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Noioso ripetere, ma...obbligatorio (data l’ignoranza imperante)
Gianfranco La Grassa
1. Ancora pochi giorni fa, un amico (nemmeno proprio un semicolto, anche se, ahimé, legge “Micromega”, il concentrato della demenza di “sinistra”) mi ha contestato il fatto d’aver sostituito la lotta tra capitale e lavoro con la geopolitica. Bontà sua, mi ha risparmiato la “lotta di classe”, la lotta tra borghesia e proletariato. Tuttavia, non c’è un gran miglioramento, anzi! La “lotta di classe”, come idea intendo dire, è partita quasi due secoli fa, ha avuto poi un rigurgito un po’ nauseante (sempre come idea) con il ’68 del secolo scorso ed infine è finita in conflitto capitale/lavoro; in Italia, direi soprattutto dopo la sconfitta della “Classe Operaia” alla Fiat nel 1980.
La lotta di classe partiva da certe analisi di Marx – compiute nel suo “laboratorio” d’epoca, l’Inghilterra – che avevano un loro realismo, non avevano comunque proprio nulla dell’utopia. A metà ‘800 era appena terminata la prima “rivoluzione industriale” (grosso modo 1760-1840). Appena appena si cominciava ad intravvedere quella che verrà denominata impresa, che significa appunto iniziativa di un dato “soggetto” (non di un individuo). In definitiva, si indica una unità organizzativa attiva nella sfera economica; ma non necessariamente nel processo produttivo in senso stretto, di trasformazione di dati materiali in prodotti per soddisfare certe esigenze, trasformazione attuata in quelle che vengono più specificamente denominate fabbriche e che sono prese in considerazione da Marx quale struttura portante della società nel suo complesso. In base all’idea che per poter sopravvivere, ogni società (non solo quella capitalistica) deve produrre, nel senso di trasformare materiali forniti dalla natura in oggetti d’uso sociale; anche come mezzi di produzione per successivi processi trasformativi.
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Tra l'Europa impossibile e la Nazione impotente
Ridefinire il progetto per i tempi a venire
Pierluigi Fagan

Dopo la seconda guerra mondiale, l’Europa ed i suoi principali stati componenti, si svegliarono in un nuovo, inedito, mondo. Per la prima volta nella storia, il mondo andava connettendosi in modo tale da presentarsi come un sistema unico. Per la prima volta nella storia degli ultimi quattro secoli, l’Europa non era più il centro del mondo, le proprie diatribe interne non diventavano la trama che si proiettava sul resto del pianeta e soprattutto, nessun attore europeo poteva ritenersi vincitore di alcunché avendo tutti perso, sia la guerra, sia la legittimità culturale a porsi come modello di riferimento. Il dopoguerra si presentò come una tenaglia che stringeva una Europa devastata e smarrita, tra la pressione americana e quella sovietica. Successivamente, la globalizzazione rese chiara la vastità del mondo e fece emergere nuove potenze. Lo stato nazione europeo, cioè di piccola-media dimensione in un ambiente eccessivamente frazionato e competitivo, nasce dentro uno scenario eurocentrico ma oggi lo scenario non solo non ha più centro in Europa ma forse non ha neanche centro in sé per sé. Da qui, la crisi del concetto stesso di stato-nazione europeo.
Questa crisi oggettiva alimentò le prime idee sul superamento dello stato-nazione europeo che si posero la domanda del “come”?
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'Propaganda russa': il nuovo fantasma che si aggira per l'Europa
di Giulietto Chiesa
C'è un nuovo fantasma che si aggira in Europa, dopo quello del comunismo: la "propaganda russa". Bisogna fermarlo. Con ogni mezzo. In verità, quanto ad alcuni "mezzi", già sappiamo di che si tratta. Per contrastare la "propaganda" del "dittatore" Milosevic un missile della NATO venne sparato sul palazzo della tv di stato jugoslava, a Belgrado. Il risultato fu chirurgicamente perfetto, infatti la tv smise di fare propaganda. Ci fu qualche effetto collaterale (una quindicina di giornalisti e tecnici furono uccisi), ma in fondo anche loro erano strumenti della macchina propagandistica del "dittatore" e, dunque, andavano eliminati. Analoga operazione fu condotta a Kabul, all'inizio della guerra afghana, quando l'aviazione americana, "per errore", bombardò la sede di corrispondenza di Al Jazeera. Allora quella tv araba non era ancora "libera". Dopo quell'«errore» i suoi proprietari del Qatar capirono che dovevano cambiare linea e diventarono, saggiamente, "più obiettivi".
