma con permesso chissenefrega, quello che conta è se la notizia riportata a pag. 209 è vera o falsa, non se vuole vendere il suo libro.

6. «Una fetta del grande capitale vuole Renzi morto. Per sostituirlo con chi? Questa è la vera domanda da porsi» (giuro, l'ho letta veramente).

7. «De Bortoli ha tra i suoi requisiti lanciare campagne insincere contro la casta di cui lui e i suoi editori hanno sempre fatto parte integrante, ha il ciuffo che piace e che gli invidio»; ciò che scrive su Boschi e Ghizzoni «è un dettaglio del piffero, una di quelle scemenze buone per il blog di Gribbels o per il telegiornale del mio caro amico Enrico, non un tema su cui sprecare righe di inchiostro» (Giuliano Ferrara): ed evidentemente ciascuno ha un diverso metro di giudizio e di accettabilità del comportamento dei politici, al cittadino Ferrara non interessa se un ministro usa il suo ruolo per ragioni familiari, magari a molti altri sì - e comunque (di nuovo) con la veridicità o falsità della notizia non c'entrano né il ciuffo di de Bortoli, né la casta né il resto.

Questa è l'aria che produciamo. Il ciuffo di de Bertoli. Chi si cela dietro di lui. Le sue ambizioni editoriali. Vuole circondare il governo. I rifiuti di Roma. E comunque sarebbe una notizia del piffero.

Questa è l'aria che produciamo.

E, s'intende, oggi è accaduto per un'esponente del Pd. Ma accade sempre allo stesso modo, quale che sia il partito o il movimento a cui appartiene il politico di cui si parla. Non si guarda alla verità o falsità della cosa, ma si va alla ricerca delle trame, del cui prodest, dei complotti, dei retropensieri, dei ciuffi.

E così inquiniamo l'aria. Quella che poi respiriamo. Quella in cui abitiamo tutti.

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