Abbiamo già scritto nelle nostre pagine perché la “scuola di Valditara” è lungi, al di là dell’enfasi patriottica con cui è rappresentata dal Ministro, dal prendere sul serio la questione identitaria, per noi questione serissima (Cantaro, 2024). In questo numero – incentrato sulle “Nuove indicazioni nazionali del primo ciclo d’istruzione” – torniamo lungamente sul tema, sottolineando con ancor più forza come essa si inserisca in un processo di lunga data di de-costituzionalizzazione del sistema dell’istruzione. Il formale omaggio alla Carta costituzionale di Giuseppe Valditara non sposta di una virgola il nostro giudizio. Accresce la confusione e alimenta, altresì, le confuse risposte dei cosiddetti detrattori dei lavori della Commissione Perla.
La Bibbia presa sul serio
Dire semplicemente no all’introduzione nei programmi scolastici dello studio della Bibbia e del latino e opporsi alla cancellazione della geostoria non significa niente o, peggio, apre a una discussione da bar dello sport che non fa bene a nessuno. Non fa bene a insegnanti, a studenti, a famiglie. Non fa bene all’Italia. La bibbia, il latino, la geostoria non possono essere agitati come slogan “l’un contro l’altro armati”. Vanno presi sul serio. Soprattutto va preso sul serio il loro uso in generale e il loro uso in particolare, nelle aule scolastiche. Sulle nefande conseguenze dell’uso catechistico della Bibbia abbiamo già dato. Il libro, ancor più venduto in tutti i Continenti, è oggi considerato dalla grande parte della popolazione il libro più noioso al mondo.



Se esaminiamo attraverso una analisi storica il fatto che l’amministrazione americana è costretta a fare e disfare al riguardo dei dazi commerciali, possiamo ricavare alcuni elementi inconfutabili sullo stato avanzato di decomposizione del modo di produzione capitalistico.
E così se ne è andato anche Michel Aglietta, a 87 anni, un altro degli scienziati sociali che più hanno segnato la nostra formazione.
Sergey Kuzhugetovich, è trascorso quasi un anno dalla sua nomina alla carica di Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa. Come valuta la situazione nell’ambito della sicurezza nazionale e i cambiamenti in questo ambito? Quali questioni vengono decise dal Consiglio di sicurezza?
Il mio debito con l’Ungheria
Proseguono le trattative “sul nucleare” iraniano fra i delegati della Repubblica islamica e i negoziatori statunitensi guidati da Steve Witkoff il quale Witkoff, miliardario immobiliarista ebreo americano “prestato alla politica” e presentato dai media come un “feroce negoziatore” nel senso della feroce e concreta attitudine di costui nel concludere proficuamente gli affari, è l’incaricato di Trump anche per le trattative “di pace” sul fronte russo-ucraino/NATO. Anche questo fatto di dettaglio indica come siano intrecciate le vicende degli attuali fronti di guerra aperti e della possibile “pace” che si sta contrattando. In questa nota ci preme dire unicamente di un paio di punti che riguardano lo scenario di guerra in Asia occidentale. Un paio di punti (a nostro avviso) fermi di carattere generale, attorno ai quali ruotano le molteplici e imprevedibili variabili della lotta per la vita o per la morte cioè della lotta suprema in corso.
Papa Bergoglio un rivoluzionario o un conservatore mascherato? Né l’uno né l’altro: un papa può “salvare la Chiesa” spesso accettando compromessi più apparenti che sostanziali.


Donald Trump la sera del 2 aprile ha annunciato una serie di nuovi dazi, di diverso tipo, da applicare sulle merci estere: essi, secondo il Presidente americano, sono «più o meno della metà» rispetto a quelli «che gli altri Paesi applicano agli Stati Uniti». Per i prodotti importati dall’UE si arriva al 20%, dalla Cina al 34%. I dazi più alti al Vietnam (46%), mentre tra gli altri Paesi più colpiti Thailandia (36%), Taiwan (32%), Indonesia (32%), Svizzera (31%) e India (26%). I dazi si aggiungerebbero a quelli già previsti per specifiche merci e prodotti come automobili, acciaio e alluminio. Trump ha paragonato l’ordine esecutivo con cui sono stati istituiti i nuovi dazi a una «vera e propria dichiarazione d’indipendenza» che porterà a un «ritorno all’età dell’oro». Qualche giorno dopo, come conseguenza della richiesta della maggior parte dei Paesi colpiti dalle misure, Trump ha sospeso per 90 giorni i dazi definiti “reciproci” – ma non nei confronti della Repubblica Popolare Cinese – in attesa di affrontare dei negoziati che dovrebbero, secondo il parere della Casa Bianca, trovare una soluzione all’abissale deficit commerciale degli Stati Uniti. Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, prima di atterrare a Roma per il funerale di papa Bergoglio, il presidente degli Stati Uniti ha spiegato che probabilmente la sospensione dei dazi non vedrà una ulteriore proroga.
E meno male che Trump doveva riportare un po’ di sano realismo alla Casa Bianca: prima ha dichiarato una guerra commerciale al resto del mondo che, però, ha scatenato una delle più massicce fughe di capitali dagli USA di sempre e l’ha costretto a una rovinosa ritirata, poi ha rilanciato la guerra tecnologica contro la Cina, vietando l’esportazione anche di chip di vecchia generazione, per ritrovarsi, però, il giorno dopo con Huawei che annunciava l’uscita di nuove macchine e processori pensati ad hoc per l’intelligenza artificiale che hanno lasciato gli analisti a bocca aperta; e ora, per concludere, sembra si sia messo l’anima in pace e sia tornato ai cari vecchi metodi da cowboy. L’hanno ribattezzato il super bowl delle esercitazioni del Pacifico: si chiama balikatan, spalla a spalla, ed è un’esercitazione marina congiunta tra forze armate statunitensi e filippine che va regolarmente in scena da quasi 40 anni, ma che a questo giro, stando ad Asia Times, “è la più grande mai condotta”. “Più che un super bowl, è un super troll” rispondono i cinesi dalle pagine del Global Times: “un’esercitazione che trabocca di provocazioni nei confronti della Cina”.


