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sinistra

Con la "Dichiarazione di Pechino" Hamas firma la propria rinuncia alla liberazione della Palestina

di Alessandro Mantovani

L’avevamo detto subito dopo il 7 ottobre 2023: l’attacco di Hamas e delle altre organizzazioni della resistenza palestinese in territorio israeliano aveva degli obiettivi politici limitati:

“Dal 2004 l’organizzazione oggi dominante nella Striscia di Gaza ha dichiarato la sua disponibilità a rinunciare alla prospettiva della distruzione dello Stato d’Israele e ad accettare de facto l’esistenza di due Stati [Israele e uno Stato palestinese]. Ciò che allora e negli anni seguenti fu dichiarato come tattica temporanea che rimandava, ma non cancellava, l’obiettivo di ristabilire lo statu quo ante la creazione artificiale di Israele, è divenuto dal 2017 rinuncia ufficiale inserita nello Statuto dell’organizzazione. Con queste premesse, non possiamo attenderci che l’attuale dirigenza di Gaza vada oltre le mezze misure.”1

Sollecitavamo perciò un appoggio alla causa nazionale palestinese (dovere elementare per ogni Internazionalista) che fosse critico verso le organizzazioni che la inquadrano, e contribuisse a preparare l’eroico movimento popolare dei “territori occupati” al cedimento della sua dirigenza che già si poteva intuire. Sollecitavamo a non tacere, perciò, del suo “carattere ottusamente nazionalistico e antiproletario (anche Hamas ha schiacciato a più riprese le proteste venute dal basso, come ad es. nel marzo 2019)”.

In un successivo articolo avevamo avvertito che Hamas puntava ad “un accordo di ‘unità nazionale’ proprio con quelle forze e quelle istituzioni – come la ANP [Autorità nazionale palestinese] e l’OLP [Organizzazione per la liberazione della Palestina] - che già da lungi hanno voltato le spalle, con gli accordi di OSLO e la commedia dei ‘due Stati’, alla vera lotta di liberazione del popolo palestinese”. Hamas, scrivevamo, non ha alcuna intenzione di perseguire la causa palestinese “facendo appello alle masse diseredate del mondo arabo affinché rovescino i propri governi succubi dell’imperialismo e adusi ad accordarsi con Israele ai danni dei palestinesi, bensì appellandosi a questi stessi governi, o al massimo invitando I popoli arabi a far pressione su di essi, coi quali non possono e non vogliono rompere i legami.”2

Le nostre convinzioni erano purtroppo fondate. Con l’accordo sottoscritto il 23 luglio assieme a Fatah e ad altre dodici organizzazioni palestinesi, Hamas ha di fatto firmato la propria rinuncia alla liberazione della Palestina.

Lo dimostra un punto essenziale dell’intesa: il riconoscimento dell’OLP (di cui Hamas non è membro ma aspira evidentemente a far parte) come “unico rappresentante ufficiale del popolo palestinese”. L’OLP infatti è in sostanza dominata da Al Fatah, ha firmato i famigerati accordi di Oslo che portarono al riconoscimento di Israele da parte dell’OLP e all’accettazione della politica dei “due Stati”. Accordi che hanno tradito le aspirazioni del popolo palestinese barattandole col piatto di lenticchie di una “Autorità nazionale palestinese“ che non solo non è mai divenuta Stato indipendente ma ha continuato a cedere territori su territori all’occupazione israeliana, nel frattempo reprimendo e arrestando (e corrompendo) i militanti contrari a tale politica nefanda.

L'altro punto essenziale è l’accettazione di un governo di unità nazionale: in pratica la rinuncia non diciamo a rovesciare - come dovrebbe fare una forza nazionalista rivoluzionaria seria - il corrotto apparato dell’ANP, ma persino a governare autonomamente Gaza. La “Dichiarazione” prevede inoltre la formazione di una leadership palestinese unificata in vista di future elezioni, la libera elezione di un nuovo Consiglio Nazionale Palestinese.