Certo non è sempre possibile usare mezzi così sbrigativi. Ma li si può sostituire con qualche centinaio di valigie piene di dollari nuovi di zecca. Fanno meno morti e funzionano molto bene. Tuttavia il fantasma attuale è molto più insidioso. Federica Mogherini, istruita dai suoi uffici di Bruxelles, ha dato avvio alla controffensiva contro il fantasma.
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Cose che ho notato leggendo “Il Califfato del terrore” di Maurizio Molinari
di Nicola Perugini
Questo è davvero un libro che “tutti dovremmo leggere” come suggerisce Roberto Saviano nella fascetta pubblicitaria che avvolge il libro?
La scorsa settimana ho comprato il Il Califfato del terrore. Perché lo Stato Islamico minaccia l’Occidente (Rizzoli, 2015) di Maurizio Molinari e ho notato alcune strane cose.
Apro a pagina 36 e 37, e trovo uno “scalino” nello stile di scrittura. Mi è sembrato di sentire abbastanza chiaramente la traduzione letterale da un’altra lingua. Molinari introduce la sezione “La rinascita del Califfato”, in cui spiega ai lettori religione e cultura islamica, con le seguenti parole:
L’Islam afferma di essere una religione universale, in grado di coprire ogni aspetto della vita quotidiana, e dunque ha come obiettivo ultimo uno Stato Islamico. Questa idea politica è parte integrante del concetto di ‘umma’, secondo il quale tutti i musulmani, ovunque risiedano, sono legati da una fede che trascende i confini geografici, politici, nazionali. Tale legame è la fedeltà ad Allah e al profeta Maometto. Poiché i musulmani credono che Allah abbia rivelato tutte le leggi concernenti questioni religiose e laiche attraverso il Profeta, l’intera umma è governata dalla sharia, la legge divina, applicabile in ogni tempo e luogo perché anch’essa trascende i confini.
Déja vu. Apro le pagine 16 e 17 del libro Rise of ISIS (un best seller del New York Times) di Jay Sekulow — se ne avete voglia, fate una ricerca in rete per vedere chi è Sekulow, magari se ne riparla in una prossima puntata — e trovo le stesse identiche parole, in inglese:
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Riflessioni sull’intervista di Putin al Corriere
di Militant
La lunga intervista del Corriere della Sera a Putin contiene diversi spunti sui quali sarebbe opportuno riflettere. In effetti, leggere la versione “del nemico” dell’Occidente sulle cose del mondo è assai utile, soprattutto quando rimette in ordine alcune verità fattuali completamente distorte dall’informazione liberale. Non bisogna essere “putiniani”, geopolitici o rossobruni, cedere alle sirene dell’eurasiatismo o approdare a rifiuti “culturali” dell’occidentalismo per comprendere come le ragioni della Russia siano completamente svalutate nella lettura quotidiana degli interessi strategici in campo nell’attuale scontro tra Usa-Ue e Russia. Perché se la Russia è un paese capitalista guidato da un governo conservatore (e su questo ci possono essere pochi dubbi), non per questo è automatica una simmetria tra questa e le potenze occidentali.
Non c’è alcuna lotta per l’egemonia regionale o globale, detto altrimenti, quanto un attacco geopolitico, portato avanti sia economicamente che militarmente, contro la Russia. Alcuni passaggi dell’intervista sono, appunto, parte di quella verità fattuale negata a priori dalle retoriche europeiste. E una certa indipendenza di giudizio e di autonomia politico-culturale dovrebbe consentirci di interpretare la realtà con strumenti antimperialisti e internazionalisti, non imboccati dai media mainstream.
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Moneta unica in avvitamento, tensione militare in ascesa
di Federico Dezzani
A distanza di un mese dall’articolo “A che punto è l’euro-notte”, torniamo sull’argomento assimilando le recenti novità politiche e militari: il nostro impianto analitico, secondo cui il collasso dell’euro sarà accompagnato dalla recrudescenza della guerra ucraina dietro impulso angloamericano, è corroborato giorno per giorno dall’evolversi della situazione. Le recenti tornate politiche nel Regno Unito e Spagna confermano l’avanzato stato di decomposizione dell’Unione Europea, mentre il rifiuto greco a qualsiasi ulteriore misura di austerità accelera l’uscita di Atene dall’eurozona, che scatenerebbe l’implosione della moneta unica nel lasso di qualche settimana. Se in Ucraina la tregua vacilla, le elezioni politiche in Polonia rafforzano lo scenario di un nuovo Intermarum a guida angloamericana da opporre a Mosca: le probabilità di un conflitto aumentano di pari passo con la frequenza delle esercitazioni che si svolgono dal Mar Baltico al Mar Caspio.
