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La Magnifica Rettrice Flavio Furlan

di Eros Barone

No, il lettore non si è ingannato nel leggere e non si tratta di un semplice refuso. Anzi. L’intento delle autorità accademiche trentine che qualche tempo fa hanno redatto un documento di cinquanta pagine invertendo – bisogna pur dire, con supremo sprezzo del ridicolo – la concordanza grammaticale, designando tale inversione come ‘femminile sovraesteso’ e trasformandola, con esiti tra il goffo e il grottesco, in una vera e propria regola; l’intento, si diceva, è quello di compiere, secondo quanto sta scritto nel Regolamento di Ateneo approvato il 28 marzo scorso, “un atto simbolico per dimostrare parità a partire dal linguaggio dei nostri documenti”: «Nell’università di Trento è vietato usare il maschile. Il contenuto di tutti i documenti sarà espresso al femminile». Queste sono, pertanto, le conseguenze derivanti dall’applicazione del cosiddetto ‘femminile sovraesteso’: “La Magnifica Rettrice Flavio Furlan, La Chiarissima Professoressa Claudio Agromonte, La Ricercatrice Luigi Congiu”.

Orbene, non vi è dubbio che l’innovazione dei Soloni trentini meriterebbe di essere archiviata tra quelle esagerazioni prodotte da un’applicazione schematica dell’istanza antisessista per definire le quali gli inglesi adoperano il termine di ‘self-stultifying’, che in italiano si può rendere con l’espressione: “ciò che rende stupido sé stesso”.

Sennonché anche da una tale manifestazione di insipienza linguistica si può ricavare qualcosa di utile e di istruttivo riguardo al rapporto tra le parole e le cose.

Calzano, a questo proposito, alcune fini osservazioni del critico letterario Francesco Flora, contenute nei Preliminari alla Grammatica italiana, sulla confusione dei generi grammaticali con i generi biologici: «Come sostanza i nomi della grammatica possono rispondere oppure no al concetto biologico di maschile e femminile. ‘Fanciullo’ o ‘fanciulla’, ‘figlio’ o ‘figlia’, ‘gatto’ o ‘gatta’ sono di sesso maschile e femminile e sono anche grammaticalmente del genere biologico a esso corrispondente. Ma che ‘melo’ ‘pero’ ‘mandorlo’ ‘fiume’ siano maschili e ‘mela’ ‘pera’ ‘mandorla’ ‘fiumana’ siano femminili è una pura asserzione grammaticale». 1

È evidente, dunque, che i fanatici della ‘political correctness’, ponendo al femminile il nome che qualifica la funzione pubblica svolta da individui di sesso maschile (ossia “Rettrice”, “Professoressa” e “Ricercatrice”), sono incorsi nello scambio fallace tra una pura asserzione grammaticale e un genere biologico, finendo con l’elevare al rango di sostanza reale quella che è una pura forma grammaticale (o, volendo esprimerci nei termini della filosofia del linguaggio, scambiando un’‘esistenza reale’ con un’‘esistenza semantica’). A tale scambio si è proposto di porre rimedio il senatore leghista Manfredi Potenti con una proposta di legge volta a ripristinare nell’uso pubblico dei titoli istituzionali come “sindaca” o “avvocata” quella “prevalenza del mascolino sul femminino nella lingua italiana” di cui discorrevano gli antichi grammatici, ancora beatamente ignari di questioncelle attinenti agli “usi sessisti della lingua”. Sennonché il partito a cui appartiene il solerte senatore, preoccupato dal clamore non positivo suscitato da tale iniziativa, lo ha immediatamente sconfessato definendo la sua iniziativa come del tutto personale e imponendone il ritiro immediato. Né appare dirimente, ma soltanto pilatesca ed elusiva, la presa di posizione di Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, massima istituzione linguistica del nostro Paese: egli infatti si è limitato a mettere in guardia dall’autoritarismo “binario”, che è quanto dire dagli “opposti estremismi” rappresentati, a suo avviso, sia dai sostenitori dell’uso tradizionale del genere maschile sia dai fautori del “femminile sovraesteso” e degli asterischi.

