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orizzonte48

La guerra civile fredda negli Usa

L'interesse della Germania... e quello italiano

di Quarantotto

1. Ci conforta ("rallegra" sarebbe francamente eccessivo) che dalla Germania arrivi un riscontro alla congettura che avevamo formulato in questo precedente post

"...la Merkel, (certamente "piccata" a titolo personale per il trattamento ricevuto nella sua visita a Washington), inaugura la, per molti versi clamorosa, linea di esplicito anti-americanismo, giustificato dall'avversione ad personam verso l'attuale POTUS.

...è meglio chiarire in cosa realmente si traducano i "passaggi fondamentali" che la Merkel vorrebbe imporre, reclamando una leadership fondata sullo "stato di eccezione" - cioè sulla (di lei) effettiva sovranità, a ben vedere- determinato dalla situazione conflittuale con Trump...da lei stessa creata (!). 

 

2. Il riscontro è in questo post di "Voci dalla Germania", di cui riporto il passaggio più pertinente al tema: 

"a) che Merkel intenda mettere in campo una nuova "dottrina geostrategica" che implica un allontanamento dagli Stati Uniti è altamente improbabile. Angela Merkel è personalmente ancora molto ben collegata con gli Stati Uniti. E' supportata senza riserve ed in maniera convinta da una parte molto consistente degli Stati Uniti, appoggio ben visibile durante la partecipazione di Obama alla "Giornata della Chiesa Protestante". Merkel si trova evidentemente a suo agio con quella parte degli Stati Uniti che non sostiene Trump, con la NATO guidata dagli USA e probabilmente anche con una larga parte dell'amministrazione americana. 

b) il conflitto con gli "Stati Uniti di Trump" potrebbe essere addirittura parte di un accordo. Merkel in questo modo potrebbe contribuire ad isolare ulteriormente Trump e a fare in modo che ci si possa sbarazzare di lui. L'attacco di Merkel permette al New York Times e al Washington Post di esagerare lo scontro in corso e di poter parlare di uno "spostamento tettonico"."

 

3. Naturalmente, dobbiamo sempre tener conto della genesi a trazione USA della costruzione europea, che si serve della Germania cui, appunto, viene concessa la posizione di paese egemone in €uropa in cambio del ruolo di garante del controllo politico-economico degli Stati europei in funzione del preminente interesse statunitense. Lo abbiamo già visto: 

a) Qui, p.4:

"E' stata Washington a guidare l'integrazione europea nei tardi anni '40, finanziandola in modo "coperto" tramite le Amministrazioni Truman, Eisenhower, Kennedy, Johnson e Nixon.

Sebbene talvolta irritati, gli USA hanno fatto affidamento sull'unione europea da allora per dare ancoraggio agli interessi regionali americani accoppiati nella NATO...

La dichiarazione Schuman che segnò la riconciliazione franco-tedesca - e che avrebbe condotto alla Comunità europea nei suoi vari stadi- fu preparata dall'allora Segretario di Stato Dean Acheson nel summit di Foggy Bottom (ndr; un nome in sé già presago dei contorni indefiniti, per le opinioni pubbliche, dei disegni perseguiti). "E' cominciato tutto a Washington" dichiarò il capo dello staff di Schuman.

...Fu l'amministrazione Truman che "forzò" i francesi a cercare un modus vivendi con la Germania nel primo dopoguerra, arrivando persino a minacciare di tagliarle i fondi del Piano Marshall in un acceso meeting coi leader francesi che recalcitravano nel 1950.

...Negli anni che seguirono vi furono gravi errori di valutazione, naturalmente. Un "memo" datato 11 giugno 1965, impartisce al vicepresidente della Commissione europea l'istruzione di perseguire l'unione monetaria in modo "innavvertito" (dalle opinioni pubbliche: "by stealth"), sopprimendo il dibattito fino a quando "l'adozione di tale proposta non fosse divenuta praticamente ineludibile"...

b) e qui, nell'intervento originale di Di Vittorio (Camera dei Deputati, seduta di lunedì 16 giugno 1952, dibattito sulla ratifica del trattato CECA, Atti Parlamentari, pagg. 38833 e ss.) circa la consapevolezza che, la parte più attenta della (allora) sinistra, dimostrò di avere riguardo al fatto che alla prevalenza degli interessi privati (!) della grande industria (franco)tedesca, corrispondesse un'inevitabile e simmetrica sottomissione italiana:

Il piano Schuman sottopone l’Italia, in materia di politica economica, alla dominazione straniera; il piano Schuman affida in mani straniere lo strumento più potente ed efficace di cui l’Italia dispone, cioè la sua siderurgia, che è invece la base indispensabile, fondamentale, direi unica, al fine di compiere lo sforzo per accelerare 1’industrializzazione del nostro paese, la meccanizzazione dell’agricoltura e quindi lo sviluppo economico e civile di tutta la nazione. È vero, vi è un articolo del trattato che stabilisce che l’Italia, nel pool del carbone e dell’acciaio, nella cosiddetta comunità europea, è a parità di condizioni con altri Stati; ma questa eguaglianza è puramente fittizia.”

