Fai una donazione
Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________
- Details
- Hits: 3576

Wikileaks, il WTO e la guerra psicologica
di Comidad
Il presidente dell'Iran Ahmadinejad ha immediatamente catalogato il caso Wikileaks nell'ambito della guerra psicologica, un concetto che nel dibattito politico iraniano non solo è abituale, ma viene anche richiamato in modo appropriato, con chiaro riferimento agli aspetti tecnici del problema. Per un Paese che cerchi di difendersi dal colonialismo, il concetto di "guerra psicologica" infatti costituisce una di quelle categorie-chiave essenziali per comprendere il mondo in cui si vive.
La guerra psicologica risulta tanto più efficace quanto meno viene percepita come tale, e la colonia perfetta è quella inconsapevole di esserlo; quindi non c'è da stupirsi che sui notiziari italiani le parole di Ahmadinejad siano scivolate senza commenti né spiegazioni, ed anche quando l'espressione "guerra psicologica" è stata per un attimo evocata, essa è rimasta a galleggiare in un oceano di indeterminatezza, senza mai far luce con un esempio o con un riferimento storico.
- Details
- Hits: 2734

Obama al capolinea e il governo della Fed: linee di faglia negli States
di Raffaele Sciortino
Uno degli spostamenti elettorali maggiori degli ultimi cinquant'anni e un referendum negativo sull'operato di Obama: è il doppio, secco risultato delle elezioni di midterm negli States. Il dato non è soltanto numerico e geografico - sono tornati ai repubblicani il Sud, il Midwest rurale, il West montano con in più buona parte della cintura della ruggine dei Grandi Laghi - quanto indicativo di un trend (il Senato è stato rinnovato solo di un terzo) e soprattutto degli umori profondi della popolazione statunitense. La composita coalizione elettorale che spinse Obama alla vittoria si è sfrangiata, la middle class lavoratrice bianca, gli anziani, i residenti dei suburbi e in parte le donne e gli indipendenti si sono riversati sul voto repubblicano. Gli under trenta, pur restando un bacino di voti democratico, hanno drasticamente ridotto la loro partecipazione elettorale così come le minoranze.
"Yes we can, but..."
È la fine del change obamiano dopo soli due anni e per ragioni niente affatto nascoste.
- Details
- Hits: 3236
Elezioni Usa: popolazione frustrata nella superpotenza in declino
di Davide Grasso
La mappa del risultato elettorale statunitense è impietosa per i democratici, soprattutto se si guarda alle elezioni per la camera (House) e per i governatori dei singoli stati (http://elections.nytimes.com/2010/results/house). La maggior parte dei candidati repubblicani vince in tutto il Midwest (Kansas, Nebraska, Nord e Sud Dakota, Illinois, Missouri), in molti distretti di stati dell'ovest come Colorado, Wyoming, Utah, Nevada, della west coast come la California e l'Oregon, nel sud (Texas, New Mexico, Arizona, Oklahoma, Georgia, Florida, Tennessee, Kentucky, Nord e Sud Carolina) e anche in molti distretti degli stati del nord-est, che di solito premiano i democratici (circa la metà dei rappresentanti dello stato di New York, la Pennsylvania, parte del New Hampshire e del New Jersey). Nelle elezioni per i governatori dei singoli stati i democratici si assicurano soltanto uno stato dell'ovest, il Colorado, confermano New York e il Vermont, e conquistano la California. Perdono però in vari stati dove erano al governo nello stesso Midwest (Kansas, Iowa, Wisconsin, Michigan, Ohio), nell'ovest (Wyoming) nell'est (Pennsylvania, Maine) e nel sud (New Mexico, Oklahoma, Tennessee, Florida). I repubblicani confermano i propri governatori anche in Arizona, Utah, Nevada, Idaho, Alaska, Texas, Nebraska, Sud Dakota, Alabama, Georgia e in vari altri stati.
Nella conferenza stampa di mercoledì, Barack Obama ha definito il risultato "umiliante".
- Details
- Hits: 2975

