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Saturno contro

di Sergio Cararo *

Solo chi ha una visione congiunturale della lotta politica poteva pensare che lo scenario nel nostro paese fosse immutabile. Al contrario, la situazione italiana in questa fase sembra quasi avere “Saturno contro”, il che, secondo gli astrologi, annuncia cambiamenti imprevedibili e repentini

In queste settimane, abbiamo ascoltato e letto “a sinistra” molte valutazioni sulle conseguenze dei recenti risultati elettorali che oscillavano tra il pessimismo per l’ulteriore affermazione del blocco berlusconiano insieme alla Lega e una coazione a ripetere del vecchio schema dell’antiberlusconismo e del meno peggio inteso come unico orizzonte riproponibile e praticabile per le forze della sinistra alternativa. Non abbiamo esitazione nel denunciare sia l’uno che l’altra come strumentali e funzionali ad una visione politica che si è rivelata nuovamente fuorviante.

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Che fare? Un punto di partenza: una sinistra senza idee non serve a niente

Aldo Giannuli

Se vogliamo uscire dal disastro in cui siamo, dobbiamo capire cosa c’è che non funziona nel nostro modo di fare politica: dalla scelta dei gruppi dirigenti alla definizione della linea politica, dalle forme di comunicazione a quelle di lotta, dai modelli organizzativi alla cultura politica.

Ed iniziamo proprio dalla questione della cultura politica della sinistra che ormai è il fantasma di sè stessa. Per circa trenta anni la sinistra ha smesso di studiare, pensare, produrre idee: il panorama delle riviste di sinistra è semplicemente desolante, non si ricorda un solo convegno degno di nota da almeno tre decenni, i congressi sono delle fiere della banalità: la nostra capacità progettuale è a zero.

Il Pd è tutto interno alla cultura neo liberista, ormai prende la linea da Boeri che è l’avvocato difensore delle banche e da Giavazzi che ci spiega che “Il liberismo è di sinistra”: Come dire che è più di sinistra Tremonti che, almeno, qualche sparata contro le banche e sulla globalizzazione ogni tanto la fa, anche se si tratta di innocui sfoghi verbali.

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Se questo è il Partito Democratico 

L'intervista di D'Alema al Sole 24 Ore

Moreno Pasquinelli   

Ci siamo occupati, l'altro ieri, del convegno di Parma di Confindustria. Segnalavamo come il basso clero della borghesia padana, non senza disappunto dei vecchi cardinali del Capitale, si sia spellato le mani per osannare l'archetipo di ciò che questi peones vorrebbero essere, ovvero  Silvio Berlusconi. A rappresentare il PD c'era Bersani il quale ha svolto, senza infamia né lode, il melenso discorsetto a cui ci ha abituati. Ben sapendo chi sia il demiurgo dei "democratici", Il Sole 24 Ore, ha ben pensato di fare una corposa e programmatica  intervista a D'Alema, pubblicandola proprio domenica 11 aprile, affinché i peones padani se la trovassero per mano e si ficcassero bene in testa quale sia il cavallo di razza, il deus ex machina su cui le eminenze grigie del grande Capitale fanno affidamento per preparare l'agognato dopo-Berlusconi.

Consigliamo vivamente i nostri lettori, se vogliono farsi un'idea di ciò che bolle in pentola, di andarsi a leggere questa intervista. (clicca qui).

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La mutazione è compiuta

di Emiliano Viccaro

Davanti all'esito della tornata elettorale - aumento dell'astensionismo, successo schiacciante della Lega, vittoria del berlusconismo -  Francesco Raparelli ci invita, giustamente, «a fare i conti con ciò che c'è e non con ciò che dovrebbe esserci». Ripartire dalla materialità del contesto sociale, culturale, politico, dai rapporti di forza, dai punti di resistenza. Una crisi così potente necessita un'analisi spietata e poco consolante, che metta a verifica ipotesi e strategie verso quella «new thing» di cui abbiamo assoluto bisogno. Dando per assunta la cornice del ragionamento di Francesco (il carattere strutturale della crisi globale e l'egemonia delle destre nella costruzione di processi identitari e di «riterritorializzazione»), è utile indagare la «microfisica» di questo modello di governance che in Italia, a differenza degli altri paesi europei, non sembra attraversare crisi evidenti. Un punto di vista parziale, ovviamente, che fa uno zoom sulle vicende di Roma e del Lazio.