Certo, non è la prima volta che Fatah e Hamas siglano accordi del genere e in passato sono sempre naufragati. Può succedere ancora. Ma ciò non restituirà patenti rivoluzionarie né ad Hamas, né alle altre organizzazioni unite nella “Dichiazione di Pechino”.

Se i 40 mila morti diretti (70% donne e bambini) e i 146 mila indiretti che secondo “The Lancet” costituiscono il tragico bilancio della risposta israeliana all’attacco del 7 ottobre dovevano servire a questo squallido accordo patrocinato dall’imperialismo cinese essi sarebbero stati vani. Possiamo augurarci però che questo cinico gentlemen’sagreement vergato su cumuli di cadaveri apra finalmente gli occhi al popolo palestinese ed ai suoi sinceri sostenitori nel resto del mondo sulla necessità di voltare le spalle al pavido nazionalismo piccolo borghese. Presto o tardi la resistenza si ricostituirà su nuove basi. Forse queste già serpeggino tra l’embrionale proletariato palestinese e nelle masse arabe diseredate. Ma la responsabilità più grande incombe ai proletari e agli sfruttati occidentali. Una loro estesa mobilitazione contro l’offensiva sionista ed i governi imperialisti che lo sostengono avrebbe potuto rovesciare il tavolo. Finché nella loro maggioranza prevarrà l'Indifferenza essi non sapranno nemmeno aspirare alla propria emancipazione. Come diceva Marx, un popolo che ne opprime un altro è a sua volta un popolo di schiavi.


Note
1 https://www.sinistrainrete.info/politica/26575-alessandro-mantovani-la-questione-palestinese-tra-totem-e-tabu.html. Cfr anche https://www.sinistrainrete.info/geopolitica/27376-alessandro-mantovani-cosa-attendersi-da-hamas.html
2 https://pasadoypresentedelmarxismorevolucionario.home.blog/2024/02/27/gaza-e-la-sindrome-di-shangai/
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Comments

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stefano
Sunday, 04 August 2024 15:57
mi rimane veramente difficile comprendere come si faccia noi, militonti italiani che dagli anni '70 non facciamo altro che veder cancellate tutte le conquiste prodotte dalle battaglie del magico ventennio 60/70 a giudicare l'operato della resistenza palestinese in un contesto come quello attuale, forse peggiore di quello in cui i nazisti tentarono allora il loro genocidio nei confronti degli ebrei e degli altri gruppi sociali non "integrabili" nel progetto nazionalsocialista (almeno allora i piu' potevano dire di non sapere...)
Credo quindi che piu' che sostenere incondizionatamente la resistenza palestinese organizzata e offrire la massima solidarieta' materiale e politica alla popolazione civile non possiamo fare.
E quindi salutare positivamente i tentativi di unire le forze nel tentativo di resistere all'occupante (e in termini realistici, considerando la inefficacia della "comunita' internazionale" e la spietata strumentalizzazione operata da alcuni stati arabi)
Cosa abbiamo prodotto noi negli ultimi ormai quattro decenni di lotta di classe dall'alto? dagli anni '90 possiamo registrare un solo movimento di una certa consistenza e dimensione che ha provato a contrastare i profondi processi regressivi attivati dal neoliberismo, movimento poi facilmente depotenziato dalla feroce repressione a cui e' andato soggetto (genova 2001 la sua fine).
Il settarismo, la crassa ignoranza e la conseguente presunzione di essere in possesso dell'unica linea giusta, le convenzioni ad escludendum, la bulimia egoica dei "leader" vecchi (tanti) e nuovi (pochi) hanno certamente contribuito a determinare il disastro contemporaneo.
lo dico da operaio precario ultrassesantenne che raramente ha disertato le tante chiamate alla lotta e all'impegno territoriale quotidiano sui temi in questione, internazionalismo, repressione, scuola, sanità, diritti del lavoro e diritti sociali (meno quelli civili) etc.); senza dimenticare che in galera permane ancora un discreto drappello di militanti della "nostra parte", alcuni da 40 anni...
suggerirei quindi di confrontarsi con il pensiero di Danilo Zolo (purtroppo scomparso nel 2018) sulla questione palestinese, pensiero guida per me che ovviamente andrebbe adeguato alla situazione attuale (credo che uno degli obiettivi dell'iniziativa politico-militare israeliana e' da tempo proprio quello di impedire una soluzione tipo quella che ha caratterizzato il superamento dell'Apartheid in SudAfrica)

