Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email

laboratorio

La Cina potrebbe fare l'en... plenum

di David Insaidi

Nonostante i nostri mass-media da anni si sforzino a cercare col lumicino ogni minuscolo segnale che potrebbe, secondo loro, far pensare a un arresto dell’ormai ultraventennale crescita economica della Cina, il paese asiatico prosegue tranquillamente nel suo sviluppo, mantenendo una crescita media attorno al 5%. Se consideriamo il fatto che in Europa siamo in media ben sotto l’1%, è evidente che stare lì a fare le pulci all’economia del Dragone ha poco senso.

E non si tratta più, com’è stato fino a più di un decennio fa, di una produttività a basso contenuto tecnologico, che risultava conveniente grazie al basso costo del lavoro (che peraltro in Cina si è molto elevato negli ultimi tempi, al contrario che da noi, dove questo è in continua discesa).

Oggi la Cina è sempre più all’avanguardia anche e soprattutto nella produzione high tech.

È in corso un processo di modernizzazione del paese, delle infrastrutture e persino dell’attenzione all’ecologia, che negli ultimi decenni ha fatto dei passi da gigante.

Tutto ciò non sarebbe stato possibile se il paese asiatico non fosse governato da uno Stato molto forte, in grado di dirigere l’economia, di controllarla, senza per questo far venire meno l’iniziativa privata, anche capitalistica, ma non permettendo che questa arrivi a egemonizzare la politica, come invece accade in Occidente, dove è il grande capitale finanziario e le multinazionali a controllare sostanzialmente i governi.

Di questo e di altro si è discusso nel Terzo Plenum del 20° Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, tenutosi a Pechino tra il 15 e il 18 luglio scorsi.

Al di là delle scontate proclamazioni e dei principi, le misure proposte sono comunque assai concrete e di ampio raggio.

Uno degli elementi più importanti è quello dello sviluppo tecnologico – scientifico, per una produzione sempre più moderna, innovativa e sempre meno dipendente, sotto quest’aspetto, dall’estero. Ciò implica anche immensi investimenti per l’istruzione, nonché l’ulteriore sviluppo e modernizzazione delle infrastrutture.

Non poca attenzione viene data anche alle problematiche di tipo ecologico.

Si tenterà di stimolare (ulteriormente) i consumi interni, tematica strettamente legata anche alla lotta alla povertà, su cui Pechino ha già fatto passi da gigante, riuscendo in pochi decenni a sradicare del tutto (o quasi) la povertà, che una volta affliggeva centinaia di milioni di persone.

Si cercherà anche di intervenire per ridurre gli squilibri tra città e campagna (e la tendenza allo spopolamento di quest’ultima).

Viene ribadita e rimarcata la necessità di tenere sotto controllo il “mercato”, ossia il capitalismo locale e di progredire verso il “socialismo di mercato compiuto”, con l’obiettivo di “bilanciare investimento e finanziamento”.

Intanto la Cina abbassa i tassi di interesse, proprio per favorire gli investimenti produttivi (il contrario di ciò che spesso accade da noi, dove l’attività finanziaria ha da tempo preso nettamente il sopravvento su quella manifatturiera).

Il Terzo Plenum non poteva ignorare le questioni internazionali e infatti ampio spazio viene dato alla necessità di sviluppare sempre più la BRI (Belt & Road Initiative, conosciuta da noi come la “Via della Seta cinese”), nonché i rapporti di collaborazione con gli altri paesi del mondo a vari livelli.

Ultima, ma non per importanza, è la questione militare.

Dopo aver ribadito con enfasi che l’esercito popolare deve rimanere in posizione subalterna al partito, anche qui si prevedono riforme propedeutiche alla modernizzazione della difesa nazionale e al miglioramento della sua organizzazione e funzionamento.

Il Terzo Plenum del Comitato Centrale del PCC cade in una fase in cui la Cina non è solo cresciuta economicamente in modo impressionante – cosa che ormai dovrebbero sapere anche i sassi – ma si sta sempre più caratterizzando come una grande potenza politica e a breve anche militare.

A livello internazionale la sua influenza è cresciuta in modo irresistibile e non solo in Asia, ma anche in Africa e in America Latina, grazie anche al BRICS+ (è di questi giorni la notizia che Hamas e Fatah – più altre formazioni palestinesi – che da decenni si contrastavano anche con violenza, hanno finalmente siglato un accordo storico. E questo a Pechino).