Patacca Cia-Mossad-Wikileaks
di Fulvio Grimaldi
Ti pareva che questa sinistra disastrata, catarrosa e tartagliante nel coro delle volpi e delle pecore al seguito del pastore zufolante, non si tuffasse a corpo morto (NON si fa per dire) nelle sabbie mobili, astutamente occultate da mirti e ginestre, dell’ennesima megatruffa USraeliana? Wikileaks e il suo ambiguo portavoce Assange, inquisito per molestie sessuali e buttato fuori dalla tollerantissima Svezia (ovviamente da “toghe rosse”), se fossero quello di cui si vantano e che gli viene accreditato dalla Grande Armada di canaglie e utili idioti, i centomila squadroni della morte Cia-Mossad in giro per il mondo gli avrebbero già fatto la festa. Invece il ministro dell’offesa Usa, Robert Gates, criminale di guerre Bush, rimesso sugli altari dei sacrifici umani da Obama, ha tranquillamente dichiarato:”Quella roba non ci disturba per niente”. E ti credo! Perché, anzi, puntella con trucchi per gonzi proprio gli obiettivi strategici centrali della criminalità organizzata imperialista. Non ci credete?
Il primo compattatore Wikileaks, tra alcune nefandezze Usa in Iraq, scontate dai tempi di Abu Ghraib, Guantanamo e Bagram, ha sversato nella discarica imperiale un ordigno tossico: sono i pachistani del servizio segreto SIS a guidare, rifornire e incoraggiare i “terroristi Taliban”.
- Details
- Hits: 2694

Nicolas...c'est la grève!
Precariato sociale
La mappa delle proteste
Difficile, anzi impossibile, dare un quadro completo della situazione. Le iniziative si moltiplicano non solo a Parigi e nelle altre metropoli (e nelle periferie di queste), ma in tantissime città di media e piccola grandezza. Ospedali, scuole, fabbriche (bloccato dagli operai anche lo stabilimento Peugeut di Sochaux, il più grande in Francia), trasporti: tutti i settori si stanno mobilitando contro questa riforma delle pensioni tanto voluta dal governo Sarkozy.
Il traffico ferroviario risulta ancora in difficoltà in tutto il paese (circola all'incirca un treno su due), le metropolitane funzionano a singhiozzo da ormai due settimane, gli aeroporti hanno cancellato anche oggi circa la metà dei voli. A creare disagi si sono aggiunti da ieri anche i camionisti, lanciando la cosiddetta operation esgargot e provocando code kilometriche sia nella tangenziale di Parigi che in altri punti strategici dell'Exagone.
- Details
- Hits: 2700

Il Nobel della guerra ai signori del "Nobel della pace"
di Domenico Losurdo
Nelle scorse settimane un acceso dibattito ha avuto luogo in Australia. In un saggio pubblicato su «Quarterly Essay» e parzialmente anticipato su «Australian», Hugh White ha messo in guardia contro inquietanti processi in atto: all’ascesa della Cina Washington risponde con la tradizionale politica di «contenimento», rafforzando minacciosamente il suo potenziale e le sue alleanze militari; Pechino a sua volta non si lascia facilmente intimidire e «contenere»; tutto ciò può provocare una polarizzazione in Asia tra schieramenti contrapposti e far emergere «un rischio reale e crescente di guerra di larghe proporzioni e persino di guerra nucleare».
L’autore di questa messa in guardia non è un illustre sconosciuto: ha alle spalle una lunga carriera di analista dei problemi della difesa e della politica estera e fa parte in qualche modo dell’establishment intellettuale. Non a caso il suo intervento ha provocato un dibattito nazionale, al quale ha partecipato lo stesso primo ministro, la signora Julia Gillard, che ha ribadito la necessità del legame privilegiato con gli Usa. Ma i circoli australiani oltranzisti sono andati ben oltre: occorre impegnarsi a fondo per una Grande allenza delle democrazie contro i despoti di Pechino.
- Details
- Hits: 2858

