
L’alternativa Wodehouse
di Gianfranco Cordì
Alla buon’ora, Jeeves! , ripubblicato, adesso, da «Sellerio»
Sir Pelham Grenville Wodehouse era un umorista inglese che ha attraversato buona parte del Novecento con la sua arte. Questo Alla buon’ora, Jeeves ! (A cura di Beatrice Masini, Sellerio, Palermo, 2024) fa parte di quel lungo ciclo (fatto non solamente di romanzi, ma anche di racconti) narrativo che ha per protagonista l’esiziale condotta di Betram (Bertrie) Wooster (giovane e facoltoso gentiluomo britannico) e quella «brillante» e «risolutrice» del suo «valletto» Reginald Jeeves (dotato di un cervello fino e propriamente adatto per riuscire a «sbrigliare» e a rendere meno «dannosi» i piani del summenzionato Bertrie – messi, sempre, in campo a causa del fatto che quest’ultimo si ritiene dotato di un «acume» e di un «astuzia» fuori dall’ordinario).
Bertrie si prodiga a formulare «piani su piani» - all’interno di questo veramente mirabile volume – a causa di varie congiunture (per lo più sentimentali) che accadono attorno a lui «A Brinkley Cout» -la «residenza» di sua zia Dahlia Wooster («Nel Worcestershire») e del suo coniuge, lo zio Thomas (Tom) Traves, rispettivamente madre e padre di Angela e Bonzo Traves.
Insomma tra «quali e tritoni che fanno naufragare i matrimoni», Mefistofele che rimane fuori di casa, consegne di premi a studenti (della Scuola Media di Markey Snodsbury) da parte di «alcolici» personaggi i quali «Sono cinque anni» che abitano nella loro «tenuta del Lincolnshire» e che vivono alla stregua di «Un famigerato eremita, rabocca lo stagno con acqua fresca ogni due giorni e si rifiuta di vedere chicchessia », tra dimissioni e crisi di nervi da parte di «incompresi» cuochi francesi, giacche bianche «da sera» finite male, allarmi antincendio, succhi d’arancia «allungati con il gin»; insomma tra tutto questo bailamme la cui verità risiede tutta, appunto, nella nefasta condotta di Bertrie, la zia Dahlia trova il modo di dire al nipote: « “Stavo cercando di pensare chi mi ricordi. Uno che va in giro a disseminare rovina e devastazione e distrugge le famiglie che fino al suo arrivo erano felici e serene.
E’ Attila. E’ straordinario” ha detto scrutandomi ancora una volta. “A guardarti si direbbe che tu sia solo un normale modello di amabile idiota: malato di mente, forse, ma innocuo. Mentre in realtà sei un flagello peggiore della Morte Nera. Te lo dico, Bertrie, quando ti contemplo mi sembra di urtare contro tutta la pena e l’orrore della vita con un tonfo tale che è come sbattere contro un lampione». I «piani» di Bertrie prevedono – per la maggior parte – la messa in esecuzione della formula: Cibo implica Amore. Ovvero: la rinuncia volontaria del pasto fa immediatamente ritornare l’amore rispetto a chi ha dei problemi in questo senso nei confronti di un'altra persona. Sarà Jeeves, alla fine, che risolverà tutto. Il «valletto» farà ricorso alla psicologia umana formulando un equazione che, a differenza di quella di Bertrie, rimetterà a posto le cose e si rivelerà vincente. Il pericolo genere l’unione tra le persone. E questa «unione» si «cementa» attraverso la «scoperta» di un colpevole – che, comunque, è sempre Bertrie. Che dire? Alla buon’ora, Jeeves ! fuinziona. Fa ridere. Lo scopo di Wodehouse è stato, dunque, raggiunto. Ma questo romanzo, tutto sommato, non è solo questo. Esso è invece anche la testimonianza che si può fare letteratura pure «per gioco» e non per forza massacrando i lettori parlando per l’ennesima volta dei problemi quotidiani (o meno quotidiani) che tutti abbiamo davanti e che tutti sappiamo benissimo. Una boccata d’aria fresca, insomma. In un panorama letterario - quale quello attuale – nel quale scrittori e scrittrici o sono costantemente impegnati a guardarsi l’ombelico oppure discettano su temi più o meno gender oppure ancora propongono possibili soluzioni alla crisi morale (ce l’hanno molto coi «valori» …)in corso, Wodehouse ci sta (invece) dicendo: «Un altro mondo è possibile»; come recitava lo slogan delle manifestazioni del G8 a Genova, nel 2001. Una boccata d’aria fresca, il «gioco» al posto delle «Dure repliche della storia» (di hegeliana memoria) ma non solo della «storia»: anche di «Don Matteo» su Rai1.
Lo spazio del «possibile» (di musiliana memoria) a fronte di un capitalismo di mercato centrato su un neoliberismo finanziario considerato ormai da tutti come un «destino» rispetto al quale è impossibile sfuggire… Che sia quella di Wodehouse (detto, in famiglia, «La Prugna» - «Plum») la vera «alternativa» che la sinistra sta cercando ormai da anni rispetto al sistema onnipervasivo della globalizzazione?












































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