credo che qui si possa trovare una veritiera traduzione dell'accordo:
https://www.pressenza.com/it/2024/07/dichiarazione-di-pechino-il-testo-integrale-dellaccordo-tra-i-movimenti-palestinesi/

e qui alcuni contributi di Zolo sulla questione, ma invito tutti a scoprire il suo pensiero profondo e generale, potrebbe tornarci utile...

https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://periodicos.ufpb.br/index.php/primafacie/article/download/27566/14852/59598&ved=2ahUKEwj8ipzeqtuHAxVfiv0HHW99BjwQFnoECB0QAQ&usg=AOvVaw0bbz-L8Z8Y2uY74Zdq3RtB
https://www.juragentium.org/topics/palestin/it/zolo.htm
https://www.juragentium.org/topics/palestin/it/stato.htm
https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=7248
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francesco giordano
Sunday, 04 August 2024 11:05
"Ma ciò non restituirà patenti rivoluzionarie né ad Hamas, né alle altre organizzazioni unite nella “Dichiarazione di Pechino”.".
Non conosco Alessandro Mantovani e non so a nome di chi parla, visto il plurale maiestatis.
Detto questo non si capisce chi organizza la Resistenza a Gaza ed in Cisgiordania dato che tutte le organizzazioni presenti in Cina hanno firmato quella dichiarazione.
Quello che, a mio avviso sfugge, è il lavoro che Cina e Russia stanno svolgendo in Palestina e non solo. Ovviamente è un percorso non si producono cambiamenti con la bacchetta magica o i sogni. L'azione della Resistenza del 7 ottobre ha visto la partecipazione di tutte le organizzazioni presenti a Gaza.
E questo vorrà pure dire qualcosa ed anche la Resistenza che oggi vive e Gaza e che sta producendo centinaia e centinaia di morti tra le fila dell'occupante. Uno dei motivi, non l'unico, per cui i nazisti sionisti non si fermano è proprio il terrore di far emergere le loro perdite. La solidarietà che si manifesta in tutto il mondo non è evento da non considerare.
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Ascanio Bernardeschi
Saturday, 03 August 2024 08:51
Visto il panorama dell4 diverse organizzazioni palestinesi, la loro rispettiva consistenza, i loro limiti, i rapporti di forza di ciascuna con Israele, che tipo di strategia propone l'articolista?
A me pare che rasenti la follia.
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Alfred
Saturday, 03 August 2024 00:23
Le nostre convinzioni erano purtroppo fondate. Con l’accordo sottoscritto il 23

Possono anche essere convinzioni giuste, ma ai palesinesi (tutti) vogliamo lasciarli scegliere e decidere cosa vogliono fare?
Perche' e' in gioco la loro pelle e lo sanno benissimo (tutti) quanti sono morti e come sono morti, adesso e in passato. Noi possiamo costruirci intorno tutte le elucubrazioni che vogliamo e pensare che sbaglino o abbiano ragione.
Hanno diritto di fare i loro sbagli e prendere le loro cantonate. Questo niente toglie al fatto che noi dobbiamo lottare affinche' i nostri governi che li umiliano e non riconoscono vadano in altre direzioni,
Mentre i palestinesi, crepano, vincono o sbagliano, prendiamo atto, ma facciamo in modo che questa europa succube la pianti di appoggiare truci sterminatori coloniali.
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