Prefazione a "Raffaele Sciortino, Obama nella crisi globale, Abiblio Trieste"
di Augusto Illuminati
Alla vigilia delle elezioni di mid-term, per cui i sondaggi non si presentano troppo favorevoli, viene spontaneo rammemorare gli entusiasmi con cui due anni fa fu salutata l’elezione di Obama. Entusiasmo – americano ed europeo – in cui confluivano diversi orientamenti, valutazioni e illusioni. Innanzi tutto colpì il modo in cui un outsider riuscì a inserirsi nella crisi catastrofica del bushismo raddoppiata dalla crisi finanziaria. Intendiamoci, Obama (oltre ad essere un nero non tipico e non autoctono) era un outsider quando si oppose alla guerra irakena al suo inizio, non lo era più dopo il fallimento dell’avventura medio-orientale e la disfatta del governo federale sui diritti civili e la gestione di Katrina. Tuttavia non aveva in mano la macchina del partito democratico e forse la maggioranza dei quadri di quel partito riteneva troppo rischioso mettere in gara contro gli sfiatati repubblicani un candidato di colore, per di più considerato poco patriottico o addirittura “socialista”. L’ascesa contro la potenza del clan Clinton fu resa possibile dall’aver captato la spinta di base al cambiamento con un ricorso accorto alla mobilitazione capillare soprattutto delle nuove generazioni via Internet. Scontato fu chiamare a raccolta il voto nero, più lento e complicato conquistare il consenso della classe lavoratrice bianca flagellata dalla crisi.
- Details
- Hits: 3189

L'Ecuador che non si arrende
di Fabrizio Casari
Il colpo di Stato in Ecuador è fallito. L’esercito, fedele alla Costituzione e al Presidente Correa, è intervenuto con la forza per liberare il presidente dall’ospedale dove era stato preso in ostaggio dai rivoltosi ed ha anche liberato i commissariati dove i poliziotti traditori si erano sollevati e lo stesso aereoporto della capitale. Il saldo dell’operazione di pulizia è di due morti e diversi feriti, alcuni di questi ultimi tra le fila dell’esercito e della popolazione che è scesa in strada con l’intento di appoggiare il suo Presidente contro i golpisti. La vicenda, gravissima, ha un suo aspetto di cronaca e un altro tutto politico, interno ed internazionale. Partiamo dal primo.
La cronaca riferisce di una ribellione di alcuni reparti della polizia di Quito che rifiutavano il pacchetto legislativo proposto dal Governo e approvato dal Parlamento sulla riforma dei servizi pubblici, presidenza compresa, e che prevede, tra l’altro, la riduzione dei benefici di vario genere dei quali hanno goduto in passato le forze di polizia come altri settori della Pubblica amministrazione.
- Details
- Hits: 2873

L’Iran e l’America smemorata
Angelo Gennari
“La storia si ripete sempre due volte: la prima come
tragedia, la seconda come farsa” (K. Marx)… speriamo
TIME Magazine ha riferito che l’uomo di punta della nuova intransigenza americana contro l’Iran è diventato, adesso, il segretario alla Difesa in persona, Robert Gates (15.7.2010, An attack on Iran: back on the table — Un attacco al’Iran: l’opzione è nuovamente sul tavolo). Era segretario alla Difesa anche con George Bush il piccolo e a lui venne attribuito l’aver dissuaso, allora, il presidente dall’attaccare l’Iran. Era il 2008 e gli USA erano infognati, come e peggio di adesso, in Iraq e Gates spiegava che ficcarsi in un’altra guerra in Medioriente era “l’ultima cosa di cui l’America avesse bisogno”.
Ora è il 2010 e gli Stati Uniti sempre là sono infognati e ancora più di allora, addirittura drammaticamente, sono ora impantanati in Afganistan. Ma non fa niente: Gates sembra aver cambiato opinione.
- Details
- Hits: 2788

