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Il treno in corsa senza freni

Marco Revelli

Reportage dalla cabina di regia del «Sì Tav». L'evento mancato del Lingotto mostra un Pd senz'anima, tra lobby e interessi

Chi, sulla base degli annunci mediatici della vigilia sulla «mobilitazione Sì Tav», si fosse aspettato a Torino una nuova «marcia dei 40.000», sarebbe rimasto deluso. Domenica mattina al Lingotto non c'erano «le masse» e nemmeno «le avanguardie» (se con questo si intendono le rappresentanze organizzate dei gruppi sociali più dinamici e innovativi). C'era un pezzo, tutto sommato sottile anche se abbastanza esteso, di «società politica». Di quell'aggregato, cioè, che si struttura sull'interfaccia tra ceto amministrativo e sistema degli interessi, fatto di politici di professione, associazioni di categoria, gruppi professionali, lobbies, funzionariato locale, consiglieri d'amministrazione e presidenti di partecipate, segretari di sezione, consulenti, mescolati ai deputati del centro-sinistra e a qualche sindaco di cintura.

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Haiti, la Cavour e Difesa spa: il silenzio tombale del mondo politico

Giorgio Beretta

Così è salpata. Gran ressa iera sera al Muggiano della Spezia per il varo della prima "missione operativa" della portaerei Cavour diretta ad Haiti. Silenzio tombale, invece, da parte del mondo politico sull'operazione "umanitaria" fatta con la nave da guerra ammiraglia della Marina militare. Il Partito Democratico è impegnato nella raccolta fondi per i terremotati, l'Italia dei Valori è alle prese col "processo breve" (nessuna notizia su Haiti sul sito) e anche per l'Unione di Centro il terremoto ad Haiti e l'invio della Cavour non rappresentano argomento di discussione politica.

Oltre a quella sollevata ieri da Unimondo, l'unica rimostranza nei confronti dell'invio della portaerei per soccorrere i terremotati di Haiti è quella della Tavola della Pace: "A che serve mandare una portaerei da 1300 milioni di euro ad Haiti?" - ha chiesto il coordinatore Flavio Lottii. Che ha sollevato poi una serie di domande importanti: "Con quale dirigente dell’Onu è stata presa questa decisione? Per eseguire quali ordini?

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ripensare marx

Emma for governor!

di Piotr

emma bonino thumbMentre Giuliana Sgrena continua la sua campagna islamofoba anti-iraniana con toni ormai isterici, il Manifesto si dà alla campagna “pro Emma” (non la chiama nemmeno più “Emma Bonino”: è “Emma” e basta).

Innanzitutto Emma è una donna. E già questo basta per menare la coda. Non so se quelli del Manifesto si sono mai accorti che anche Condoleeza Rice era una donna, e in aggiunta nera: una combinazione da sballo per il politicamente corretto.

Sicuramente si erano accorti che Hillary (Clinton, NdA) era una donna. E infatti durante le primarie la sostenevano con entusiasmo, esattamente come la sosteneva il fascistoide Edward Lutwak perché la vedeva “più propensa [di Obama, NdA] a ordinare bombardamenti sull’Iran”, più o meno il sogno personale che tra poco ci rivelerà la Sgrena, se va avanti con questi toni.

Femminismo e “diritti umani” a braccetto a fare da transponder per i bombardieri degli esportatori di democrazia. Alè.

Tutto quadra.

E già, perché Emma:

- era a favore dei bombardamenti sulla Serbia;

- era a favore dell’invasione dell’Afghanistan;

- era a favore dell’invasione dell’Iraq;

- ha compreso (che animo sensibile) la “reazione di Israele alle provocazioni di Hamas” quando venivano massacrati gli abitanti di Gaza un anno fa. E infatti vuole Israele nell’Unione Europea.

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Gli strateghi

di Alberto Burgio

«Qualcuno ricorda, per caso, il dalemone?». Così qualche mese fa concludemmo, tra il serio e il faceto, un articolo sull’enigma della mancata opposizione democratica al governo. Gli eventi delle ultime settimane, dal caso Puglia al rinnovato «dialogo sulle riforme», all’attrazione fatale del Pd per Casini, sono solo l’ennesima conferma che il dalemone non è una boutade partorita dalla fertile fantasia di Sabina Guzzanti. È il nome di una strategia di convergenza verso il campo moderato perseguita con coerenza dai vertici del Pd (come già dalle forze politiche da cui è sorto) nell’arco di un ventennio. C’è, sì, un’oggettiva divisione della politica in due campi, ma se stiamo all’essenziale (l’alternativa tra conservazione e trasformazione della forma sociale) sembra purtroppo inevitabile concluderne che il Pd muove con determinazione verso il campo delle forze conservatrici.