1. Il limite del capitale alla fine del fordismo: eludere le nuove istanze strutturali
La scuola secondo Valditara, un generico e fumoso metodo interdisciplinare. Al Ministro e ai suoi deboli critici andrebbe ricordata la rigorosa lezione degli intellettuali che si sono seriamente misurati con il tema. La Bibbia, lo studio del latino e la geo-storia presi sul serio.
Sembra che in Italia nessuno si sia accorto della pubblicazione del libro di Jean-Piere Bouche e Michel Collon, intitolato Israël. Les 100 pires citations (Israele. Le 100 peggiori citazioni), avvenuta nel 2023 grazie a Investig’action, sito multimediale amministrato dallo stesso Collon. E ovviamente la ragione è evidente: il libro contiene notizie, frasi, espressioni, ragionamenti rilasciati dai dirigenti politici israeliani, da cui si può ricavare la netta differenza tra i discorsi ufficiali e l’autentico pensiero dei fondatori, dei presidenti, ministri, militari israeliani, i quali sin dal 1895 hanno dichiarato a chiare lettere quale fosse la loro strategia e il loro obiettivo finale. Tutti questi elementi, spesso oscurati, mettono in evidenza il progetto coloniale israeliano, non meno feroce delle precedenti avventure coloniali europee.
In vista di un dibattito sulla Cina, organizzato dalla redazione de
Il pontificato di Papa Francesco ha segnato questo decennio in modo largamente positivo, soprattutto sul piano della politica internazionale. Francesco ha rappresentato — e rappresenta — una voce autonoma, critica, libera e anche assennata, direi, rispetto ad alcune derive del nostro tempo.
Appunti sulla Resistenza ieri e oggi
Il piano degli Stati Uniti per mantenere la supremazia del dollaro, si oppone all’abbandono progressivo dall’uso del dollaro su scala globale grazie all’implementazione di un “Dollaro digitale” che non avrà la forma di una valuta digitale emessa direttamente dalla banca centrale (CBDC), ma piuttosto di un piano per promuovere e regolamentare le stablecoin ancorate al dollaro. I Paesi BRICS+ stanno utilizzando valute alternative, e Cina ed Unione europea stanno sviluppando valute digitali controllate dalle banche centrali (CBDC) che potrebbero aggirare il sistema finanziario controllato dagli Stati Uniti. In questo scenario, le stablecoin sono un’arma digitale atta a sostenere la circolazione dei dollari in tutto il mondo (malgradi dazi e sanzioni) e preservare la supremazia finanziaria degli Stati Uniti nell’era delle criptovalute.


Per ora, gettiamo solo un sasso nello stagno. La parabola delineata dal sasso lanciato non pretende di farsi curva politico-teorica compiuta, né scia strategica illuminante. Il suo obiettivo sta nel rapporto dialettico che, forse, potrà costituirsi tra la “curvatura” del tragitto del sasso e l’impatto di esso nello stagno stesso, e questo, eventuale, obiettivo vogliamo perseguirlo attraverso il minor “gravame” semantico possibile (recuperando il senso greco anti enfatico di semantikos, segnalare) e la maggior semplicità linguistica possibile. Due accorgimenti che potrebbero sfociare in alcune “ruvidezze” espositive. Ma come asseriva San Paolo di Tarso, su tutt’altro fronte, nelle sue “Lettere” (sintetizzando): tutto non è possibile, o sentiamo il sublime non senso ieratico nel ricercarlo, o rinunciamo a priori a parlare di Dio.
La Germania ha votato anticipatamente. Il 6 novembre 2024, il cancelliere Olaf Scholz ha esautorato il ministro delle Finanze e annunciato l’intenzione di porre una questione di fiducia, con la possibilità di elezioni anticipate.



In mezzo a continui colpi di scena, smentite, dichiarazioni contraddittorie, accuse e controaccuse, i contorni generali del piano di pace che l’amministrazione Trump offre a Kiev e Mosca sono alla fine emersi.
Gabriel Rockhill: Vorrei iniziare questa discussione affrontando, prima di tutto, un equivoco sul marxismo occidentale che è di interesse reciproco. Marxismo occidentale non equivale a marxismo in Occidente. È invece una versione particolare del marxismo che, per ragioni molto materiali, si è sviluppata nel cuore dell'impero dove c'è una significativa pressione ideologica per conformarsi ai suoi dettami e che condiziona le vite di coloro che vi lavorano. Tutto questo vale, in pratica, per gli stati capitalisti di tutto il mondo, ma non determina in modo rigoroso la ricerca e l'organizzazione marxista in queste aree. La prova più semplice di tutto ciò è il fatto che noi non ci identifichiamo come marxisti occidentali, anche se siamo marxisti che lavorano in Occidente, proprio come per il filosofo italiano Domenico Losurdo, il cui 




































