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Benedetti microbi

di Nicola Licciardello

Cavalieri, Rappuoli, Vozza: I microbi salveranno il mondo? Il Mulino 2014

Non si dà più informazione, ragionamento, previsione, senza un’elevazione di tutto a potenza, senza un’illustrazione catastrofica, in fondo senza una premessa politica. E’ giusto che sia così, in un mondo – più che “senza certezze”, già più ipotetico che reale, tante sono le “minacce globali” che lo s-compongono. Perciò gli autori di questo agile trattato, o panphlet sui microbi (poco più di 200 pagine più una ventina di Bibliografia) premettono uno scenario irreale e apocalittico – se i microbi non esistessero – all’informazione sulle loro interazioni.

Si tratta, fin dall’antichità, del procedimento matematico “per assurdo”: ipotizzare il contrario di ciò che si vuol dimostrare e infine togliere l’impossibile – eppure qui lascia un residuo inquietante, come se davvero qualche folle decisione tecnocratica potesse riuscire a eliminare tutti i microbi. Tanto più che la pandemia da Covid 19, provocata dal virus SARS-CoV-2 e combattuta coi “vaccini”, viene evocata immediatamente, nella Premessa iniziale.

Viene cioè attribuita alla pandemia la cresciuta paura di infettarsi e quindi la reazione a proteggersi assolutamente, con antibiotici ad ampio spettro, disinfettanti e detergenti, nonché fitofarmaci ovunque sui terreni.

Ed è proprio questa radicale intenzione di liberarsi da ogni contaminazione a provocare l’opposto: se non la crescita dei parassiti – certamente da un lato l’assuefazione agli antibiotici, divenuti spesso inefficaci, dall’altro l’indebolimento delle nostre difese immunitarie. Ricerche mostrano che ragazzi di campagna, vissuti in famiglie ampie e a contatto con gli elementi naturali, hanno un sistema immunitario più all’erta dei figli singoli cresciuti fra le mura domestiche.

Quanto invece ai batteri, il libro dichiara subito la loro età primordiale: quattro miliardi di anni sui 4,6 del pianeta Terra[1]; quindi il loro incredibile numero (1030), il tasso di riproduzione (da 1 l’indomani ne vengono un miliardo[2]), e comunque il loro ruolo pervasivo in tutta la catena della vita, dalle piante ai prodotti elementari della dieta umana – a cominciare dal pane che necessita del lievito, il cacio, la birra, il vino! I batteri sono venuti al mondo per primi, sono in qualche modo nostri antenati, ma al contrario di noi, sono davvero ubiqui, e nonostante tutte le catastrofi epocali che il pianeta ha attraversato, sono rimasti la forma di vita più diffusa e insieme versatile: insomma sono loro gli immortali, hanno preso il posto degli antichi Dei! A proposito dei famosi “vaccini” contro il covid, per esempio, basti pensare che “il virus SARS-CoV-2 è capace di generare continuamente milioni di varianti, appena si è generata un’immunità abbastanza diffusa contro una variante, un’altra è pronta a prendere il suo posto e così via, permettendo al virus di propagarsi senza fine.” (p.65). Allora forse il suo rallentamento sarebbe piuttosto avvenuto per una ‘stanchezza’ del virus…

Quanto al numero di cellule del microbiota umano, trenta trilioni, quasi si sarebbe in pareggio coi 39 trilioni di batteri (p.71) narra con un certo humour uno degli autori. Le due entità non sono in rapporto fra loro, e subito dopo si precisa che questo pareggio è ben precario, perché basta una defecazione per fare impennare il numero dei batteri. Da qui l’autore sviluppa una trattazione dei batteri intestinali piuttosto dettagliata, anzi cita il film Viaggio allucinante del lontano 1966, dove gli umani si rimpicciolivano come i batteri, per spiegare poi la vicenda microbiotica a partire dalla nascita. In qualche modo la mamma è la responsabile della ‘lubrificazione’ batterica del neonato, già nel canale vaginale e quindi nell’allattamento (gli oligosaccaridi di cui certi batteri sono ghiotti), oltre che della trasmissione solo matrilineare dei mitocondri. Un felice gattonare del bambino, che tasta in bocca molte cose è la chiave naturale nella formazione del sistema immunitario.

