Diciamola semplice
di Andrea Zhok
Diciamola semplice.
Licenziare piloti russi o direttori d'orchestra russi, bloccare la partecipazione di musicisti russi a competizioni internazionali, interrompere la collaborazione con scienziati russi al Cern, buttare fuori da kermesse cinematografiche documentaristi russi, tagliare i rapporti accademici con docenti russi, escludere libri russi dagli stand, ecc. ecc. non sono sanzioni. Sono razzismo istituzionale.
La cultura russa è una delle maggiori tradizioni culturali prodotte da questo pianeta e questo atteggiamento da parte di istituzioni - spesso istituzioni culturali (sic!) - è semplicemente umiliante per chi le prende.
Qui siamo arrivati ad un punto di non ritorno.
Già, perché l'Occidente liberaldemocratico è da tempo in crisi con innumerevoli punti di rottura, perché non essendosi preso cura di rafforzare le proprie basi democratiche ha lasciato progressivamente le redini dei paesi ad un'unica libertà, quella del capitale.
Altrove, con tradizioni democratiche meno consolidate o assenti, le limitazioni generali delle libertà hanno incluso anche le libertà del capitale, consentendo ad altri interessi sociali rispetto a quelli di mercato di avere spazio.
Tuttavia finora avevamo ragioni per apprezzare il buono che le libertà occidentali garantivano. L'Occidente liberaldemocratico poteva vantare rispetto a paesi di minore tradizione democratica un discreto spazio di valorizzazione per una pluralità di voci e di contributi culturali, e questo ne costituiva un elemento di attrattiva, e in qualche misura, un contraltare rispetto allo strapotere delle istanze mercatiste. (Non illudiamoci, naturalmente, forti limitazioni delle voci dissenzienti ci sono sempre state anche in Occidente, ma più limitate e tendenzialmente più morbide che altrove.)
Dobbiamo invece oggi riconoscere di essere arrivati ad una fase nuova, inaugurata con le idiozie del politicamente corretto e della cancel culture, ed ora sdoganata ad ogni livello: la fase in cui le credenze ortodosse delle fasce globaliste, benestanti e ossequienti degli interessi economici sovranazionali rifiutano di riconoscere legittimità a qualunque altra visione, che si tratti del common sense popolare dei ceti meno privilegiati, o che si tratti di tradizioni culturali allotrie.
Quella manciata di trivialità benpensanti, di frasario giornalistico e di automatismi pavloviani che passano in queste fasce sociali per "cultura" sono diventate un'ortodossia intollerante e incapace di maneggiare mentalmente alcunché li trascenda.
Così ora in Occidente siamo arrivati al capolinea: mentre la libertà di movimento e di manipolazione sociale assegnata agli interessi del capitale è oramai illimitata, la motilità e diffusione dell'eterodossia culturale è compressa, marginalizzata, espulsa. Ci resta la libertà di recarci a fare shopping (e anch'essa comunque accessibile a gruppi sempre più ristretti).














































Comments
Exempli gratia, leggasi l’incipit della dichiarazione di indipendenza Americana,
“Noi riteniamo che siano per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali…” meno i negri perchè non contano, gli indiani perchè non sono bianchi, le donne perchè non sono uomini e i poveri perchè non sono ricchi… e quindi non possono votare.
Tolte tali trascurabili eccezioni, quelli che rimangono “…. sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, e tra questi diritti ci sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità.
Dove “il perseguimento della felicità” fu sostituzione all’ultimo minuto per “la protezione della proprietà.”
Sacrosanto principio la proprietà, sia chiaro. Ma, nel caso, erano i poveracci a dover farsi uccidere in guerra per ottenere l’indipendenza. E a dir loro in faccia che andavano a farsi ammazzare per ‘proteggere la proprietà’ c’era il rischio che piu’ d’uno se ne accorgesse.