A Ovest defezioni
Gli imperi nascono da un città, da un popolo o da uno Stato e da lì espandono il loro dominio verso una periferia sempre più lontana: quando l’organismo politico muore, la disgregazione compie il percorso inverso, partendo dagli arti e risalendo in direzione del cuore.
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La Cina non è più il maggior detentore dei titoli del debito pubblico statunitense
Inizia il declino del dollaro con un segnale storico
Attilio Folliero
Si avvicina il collasso e il collasso sarà economico, político, ambientale e sociale come scrive Dane Wigington (1). In particolare, gli Stati Uniti, come abbiamo scritto tante volte in passato (2) sono immersi in una grave crisi che diventerà terminale con il crollo del valore della sua moneta. A titolo di esempio sulla situazione attuale degli USA diamo solamente due dati: il debito pubblico statunitense è superiore ai 18.000 miliardi (3); la Federal Reseve, la Banca Centrale degli USA, una banca privata, nel 2007 aveva un bilancio di 869 miliardi ed oggi è attorno ai 4.500 miliardi (4). La Federal Reserve come ha potuto accrescere il proprio bilancio di ben 5/6 volte in pochissimi anni? Stampando dollari!
Questa estate si svolgeranno negli Stati Uniti delle esercitazioni militari conosciute col nome in codice "Jade Helm"; l'esercito e varie agenzie governative realizzeranno delle esercitazioni congiunte e, come dicono in molti, queste esercitazioni hanno per obiettivo il controllo della popolazione civile. In sostanza molti intravedono un peggioramento della crisi, conseguenti disordini sociali ed il governo che impone la legge marziale.
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Cosa sta succedendo in Medio Oriente?
di Pierluigi Fagan
Per cercar di mettere ordine nella comprensione dei fatti che stanno accadendo in Medio Oriente, nel mondo arabo e nella penisola arabica, si possono usare varie lenti. Si potrebbe partire dallo Yemen o dagli attentati in Tunisia o dallo Stato islamico e dalla guerra civile siriana. Noi però scegliamo di puntare la lente sull’interesse e sulla strategia del player più importante non solo di quell’area ma del mondo intero: gli Stati Uniti d’America.
Chi scrive ritiene che la strategia generale della geopolitica obamiana sia quella dichiarata e che non vi sia una sottostante contro-strategia “segreta” o un ripensamento della stessa. La strategia omamiana dichiarata è quella che individua il principale problema in Asia, in Cina, da cui consegue una complessa strategia del Pacifico e un auspicato accerchiamento dello spazio di manovra cinese. Il secondo punto, oggi il primo intermini di impegno e di attualità, è la Russia, ovvero tentare un regime-change a Mosca e comunque, prioritariamente, separare Europa e Russia in ogni modo. Questo per il doppio obiettivo di impedire la formazione di un sistema euro-asiatico che taglierebbe fuori l’isola americana e di contro, creare un solido legame sistemico-esclusivo con l’Europa nella formazione di un sistema occidentale, unico e compatto, ancora in grado di pesare e condizionare gli eventi planetari in termini economici, finanziari, militari e quindi politici.
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Il vostro futuro è una nuova Norimberga
di Nico Macce
Un anno è passato dalla caduta del governo Yanukovich in Ucraina, da Euromaidan. Da quella che tutti i media occidentali avevano annunciato come la seconda rivoluzione arancione per la democrazia.
Un anno denso di atrocità in quei luoghi e infarcito di menzogne e censure da parte dei principali media nostrani.
Non è mia intenzione ripercorrere le tappe di questa vicenda. Ci sono siti e blog che sono già molto esaustivi. Piuttosto ritengo importante inquadrare questa sporca e irresponsabile guerra creata dai poli imperialisti USA e UE dell’Alleanza Atlantica, in un disegno più ampio che si va formando in Europa e più in generale a livello internazionale.
Se menzionerò qualche dato è per i più pigri, che non hanno voglia di andarsi a documentare, ma che rischiano così di non avere la dimensione reale di quello che ritengo essere il rischio più grande di guerra su vasta scala che il pianeta stia correndo dalla seconda guerra mondiale ad oggi.
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La strategia del cane pazzo
di Piotr
La prospettiva di escalation in Ucraina non spaventa la Russia ma terrorizza l'Europa. Il motivo è elementare. Ma perché i Frankenstein sono liberati?