Una serie di prodotti di moda dovrebbero favorire digestione e assorbimento: i classici fermenti lattici (ora detti probiotici), mentre i prebiotici sono le fibre di verdure e cereali, come l’amido o l’inulina della cicoria. I postbiotici sono nutrienti, come vitamine, aminoacidi, acidi grassi provenienti dai microbi stessi nella fermentazione. L’uso di queste sostanze, contenute nei famosi “integratori” è quadruplicato in 5 anni. Un consiglio igienico viene fornito a p.87: “Varietà di alimenti di stagione vegetali freschi (Leonardo li chiamava “i semplici”), evitare fumo, alcol e altre tossine, che nuocciono anche ai microbi” (soggiunge l’autore), e meno antibiotici possibile.

Un’escursione di Robert Weinberg e Douglas Hanahan sul vulcano Haleakala (Hawaii) nel 1998 introduce il tema del cancro: “nel mondo circa una persona su tre, se non due, si ammala di un tumore nel corso della vita (…) sono duecento i diversi tipi”. Decenni più tardi i due ricercatori hanno appurato i fattori esterni alla cellula tumorale: un microambiente infiammato, un metabolismo alterato, un sistema immunitario in crisi, un’origine infettiva nel 20%, per esempio l’epatite B. Alla Zhejiang University hanno constatato che maggiore è l’abbondanza di batteri commensali come il Lactobacillus johnsonii, migliore è la riposta immunitaria, in quanto sembra essere un ricostituente per le cellule staminali del midollo osseo (p.95). In effetti l’intestino, in gergo “la pancia” comunica molto con tutto il resto, per cui le infiammazioni intestinali provocano ansia, depressione e disturbi della memoria: “per curare la testa occorrerà prima di tutto prendersi cura delle budella” (p.98). Questa (Rescigno e Matteoli) e la successiva sui soggetti autistici (Carlotta De Filippo) sono le uniche ricerche coordinate da ricercatori italiani (e non americani) citate. Queste ricerche recenti indicano anche come vi siano marcate differenze fra i comportamenti microbici a seconda del sesso dei soggetti implicati.

Il capitolo conclusivo di questa parte del libro ha per titolo “Siamo quello che mangiamo, batteri inclusi”, da cui si evince che la povertà e la ricchezza determinano il rapporto umano coi batteri – solo che è rovesciato rispetto all’aspettativa: hanno un microbiota molto più vario i bambini del Burkina Faso, che mangiano miglio, sorgo e molti vegetali (e mettono le mani dappertutto), che i ricchi e puliti europei, a dieta prevalente animale e povera di fibre. Morale, la diversità della dieta è fondamentale. Persino la diversità dei microbi che vive all’interno di un organismo, chiamato “olobionte” (da non confondere con i “superorganismi”, cioè le società di api, che si nutrono quasi solo di polline o le formiche dal ricco apparato batterico) diviene oggetto di ricerca sui fattori evolutivi: più ricco l’olobionte, e quindi l’ologenoma, migliore la sua probabilità evolutiva. La varietà microbica diminuisce comunque dagli erbivori agli onnivori, fra i quali c’è sempre competizione fra reazioni per fermentare i carboidrati e reazioni per demolire proteine.

Il genetista Luca Cavalli Sforza ha descritto l’impatto dell’ Helicobapter Pylori sulle popolazioni, tema ripreso dall’antropologo Jared Diamond in “Armi, acciaio e malattie” (Einaudi 1998), che verifica la diversità dei ceppi microbiotici europei e nordamericani dagli asiatici. Persino i coralli sbiancano per la perdita delle zooxantelle, alghe unicellulari che diminuiscono con la temperatura dell’acqua.

Complessivamente quindi il libro si può considerare un contributo allo sviluppo di una coscienza ecologica globale, piuttosto che antropocentrica, cioè un’inclusione del mondo ‘invisibile’ batterico tra i fattori essenziali per correggere l’Antropocene e rifondare un progetto di salute globale, o “One Health” sulla Terra.


Note
[1] “Nei circa quattro miliardi di anni da quando la vita è comparsa con le sue prime forme sul pianeta, si sono probabilmente succedute da uno a tre milioni di specie batteriche, di cui il 99,9% si è con ogni probabilità estinto. Inizialmente erano batteri che vivevano in ambienti estremi, anaerobi, poiché sulla Terra non c’era ossigeno” (p.40).
[2] “In appena 24 ore una popolazione di oltre un miliardo di batteri può essere generata a partire da una singola cellula, che si divide duplicando il proprio DNA da ripartire nelle cellule figlie” (p.63).
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Comments

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renato
Tuesday, 30 July 2024 15:45
io sapevo (malamente) che c'è differenza tra bacterio e virus.
Qualcuno puo' spiegarmela? Perchè se dobbiamo trattarli allo stesso modo allora salta tutto il paradigma raccontato fino ad oggi dei medicinali e dei vaccini.
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