11 settembre (2001) e 17 settembre (1982): i due pesi e due misure che stritolano la nostra morale. E la nostra credibilità
Pino Nicotri
La profonda ipocrisia e disonestà, nel senso anche di malafede, dell’Occidente, cioè dell’Europa e degli Usa, appaiono in tutta la loro grave enormità dal confronto tra queste due date e relative rimembranze: 11 settembre 2001 e 17 settembre 1982. La prima data è - come sanno anche i sassi - quella dell’abbattimento delle Twin Tower di New York. Ma la seconda? Chi di noi occidentali se la ricorda? No, non è la presa di Porta Pia, quella è del 19 settembre, se non erro. Non ricordate, vero? E’ il giorno della strage di Sabra e Chatila. Vale a dire, della terribile mattanza - tra i 3 e i 6 mila civili ammazzati a sangue freddo, le donne e le bambine dopo essere state stuprate, le donne incinta dopo essere state sventrate e massacrate con il feto messo loro in braccio - fatta eseguire a Beirut dai militari israeliani alle milizie collaborazioniste dei falangisti cristiani nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila. Falangisti cristiani… Questo è dunque il cristianesimo in Libano?
- Details
- Hits: 2623

Perché WikiLeaks va protetto
di John Pilger
Lo scorso 26 luglio, WikiLeaks ha pubblicato migliaia di documenti dell’esercito statunitense sulla guerra in Afghanistan. In essi vengono riportate verità nascoste, l’esistenza di un reparto per gli omicidi segreti e uccisioni di civili. Leggendo i documenti, le brutalità che vi si trovano ricordano il passato coloniale. Dalla Malesia al Vietnam fino al Bloody Sunday e a Bassora, poco è cambiato. La differenza è che ora c'è un modo straordinario per sapere fino a che punto le società vengano devastate come consuetudine in nostro nome. WikiLeaks ha acquisito dati di sei anni di uccisioni di civili in Iraq e Afghanistan, dei quali sono state pubblicate piccole parti nel Guardian, nello Spiegel e nel New York Times.
C'è una comprensibile isteria al riguardo, e si è arrivati a richiedere che il fondatore di WikiLeaks venga “stanato” e “portato alla resa”. A Washington ho intervistato un ufficiale del Dipartimento della Difesa e gli ho chiesto: “Può garantire che gli editori di WikiLeaks e il capo editore, che non è americano, non saranno soggetti alla caccia all’uomo di cui si legge nei media?”. Lui ha risposto: “Non sono nella posizione di dare nessuna garanzia su alcunché”. Mi ha anche riferito circa “l’azione di indagine criminale” su un soldato americano, Bradley Manning, sospettato di essere un informatore.
- Details
- Hits: 4582

La nuova Cina che abbiamo sottovalutato
di Vladimiro Giacchè
Sino a non molto tempo fa un viaggio in Cina era l’occasione per misurare le molte distanze tra “noi” e “loro”. Oggi se ne misura soprattutto un’altra: quella tra l’immagine della Cina offerta dai nostri media e la realtà di quel Paese.
La Cina che ho incontrato a luglio in un viaggio che ha toccato Pechino e diverse altre città, nel corso del quale ho potuto visitare numerose imprese e impianti industriali e discutere (molto apertamente) con esponenti del mondo della politica e dell’economia, è molto distante da quell’immagine. Soprattutto dal punto di vista economico.
La competizione non è più sul costo
Cominciamo dalla competitività delle imprese cinesi. Noi continuiamo a pensare che sia basata esclusivamente sul bassissimo costo del lavoro. È senz’altro vero che la Cina, con una popolazione di oltre 1 miliardo e 300 milioni di persone, ha potuto giovarsi per anni di abbondante manodopera a basso costo. È stato questo che ha attratto le 690 mila imprese straniere (400 le grandi multinazionali) che oggi hanno uffici e soprattutto fabbriche in Cina. In questi anni la crescita dell’economia è stata spettacolare.
- Details
- Hits: 2664