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TAV in Val di Susa: si torna al 2005

di Marco Cedolin

Poco più di 4 anni fa, l’8 dicembre 2005, decine di migliaia di valsusini ai quali si erano uniti altre migliaia di cittadini provenienti da tutta Italia, invasero pacificamente il cantiere di Venaus, mettendo di fatto fine allo scellerato progetto del TAV Torino - Lione, nonché a 40 giorni di militarizzazione dell’intera Val di Susa, ridotta alla stessa stregua di un paese occupato, con tanto di check point presidiati da guardie armate, da oltrepassare per andare a comprare il pane o in farmacia.

Durante questi 4 anni d’inciucio politico, meschine manovre portate avanti sottobanco, cancelli rigorosamente chiusi e rifiuto di qualsiasi forma di dialogo con i cittadini, il TAV reale e quello virtuale hanno compiuto entrambi la propria strada.

Il primo è defunto di fronte all’evidenza dei numeri e dell’osservazione oggettiva che lo hanno connotato come un’opera  assolutamente inutile, inadeguata a rispondere alle esigenze dei viaggiatori e del territorio, priva di qualsiasi possibilità di conseguire un ritorno economico dell’enorme investimento.

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 contropiano

Regionali, la scomparsa della sinistra

di Salvatore Cannavò *

Tutto qui? Il meglio che ci possa capitare è dunque Emma Bonino o Nichi Vendola? E' questa la bandiera che la sinistra variamente organizzata è in grado di presentare e offire alle prossime elezioni Regionali? E' chiaro che lo smottamento e la destrutturazione del concetto stesso di sinistra sono piena fase avanzata.

La situazione rischia di essere comica. Intanto per lo spettacolo che il Pd ha offerto di sé al Paese e ai suoi elettori. L'eterna oscillazione, l'eterna sindrome morettiana (quello di Palombella Rossa) del "fare finta di tirare a destra per poi tirare a sinistra" con il portiere avversario che para; l'eterno opportunismo e burocratismo pallido. Come nelle primarie. Prima vengono esaltate e mitizzate come lavacro democratico e palingenesi della politica.

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infoaut

Bisogna difendere la rete

Il copione che si sta recitando in questi giorni in merito alla rete è qualcosa di già visto negli ultimi mesi, la cui stesura è stata meditata ed elaborata a lungo dopo diverse figuracce e fallimenti. Un copione gradito e recitato con uguale foga e passione da attori e comparse degli schieramenti di centro-destra e centro-sinistra.

La lente di ingrandimento mediatica che in un primo momento si era posata sulla possibilità di implementare non meglio precisati filtri nell'infrastruttura di rete italiana non focalizzava però il vero traguardo che si sta provando a tagliare in queste ore. È difficile dire se la morfologia dell'internet italiana si presti effettivamente ad una perimetrazione, ad una blindatura à la Teheran. Probobilmente per motivi tecnici ed interessi economici stranieri in ballo (come il fatto che Fastweb sia di proprietà di SwissComm), un'opzione di questo tipo risulterebbe non immediatamente praticabile. Ma soffermarsi esclusivamente su questo aspetto del problema vorrebbe dire imboccare una strada sbagliata.

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senzasoste

La fragilità del corpo di Berlusconi. E del sistema politico italiano    

nique la police

berlusca1Silvio Berlusconi è stato il primo premier fisicamente aggredito dell'intera storia d'Italia. Neanche l'attentatrice solitaria, poi finita in manicomio, che provò ad uccidere Mussolini nel 1926 era arrivata così vicino al corpo fisico del rappresentante del potere del governo. Infatti Mussolini, dopo quell'attentato, dovette portare per qualche settimana un vistoso cerotto sul naso come segno di una pallottola che lo aveva però solo sfiorato. Piazzale Loreto, in questo senso, rappresenta la fine di un dittatore al cupio dissolvi di una guerra perduta. Infatti quando Mussolini fu arrestato a Dongo non era più a capo di nessun potere: come i Borboni dopo l'intervento di Napoleone in Italia rappresentava un regime che non aveva neanche una porzione di territorio utile per poter piazzare una bandiera.