Ciò nondimeno, bisogna riconoscere che, in tema di sconcordanze tra genere grammaticale e genere biologico, vi è un caso che potrebbe essere addotto, sia pure a titolo di controesempio, quale giustificazione delle abnormi sconcordanze teorizzate e praticate nel documento dell’università di Trento: si tratta del termine musicale “soprano”. In questo caso è il genere maschile, come quasi sempre accade nella nostra lingua, a farla da padrone, generando frasi come le seguenti, che non si possono definire scorrette: «Il soprano Maria Callas si sposò con l’industriale Giovanni Battista Meneghini». Del resto simili sconcordanze tra genere grammaticale e genere biologico non sono rare nella nostra lingua, talché avrebbero motivo di lamentarsi la fidanzata della “guardia”, l’amante della “sentinella”, la moglie della “guida”, nomi tutti femminili, i quali si trovano nello stesso caso del soprano, rovesciato. Ma non l’hanno mai fatto: le donne, contrariamente a ciò che pensano “le professoresse” e le “ricercatrici” tridentini (sic!), sono generalmente indifferenti, eccezion fatta per le femministe estreme, a certe pedanterie che non intaccano la sostanza delle cose.2


Note
1 F. Flora, Grammatica italiana, Cappelli, Rocca S. Casciano 1956.
2 Sono debitore di queste arguzie glottologiche a Leo Pestelli, indimenticabile (ma purtroppo oggi, per ragioni del tutto evidenti, quasi del tutto dimenticato) autore di quell’aureo volumetto che è Parlare italiano, Longanesi & C., Milano 1967: celebrazione, in parte ironica e in parte affettuosa, del Purismo.
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Comments

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Paolo Selmi
Monday, 29 July 2024 15:46
Carissimo Eros!

Chiedo scusa se non ho partecipato e partecipo ai commenti dei tuoi ultimi lavori, che ho letto con molto interesse. E' il periodo peggiore dell'anno nel mio lavoro, tutti chiudono e tutti voglion buttar fuori merce per aumentare il fatturato, o riceverla per non pagare poi soste... e i fine settimana si fanno i recuperi di quanto non si è fatto durante la settimana... passerà anche questa...

La prima cosa, proprio a pelle, che mi è venuta in mente, una battutaccia, è che sui monti di Trento allora non si perdeva solo il povero Andrea... sono in tanti a perdersi, ancor oggi... battutaccia.

Ma forse è meglio questa battutaccia di quel che viene dopo... ho paura anche a scriverlo perché mi sto imbattendo in una cosa decisamente più grande di me. Ma come tutti i modenesi fino a una certa leva, mi butto, e come va, va.

In questi cinquant'anni mi sono imbattuto in lingue dove c'era il maschile, il femminile, il neutro (latino ma anche russo, mi dicon dalla regia anche il tedesco, che ammetto però frequento pochissimo, solo per recuperare Marx in originale e vedere se ci capisco qualcosa passandolo e ripassandolo...) OVVIAMENTE SENZA PER FORZA CHE, NEL PASSAGGIO DA IDIOMA A IDIOMA, LE CLASSIFICAZIONI DI GENERE SI MANTENESSERO... ANZI!

Ho frequentato poi lingue come il turco e - soprattutto - l'azerbaigiano, che non hanno genere. Neppure nei nomi la a turca o la ə azera (un misto fra a ed e, presente in alcuni dei nostri dialetti peraltro), finali di alcuni nomi propri femminili, non aiutano molto. Perché Zeynep, per esempio, o Zeynab, a seconda della trascrizione e della lingua, bisogna sapere che era la primogenita del Profeta per capire che stiamo parlando di una donna. E così via...

Spostiamoci poi ancora più a Est e troviamo la Cina. Che non ha genere. E neppure il Giappone, la cui lingua non c'entran nulla col cinese ma è un misto fra ceppo uralo-altaico (Turchia-Azerbaigian-Tagichistan-tutta la mezzaluna turcofona... di questa si conserva per esempio il verbo alla fine, la struttura della frase, ecc, arrivata in Giappone da Nord, dalla Camciatca) e ceppo malaio-polinesiano (di cui si mantengono certe sonorità monosillabiche)... un mistero quando iniziai a studiarlo, penso un mistero ancora oggi, ma ho perso qualche puntata, ammetto.

Insomma, il Padreterno a Babele bisogna ammettere che ha fatto un bel lavoro! Ma proprio una bella babele!