Dove va l'economia degli Stati Uniti?
di Demostenes Floros e Luigi Alberto Sanchi
Di fronte alla più grande crisi economica dal 1929, nel contesto della recessione globale, che ne sarà del dollaro nel suo ruolo sia di valuta di transazione del commercio internazionale, sia di riserva di valore, dopo la fine, nel 1971, degli accordi di Bretton Woods (1)
1. IL QUADRO MACROECONOMICO USA
1.1 Il Pil
Il Pil reale USA [calcolato a prezzi costanti che utilizzano come anno base il 2005], nel corso del terzo trimestre dell’anno 2009, è aumentato del 2,2% (la prima stima aveva indicato +3,5%, la seconda +2,8%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (Pil annuale). Si tratta del primo trimestre con il segno positivo dopo quattro consecutivi con segno negativo (2008q3: -2,7%; 2008q4: -5,4%; 2009q1: -6,4% il peggior valore dal 1980q2; 2009q2: - 0,7%), un fenomeno che non si era mai verificato dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi. Bisogna di fatti andare a ritroso nel tempo, sino alla Grande Depressione degli anni 1929-33, per individuare dei valori ancor più negativi. Inoltre, mentre il Pil reale USA nel 2008 ha indicato un andamento prossimo alla stagnazione (+0,4%), secondo il Fondo Monetario Internazionale il tasso di crescita del 2009 è stimato attorno al -2,7% (il più basso dal 1946).
- Details
- Hits: 2633

Perché la guerra al Venezuela?
di Fabrizio Casari
E’ possibile credere alle storielle propagandistiche della Colombia? E’ possibile offrire credito alle denunce di Uribe? Il nuovo presidente colombiano, Juan Manuel Santos, per ora ritiene di non doversi pronunciare sul contenzioso con Caracas. Sembra che abbia in mente una strategia diversa da quella del suo predecessore, ma il silenzio di queste ore da parte sua va certamente interpretato come una questione di garbo istituzionale nei confronti del Presidente uscente.
Il quale, con le valigie già in mano, ignorando a sua volta proprio quel garbo istituzionale che gli imporrebbe il silenzio, ha tentato d’ipotecare fino all’ultimo i prossimi passi del neo-eletto, proponendo come soluzione al contenzioso con Caracas lo smantellamento dei supposti campi delle FARC in Venezuela, la resa dei guerriglieri ivi allocati e la promessa che verranno giudicati con “equità e giustizia”, ricordando che durante i suoi mandati alla guida del paese “molti hanno deposto le armi”.
- Details
- Hits: 2274

Perché McChristal lo ha fatto
Immanuel Wallerstein
Il generale Stanley McChrystal, il comandante USA in Afghanistan, ha rilasciato un’intervista alla rivista Rolling Stone in cui lui e il suo staff insultano i leader civili del suo paese. E’ stato allontanato dal suo incarico, per insubordinazione, dal presidente Obama. Anche i difensori di McChrystal hanno detto che le sue osservazioni sono state inopportune e sbagliate. Dato che McChrystal è un uomo eccezionalmente intelligente e molto ambizioso, perché l’ha fatto?
McChrystal ha rilasciato l’intervista in modo da essere costretto a dimettersi. E perché voleva essere allontanato dal suo incarico? Perché sapeva che le politiche che stava perseguendo e difendendo nella guerra in Afghanistan non stavano funzionando, non potevano funzionare. E non voleva essere lui quello additato alla pubblica condanna.
Si consideri la lunga storia che ha portato a questa intervista. La strategia militare che gli Stati Uniti hanno forgiato in Afghanistan e in Iraq è stata inizialmente quella imposta dall’allora Segretario alla difesa USA, Donald Rumsfeld. Era una politica di illimitato machismo: bombarda il nemico da lassù in alto, e non preoccuparti di chi viene ucciso; usa la tortura su quelli che catturi; non consultarti con nessuno, neanche se si tratta dei cosiddetti alleati; occupa il paese, a tempo indeterminato.
Page 80 of 86







































