
Sinistra alla prova della sindemia
di Paolo Bartolini
Il tanto decantato superamento dell’opposizione tra destra e sinistra, sembra oscurare il fatto che, alle soglie dell’era complessa, è invero la sola sinistra ad essere superata dai fatti, mentre i valori e gli opportunismi della destra tracimano dagli argini e invadono ogni spazio del vivere associato. La destra – “sociale” o neoliberale che sia – fonda il suo campo di azione sull’esclusione, sulla gerarchia, sulla naturalizzazione impropria dei rapporti di dominio. La guerra ai poveri, agli ultimi e ai penultimi che il Governo Meloni sta mettendo in atto, testimonia a sufficienza l’ipocrisia dei proclami anti-establishment che le destre tradiscono istantaneamente una volta giunte al potere. Ovunque destra, insomma, con sfumature differenti, utili al massimo per mantenere in piedi la commedia della finta alternanza democratici/conservatori. Del resto, a cosa serve un partito come il PD, se non a fornire, nel circo mediatico di un’offerta politica omogenea, quelle microdifferenze di costume utili a garantire una distinzione solo strumentale tra le destre liberiste e un centro-sinistra perlopiù guerrafondaio, mercatista e ostile alla classe lavoratrice e ai ceti subalterni?
La sparizione di una sinistra critica verso il capitalismo, ecologista, pacifista e antirazzista, ha aperto praterie sconfinate per abili mestatori e improvvisati capipopolo. La traballante e controversa gestione della sindemia Covid-19 ha rivelato, a chiunque abbia orecchie per intendere, che nei momenti più delicati e controversi dell’epoca, la destra reale e i coriandoli di una sinistra polverizzata convergono verso le medesime strategie autoritarie, fungendo da stampelle per il tecno-capitalismo a guida angloamericana. Allo stupore di chi rileva la testardaggine con cui sindacati e partiti autoproclamati di “sinistra” hanno aderito alla narrazione menzognera del green pass e al mito acritico del vaccino risolvitutto, si può rispondere in questo modo: i resti della sinistra, oltre a una cupa ignoranza delle dinamiche profonde e dei fenomeni di superficie che agitano la società da decenni, scontano un attaccamento contraddittorio ai valori di base della propria tradizione. La sinistra non potrebbe esistere senza il desiderio di ampliare diritti e protezione sociale, rispondendo quindi a un’idea di universalità inclusiva senza la quale perderebbe senso ogni sua azione. Dinnanzi al virus i sinistri impotenti, che da molti lustri non riescono a incidere di una virgola sui rapporti di forza correnti e hanno dimesso ogni sogno di trasformazione radicale dell’esistente, hanno ripreso vigore, immaginando evidentemente di instaurare un nuovo socialismo per via sanitaria. La mancata attenzione alla medicina personalizzata, e alle fasce di età e di rischio che rendevano sconsigliabili i nuovi farmaci hi tech a M-Rna per alcune persone, unita ai tagli fatti alla sanità pubblica in piena armonia con le destre, hanno portato molti “compagni” a credere che vaccinare a tappeto l’intera popolazione e ridurre le libertà personali in nome della “difesa della salute collettiva”, fossero iniziative pure e candide. Contro gli egoismi neoliberali dell’immonda feccia no-vax, meglio affidarsi alla tecnica e alla ricerca delle multinazionali private, foraggiate con abbondanti denari degli Stati. Il progressismo nostrano – ridotto ai minimi termini dal dominio fattuale del capitale – ha rialzato la testa con la retorica della responsabilità verso gli altri (esattamente quella che i partiti di centro-sinistra non si assumono da troppo tempo, lasciando andare in rovina la Costituzione italiana e le vite di operai, precari, dipendenti pubblici e privati, ecc.). Spezzando il trittico fondamentale cura-libertà-responsabilità e mettendo contro tra loro le persone, promuovendo divisioni inedite e l’ennesima creazione del capro espiatorio, gran parte del mondo progressista ha mostrato di non comprendere minimamente la posta in gioco degli ultimi due anni, aumentando fra l’altro reazioni complottiste altrettanto nocive per il pensiero critico. I referenti delle élite finanziarie e militari presenti nel nostro Paese, hanno fatto a gara per compiacere il pilota automatico che guida la nostra civiltà al tramonto. Qualunque serio dibattito sull’emergenza, sulla comunicazione istituzionale, sull’opportunità di usare i cosiddetti vaccini in maniera razionale, senza imporre obblighi controproducenti e senza mentire spudoratamente per giustificare il lasciapassare verde, è stato soffocato sul nascere, perché cogliere l’occasione di una comprensione complessa della realtà avrebbe significato dover mettere in discussione alla radice l’organizzazione socioeconomica nella quale viviamo (e moriamo), per non parlare di un ripensamento delle scienze contemporanee e dei loro intrecci con interessi privati quantomeno opachi. Ecco, dunque, che l’evaporazione della sinistra, tanto nell’immaginario quanto nella percezione di tantissimi italiani, segue al mancato coraggio di coloro che, aggrappati a un universalismo troppo astratto, ritengono erroneamente che la salute e i diritti delle persone possano essere disaccoppiati, con il rischio tragico di danneggiare l’una e gli altri. Il conformismo pandemico, mostrato dalla stragrande maggioranza dei militanti autoproclamati di sinistra, non stupisce e turba appena. D’altronde, quando rinunci a produrre un pensiero e delle pratiche all’altezza del presente e dei suoi nodi conflittuali, ti condanni o all’irrilevanza o a vestire i panni dell’avversario, in una gara a chi usa di più il pugno di ferro, “per il bene delle persone”, si intende. Lamentarsi dell’ottusità di costoro, della miopia e della prepotenza con la quale insistono tutt’oggi a difendere le indifendibili “soluzioni” del Governo Draghi e del precedente, non basta e può addirittura ritorcersi contro qualsiasi progetto di dissenso ed emancipazione. E questo perché non è sufficiente criticare aspramente le pseudosinistre di piazza e di governo, ma serve ricostruire ovunque una forza democratica, nonviolenta, intelligente e rigenerata che sappia turbare i sonni tranquilli dell’establishement. Una forza che riesca a cogliere i puntini sparsi degli eventi di questi anni e sappia metterli insieme, non sottovalutando la riconfigurazione di un capitalismo di guerra e di controllo, verso il quale dovrebbero moltiplicarsi le forme di resistenza creativa e di solidarietà. Solo l’universale concreto dell’esperienza può limitare i danni delle prese di posizione astratte e ipocrite, quelle che puntualmente si appellano al “bene comune” per separare, inquinare e colonizzare le anime e i cuori degli esseri umani. Ecco perché ritengo che sia indispensabile distinguere nettamente la sinistra fantasma che, da troppi anni, non ne azzecca una, dal fantasma della sinistra, spettro di una nostalgia e di un passato che infesta le nostre notti ed esige una ripresa meditata ed eutopica del sogno. Un sogno di giustizia (ecoclimatica, sociale, di genere) che, in questa fase di riflusso e di smantellamento degli ultimi avamposti di buon senso, sembra definitivamente eclissato. Eppure il malessere epidemico che attraversa quasi tutti gli strati della collettività, si fa portavoce di un bisogno di cura integrale. Non chiudere le orecchie dinnanzi al grido silenzioso di tutte le ingiustizie subite, è forse il primo gesto, aurorale, di una sinistra pronta a ritornare tra noi dal regno dei morti.













































Add comment