Comunque niente genere per entrambi. Mi soffermo sul cinese. Il genere non esiste. non è perché jia 家, "casa, famiglia" (lett. un maiale - la ricchezza - sotto il tetto - la sicurezza) finisce con la a allora è femminile... NO!

La differenza di genere è MOLTO più sottile. I SEGNI, così li chiamava la mia prof, preferendolo a ideogrammi (anche perché non tutti sono propriamente "ideogrammi", anzi, solo una minoranza...) hanno un significante e un significato.

Il SIGNIFICATO è, di fatto, un RIMANDO a una SFERA SEMANTICA sempre abbastanza ampia. Esiston da millenni, era inevitabile...

E i SIGNIFICATI SPESSO, non necessariamente, ma SPESSO, sono riconducibili a una delle due sfere, LO YIN E LO YANG.

Il femminile, la luna, l'umido, ecc. ... YIN
Il maschile, il sole, il secco, ecc. ... YANG

Il Taoismo (insieme a Hegel? Qui scappo subito Eros! Anzi faccio la spia e la suggestione è sempre da quel libraccio Dialettica senza dogma di Havemann che mi capitò un giorno fra le mani!) ci dice però che E' PROPRIO NEL MASSIMO DI YANG, quel bel pancione che compare nel simbolo bianconero del DAO, CHE C'E' QUEL PALLINO DI YIN.
E VICEVERSA, E' PROPRIO NEL MASSIMO DI YIN CHE I CINESI PIAZZANO QUEL PALLINO DI COLORE OPPOSTO CHE INDICA LO YANG.

Diciamo che qui la suggestione finisce perché, mentre Hegel, Marx, Lenin, tirano poi dritto e più che una CIRCOLARITA' della dialettica potremmo parlare di una SPIRALE, dove ogni cerchio non è MAI identico al precedente, ai cinesi questa particolarità tipica del movimento dialettico tesi-antitesi-sintesi interessa poco o niente... il movimento è e resta CIRCOLARE (con buona pace del povero Havemann a cui continuo comunque a volere un gran bene!)

A noi questa cosa interessa per capire che, per un miliardo e mezzo di persone, ma anche di più piazzandoci giapponesi, vietnamiti, coreani, il MASCHIO MASCULO anche nel pieno del suo boom ormonale conserva un angolino YIN, e lo stesso per la FEMMINA FIMMINAZZA nel pieno del suo splendore dei vent'anni, conserva suo malgrado un angolino YANG.

Peraltro, i cinesi persino nei nomi PROPRI di persona si concedono licenze poetiche che non offendono la mascolinità e femminilità di nessuno.

Anche qui finale in o e finale in a... seee, magari, troppo semplice.

Si va di SEGNI. IN GENERE, regola spannometrica, i segni che indicano coraggio, forza, appartenenza all'arma, fedeltà al partito, eccetera... si piazzano ai figli. Alle figlie, si associano nomi che hanno a che vedere con virtù tradizionalmente femminili, come la grazia, la bellezza, la dolcezza, nomi di fiori, eccetera.

Nulla però vieta che un segno dei primi finisca alla Mulan di turno, e viceversa. Infatti c'è un sito, che non sto ora a cercare, che dice se un segno è usato più per nomi maschili o femminili e in quale percentuale!

Dopo queste peregrinazioni, da cui ho omesso colpevolmente parti importanti di globo che ancor più colpevolmente non conosco, come le lingue del continente africano, bellissime per quel poco che ho avuto modo di vedere, la tentazione di rinascere nella prossima vita lichene è forte, anzi fortissima... vista vallata, possibilmente.

Specialmente dopo aver letto di trentini più realisti del re... su cui non mi esprimo, ma di cui realmente faccio fatica a capire la "battaglia", se così si può chiamare... malignamente mi è anche venuto in mente che per non parlar di argomenti tabù, a livello accademico, si preferisce far "battaglie" di questo tipo.

Non riesco a trattenermi dall'aggiungere le virgolette alla parola battaglia riferita a quel contesto... e questo è già un brutto segno...