Lunedì scorso, subito dopo la chiusura dei seggi, una giornalista dell'Unità si è divertita a fare delle interviste random all'uscita delle sezioni elettorali di Roma. Ai passanti veniva chiesto di motivare razionalmente la preferenza data a Renata Polverini o Emma Bonino, in riferimento a un punto specifico del programma, una promessa elettorale, un progetto di governo.

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Il REGNO DEL NORD

di Marco Revelli

Dunque il Piemonte è stato annesso al lombardo-veneto. Alla vigilia del 150° anniversario dell'Unità d'Italia ha rovesciato il segno simbolico del proprio ruolo storico, come se la Seconda Guerra d'indipendenza fosse stata perduta. Come se a Solferino e San Martino avessero vinto gli altri. E infatti, appena finito di contare i voti, Zaia e Cota, all'unisono, si affrettano a proclamare la propria alleanza col Papa Re dall'accento asburgico, passando sul corpo delle donne e sul testo di una legge della Repubblica.

Non c'è dubbio che è questo il dato centrale delle elezioni. Il fatto che, con buona pace di Pier Luigi Bersani, dà per intero la misura della sconfitta del centro-sinistra: la "caduta" del Piemonte. Perché con essa la Lega, occupando con uomini propri tanto il Nord est che il Nord-ovest e aumentando il proprio già forte peso in Lombardia, unifica sotto le proprie bandiere pressoché tutto il Nord. "Governa", di fatto, la Padania. Può dire - e di fatto così è - di non aver guadagnato solo due amministrazioni regionali della Repubblica, ma di aver conquistato "un regno": il più "pesante" della penisola. D'ora in poi la geografia politica italiana non sarà più la stessa.

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La micromanovra degli incentivi

Rosita Donnini, Valerio Selan

Una falsa manovra anticrisi, pari a due decimillesimi di Pil, a uso elettorale con stanziamenti esigui e distributi a pioggia. Di cui, per giunta, potrà usufruire solo chi non fatica ad arrivare a fine mese

 brunetta fannulloneTanto tuonò che piovve. Presentata con il consueto rullo di tamburi la manovra anticrisi "ad orologeria" rispetto alla tornata elettorale di fine marzo, come direbbe il "nostro caro leader". Ad una prima valutazione, prescindendo da qualche oscurità tecnica di cui parleremo al termine di questa nota, la manovra si presta a tre ordini di considerazioni, riguardanti: a) le sue dimensioni relative; b) il riparto settoriale; c) le categorie sociali presumibilmente beneficiarie.


A) Sulle dimensioni assolute e relative la Confindustria, nel suo giornale ufficiale, parla di "topolino". In realtà siamo nel campo della microbiologia. Raffrontando i 300 milioni di incentivi (i 120 di sgravi fiscali sono la reiterazione di provvedimenti già in atto) con un Pil di meno di 1.600 miliardi di euro si ottiene una frazione di 2 decimillesimi (!).

Per capirci meglio facciamo un esempio micro. Per un lavoratore che guadagni 20.000 euro netti all'anno, e cioè 1.600 euro al mese, la manovra peserebbe per 4 euro annui o 30 centesimi al mese. Per potersi comprare il Corriere dello Sport una volta ogni 30 giorni gli servirebbero 4 manovre.

