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Ragionamento a freddo sul berlusconismo

di Federico Dezzani

La morte di Silvio Berlusconi offre lo spunto per un’analisi disincanta della sua figura e della sua funzione storica. Grazie alla sua discesa, e soprattutto, alla sua “permanenza in campo”, la politica italiana è stata polarizzata in campi opposti, producendo la paralisi de facto del Paese in un contesto internazionale in rapidissimo cambiamento. Il peso mediterraneo dell’Italia è crollato e la Francia ha acquisito ampie porzioni dell’economia nazionale. In cambio, Berlusconi è servito da “modello” per Donald Trump.

 

Se non ci fosse stato, avrebbero dovuto inventarlo

Il 12 giugno si è spento all’età di 86 anni Silvio Berlusconi, magnate televisivo e quattro volte presidente del Consiglio. Sebbene la sua attività politica si fosse sostanzialmente conclusa del 2011, il suo partito è tuttora parte della maggioranza di governo e, nel complesso, si può dire Berlusconi abbia caratterizzato un ventennio della politica italiana.

Il cruciale ventennio in cui, terminata la Guerra Fredda, si è instaurata un’effimera globalizzazione a guida americana che, da tre anni a questa parte, è entrata definitivamente in crisi, tra regionalizzazione dell’economia mondiale e venti di guerra sempre più forti. Il cruciale ventennio, in sostanza, in cui si è deciso chi avrebbe combattuto la guerra successiva e con quali mezzi a disposizione.

Partiamo da alcune considerazioni geopolitiche generali. Riunificatasi (come era inevitabile) la Germania ed immessa sin dagli anni la Cina nei circuiti del commercio mondiale (con prevedibile esplosione del benessere e della potenza cinese), l’Italia era agli occhi degli strateghi angloamericani inutile/dannosa. Zbigniew Brzezinski, nel suo “La Grande Scacchiera” del 1997, neppure cita l’Italia, che, in teoria, domina il Mediterraneo con la sua posizione geografica. Nel contesto internazionale post-Guerra Fredda, l’Italia infatti avrebbe potuto, sfruttando la rinata potenza tedesca e l’affermazione della Cina, emergere come trait-d’union tra i due Paesi (si vedano le cartine della Nuova Via della Seta), realizzando progetti non dissimili da quelli concepiti dai geopolitici fascisti (unione Europa-Asia attraverso Suez e l’Italia). Nel mondo post-Guerra Fredda, gli strateghi angloamericani “condanno” quindi l’Italia all’inesorabile declino, da coronare con l’insolvenza delle finanze pubbliche: le industrie ed i fondi europei devono convergere copiosi verso la Polonia, in funzione anti-russa e soprattutto anti-tedesca, mentre il Mar Mediterraneo deve essere “sub-appaltato” alla Francia. Proprio la Francia si candida, perciò, a conquistare progressivamente una posizione preminente in Italia: preminenza economica e militare (Trattato del Quirinale, siglato nel 2021).

In questo senso, la figura di Silvio Berlusconi è preziosissima, tanto che se il “piccolo Napoleone di Arcore” non fosse esistito, avrebbero dovuto inventarlo. Il berlusconismo funge da grande “sbornia” collettiva per due decenni. Un’ubriacatura di massa, che consente l’attuazione senza intralci delle direttrici geopolitiche sopra descritte. Per circa vent’anni, il Paese è polarizzato in opposte tifoserie, trascinato in uno stato di guerra civile a bassa intensità tra “berluscones” e “comunisti” ed allo stesso paralizzato, reso inerme mentre, anno dopo anno, pezzo dopo pezzo, l’apparato industriale e le sue eccellenze sono smantellate e/o vendute e l’Italia scivola progressivamente verso l’irrilevanza mediterranea. Gli anni in cui Berlusconi è al governo non sono dissimili da quelli in cui governano le sinistre che gli contendono la guida del Paese: l’ILVA smantellata, la Telecom saccheggiata, l’ENI spezzettata, i francesi scorrazzano indisturbati, facendo incetta di imprese, dall’agroalimentare alla finanza, passando per l’energia. Il “cavallo di battaglia” di Berlusconi è il simbolo della sua esperienza politica: il cavaliere sogna di costruire il ponte sullo Stretto di Messina ma, nel frattempo, crollano gli investimenti pubblici in infrastrutture e crollano pure i ponti delle autostrade, gestiti da quella cerchia di oligarchi italiani da cui viene lo stesso Berlusconi. Oligarchi che, si noti bene, devono la loro ricchezza a rendite di posizione, che siano reti autostradali o reti televisive.