Un abbraccio
Paolo
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Paolo
Monday, 29 July 2024 14:36
... ‘self-stultifying’ !!!
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Irene Starace
Sunday, 28 July 2024 16:45
Se ci si riferisce a cose, si può concordare sull'arbitrarietà del genere; se ci si riferisce a persone, che un sesso ce l'hanno, di arbitrario non c'è niente.
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Mario Galati
Monday, 29 July 2024 07:47
Osservazione decisiva. In effetti, la guardia Ciro Esposito avrà motivo di protestare non vedendosi riconosciuto nel suo, eventuale (probabile?), genere di appartenenza.
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Ros*Lux
Monday, 29 July 2024 09:14
C'è un malinteso... l'ideologia neofemmminista borghese in quanto antimarxista è astorica e "revanscista" ,per tanto Ciro Esposito si dovrà tenere la desinenza femminile ,perché è una sovraestensione semantica moralmente giustificata,in quanto riparatrice di secoli di oppressione maschile e/o maschilista.
È probabile che già adesso il suo Contatto Collettivo Aziendale preveda l'obbligo di partecipazione a corsi ,seminari etc che hanno lo scopo di educarlo alla morale wokista, transfemminista,come avviene alla Lamborghini per esempio... Contratto aziendale spacciato per grande conquista sindacale....
Mentre in Italia vige la giornata lavorativa legale di 13 ore ex Dlgs 66 del 2003!....
Se non si coglie questa logica assurda non si coglie che siamo in presenza di un movimento suprematista femminista , tendenzialmente neomatriarcale.
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Ros*Lux
Monday, 29 July 2024 09:17
C'è un malinteso... l'ideologia neofemmminista borghese in quanto antimarxista è astorica e "revanscista" ,per tanto Ciro Esposito si dovrà tenere la desinenza femminile ,perché è una sovraestensione semantica moralmente giustificata,in quanto riparatrice di secoli di oppressione maschile e/o maschilista.
È probabile che già adesso il suo Contatto Collettivo Aziendale preveda l'obbligo di partecipazione a corsi ,seminari etc che hanno lo scopo di educarlo alla morale wokista, transfemminista,come avviene alla Lamborghini per esempio... Contratto aziendale che prevede la riduzione dell'orario di lavoro a parità di retribuzione,spacciato per grande conquista sindacale....
Mentre in Italia vige la giornata lavorativa legale di 13 ore ex Dlgs 66 del 2003!....
Se non si coglie questa logica assurda non si coglie che siamo in presenza di un movimento suprematista femminista , tendenzialmente neomatriarcale.
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Mario Galati
Monday, 29 July 2024 15:00
Già, c'è un malinteso. L' ironia del commento non è stata colta da Ros*Lux (con l'asterisco, ironia della sorte), e, molto probabilmente, neppure da Irene Starace (stessa ironia della sorte), la quale non si è resa conto che l'arbitrarietà del genere anche per le persone è stabilita dall'esistenza stessa della guardia Ciro Esposito, come argomentato e provato dall'articolo. Ella finisce per replicare con un argomento già superato; cioè, finisce con il replicare un bel nulla.
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Ros*Lux
Monday, 29 July 2024 15:39
@M.G.Condivido i tuoi commenti la mia non è una critica, ma il mio commento è tentativo di mettere in evidenza,il fatto che l'ideologia neofemmministe promuove la lotta di genere in contrapposizione alla lotta di classe ,come si vede nel caso del contratto collettivo aziendale Lamborghini, con il quale invece di promuovere la riduzione dell'orario di lavoro a parità di retribuzione, come un momento di un più ampio movimento di lotta di classe per la riduzione della giornata lavorativa legale di 13 ore ex dlgs 66 del 2003,quindi in nel senso della solidarietà di class...Il sindacato ha promosso la solidarietà interclassista ,obbligando li lavoratori a partecipare a seminari sui temi delle politiche di genere.
Dove magari i lavoratori e le lavoratrici si ritroveranno ad ascoltare banalità come quelle enunciate nel commento a firma Starace.
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Ros*Lux
Sunday, 28 July 2024 20:15
Sono gli effetti transfemministi della valanga di Euro arrivati e in arrivo...
Al superamento del miliardo di euro la rettrice di nome potrebbe diventarlo anche di fatto.
Intanto c'è un problema di abbandono scolastico in crescita...

Articolò del Sole dell'8 marzo 2023

https://www.ilsole24ore.com/art/dal-pnrr-600-milioni-indirizzare-ragazze-materie-stem-AE5o9M0C
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