1. Solo chi è accecato non si accorge di una cosa evidentissima: la prospettiva di escalation in Ucraina non spaventa la Russia ma terrorizza l'Europa. Il motivo è elementare: loro hanno tutto da perdere se si spaventano, noi abbiamo tutto da perdere se non lo facciamo. Infatti, nonostante le rassicurazioni dello stesso Putin il sentimento oggi corrente tra la popolazione, i media e soprattutto i social network russi è "Non la vogliamo, ma siamo pronti a una guerra". Da noi invece si fa di tutto per esorcizzare l'idea che una guerra ci coinvolgerebbe.
2. E i più terrorizzati sono, giustamente, i Tedeschi. Così la signora Merkel si è lanciata di persona in un giro frenetico di incontri diplomatici, col timore che sia però troppo tardi. Infatti sa benissimo che la pace doveva essere negoziata un anno fa, prima della guerra. Ma allora noi eravamo sicuri che la junta avrebbe facilmente vinto e potevamo tenere bordone agli Usa e far finta di non vedere le svastiche. Abbiamo dei dirigenti metà venduti e metà ottusi.
3. La Merkel si è portata in giro lo chaperon Hollande. Qualcuno ha detto per non dare l'impressione di un nuovo patto Ribbentrop-Molotov (come ha subito insinuato il califfo McCain). Ma ci sono altri motivi. Deve fare vedere agli Americani che il negoziato a oltranza è quanto vuole il nucleo della UE. In teoria ci saremmo anche noi italiani, ma in quanto a iniziativa diplomatica è dalla fine della Prima Repubblica che non contiamo niente.
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La guerra è la sola igiene del mondo?
Prospettive 2015
di Piotr
La crisi sistemica sul piano inclinato del dollaro, dell'Ucraina, dell'egemonia USA e della tentazione della guerra
I tratti salienti del 2015 iniziano a delinearsi. Cercherò in futuro di analizzarli meglio, ma quelli centrali mi sembrano che vertano su alcuni punti salienti.
Due parole sul metodo
Come al solito non uso una sfera di cristallo, ma un po' di logica applicata ai fatti. Alcuni sono fatti certi, altri sono il risultato di incroci di fonti informative di diversa provenienza e di diversa tendenza. Non ho servizi di intelligence a mia disposizione e quindi mi devo accontentare. Quelli che invece si accontentano di una sola fonte, di fatto si accontentano anche di essere ricettori passivi di servizi di intelligence. Data l'origine promiscua delle mie informazioni, requisito essenziale è non fare il tifo per una parte, ma cercare di essere un lettore equilibrato. Ciò non vuol dire che il mio cuore non stia dalla parte degli aggrediti, degli umiliati e degli offesi. L'osservatore puramente razionale e neutrale è una mostruosa finzione al servizio del pensiero dominante. Essere equilibrato nell'osservazione e nell'analisi non vuol dire essere indifferente, bensì analizzare con disincanto il maggior numero possibile di linee di forza in gioco per poter intervenire a vantaggio degli aggrediti, degli umiliati e degli offesi.
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Methodos per Atene
di rk
Intorno al neonato governo greco si affollano amici comprensibilmente speranzosi mentre nemici neri di rabbia volano come avvoltoi e falsi amici twittano viscide aperture. Ha senso allora rovesciare il punto di vista e dichiararsi prima di tutto sim-patetici con il pathos della popolazione greca, con la sofferenza dovuta alla condanna a fare da laboratorio dei “superflui” e con la passione di chi nonostante tutto ha osato alzare la testa e dire basta. Con dure lotte prima di tutto, sconfitte certo, ma senza le quali l’attuale esito elettorale non sarebbe neanche minimamente concepibile.
Rispetto a Tsipras va usato -senza supponenza o ideologismi- un metro (solo apparentemente minimalista) di coerenza interna e di aderenza alla Cosa stessa: il suo è dichiaratamente e di fatto un governo di salute pubblica e come tale vanno valutate le mosse che farà. Non si tratta, attenzione, di adeguarsi alla situazione con becero realismo “codino”. Si tratta invece di farsi le giuste domande e verificare con lucido metodo materialista quale dinamica sociale, politica e geopolitica di rottura il contro-esperimento Syriza può innescare, in Grecia e fuori. Lo vogliano o meno il suo nuovo governo e i greci stessi.
