La tela del ragno: il secondo impero britannico
di Mauro Miccolis
Le linee guida del progetto sono quelle di dirottare le risorse dall’economia reale alla finanza, per poi drenarle attraverso strumenti ad hoc.
Finché il denaro resta nel circuito dell’economia reale, anche e soprattutto sotto forma di liquidità in nero, rimane a disposizione dell’economia di quel paese (a meno che non venga trasferito fisicamente all’estero).
L’impoverimento delle masse è la necessaria conseguenza del drenaggio di risorse verso la finanza speculativa.
È un processo scientifico, assolutamente voluto.
Il fine di questo processo è il dominio delle potenze imperiali sulle altre grandi e medie potenze, attraverso il monopolio delle regole dei mercati finanziari.
New York e Londra gestiscono due casinò globali, e hanno distribuito i loro croupier nei governi del resto del mondo, per far in modo che imprenditori e risparmiatori buttassero il loro denaro nelle slot machines dei prodotti finanziari, piuttosto che nell’economia del loro paese.
Qualcuno ogni tanto vince qualche spiccio, mentre resto del paese nel suo complesso si impoverisce.
I croupier a fine lavoro se ne tornano a casa con qualche fiche nel taschino.
A tutto questo occorre aggiungere l’enorme mole di denaro sottratta dalla fiscalità attraverso i paradisi off shore.
Lo spiega molto bene il documentario allegato dal titolo “La tela del ragno: il secondo impero britannico”.
Per introdurlo copio e incollo la descriszione che Nan Ni ne fa sulla sua bacheca:
“La City of London era il cuore pulsante finanziario dell’impero britannico. Con il declino dell’impero la City si trasformò da fulcro operativo della macchina finanziaria dell’Impero a centro finanziario globale. Quelle che una volta erano avamposti insignificanti dell’impero divennero la base per una tela di ragno di giurisdizioni segrete off-shore che catturarono ricchezza da tutto il globo e lo fecero affluire alla City of London. Oggi il 25% della finanza internazionale è condotto in territorio britannico. Quasi metà delle giurisdizioni segrete del mondo sono sotto protezione britannica. Fino alla metà della ricchezza off-shore potrebbe essere depositata nei paradisi off-shore britannici. I servizi finanziari sono ciò grazie a cui le elite britanniche fanno i loro soldi, ed è anche dove ex ministri di governo, ex politici di lungo corso e spie in pensione del MI5 e MI6 ricevono lucrative posizioni da consulenti dopo i loro anni nel servizio pubblico. Insieme hanno trasformato la Gran Bretagna e le sue “dependencies” nel più grande paradiso fiscle mondiale, che danneggia lo sviluppo nel mondo, e trasformando la Gran Bretagna stessa in un paese che serve sopra tutto, gli interessi della sua elite”.
Il documentario spiega i meccanismi attraverso i quali l’impero inglese si è traformato da territoriale a finanziario.
50 trillioni di dollari sommersi, nella rete di paradisi fiscali fondati dagli inglesi dopo il 1957, quando le rimanenze del loro sporco regno di sangue e sfruttamento iniziavano a sfuggirgli di mano.
In pratica viene descritto il passaggio dalla politica muscolare, al soft power e al leading from behind, oltre alla nascita dell’impero dei trust.
E ovviamente, chi paga il prezzo più alto è l’Africa, sostanzialmente ancora una colonia.
I dirittoumanisti un tanto al chilo dovrebbero mandarlo a memoria, per imparare una volta per tutte la principale causa della cronica condizione di sottosviluppo dell’Africa.










































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