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Elezioni presidenziali in Francia

 

megachip

#Macron, #LePen, chi perderà di più?

di Pino Cabras

Il ballottaggio non è sul consenso per sé, ma sul dissenso verso l'altro candidato. Non vincerà il più amato e apprezzato, perderà il più odiato e temuto

NEWS 263141Il risultato del primo turno delle presidenziali francesi regala al candidato di plastica Emmanuel Macron, l'uomo dei Rothschild, le apparenti maggiori possibilità di vittoria per il secondo appuntamento alle urne, quello del 7 maggio, quando dovrà vedersela con Marine Le Pen.

I quattro candidati più votati (Macron, Le Pen, Fillon, Mélenchon) si sono spartiti l'80 per cento dei voti, collocandosi ciascuno poco sopra o poco sotto il 20 per cento. Con un dato di partenza così basso, il meccanismo del ballottaggio non potrà mai a giocarsi sul consenso per sé, ma sul dissenso verso l'altro candidato. Non vincerà il più amato e apprezzato, perderà il più odiato e temuto. Entrambi i candidati sono in grado di attirare su di sé le principali forme di dissenso già sperimentate in questi anni nel discorso pubblico dei paesi occidentali. Ognuna di queste forme ha i suoi intellettuali organici, i suoi media di riferimento, i suoi argomenti dominanti.

Prendiamo Emmanuel Macron. È un prodotto sfornato direttamente dalle officine dell'élite atlantista come un avatar telegenico che deve dare un volto elettoralmente fungibile agli interessi della grande finanza, di cui è espressione immediata.

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 albertomicalizzi

Francia, più chiaro di così...

di Alberto Micalizzi

macron francia 413x252Cerchiamo di essere obiettivi: i burocrati di Bruxelles con la collaborazione dei banchieri della City di Londra hanno fatto un ottimo lavoro in pochissimo tempo. Hanno costruito il prototipo politico perfetto, un po’ burocrate un po’ banchiere, un po’ Renzi un po’ Padoan, paladino dei privilegi che le oligarchie finanziarie stanno consolidando sul continente europeo.

Qualcuno conosceva Emmanuel Macron solo 4-5 mesi fa? Siamo onesti con noi stessi. Io avrei risposto che era una marca di patatine, un designer di moda, un calciatore del PSG, ma non il prossimo candidato all’Eliseo!  E invece eccolo là, un politico “fiat”, come la moneta creata dal nulla dal sistema bancario e prestata ai Governi. Anche lui, del resto, prestato come un debito, come una variabile imposta per esercitare la governance dall’esterno

E’ la prova lampante che la troika è “en marche”, gode di ottima salute, che è essa stessa a distribuire le carte, a condurre il gioco, che l’Euro non implode affatto anzi sperimenta una stagione di trasformazione e di rigenerazione.

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sollevazione2

Non è la Francia che indica la via

di Piemme

Francia pMentre in rete fioccano le scemenze, i media di regime colgono l'essenza del risultato uscito dalle urne francesi: scampato pericolo! 

Le classi e le èlite dominanti di fede eurista non esultano ma possono tirare un sospiro di sollievo: lo sfondamento della Le Pen, nonostante il marasma sociale e malgrado il crollo dei due tradizionali blocchi sistemici (post-gollista e socialista), non c'è stato.

Il successo della grande borghesia francese —quella che dopo l'inglese ha nel sangue il più alto tasso di veleni finanziari ma che a differenza dell'inglese non ha alcuna intenzione di spezzare il matrimonio con quella tedesca— è anzi doppio. Ha contenuto l'avanzata del Front national con quello che potremmo definire un trucco geniale: tirando fuori dal suo cilindro il coniglietto addomesticato di Macron, dando a bere la menzogna che egli sarebbe un uomo politico nuovo, anti-establishment, europeista ma patriottico, populista ma progressista.

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aldogiannuli

Cosa ci dice questo primo turno di elezioni francesi?

di Martino Iniziato

210411624 55feb446 045b 4e19 80e9 1b902440e701Poche brevi considerazioni a botta calda sui risultati di questa prima tornata di elezioni francesi:

1.    i francesi sono un grande popolo che non si lascia intimidire o influenzare dalle aggressioni terroristiche: il dato dell’affluenza alle urne è quello di cinque anni fa e la Le Pen raccoglie quello che i sondaggi dicevano già prima dell’attentato degli Champs Eliseè.

2.    Anche in Francia si profila un mutamento del sistema politico con la dèbacle dei partiti storici: gollisti e socialisti, che, sino alle politiche del 2012, totalizzavano il 56% dei voti, oggi superano a stento il 25%
.

3.    A pagare il conto è soprattutto il partito socialista, ridotto al ruolo di lista di disturbo. Dopo 5 anni di cura Hollande, gli elettori del Ps si sono trasferiti in massa verso la Candidatura Macron e, in parte minore ma significativa, verso Melenchon. Il Ps ha virtualmente cessato si esistere e l’unica cosa che gli resta da fare è un congresso di scioglimento.

4.    Anche i gollisti se la passano male, anche se non come i socialisti. Nel complesso, Fillon, il super preferito all’inizio della campagna, ha mantenuto un dignitosissimo 19,8%, nonostante gli scandali che lo hanno investito e che segnalano l’intervento della magistratura in queste elezioni. I gollisti, peraltro mantengono una struttura di partito ramificata sul territorio che avrà il suo peso nelle prossime politiche.

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