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sinistra

Lo snodo siriano e il suo dramma

di Piero Pagliani

Il lungo governo laico e semi-socialista siriano è finito.

Al Assad è a Mosca. Con la famiglia ha ottenuto asilo per ragioni umanitarie.

Innanzitutto voglio ricordare che Bashar al-Assad era stato eletto in elezioni regolari 10 anni fa quando anche un sondaggio del Pentagono riconosceva che era sostenuto da quasi il 70% della popolazione siriana. Poi dopo la fine dei grandi combattimenti della Siria ci siamo un po' dimenticati.

Cosa è successo?

Di tutto. Possiamo iniziare coi quadri dell'Esercito Arabo Siriano che hanno in molte occasioni ordinato alle loro forze di non combattere e ritirarsi. Tradimento? Corruzione? Incapacità? Si ricordi che nel 2013 i jihadisti erano a pochi chilometri da Damasco che fu salvata dall'intervento di Russia, Iran ed Hezbollah. Varie risposte sono possibili e possono coesistere.

Sono punti importanti per cercare di comprendere le scelte della Russia, che non poteva sostituirsi all'intero esercito siriano.

E poi, giusto per registrare ancora ciò che è evidente, oltre al disimpegno della Russia c'è stato quello dell'Iran.

Ma sull'evidenza occorre ragionare perché da sola non spiega nulla o può spiegare malamente.

È pensabile che la Russia non abbia agenti infiltrati tra i jihadisti? No, è impensabile, li ha sempre avuti. Inoltre l'attacco è partito dalla regione di Idlib cordonata da una fascia di de-escalation pattugliata congiuntamente da russi e turchi.

Possiamo pensare che l'Intelligence iraniana sia cieca fino al punto di non accorgersi dei preparativi di un attacco simile? È assurdo.

Non solo, ma i satelliti russi non si sono certo voltati dall'altra parte proprio al momento buono, smettendo di controllare, come sono in grado di fare, i movimenti anche di dettaglio in una zona del mondo dove la Russia ha ben due basi militari.

Allora riformulo l'ipotesi che ho già avanzato in altre sedi, un'ipotesi che invito però a prendere con cautela.

Innanzitutto occorre considerare che in questi tredici anni che ci separano dall'inizio della crisi siriana sono successe cose che hanno sconvolto il quadro internazionale. Ne cito quattro: la guerra in Ucraina, l'espansione dei Brics, l'aggravarsi della crisi in Occidente, la produzione russa di armi convenzionali che possono essere usate al posto di quelle nucleari e con simile potere distruttivo (come il missile Oreshnik usato recentemente sull'Ucraina) o che impediscono agli avversari la proiezione di potenza, come i missili ipersonici antinave e la rinnovata e ampliata flotta di sommergibili.

Tutte queste cose assieme descrivono l'aggravarsi della crisi sistemica del centro egemonico occidentale.

Non è quindi più possibile vedere la crisi siriana con gli stessi occhi di tredici o anche solo tre anni fa. Le strategie e gli interessi delle grandi potenze non sono più gli stessi. E se qualcuno ravvede qui del cinismo, lo deve ravvedere nei fatti, non nella loro analisi.

Mosca (e Teheran, ma non capisco ancora se su pressione della Russia - e di interessi interni iraniani - o per suo convincimento) deve aver pensato che la situazione di potere tripartita in Siria, suddivisa tra Damasco lealista, Idlib jihadista e Al-Raqqa curda non era più sostenibile. Da una parte l'indebolimento economico della Siria controllata da Damasco, dovuto a più di un decennio di feroci sanzioni, aveva aperto la porta a corruzione e demotivazione anche nell'esercito, rendendo critica la posizione della Russia che in Siria è quasi isolata, dall'altra veniva protratta una situazione che blocca una zona del MO cruciale per la Belt and Road Initiative cinese, per le pipeline che attraverso la Siria arrivano in Turchia e per l'intreccio di vie di comunicazione che passando per il Caucaso arrivano nell'Asia sud orientale e orientale (se si apre un atlante si capisce il perché delle ingerenze occidentali in Georgia e nel Mar Cinese Meridionale, cioè Taiwan). Un blocco che danneggia anche i piani di Ankara.