Ciò è dovuto soprattutto al diverso modo di intendere le varie partnership economiche. Infatti, a differenza dei paesi occidentali – i quali hanno sempre adottato una logica “gerarchico – coloniale”, e imposto ai paesi del cosiddetto “Terzo Mondo” un commercio impari e, complici le istituzioni finanziarie mondiali (Fondo monetario internazionale, Banca mondiale), li hanno strozzati col debito pubblico – il Dragone tratta questi paesi da pari a pari, rendendosi spesso protagonista nella costruzione di infrastrutture in loco.

“Chi troppo vuole nulla stringe”, recita un noto proverbio.

La Cina, che, va detto, non ha mai “voluto troppo” (soprattutto a livello di rapporti internazionali), ora ha la possibilità di fare un “en – plein” e di scalzare definitivamente il vecchio ordine mondiale, basato sull’egemonia dei paesi europei prima e degli USA dopo.

Sperando che, per fermare l’ascesa della Cina e del multipolarismo, non si arrivi a una guerra mondiale dagli esiti devastanti.

Pin It

Comments

Search Reset
0
Pantaléone
Friday, 02 August 2024 21:41
La Cina è un Paese capitalista, dipinto di rosso.
La sua crescita è semplicemente il risultato della proletarizzazione di milioni di contadini, l'esercito di riserva a disposizione del capitalismo transnazionale e nazionale.
(Quelli dell'apparato, che si sono arricchiti).
Il Paese più egualitario è diventato uno dei meno egualitari.
La borghesia e lo Stato sono due apparati controrivoluzionari.
Questa glossa è buona solo per fare godere glii riformisti.
Like Like haha 1 Reply | Reply with quote | Quote
1
Alfred
Saturday, 03 August 2024 00:08
non smanio per la Cina di adesso, ma rispetto la sua cultura passata e presente. Bisognerebbe avere visto la cina di 30 anni fa e avere fatto un salto in quella di oggi per rendersi conto delle differenze. Vero che esistono divari tra ricchi e poveri e che il loro non e' comunismo, ma una forma ibrida di comunismo, confucianesimo, capitalismo e sistema di amicizie/conoscenze e relativi favori.
Bisognerebbe chiedere alle masse cinesi come si vivono. La mia percezione e' che contestino parecchie cose ( sono parecchie le proteste in un anno, tutti gli anni), ma che la vivano come una normale dinamica interna, non da oggi. Un forte nazionalismo fa passare in secondo piano molti dei i
possibili difetti del sistema. La percezione e' quella di una nazione millenaria umiliata dall'occidente coloniale (tra i tanti che ci hanno provato anche gli italiani) che non solo si e' ripresa, ma lo ha fatto alla grande e senza rompere troppo i coglioni in giro per il mondo. Poca cosa? Solo chi non ha idea di cosa hanno significato le guerre per costringerli a importare e consumare oppio e altre nefandezze causate da occidente e dal giappone puo sottovalutare la cosa.
La Cina non vuole far paura, ma noi sentiamo che piu va avanti e piu noi retrocediamo, il problema non e' in Cina e nei cinesi (che si grattano le cose loro), ma nelle nostre confortevoli democrazie in cui noi classe lavoratrice vediamo i proletari cinesi, ma non vediamo il sottoproletariato che siamo diventati. Se loro (e lo certifica l'onu) sono riusciti a ridurre la fame e a istruire, supportare il miliardo e mezzo che sono noi a occidente siamo molti di meno e ci avviamo sia alla fame che a un declino in tutti i sensi. Ma il problema e' il lavoratore proletario cinese .. si, si, andranno anche loro alle caritas a meta' mese?
o saranno come quei 50 e piu milioni di statunitensi (la cosidetta nazione piu ricca e indispensabile del mondo ) sotto la soglia di poverta' che campeggiano e crepano in tutte le strade statunitensi?
Like Like like 1 Reply | Reply with quote | Quote
0
Enea Bontempi
Friday, 02 August 2024 18:01
Per un paese emergente, quale è la Cina, un ritmo del 5% o poco più, rapportato alla modestissima base di partenza è irrisorio. In realtà, il PIL della Cina, pur cresciuto a ritmi sostenuti in questi ultimi decenni, è ancora nettamente inferiore a quello delle province più povere del sud Italia. Basti pensare che il Pil pro capite cinese ammonta a 89.358 yuan (11.451 euro), pari a circa un quinto di quello degli Stati Uniti.
Like Like haha 1 Reply | Reply with quote | Quote
0
Paolo
Friday, 02 August 2024 20:32
I confronti si fanno a parità di potere d'acquisto, altrimenti qualsiasi confronto è falsato dall'alto valore delle monete occidentali, dollaro in primis. Come si valutano i PIL?
Like Like Reply | Reply with quote | Quote

Add comment

Submit