Tuttavia, sebbene il depauperamento del Paese sia sotto gli occhi di tutti e tocchi la vita di quasi ogni cittadino, la polarizzazione del Paese in berlusconiani ed anti-berlusconiani assolve egregiamente al suo compito: nessuno pensa al lungo, ma nemmeno al medio termine. Tutta l’attenzione è rivolta al processo di Berlusconi del momento, al lodo Mondadori, allo scandalo di villa Certosa, all’olgettina, alle boutade, all’irriverenza contro la Merkel, alla promessa dei 1.000 euro di pensione per tutti, allo scoop mediatico-giudiziario di Repubblica. Non meno disastroso il bilancio in politica estera: Berlusconi si vanta nel 2009 di aver compiuto il suo “capolavoro” col Trattato Libia-Italia che, sulla carta, rinsalda oggettivamente le posizioni del nostro Paese in una regione chiave come l’Africa settentrionale. Tuttavia, quando la Libia finisce nel mirino degli anglo-francesi nel 2011, Berlusconi non ha né la forza né la volontà di difendere l’alleato Gheddafi: prima è ucciso il colonnello e, un mese dopo, è estromesso da Palazzo Chigi lo stesso cavaliere, preoccupato di perdere “la roba” (Mediaset) pesantemente attaccata in borsa. In quei frangenti, gli “amici” Putin/Medvedev non muovono un dito per salvare Gheddafi, evidentemente più inclini ad assecondare “l’amico” Sarkozy che non “l’amico” Berlusconi: si apre così quella piaga purulenta che, a distanza di dodici anni, è ancora causa di infezioni geopolitiche. La vulnerabilità dell’Italia è proprio garantita dalla permanenza ventennale al potere di un leader che la “blasonata” stampa anglosassone ripete più volte essere “unfit”, inadeguato, per governare. E così, gli stessi che lo abbattono, denunciano poi il complotto con cui è stato abbattuto per salvaguardarne la figura (si ricordino le ricostruzioni di Alan Friedman sul “golpe” contro Berlusconi). Certo, forse dopo il 2011 qualcosa però si guasta tra Berlusconi ed i suoi “mentori”, come testimonia anche il progressivo deteriorarsi delle relazioni con Giuliano Ferrara, che l’aveva accompagnato sin dalla discesa in campo del 1994.

Che Berlusconi fosse funzionale alla più ampia strategia anglosassone, è comunque anche testimoniato dallo stesso percorso di Mediaset. Culla del populismo, le tv del Cavaliere hanno progressivamente corroso la politica italiana fino a svuotarla. Si comincia nei primissimi anni ‘90 cavalcando Tangentopoli (sebbene le tv di Berlusconi dovessero la propria esistenza a Craxi!) e si finisce col Grande Fratello del 2000, dove esordisce un giovane concorrente (Rocco Casalino) che sarà poi l’eminenza grigia del governo giallo-rosso del 2021. Grillismo e berlusconismo sono, ad attenta analisi, rami diversi della stessa pianta infestante. Quell’anti-politica gridata e sbruffona che nasconde la demolizione sistematica e scientifica del Paese.

Chiudiamo con una nota di attualità. Berlusconi ha assolto così bene al suo scopo che si è pensato di adoperarlo come “modello” persino negli Stati Uniti d’America. Difficile, infatti, non vedere in Donald Trump una riproposizione dell’esperimento Berlusconi: la stessa polarizzazione politica, lo stesso clima di guerra civile latente, le stesse invettive contro i comunisti, gli stessi scandali giudiziari e sessuali, la stessa intramontabilità politica. Se Berlusconi avesse avuto meno “roba” da difendere ed un temperamento meno piccolo-borghese, avrebbe probabilmente potuto giocare la carta dell’insurrezione/sovversione davanti al Tribunale di Milano come “immaginato” nel Caimano di Nanni Moretti. Dove non ha osato Berlusconi, molto probabilmente si cimenterà Trump.

