
I manoscritti riscoperti del Moro
di Roberto Finelli
Enrique Dussel, L'ultimo Marx, Manifestolibri, PP. 286, Euro 28
Ancora la mente geniale del vecchio Marx che continua a vivere e ad essere coltivata, nella profondità dei suoi motivi, dalla cura e dal pensiero di altre menti! Ancora, e di nuovo, un libro su Marx! Ora, che Marx non sia un pensatore lineare e monocorde, bensì sia invece nutrito da ispirazioni e linee teoriche molteplici fino ad essere discordi e contraddittorie, è quanto sta emergendo sempre più dalla ricerca recente. Tanto che un marxismo all'altezza dei problemi dei nostri tempi non potrebbe, a ben vedere, evitare di costituirsi come storia e fenomenologia dei diversi marxismi: in quanto ciascuno espressione, a suo modo, di un segmento di quel multiversum che è costituito appunto dalla mente di Marx. Basti pensare, in direzione opposta, cosa abbia potuto significare, quanto a chiusure e a debolezze teoriche, anche per buona parte della cultura del '68, un'interpretazione, come quella avanzata da Della Volpe e poi da Lucio Colletti, di un Marx invece sostanzialmente pensatore univoco e monolitico, coerente con se stesso dalla giovinezza alla maturità, sia per chi valorizzasse la dialettica sia per chi, come Colletti, la rifiutasse scientificamente.
Versioni a confronto
Questa volta, a dirigere, originalmente, l'orchestra mentale formata dal compositum marxiano è Enrique Dussel, uno dei più seri studiosi del marxismo in America Latina ed esponente della teologia della liberazione.
Il volume in questione è una raccolta di saggi in cui Dussel, mettendo a buon frutto lo studio scrupoloso condotto presso l'International Instituut voor Sociale Geschiedenis di Amsterdam dov'è conservata la maggior parte del Nachlass di Marx ed Engels, svolge dei commenti alla cosiddetta terza e quarta redazione de Il capitale di Marx, oltre che sui rimanenti manoscritti su cui il Moro continuò a lavorare fino alla sua morte. È per altro poco noto - anche per il disastroso stato di abbandono in cui si trovano gli studi marxiani/marxisti in Italia dopo l'epoca del traghettamento della maggior parte dei nostri intellettuali, originariamente, o soi-disants, marxisti, verso Nietzsche-Heidegger e il pensiero negativo - che del Capitale, quale esposizione nell'intento dell'autore della natura organica e sistematica dell'epoca della modernità, Marx scrisse, in modi che vanno dal sistematico al frammentario, quattro redazioni: il Manoscritto del '57-'58 (i Grundrisse), i Manoscritti del '61-'63, i Manoscritti del '63-'65 e, infine, la quarta redazione (1866-67) che sfocierà nella pubblicazione dell'unico libro edito da Marx (il I° libro, edito appunto nel 1867).
I saggi di commento, raccolti da Dussel nell'opera che ora compare per la manifestolibri, sono dedicati soprattutto ai Manoscritti del '61-'63 e a quelli del '63-'65 ma il loro significato si estende a tutto il venticinquennio che Marx dedica alla stesura del Capitale. Con un'osservazione di merito fondamentale. E cioè che i tempi estremamente dilatati, fatti d'interruzioni e riprese, di ripensamenti e di stesure diverse, della scrittura di Marx, oltre che dalle vicissitudini e dalle costrizioni della vita dell'autore, nascevano da una necessità interiore, intrinseca alla struttura concettuale e metodologica dell'opera. Ossia dal fatto che Marx, intendendo spiegare la struttura del Capitale, e dell'intera realtà del moderno che ne deriva, secondo il modello dello Spirito di Hegel - cioè secondo l'istanza di un fattore di realtà che tende ad occupare di sé l'intero mondo della vita, traducendo tutto ciò che trova come esterno e a sé presupposto in qualcosa di posto e funzionale alla sua logica riproduttiva - dovesse, in questa circolarità del presupposto-posto, dell'inizio che torna riscritto e risignificato alla fine, possedere e conoscere le conclusioni della sua ricerca del Capitale, dovesse cioè possedere l'intero svolgimento concettuale e categoriale della sua opera, prima di poterla stendere e darle inizio.
Dall'astratto al concreto
In contrapposizione a quanto sostenne Roman Rosdolsky nel suo libro Genesi e struttura del Capitale, Marx, sottolinea Dussel, dalla stesura dei Grundrisse fino alla fine della sua vita, ha continuato a concepire l'articolazione del suo progetto di scrittura in sei parti, costituite rispettivamente da: 1) il concetto di capitale, 2) la proprietà della terra o la rendita, 3) il lavoro salariato o il salario, 4) lo Stato in sé, 5) lo Stato verso l'esterno: il commercio tra le nazioni, 6) il mercato mondiale e la crisi. E tale sostanziale invarianza non è appunto casuale, bensì consustanziale alla natura dell'opera marxiana, la quale procede «dall'astratto al concreto». Ossia dall'identificazione della struttura più profonda e meno visibile dell'erogazione forzata di lavoro non pagato e della creazione del Capitale - e dunque dalla definizione di ciò che avviene nello scambio/confronto tra le due classi fondamentali di lavoratori e capitalisti - ai livelli più esteriori e visibili, ma nello stesso tempo, ricchi di apparenze e di dissimulazioni, della società moderna, costituiti dalla comparsa in scena di altre classi, che vivono della ulteriore divisione del pluslavoro, e soprattutto dall'esistenza dei molti capitali, con la concorrenza, i prezzi, la diversità dei mercati che ne conseguono. Ma con il dovere, da parte di quello scienziato sociale della modernità che è stato Marx, di dedurre, senza discontinuità teoriche e categoriali, i molti uno della sfera dell'apparire e della vita concreta da quell'Uno, che corrisponde al concetto di Capitale, della cui logica e funzione, Marx ha fatto scienza nel 1° libro, l'unico riuscito a pubblicare, avendo comunque già percorso e concettualizzato, sia pure in modo schematico, la mappa dell'intero continente. Senza trascurare, infine, la grande importanza che Dussel assegna al cambiamento di rotta nella visione della storia elaborata dall'ultimo Marx attraverso lo studio della comune agricola nella Russia zarista. Giacché l'abbandono da parte di Marx di una visione dello sviluppo lineare della storia può diventare la condizione teorica, anche nel caso specifico dell'America Latina cara a Dussel, di un percorso di emancipazione diverso da quelli tradizionali e legati alla rigidità della successione feudalesimo, capitalismo, socialismo.









































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