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linterferenza

Chi dissente è perduto

di Norberto Fragiacomo

L’altra sera mi è capitato di commentare un post su FB: un “amico” faceva un paragone (piuttosto strampalato, a parer mio) fra Che Guevara e Putin e, in ossequio allo spirito dei tempi, ingiuriava il secondo.

Cos’ho scritto di così terribile in calce al messaggio? Nulla: ho espresso la mia ammirazione per il Che, la cui memoria sopravvivrà nei secoli, e fatto notare che Putin è “uno statista in un mondo di politicanti” del calibro di un Di Maio.

Apriti cielo! Un tale, che non val la pena di nominare, mi ha investito con una bordata di insulti, cui ho replicato con un certo sarcasmo… poi, visto che non la finiva più (e che il limite di sopportazione era stato abbondantemente superato), l’ho bloccato: arrivederci e grazie.

Non mi dispiacciono le polemiche anche animate, mentre non tollero le aggressioni (esistono pure quelle verbali: consultare il vocabolario per credere).

Fin qui nulla di eclatante: i social sono da sempre uno sfogatoio, all’occorrenza tirano fuori il peggio da ciascuno di noi e comunque incomprensioni e travisamenti sono all’ordine del giorno. Sottolineo tuttavia che la mia osservazione iniziale non aveva niente di polemico: dire che Tizio è uno statista non implica di per sè un giudizio di encomio nei suoi confronti. La Storia è gremita all’inverosimile di statisti – cioè di uomini di Stato capaci di segnare un’epoca – che hanno sulla coscienza cifre impressionanti di vittime: indifferente che si tratti di sudditi spediti al macello in guerra, di oppositori finiti male o di “effetti collaterali” di politiche di potenza. Se applicassimo a questi leader il metro usato per valutare le azioni del cittadino medio dovremmo concludere che buona parte di loro sono (stati) delinquenti con la maiuscola: vale per Giulio Cesare, Genghiz Khan, Pietro il Grande… e per quasi tutti i sovrani “di polso” dalla più remota antichità a oggi. Che Hitler fosse un farabutto è ampiamente documentato, ma la condanna morale che egli merita in pieno non va disgiunta da un’analisi spassionata delle ragioni della sua ascesa travolgente e dell’iniziale successo ottenuto non solo in termini di consenso. L’etichetta di “pazzo” non spiega nulla ed è persino fuorviante (i pazzi di solito finiscono al manicomio, lui partendo da sottozero divenne uno degli uomini più influenti e idolatrati del globo), quella di criminale è superficialmente descrittiva e non ci fa fare significativi passi avanti. E’ forse più produttivo soffermarsi su alcune caratteristiche psicologiche che, mutatis mutandis, molti fra i grandi autocrati e conquistatori presentano in comune: la visionarietà, l’assenza di scrupoli morali, il cinismo, la capacità di cogliere le occasioni, la fredda razionalità, la fiducia in sé stessi. Questi individui si sono dimostrati in grado di elaborare lucidissimi progetti e strategie che non sono alla portata dei “matti” (e neppure dei “normali”): d’altra parte lo psicopatico amorale non è un folle. Viene in mente il ritratto del Principe di Machiavelli, una sorta di superuomo che per conseguire i propri obiettivi è pronto a giocarsi le vite degli altri.

Provvisti di doti assolutamente fuori dall’ordinario oltre che di spregiudicatezza e indifferenza per i patimenti altrui questi personaggi hanno plasmato la Storia – che a ben vedere è un succedersi quasi ininterrotto di guerre, trionfi e spettacolari cadute in cui il c.d. uomo comune è una sventurata comparsa. Ovviamente non tutti gli “statisti” hanno collezioni di delitti sulla coscienza, non tutti scatenano conflitti, non tutti portano a compimento i propri piani. Purtroppo quelle di Gandhi e di Marco Aurelio sono però eccezioni.

In ogni caso se attribuisco a Craxi o ad Andreotti – e persino a un Mussolini o a un Crispi – quella dignità di statisti che nessuno nega a un Cavour non è per “assolverli dai loro peccati” (d’altra parte non sono un prete…): semplicemente intravedo nelle loro condotte una coerenza logica, percepisco una visione strategica che non ritrovo nel politico medio, preoccupato solamente del “qui e ora” oltre che del proprio benessere individuale.

Riassumo. Ciò che accomuna questi “personaggi illustri” è (stata) la loro capacità di perseguire uno o più scopi “straordinari” e di affrontare gli inevitabili ostacoli, non certo la mansuetudine o il ripudio della guerra: altrimenti dovremmo escludere dal novero pure il già citato Cavour e lo stesso Giolitti, che invase la Libia nel 1911.