Berlusconi invece si è fatto centrare nell'esercizio delle sue funzioni riportando una vistosa ferita ed una evidente, trasmessa su tutte le piattaforme mediali, perdita di sangue. Mai la perdita del sangue del corpo fisico del potere in carica si era mostrata con tanta spettacolarità in questo paese. Persino il corpo di Moro fu pietosamente composto dalle Brigate Rosse nella Renault 4 lasciata parcheggiata in via Caetani: nel nascondimento della vista del sangue si rivela infatti un sottile ma persistente rispetto politico per il giustiziato. Il sangue infatti è lo smembramento del corpo che prelude allo sfregio del ricordo dell'immagine del morente o del giustiziato.

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antiper

Tutto è restato impunito

di Antiper

Riflessioni a 40 anni dalla strage di Piazza Fontana

 Una bomba dello Stato contro i lavoratori

Il 12 dicembre 1969, alle 17 e 37, una bomba con 7 chili di tritolo scoppia nella filiale di Milano della Banca Nazionale dell'Agricoltura in Piazza Fontana uccidendo 16 persone e ferendone altre 87.

In poche ore scatta la “caccia agli anarchici” che vengono subito additati come responsabili della strage dalla Questura milanese, piena di elementi fascisti, a cominciare dal Questore Guida.

Prima viene fermato e assassinato il ferroviere Giuseppe Pinelli1; poi viene arrestato e tenuto in carcere per anni Pietro Valpreda.

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L’Italia cieca

di Nicola Lagioia   

La prima volta che sono andato in crisi riflettendo sul fascismo è stato davanti alle pagine di Piero Gobetti. Mi ero appena iscritto a giurisprudenza, galvanizzato come tanti altri studenti dal vento euforico di Mani Pulite, e fino a quel momento (complice la mia ignoranza e la retorica di una sinistra la cui crisi identitaria non era ancora così tanto conclamata) avevo considerato il Ventennio come qualcosa che – storicamente, eticamente, antropologicamente – riguardava sempre gli altri.

Ma quando lessi per la prima volta il famoso Elogio della ghigliottina, in cui il fascismo veniva definito da Gobetti come “autobiografia della nazione” ne fui spiazzato. E quando tre o quattro settimane più tardi mi sorpresi inattivo, e dunque complice, davanti a uno dei tanti abusi di potere che si consumavano quotidianamente in seno alla facoltà di legge di Bari (un professore aveva interrotto un esame per andare a ricevere un cliente importante nel suo studio d’avvocato), le parole di Gobetti mi tornarono in mente rivelando tutta la potenza del loro significato, e poi mi si piantarono davanti agli occhi come il peggiore e il più giusto dei rimproveri che avessi mai ricevuto. Il che, tra l’altro, la dice lunga sul valore dei maestri in carne e ossa che mi era capitato di incontrare nei miei primi diciannove anni di vita.

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megachip

Lettera a chi vuole controllare la rivoluzione colorata viola

di Pino Cabras

Ehi, dico a te,

Oh sì, vedrai, il 5 dicembre anche io sarò in piazza per dire che il Caimandrillo farebbe bene a preparare le valige. Non se ne può più di lui, davvero. E anche tu – che sai tirare tanti fili - non ne puoi più di lui, l’ho capito. Vedrò tutti da vicino, avvolti dal viola di questa rivoluzione colorata, il pigmento unico che già oggi omologa un’intera collezione autunno-inverno con un'uniformità mai vista prima. Andiamo verso i disordini e la dissoluzione della Repubblica, ma ben vestiti, e ben pettinati. Alla moda. Viola.

E tu provi a colorare la crisi italiana proprio mentre si muove dentro una crisi più vasta. La fai viola, proprio ora che siamo al verde, e i conti in rosso. In gioco c’è qualcosa di più della sorte di un governo azzurro, nero e verde-padano. La Seconda Repubblica si trasformerà ancora, e la sfera pubblica sarà modificata da tanti protagonisti che lasceranno un’impronta costituzionale nuova. Il popolo sarà coinvolto, ma il derby vero si giocherà nell’élite. Chi sono i giocatori? Chi sono gli allenatori? Intanto, tu vuoi scegliere il coach più di tutti, come sempre.