...

“Il fatto stesso che il trattato prevede una maggioranza qualificata nell’ambito dell’Alta Autorità, per tutte le decisioni importanti, esclude l’Italia automaticamente dall’avere un peso in queste decisioni. 

Quindi, la sottomissione del1’Italia ad interessi stranieri è sancita, è ammessa e consumata. Questa fittizia uguaglianza giuridica, dunque, si può benissimo paragonare a quella uguaglianza giuridica che una compagnia di lupi offrisse a degli agnelli.

...

Qui si tratta, dunque, di una coalizione di Stati che amministra interessi privati, non certo per subordinarli a quelli della collettività. Qui avviene il contrario: sono gli interessi e le esigenze di vita e di sviluppo della collettività che vengono subordinati agli interessi privati dei monopoli americani che si sono inseriti nei monopoli tedeschi e francesi.

Tutto ciò, naturalmente, fa dire a voi: ma finalmente avremo la liberalizzazione, ed in questo modo vi sarà il libero scambio e quindi grandi possibilità di sviluppo. Noi non ci crediamo, e non crediamo nemmeno alla liberalizzazione in senso assoluto come fattore di progresso. Adesso si dice: ma voi siete allora dei protezionisti. Questa è una polemica antica: protezionismo e liberismo.

Noi proletari siamo per lo sviluppo economico e civile massimo di tutte le nazioni, a cominciare dalla nostra. Se a questo scopo, in determinate condizioni storiche, politiche ed economiche, può servire il liberismo, siamo liberisti, se in determinate condizioni invece può servire una protezione ragionevole del caso per caso, siamo anche protezionisti; l’essenziale è stimolare al massimo il progresso economico e civile della nazione.”

 

4. Ci è parso utile non linkare semplicemente queste premesse e riportarle per intero. 

La Merkel incarna una rivendicazione "definitiva" della sovranità sull'intera €uropa intorno alla sua leadership

E questo non può che significare l'ulteriore escalation di quella sottomissione dell'Italia a interessi stranieri e, per di più, privati. Non a caso, Di Vittorio, anticipa, di oltre 50 anni, il senso sostanziale di quel "diritto internazionale privatizzato", mediante trattati multilaterlali di liberoscambio, di cui parla Lordon, (v. qui, p.6).

Il "piano segreto" della Merkel accentua e porta a compimento il disegno di una Germania mandataria degli USA, - intesi come quella componente fondamentale della loro struttura di potere che sottosta costantemente alla "costruzione europea"-,  e massimizza al massimo grado la realizzazione di questi interessi solidali.

 

5. L'elemento di dissonanza, rispetto al lineare percorso di questo "sodalizio", è quella sorta di guerra civile fredda che, all'interno degli USA, vede contrapporsi l'attuale presidente al c.d. Deep State (sintesi di un conglomerato di interessi economico-finanziari, bipartisan, strutturati all'interno dello Stato USA, secondo la stessa definizione che ne danno i commentatori americani).

La Merkel, come ci suggerisce il surriportato articolo di Albrecht Müller, è in fondo coerente con la "tradizionale" posizione, e convenienza, della Germania. 

Ma la lotta di potere interna agli USA non è ancora decisa: Trump pare aver delle frecce al suo arco. 

E ce lo dimostra l'intera portata della sua "mossa", per interposta Arabia Saudita, sul Qatar: che è stata infatti definita un "terremoto geopolitico". E che ha, tuttavia, anche dei notevoli risvolti in termini di politica interna statunitense...

5.1. Naturalmente, in tutto questa gigantesca lotta di potere, l'Italia non pare aver chiaro da che parte gli convenga stare.  

Gli interessi economici e sociali nazionali, per la verità, suggerirebbero di rammentare la "lezione" di Di Vittorio e di non farsi tirare dentro un assurdo allineamento con gli interessi tedeschi e con la loro violazione dei più elementari principi di leale cooperazione politico-commerciale con il resto del mondo.

Più probabilmente, - mentre tra "sconti" sedativi (preelettorali) sulla legge di stabilità e prospettive di accentuazione della "durezza del vivere", propugnate da Bankitalia (e non solo), si avvicina un redde rationem elettorale-, si sceglierà di non scegliere.

La stessa idea che un governo tecnico possa avvicendarsi a quello attuale per portare a termine la legislatura esclusivamente in funzione dell'approvazione di una legge di stabilità imposta sotto l'egida della volontà dei "mercati", conferma l'irrilevanza del voto, quanto e più dell'ipotesi di un anticipazione delle elezioni subordinata all'approvazione generale della stessa legge di stabilità.

Ma così facendo, "non scegliere", e quindi fingere che la situazione sia sostenibile rimanendo nella traiettoria dell'eurozona a leadership franco-tedesca, fa crescere la possibilità che si verifichi un neo 25 luglio...

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Comments   

#1 francesco Zucconi 2017-06-11 01:36
Uomini con il coraggio fisico,
la grandezza politica e culturale di un
Grandi o di un Bottai non ne vedo...
Magari ci fossero....
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