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Pd, sotto il vestito niente

Salvatore Cannavò

Il Parlamento discute di politica economica ma non se ne accorge nessuno. Tremonti presenta la sua piattaforma di "liberismo statalista assistenziale" un po' sul modello cinese. E rivendica le "riforme" contro il lavoro. Bersani dice cose intelligenti ma non ha nessuna proposta alternativa. Meglio Di Pietro ma sempre dentro le ragioni d'impresa

Che ne di te se per qualche minuto usciamo dal terribile teatrino quotidiano della politica italiana per parlare di questioni più concrete e di sostanza? Cioè, di politica economica? Qualcuno potrebbe accusarci di voler parlare d'altro e, a leggere i giornali di oggi, l'argomento rischia di essere elitario. Eppure solo ieri, mercoledì 17 marzo, il Parlamento ha dedicato alla questione più di tre ore di dibattito con la presenza in Aula di tutti i leader, del ministro dell'Economia e, udite udite, anche del presidente del Consiglio che per qualche minuto è riuscito a sopportare l'allergia che nutre per Montecitorio.

Il dibattito era stato chiesto più volte dall'opposizione e in particolare dal segretario del Pd, Bersani, intenzionato a discutere della crisi, «dei problemi veri» come dice lui, piuttosto che di veline, magistrati e intercettazioni. Dal dibattito non è venuto fuori niente di eclatante ma si è discusso, sono state presentate mozioni di indirizzo al governo - 4 dall'opposizione e 2 a sostegno della maggioranza, approvate nel voto finale - i leader hanno parlato tutti e un quadro complessivo alla fine è venuto fuori.

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Il colpo di grazia

di Luigi Ferrajoli

La sola regola che questa maggioranza sembra capace di rispettare è la sistematica violazione di ogni altra regola, soprattutto se costituzionale. L'aggressione al lavoro compiuta dalla legge approvata al Senato mercoledì scorso va ben al di là dell'aggiramento dell'art.18 dello Statuto che stabilisce il diritto del lavoratore ingiustamente licenziato alla reintegrazione da parte del giudice nel posto di lavoro. Essa equivale a una deregolazione e, di fatto, a una vanificazione delle garanzie giurisdizionali di tutti i diritti dei lavoratori.  Il diritto del lavoro era già stato dissestato, nella sua parte sostanziale, dalla precarizzazione dei rapporti di lavoro.

Questa legge è un colpo di grazia anche alla sua parte processuale, dato che vale a esautorare la giurisdizione da tutte le questioni di lavoro. È questa, del resto, la linea di questo governo in tema di giustizia: i processi - il processo del lavoro, il processo penale «breve» o variamente impedito o paralizzato - semplicemente non vanno fatti.

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Decreto interpretativo, che tipo di pistola è puntato alla tempia dell'opposizione?

nique la police

Link: Breve analisi tecnica del decreto

A giudicare dalle reazioni del complesso del PD non possiamo non registrare che le proteste, sulla questione del decreto elettorale, da parte degli esponenti del partito democratico si sono fatte più dure del solito e meno improntate a criteri di timorosa diplomazia. Non è da sottovalutare infatti, visto anche il peso raggiunto nei partiti moderni dalle rappresentanze parlamentari, la dichiarazione congiunta dei capigruppo delle due camere che recita "è nostra opinione che il decreto legge ieri approvato dal governo in materia elettorale rappresenti un gravissimo precedente nella storia repubblicana". L'impegno dei rappresentanti dei parlamentari PD è quantomai chiaro: "è' evidente che questo atto avrà immediate conseguenze sul nostro atteggiamento parlamentare". E chi conosce l'importanza dell'atteggiamento dell'opposizione per lo svolgersi delle procedure parlamentari (che non solo è un mondo politico a parte, quello della reale concretezza del potere, che è persino regolato da una scienza autonoma della politica) sa che quest'impegno è destinato a non rimanere senza conseguenze per la capacità di legiferare del centrodestra ad esempio in materia di leggi discrezionali favorevoli al premier.