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E se fosse la Cina lo scudo dell'Italia?
di Pasquale Cicalese
"Continuiamo a comprare partecipazioni in società italiane, ma ora siamo attenti a rimanere al di sotto della soglia del 2% in modo che non siamo obbligati a comunicarlo; deteniamo asset italiani, tra azioni e titoli di stato, pari a 100 miliardi di euro e continueremo". Zhou Xiaochuan, Governatore Banca Centrale Cinese, Davos 22 gennaio. Fonte: Milanofinanza on line, 22 gennaio.
Lo stesso giorno della dichiarazione del Governatore della Banca Centrale Cinese partiva l’operazione QE di Draghi che sanciva la definitiva annessione alla Germania e il commissariamento dell’Italia da parte della Trojka, con il fine ultimo tedesco di abbattere del tutto l’economia produttiva italiana, concorrente a quella tedesca, e prendersi l’oro di Bankitalia una volta che gli spread schizzeranno in alto provocando la crisi e la disgregazione dell’euro, con la probabile uscita tedesca, una volta completata la strategia di distruzione dell’Europa iniziata con il Piano Werner del 1972.
Il lato debole di tale strategia è però la sua domanda interna e i troppi fronti imperialisti aperti per far piacere gli Usa, dai Balcani alla Russia. Le mire egemoniche e di grandezza dei tedeschi, per la terza volta, dopo la prima e la seconda guerra mondiale, si scontrano con i troppi fronti aperti.
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L’enigma dello Stato islamico: potere, soldi, guerra
Riccardo Narducci
Nell’epoca della globalizzazione determinate vicende assumono una conformazione totalizzante: non siamo più legati soltanto a ciò che accade nel nostro Paese, ma crisi, conflitti, mercato, politica sono dinamiche che oltrepassano i confini nazionali. Fra queste non può che esserci la questione legata al cosiddetto Stato Islamico الدولة الإسلامية (al-Dawla al-Islāmiyya) detto anche “Isis” o “Is” costituitosi tra la Siria, la Libia e l’Iraq il 3 gennaio 2014. Il governo, ufficialmente un Califfato guidato dal califfo Abu Bakr al-Baghdali, ha posto la sua capitale nella città di Al-Raqqa, una propria moneta, il Dinaro dello Stato Islamico, un proprio inno nazionale e un proprio motto Bāqiya wa Tatamaddad “Consolidamento ed espansione”. I terroristi che hanno costituito questo nuovo sistema politico, gli jihadisti, riescono a gestire problematiche economiche enormi, legate ai costi della guerra e del terrorismo internazionale.
Essi ormai operano attraverso canali non bancari, trattando petrolio e contanti non tracciati. I corridoi principalmente battuti sono quelli dell’Iraq nord-occidentale e quello della Siria nord-orientale, lontani da controlli stranieri. Per comprendere meglio dove finiscano i proventi di Is, e quanto l’occidente debba realmente preoccuparsi di questo “Stato”, farò una premessa legata alla religione su cui questi terroristi fanno riferimento: l’Islam.
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Destabilizzare per stabilizzare. Vale anche per gli attacchi di Parigi?
di Simone Santini
I fatti terroristici francesi potrebbero essere l'inaugurazione della terza fase delle 'primavere arabe'. Con un profondo rimodellamento geopolitico
I fatti terroristici francesi potrebbero essere l'inaugurazione della terza fase delle "primavere arabe".
La prima fase fu l'innesco dell'incendio nel grande progetto di rimodellamento del Medio Oriente allargato, un passaggio epocale nel mondo arabo simile a quanto visto in America Latina tra gli anni '70-'80, con il passaggio dai regimi autoritari a quelli democratici, e nell'Europa orientale con la transizione dal socialismo reale al capitalismo negli anni '90. Per ottenere tale risultato alcuni dei regimi di più lunga durata dovevano essere spazzati via o destabilizzati. Rivolte popolari ed insurrezioni armate sono servite a tale scopo.
La seconda fase è stata dominata per alcuni anni dal caos determinato, soprattutto, dalla lotta per il dominio, tutta intestina al mondo arabo, in particolare tra sauditi e qatarioti, per ottenere posizioni privilegiate e di controllo nella terza fase (lotta complicata anche dalla presenza della Turchia, che ha cercato di giocare un proprio ruolo autonomo ed avendo interessi diretti da salvaguardare nella regione allargata del Kurdistan).
La terza fase, tendente alla risoluzione dei conflitti, è cominciata con un attacco terroristico in Francia che, se inquadrato in una logica di strategia della tensione, potrebbe pienamente rientrare nella formula "destabilizzare per stabilizzare", già teorizzata e sperimentata in passato nei laboratori del terrorismo di Stato nei paesi NATO.
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