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aldogiannuli

I terro-buonisti

Aldo Giannuli

brigate rosseNella scorsa settimana è giunto alla redazione bolognese dell’Unità un documento di 4 cartelle a firma “Nuclei di azione territoriale (Luca ed Annamaria Mantini)” che contiene una analisi della situazione e la proposta di una ripresa della lotta armata.
Il testo è certamente opera di “professionisti” e va preso sul serio, ma chi sono i veri autori e che intenzioni hanno?

Il documento è molto ripetitivo
e sembra scritto da persona di qualche cultura sociologica prossima alla sinistra alternativa (scrive “migranti” al posto di “Immigrati”), e mostra  con qualche incertezza lessicale (scrive “succube” al posto di “succubo”; Succube è il nome tardo latino di un demone in forma di donna). Non ci sono particolari pregi di originalità e si riprendono  molti argomenti della polemica degli ultimi mesi.

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carmilla

La persecuzione dei giovani

di Andrea Scarabelli

polizia1Se vedi novanta poliziotti in assetto antisommossa a Milano, sui navigli, in un’alba spenta che solo novembre sa offrire, pensi di assistere a un’operazione di estrema gravità e urgenza. Magari per sventare qualche pericolosissima minaccia terroristica esotica, come quella che da oggi scopriamo incombere sul nostro premier. Se poi li vedi circondare il Lab Zero o Ringhiera, insomma la casa occupata sul nuovo parco lungo Ripa di Porta Ticinese, pensi che sia imminente lo sgombero, un’altra mossa dell’offensiva unilaterale innescata da questa città contro tutti gli spazi non omologati in nome della “riqualificazione”.

Invece, no.

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punto rosso

La sinistra nella crisi italiana

Mimmo Porcaro

Contributo al seminario Punto Rosso/Rosa Luxemburg Stiftung Milano, 20 ottobre 2009

classe dirPer comprendere il quadro in cui agisce la sinistra italiana è necessario prendere le mosse da una pur sommaria analisi della composizione delle classi dominanti italiane e dai loro interni conflitti.

Se, in seguito alla crisi, il compito fondamentale delle classi dominanti è quello di inventare una nuova direzione politica dell’economia e di finanziare e gestire un crescente debito pubblico in forme socialmente accettabili, nessuna delle frazioni delle classi dominanti italiane è all’altezza del compito.

Fino agli anni ’90 le classi dominanti italiane erano sostanzialmente unite intorno al dominio del blocco finanziario ed industriale pubblico, al quale si alleava la grande industria privata, mentre la PMI era in parte sovvenzionata pubblicamente ed in parte incapace di politica autonoma. Il dominio del blocco pubblico e dei suoi alleati era, per ovvie ragioni, contemporaneamente economico e politico.

Dopo gli anni ’90 il polo pubblico è stato dissolto: il sistema industriale di Stato è stato dimesso e tutte le banche sono state privatizzate. All’alleanza tra blocco pubblico e grande impresa si è sostituita l’alleanza tra capitale bancario privato e grande impresa (col capitale bancario in posizione di preminenza), mentre la PMI ha assunto una posizione sempre più autonoma. Inoltre, non c’è più coincidenza immediata tra classi economicamente dominanti e classi politicamente dominanti: poiché non esiste più una “borghesia di Stato” (e cioè una borghesia che è per definizione espressione o base del Governo), il dominio politico non è più una conseguenza “naturale” del dominio economico.

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manifesto

Per morte ricevuta. L'ottantanove del Pci

La svolta vent'anni dopo

Ida Dominijanni

funerali togliatti12 novembre 1989. Tre giorni dopo il crollo del Muro di Berlino Achille Occhetto annuncia alla Bolognina il cambio del nome del Pci. E' l'inizio della «svolta» che porterà alla dissoluzione del più grande partito comunista dell'Occidente. Un libro di Guido Liguori ricostruisce quei giorni e i mesi di passione che ne seguirono. C'era un altro esito possibile?

«Viviamo in tempi di grande dinamismo. Gorbacev prima di dare il via ai cambiamenti in Urss incontrò i veterani e disse loro: voi avete vinto la seconda guerra mondiale,se ora non volete che venga persa non bisogna conservare ma impegnarsi in grandi trasformazioni. Da questo traggo l'incitamento a non continuare su vecchie strade ma a inventarnedi nuove per unificare le forze di progresso...è necessario andare avanti con lo stesso coraggio che fu dimostrato nella Resistenza».