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Primo Marzo - Un nuovo inizio

di Sandro Mezzadra

memphis sanitation workersUn nuovo inizio. Di questo si è trattato il primo marzo. Fin da subito, ascoltando le prime corrispondenze che arrivavano dai quattro angoli della penisola, avevi questa sensazione di qualcosa di nuovo che stava mettendosi in moto. Voci fresche, emozionate e a volte sorprese raccontavano di scioperi dei consumi e di scioperi nelle fabbriche (“Non abbiamo bisogno del permesso per scioperare”, dicevano molti cartelli sbeffeggiando la miopia dei sindacati), di cortei studenteschi e di “lezioni di clandestinità”, dei presidi davanti all’INPS, ai cantieri, ai mille luoghi dove il lavoro migrante è quotidianamente sfruttato, ma altrettanto quotidianamente lotta e resiste. Poi sono arrivate le foto, e le piazze mostravano già dal mattino i volti nuovi di una composizione giovanile in cui si incrociano storie e colori, lingue ed emozioni. Mano a mano che la giornata trascorreva, le strade di mille città d’Italia si riempivano e confluivano idealmente in una straordinaria espressione moltitudinaria (per una volta non è davvero retorica utilizzare questo termine) di rifiuto del razzismo e di affermazione di una nuova cittadinanza.

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Trivelle false, Botte vere!

di Marco Cedolin

8 dicembre val di susaIn Val di Susa dall’inizio dell’anno si dorme poco, spesso si mangia in piedi e ancor più spesso si vive all’aria aperta, anche la notte quando nevica. Il motivo di uno stile di vita tanto bizzarro, al quale ormai stanno facendo l’abitudine molti cittadini valsusini è costituito dai sondaggi truffa fortemente voluti da Mario Virano e lautamente pagati da tutti i contribuenti italiani.

Dall’inizio dell’anno quasi ogni notte, con il favore delle tenebre, una trivella si mette in moto, con il suo corollario di centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa che militarizzano il territorio. La trivella viene sistematicamente posizionata in un sito adiacente all’autostrada A32, quasi sempre accanto al pilone di un viadotto, laddove la natura del terreno non presenta alcun segreto, dal momento che è stata già studiata in profondità quando negli anni 90 autostrada e viadotti furono costruiti.

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Ragazzi imbrogliati dalle bugie sulla scuola: 7 miliardi in meno

di Marina Boscaino e Marco Guastavigna

scuola gelmini130 mila insegnanti a spasso, studenti abbandonati all’improvvisazione. Ma il Gran Simpatico si scioglie d’entusiasmo: “Dal prossimo anno avremo scuole che potranno essere comparate agli altri paesi”. Parole al vento tra una canzone di Apicella e il mancato viaggio di nozze della ministra Gelmini

La scrittura come terapia. In quest’ultimo anno e mezzo abbiamo provato – noi come molti altri – a fare tutto ciò che era nelle nostre possibilità per segnalare disagio, illegittimità, pericolo di quanto stava succedendo alla scuola. Ci siamo trovati insieme, nelle mobilitazioni, nel confronto sul web, nei convegni. Abbiamo indagato, studiato, motivato le nostre affermazioni, le nostre denunce. La scuola non attira, non ha appeal.

La dimensione della violazione dei diritti collettivi non rappresenta più un motivo di indignazione, nemmeno tra gli insegnanti. Per questo non ci resta che scrivere, a quattro mani, a 2 teste, per trasformare il senso di impotenza che ci deriva dall’arroganza e dall’ignoranza – che vanno quasi sempre di pari passo – di chi ci governa, non solo in testimonianza, commento, ma documentazione.

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Palazzo Chigi Spa

Alberto Puliafito

protezione civile alpiniIl vero retroscena della nascente Protezione civile servizi Spa è il premierato forte. Sarebbe l'escamotage per una sorta di riforma costituzionale camuffata, portata avanti con un decreto legge e senza dibattito parlamentare. L'allarme è partito il 23 dicembre a L'Aquila.

