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kelebek3

Parabellum

di Miguel Martinez

Mi segnalano uno scritto dal titolo orwelliano-futurista, “Se vogliamo la pace, dobbiamo prepararci alla guerra“. Curiosamente, è esattamente il titolo che volevo dare al post di oggi.

L’articolo esalta la Guerra Buona (quella che dobbiamo fare perché, avete indovinato, siamo contro la guerra che vogliono fare i cattivi), non dimenticando però di ricordarci che la guerra crea anche ricchezza:

“Dobbiamo quindi essere pronti a difenderci e passare a una modalità di “economia di guerra“. È giunto il momento di assumerci la responsabilità della nostra propria sicurezza. Non possiamo più contare sugli altri o essere in balia dei cicli elettorali negli Stati Uniti o altrove.

Il nostro obiettivo dovrebbe essere di raddoppiare entro il 2030 i nostri acquisti [di prodotti militari] dall’industria europea, così da garantire una maggiore prevedibilità alle nostre imprese. Contratti pluriennali le incentiveranno inoltre ad aumentare la loro capacità di produzione. In questo modo sarà rafforzata la nostra industria della difesa, migliorata la nostra preparazione alla difesa e si creeranno inoltre posti di lavoro e crescita in tutta l’UE.”

Lo prendo per uno sfogo di un estremista che si è svegliato male, probabilmente Giuliano Ferrara.

Poi controllo meglio, e scopro che l’autore è Charles Michel, Grande Ufficiale dell’Ordine di Leopoldo, Cavaliere di Prima Classe dell’Ordine di Yaroslav il Saggio, ma soprattutto Presidente del Consiglio Europeo.

Si vis pacem, para bellum, “se vuoi la pace prepara la guerra”, è il motto di tutti coloro che hanno lanciato stragi negli ultimi secoli.

6 ottobre 1939, davanti al Reichstag, Adolf Hitler, reduce da una visita alla Varsavia appena liberata, proclamava, come Charles Michel, l’importanza di essere “pronti a difenderci”:

“Uno stato di non meno di 36 milioni di abitanti ha preso le armi contro di noi. Le loro armi erano potenti, e la sicurezza che avevano nella propria capacità di schiacciare la Germania non conosceva limiti”.

Si vis pacem, para bellum è una versione ipocrita della frase più veritiera di Cicerone, Si pace frui volumus, bellum gerendum est, “se vogliamo godere della pace, dobbiamo fare la guerra”, vincerla e imporre la pace che fa comodo a noi.

Aprile 1900, in Germania l’ingegnere Georg Luger deposita il marchio Parabellum per i prodotti dell’omonima ditta, registrando innanzitutto la pistola autocaricante Borchardt C93.

Il vero inventore dell’oggetto era stato un certo Hugo Borchardt, tedesco aggeggione emigrato sedicenne negli Stati Uniti, che negli anni decisivi aveva lavorato uno dopo l’altro, per la Colt, la Winchester e la Sharps Rifle Co: nulla di più globale dell’uccisione.

Samuel Colt aveva inventato la prima arma da fuoco a ripetizione, che non richiedeva come quelle precedenti mezzo minuto per essere ricaricato: ha reso così possibile la più grande e veloce e devastante conquista territoriale della storia umana, quella del West.

E Parabellum si chiama ancora il proiettile “standardizzato a norme NATO”.

In questa immagine vediamo l’Occidente riunito, con Luger, Parabellum e Winchester, “The Gun that Won the West”:

winchester 9 luger

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