Quanto alla felicità, anche Creso o Diogene ammetterebbero che ‘perseguire la felicità’ è obiettivo abbastanza astratto da non richiedere clausola dichiarativa per essere perseguito. (1)
In ogni caso, e per quel che vale, da quando cadde il muro di Berlino, ho atteso che un politico dicesse il seguente, o simile:
"Certo che in Occidente sono desiderosi di ascoltare la chiamata della quinta colonna, i traditori del paese, quelli che guadagnano qui, con noi, ma vivono la’. E vivere là non è solo una scelta geografica, ma una questione di mente e di coscienza, che è la coscienza degli schiavi. Non sto esprimendo giudizi su coloro che posseggono una villa privata a Miami o in Costa Azzurra, coloro che non possono fare a meno del foie gras, delle ostriche o delle cosiddette libertà di genere sessuale.
Il problema non è questo - piuttosto che molte di queste persone, per loro inclinazione naturale, vivono mentalmente lì, non qui, non con il popolo russo, non con la Russia. Questo equivale, secondo loro, all'appartenere a un casta superiore, a una razza superiore. Questa gente venderebbe la propria madre, se così facendo fosse loro permesso di sentirsi appartenenti a questa casta superiore.
Tuttavia, molte persone, e soprattutto il popolo russo, sono in grado di distinguere tra veri patrioti e questi rifiuti umani, questi traditori e sputarli via come se fossero zanzare che accidentalmente son volate nella loro bocca - sputarli via sul marciapiede.
Sono convinto che questa necessaria e naturale auto purificazione della società non farà che rafforzare il nostro paese, la nostra solidarietà, coesione e la capacità di affrontare qualsiasi sfida.” (VP)
(1) Nel remoto caso che a qualcuno interessasse, ho estratto la nota sulla dichiarazione di indipendenza dal mio libro “USA e Getta – Controstoria d’America”, disponibile gratuitamente in rete.
(2) E nell’ancora piu’ remoto caso che a qualcuno interessasse, allego il link alla versione italiana del mio piu’ recente video che (in versione originale) ho prodotto per l’universita’ statale di Portland, Oregon, dal titolo “Ucraina e i Fumi della Ragione” https://youtu.be/AP9jOyPYipk
Mi sbaglierò, ma non consta che il CERN abbia cacciato proprio nessuno degli scienziati russi, ha semmai sospeso l'attivazione di nuove convenzioni con enti russi (non singoli ricercatori), conservando quelle in corso ed esprimendo tramite il proprio consiglio formale condanna all'invasione del territorio Ucraino.
Se per "i direttori d'orchestra russi" si intende quel Gergiev, vedo automatismi semplificatori un po' speculari a quelli oggetto di critica: chi è nel settore, ed è tangenzialmente il mio caso, sa chi è Gergiev: che potere ha esercitato e potrebbe meglio rivolgere, quanto prossimo sia a Putin e in generale al putinismo più spinto.
Gli arruolamenti coatti per costringere cittadini o artisti russi a forme di abiura possono sembrare indigeste, ma mai nessuno che da sx scavi un po' sotto questa comprensibile sensazione per capire come e perché la feroce e grottesca macchina repressiva putiniana del dissenso abbia a concentrarsi contro cittadini che reggono manifesti bianchi (!) ricevendo poche o nulle preoccupazioni dai potentati culturali locali (assai globalisti fino a ieri). Molti fra coloro che avrebbero strumenti per fornire visioni terze e premere "dall'alto" favorendo una critica agli imperialismi in gioco, e segnatamente alla paranoia bellica putiniana infarcita di pseudomillenarismo e revisionismi, semplicemente tacciono. O peggio, glorificano Putin.
Il post, è vero, non si esaurisce in queste che reputo approssimazioni e ci sono passaggi e nuclei che trovo molto condivisibili: il conformismo del common sense che sfocia nel razzismo culturale esiste, e certo, diciamola pure semplice... ma magari diciamola bene, diciamola tutta, lunga e completa se serve...