Per governare questo paese ho bisogno dei poteri della Protezione civile». Lo diceva Silvio Berlusconi pochi giorni dopo il sisma aquilano. Detto, fatto: il vero retroscena della nascente Protezione civile servizi Spa – il cui uomo immagine, Guido Bertolaso, tenta la santificazione non solo sul suolo patrio ma anche ad Haiti – è il premierato forte. Insomma, la riforma costituzionale che Silvio Berlusconi sogna da anni può arrivare anche attraverso un decreto legge di stampo governativo. Senza dibattito parlamentare.

Chi lo dice? Lo dicono i fatti e i documenti che vengono descritti il 23 gennaio a L’Aquila. Presenti politici, giornalisti, sindacalisti, semplici cittadini aquilani, si tiene un incontro informativo dal titolo Protezione Spa, sul recente operato e sulle modifiche che sta subendo il dipartimento nazionale di protezione civile. Un incontro da cui emergono tutte le ombre dell’ormai famigerato decreto 195 del 30 dicembre 2009.

Di luci, a dire il vero, ce ne sono ben poche. E non solo nel decreto in sé, ma proprio nell’uso della Protezione civile che viene fatto dall’inseparabile duo Berlusconi-Bertolaso dal 2001 in avanti – con consenso pressoché bipartisan – fra tanti grandi eventi e poche emergenze. Quando arriva l’emergenza vera, a L’Aquila, diventa chiaro, definitivamente, che si può andare in deroga alle leggi vigenti anche per le grandi opere [come altro si può definire, il Piano C.A.S.E. con le sue 19 new town?]. E così, L’Aquila diventa banco di prova, esperimento per il futuro.

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La crisi dei partiti e le regionali impazzite

Giuliano Santoro

invasione straniera fotoIl risiko delle candidature alle elezioni regionali di marzo evidenzia la crisi del Partito democratico ma anche il progressivo [e sempre più a fatica mascherato] smembramento del Pdl. Appunti dalla fine della «seconda repubblica».

Dopo qualche mese di inseguimento e pestaggio del can per l’aia, di gossip politico e di analisi del pettegolezzo, di cronache minimaliste e ricostruzione di tattiche, di mappe di correnti e alleanze segrete, anche i grandi giornali cominciano ad accorgersi dell’unico dato certo dello scenario politico italiano a venti mesi dalla vittoria straripante delle elezioni di Silvio Berlusconi: dopo i primi mesi di one man show berlusconiano i due perni attorno a cui doveva ruotare la prodigiosa macchina dell’alternanza maggioritaria [su questo concordavano appassionatamente sia Berluskane che Weltroni non più di venti mesi fa] fanno acqua da tutte le parti, perdono pezzi, inseguono affannosamente variabili al di fuori della loro influenza.

Il partito di Bersani è rovinosamente caduto in Puglia alle primarie ed è stato mestamente scavalcato dalla disinvoltura pannelliana nel Lazio.

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Leggiamo un libro: l'orario ferroviario

Francesco Ciafaloni

I treni, i tempi, i binari, le stazioni. Il sistema ferroviario va letto tutto insieme. Non serve separare il pezzo più veloce, mentre il resto muore

Le ferrovie italiane come bene pubblico sono morte qualche anno fa; il sistema ferroviario come servizio pubblico sta morendo in questi mesi. Se si dovesse stabilire una data convenzionale della morte, il punto di non ritorno di un processo di disfacimento che è cominciato qualche anno fa e si concluderà non si sa quando, si potrebbe prendere il 13 dicembre 2009, inaugurazione ufficiale della linea ad alta velocità Roma-Firenze-Bologna-Milano-Torino ed entrata in vigore del nuovo orario (che è stato distribuito in versione cartacea col debito ritardo di quasi un mese).

Non stupisca la coincidenza della data della morte con il completamento dell’alta velocità. Solo adesso ciò che si poteva immaginare si sta realizzando, è sotto gli occhi di tutti, non è più un ragionamento astratto.