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Franco Trondoli
Sunday, 18 June 2023 00:53
Si leggono e si scrivono molte cose sui fatti del Mondo in questi drammatici tempi.
Al di là dei gradi delle differenti conoscenze di ognuno, che ovviamente esistono e determinano diverse visioni e sensibilità sui fatti stessi, mi piacerebbe invitare tutti a non ossificare il proprio modo di vedere le questioni in modo tale da darne delle interpretazioni considerate esaustive e determinate. Tutto è in movimento, ed averne un quadro teorico-pratico veritiero, sicuro ed attendibile è praticamente impossibile. Credo che l'Autore di questo articolo non dia "per scontata" o "auspicata" la "vittoria" della Russia nel conflitto in corso; anzi, mi pare che in altri sui scritti inquadri le problematiche Geopolitiche in più ampie ed elaborate Storie Economiche, Politiche e Culturali. Tutte in divenire. l'Italia , per altro, viene individuata senz'altro , come la Formazione Economica Nazionale e Statale che più di tutte , perlomeno tra il triangolo Franco/Tedesco/Italiano, subisce e subirà un fortissimo ridimensionamento globale. Con tutte le conseguenze del caso. Una Rifeudalizzazione ,di fatto già in corso da parecchi anni , che rimette in questione gli incerti confini della sua Complessiva Identità SocioEconomica.
Le prossime elezioni in Usa dovrebbero chiarire la Cartografia Geopolitica delle prossime Avventure e Disavventure del Capitalismo Mondiale. Ovviamente se nel frattempo non agisca qualche "taglio secco" sulle vicende in corso...!!
Cordialmente
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Angela
Thursday, 22 June 2023 10:08
Dissento dalle tesi qui proposte: so dovrebbe spiegare come potrebbe essere stato lo stivale italico INUTILE alla luce che esso è un’autentica banchina proiettata al centro del Mediterraneo, grossolanamente – tra l’altro – “puntata” verso un certo Paese (cruciale) del Medio-Oriente, il quale è nient’altro che il Pesce Pilota tanto di svariati decenni sino a qua del politichese USA quanto U.K. britannico. Questo solo per dirne una. Si dovrebbe spiegare, da parte di Federico – e qui lo saluto – che se lo Stivale fosse stato “dannoso” come sentenziato dal Sei Punte Stellato Brzezinski come mai tale “calzatura” sia stato – senza tema di smentite – un laboratorio geo-politico-sociale che non ha mai avuto paragoni con altre Nazioni, ad iniziare dal revival mafioso ad opera (leggi Calogero Vizzini; leggi Lucky Luciano; leggi sbarco alleato in Sicilly’s Land…) di Lor Signori “ammerigani” per passare agli Anni di Piombo e per non finire purtroppo colla Peste di Davos. Un laboratorio sperimentale, un bench-test che “funziona” non si taccia mai d’essere né inutile né dannoso. Che il peso dell’Italia sia coinciso coll’ascesa del Satrapo di Arcore è altrettanto fuori luogo pel semplicissimo fatto che la Nostra Povera Patria fu calata nel tombino dell’Inconsistenza, del vacuo, già il 3 settembre del 1943 a Cassibile: again Sicilly’s Land! Alla prima riunione del neo-governo italico il loggionato e loggionante Benedetto Croce medesimo svuotò il sacco denunciando che la Patria Nostra non avrebbe mai più avuto sovranità nazionale, quindi è una cosa questa datata illo tempore. Stesso tenore per l’overcome francese situato da Federico nel crocevia di Arcore: ma non è affatto vero! Il SORPASSO dei giuda-cugini d’oltralpe avvenne già ai tempi di Mattei il cui Fedele Cane a Plurime Zampe dava un fastidio enorme (tenendo a mente quanto poi la Francia sia stata in speciale liaison con il Piccolo Popolo, vedi Moro, vedi Hyperion, et cetera et cetera). Detto questo inquadrerei piuttosto il Satrapo di Arcore come un esponente lucidissimo di quella querelle degli ERRORI CONTRAPPOSTI che sempre ha albergato nelle camarille loggia compasso cazzuola con coté di grembiulino: la sua faccia sinistroversa lib-lab progressive contro quell’altra faccia conservator-destroversa. Non per nulla il Nostro frequentò la PROPAGANDA DUE o no? Quindi fronte soi disant anti-comunista, destrorso, fascistoide (di facciata in quanto GELLI fu vicinissimo per non dir altro alla partigianeria insorgiva, altroché!, cosa che il sinistrume ha posto sotto al tappetto come si fa colla cenere…) e da notar bene, ultra-atlantista (leggi anglo-sassocentrico con una forte spruzzata di Popolo Eletto a dominar lo script). Le due Facce però costituiscono la stessa medesima Medaglia, cosa peraltro insegnata a noi somari da Guénon e da noi poco o punto tenuta da conto: eh già, le menti raffinatissime sono ancora adagiate a Schumpeter, a Sombart, a Marx, a Bordiga, ad Adam Smith et alii come se i Vulcano socio-politici si alimentassero soltanto coi caveau delle banche e non alle direttive delle menti – queste si finissime! – delle boisierie delle onuste biblioteche! Poverini…. Illusi… PS: LA SOLA COSA degna di nota e di apprezzamento dell’agire del Satrapo – ed è qui che risiede l’odio acerrimo contro di lui non certo per supposte sue collusioni giacché nell’altra Sponda tali collusioni sono regola reale, vedi Trattativa Stato-Mafia tanto smentita a destra quanto a sinistra, vedi Sgarbi e Scalfari, ed invece veridica, come ha detto il Generale Mori di recente! – è stato il suo spirito ottimista, sviluppista (benché quello che lui aveva in mente come motore di sviluppo puzzava di cloaca…) nonché la sua eterosessualità pornolaliaca: se fosse stato depopolazionista, denatalista, distruttivista nihilista sul modello di Schwabe-Davos non lo avrebbero attaccato di certo! Se fosse andato in una partouze omo-samesex-LGBT gli avrebbero dato un premio dalle mani di Luxuria, invece perseguiva modelli da casino – senza accento – da bordelli maschilisti stile Italia anni Cinquanta. Ovviamente avendo lui la cultura di uno che ha letto solo l’elenco del telefono non ebbe sentore di quello che era davvero il motivo dell’osteggiamento a lui contro-schierato: da provinciale e non da uomo di mondo - a dispetto della conoscenza dei vari Putin, E rdogan, ecc. – qual era tutto ciò gli rimase incomprensibile. Sono i limiti peculiari dell’italiano medio non aduso a pensare in grande. prova provata di tutto questo? Quando il suo partitucolo di plastica aderì all’infame popol-pandemia davosiana gli attacchi contro di lui svanirono come nebbia al sole.
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