A giudicare dai fatti Vladimir Putin rientra a pieno titolo nella categoria: toccherà agli avvenimenti stabilire se i suoi calcoli a lungo termine siano stati corretti o meno. L’affermazione appena fatta è addirittura ovvia e non implica alcun sostegno morale, ma in questo clima di maccartismo (cit. Canfora) chiunque fuoriesca dai binari tracciati dalla propaganda occidentale diventa complice del “mostro”, traditore e reietto.

Nihil sub sole novi: due anni abbondanti di pandemia – e di costruzione quotidiana del “nemico” – sono stati un ottimo allenamento per i propagandisti nostrani. Se è lecito odiare chi rifiuta di vaccinarsi (e addirittura augurargli sofferenza e morte) assurge quasi a dovere civico per la plebe indottrinata maledire un “demone” che, al di là delle luttuose decisioni assunte e di crimini veri o presunti, ha soprattutto l’imperdonabile torto di sfidare a viso aperto i padroni del mondo.

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Comments

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Alfred*
Saturday, 19 March 2022 19:33
Non serve, ma ha tutta la mia solidarieta'
Detesto Putin (da un bel pezzo) , ma con Ucraina e paesi ex patto di Varsavia credo si sia comportato meno peggio di come si sarebbero comportata l' alleanza occidentale in casi analoghi.
Per esempio gli iussei con i messicani se questi avessero aderito a accordi militari con russia e/o cina.
Non credo che per decenni avrebbero cercato di ottenere la neutralita', forse ci avrebbero provato una volta o due , poi li avrebbero stroncati. Quando dico queste cose entro in conflitto vuoi con altri, vuoi con me stesso. Mi sembra sia uno schierarsi con il piu' forte mentre le mie simpatie vanno ai piu deboli e fragili. Purtroppo non si tratta di simpatia, ma di constatazione delle dinamiche delle grandi potenze (la Russia e' una grande potenza, anche se obama pensava fosse solo una specie di enorme provincia quasi doppia rispetto agli usa, ma popolata di tontoloni) e del fatto che per sentirsi sicure (tutte, nessuna esclusa) hanno bisogno di stati 'cuscinetto'.
E' una cosa su cui sono d'accordo? no, mi fa schifo, ma questa e' la dinamica in cui si muovono e purtroppo per chi e' ai confini e' una dinamica armata.
Allora mi chiedo perche' provo nessuna simpatia per Putin e una grande rabbia, si rabbia, verso zelenski.
Credo che lo str...... e la sua cricca siano inetti (non stupidi o incapaci di propaganda) incapaci di fare gli interessi e salvare la loro gente.
Insistere per entrare nella Nato (mostrare i muscoli con esercitazioni Nato ai confini con la Russia) e non rendersi conto della guerra solitaria in cui stava trascinando la nazione neanche quando Biden urlava l'imminenza dell'occupazione e il non intervento Nato e' una cosa da incapaci (di intelligenza politica) totali.
Doveva salvare la sua gente e contrattare (non su twitter) la neutralita' con la Russia.
Sono tra quelli che preferirebbe una neutralita' di tipo austriaco anche per l'Italia, solo che noi abbiamo in casa un padrone che la dc a suo tempo ha validato e che adesso sembra sia sempre esisistito e imprescindibile.
Se provassimo a uscire da questo schifo di alleanza che ci trascina nelle peggio cose, quale sarebbe il nostro destino? Diverso da quello degli ucraini?
Anche nel caso decidessimo di aderire a una alleanza di convenienza con la Russia ( gas e petrolio a volonta')?
Sono domande che rivolgo a chi contesta il mio modo di pensare.
Sinora non ho avuto risposta, per tutte le persone con cui ho parlato la Nato e' uno stato di natura, non un trattato che puo' essere rivisto o, sia mai, annullato.
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Alfred*
Saturday, 19 March 2022 22:16
A proposito di inetti
Alle altre chicche dei nostri governanti, rivolti con elmetto e molotov contro il nostro ex maggiore approvvigionatore di materie prime, oggi si aggiunge la diatriba tra i russi che rinfacciano l aiuto contro covid e tutto l apparato governativo nostrano che risponde come neanche le massaie meno sveglie dal tinello.
Ma un minimo di professionalita' burocratico diplomatica? Da luigino che apostrofa di animalita Putin (come se non fossimo tutti animali e anche sub animali) all' algido banchiere che come i bambini risponde piccato. Ma non potrebbe ringraziare per l' aiuto ricevuto e poi cercare di ripristinare un dialogo purchessia? Ipocrisia? Certo, quel mondo e quelle modalita' sono pura ipocrisia come mestiere.
Sono anche linguaggi e modalita' strutturati e hanno le loro utilita'. Infatti, per es, i russi non recepiscono i twittamenti degli zelenski e pretendono trattati ufficiali e di non essere considerati adolescenti da infinocchiare. Ovviamente in un mondo diverso non esisterebbero questi 'linguaggi,' ma siamo in questo e questa e' la musica che si balla, al momento
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