Mosca avrà quindi valutato che giunti a questo punto era accettabile una sorta di “gambetto”, pur se rischioso e non controllabile direttamente: cedere dei pezzi per sgombrare il campo da ostacoli e riorganizzare forze e alleanze.

La Russia, come la Cina, guarda ai tempi lunghi e alla larger picture.

In Ucraina sta vincendo e ormai non c'è più storia (a meno di un attacco nucleare dell'uscente Biden, l'unico gradino della scala rimasto agli Usa - Mosca ce ne ha ancora molti, questo vuol dire avere la “escalation dominance”).

Una nuova situazione in MO in cui gli Usa possono atteggiarsi a vincitori, anche nei confronti della Russia può essere un invito al nuovo presidente statunitense a non insistere col sostegno a Kiev e aprire la porta a negoziati. E' interessante la prima reazione di Trump alla caduta di al-Assad: 

«La Russia e l’Iran in questo momento sono indeboliti, uno a causa dell’Ucraina e di una cattiva economia, l’altro a causa di Israele e del suo successo nella lotta. Allo stesso modo, Zelensky e l’Ucraina vorrebbero stringere un accordo e fermare questa follia. Hanno perso in modo assurdo 400.000 soldati e molti altri civili. Dovrebbe esserci un cessate il fuoco immediato e dovrebbero iniziare i negoziati» [1].

 Russia e Usa per “negoziati” intendono per ora due cose molto differenti.

Per gli Usa si tratterebbe in sostanza solo di un cessate il fuoco, di un congelamento del conflitto in stile coreano, per Mosca devono invece portare obbligatoriamente ad accordi di sicurezza comprensivi. Se gestita in modo accorto - cosa sicuramente difficile - la combinazione Ucraina-Siria potrebbe far avvicinare le due posizioni facendo intravedere agli Usa trumpiani una possibile partnership statunitense, non necessariamente esplicita e diretta, alle “vie della seta” (che della Siria hanno bisogno) mediata dalla Turchia (questo è un punto chiave) e con la benevolenza di Teheran (che, voglio far notare, non ha ancora risposto all'ultimo attacco israeliano). Una configurazione che garantirebbe agli USA di Trump di essere un primus in questo “business”, benché inter pares.

Quando il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov dichiara alla CNN che i Brics non pensano alla dedollarizzazione ma a un “sistema coesistente” col Dollaro, sta invitando gli Usa trumpiani a non usare il Dollaro come un'arma e ottenere come compenso una porta aperta al nuovo mondo “polifonico” (termine usato da Putin al Club Valdai al posto di “multipolare”) che si sta organizzando sotto la guida di Russia e Cina, oltre a un revamping della posizione della moneta statunitense, cosa di cui gli USA hanno bisogno. Un invito a un President-elect che sarà zotico ma non è stupido né ideologico e rappresenta vasti interessi popolari e, soprattutto, interessi non popolari molto forti.

Il cane pazzo israeliano perderebbe le zanne e salirebbe la spinta di chi all'interno di Israele preme perché non perda il treno Brics.

Noi Europei in questo gioco saremmo sbatacchiati dagli Usa come meglio gli aggrada. Da qui le insistenze (maldestre e condotte con grande imperizia, a voler essere gentili) di un preoccupatissimo Scholz per un urgente dialogo con Putin (ed è difficile che Zelensky sopravviverà politicamente o fisicamente se si opporrà alla eventuale politica “pacifista” di Trump). 

Vedremo ora come avverrà il “passaggio delle consegne” a Damasco. Temo che sarà drammatico e traumatico dato che la società siriana è fortemente secolarizzata e abituata a una grande tolleranza religiosa e di costume. Il rischio di caos in stile libico e iracheno è alto.

Il controllo e l'esperienza della Turchia saranno fondamentali, piaccia o non piaccia. Ed è su questo che, a mio modo di vedere, Mosca conta per “neutralizzare” il tracollo di al-Assad.

Quando Lavrov parla di “Turchia amica” e non elenca Ankara tra gli sponsor dei terroristi, non lo fa per pura creanza diplomatica. Tutto questo gioco è imperniato sulla mediazione di Ankara e si basa sul fatto che essa possa controllare per lo meno la parte più importante dei combattenti jihadisti e sottrarli all'influenza anglosassone (e francese: Parigi dalla fine della I Guerra Mondiale considera la Siria sua zona di influenza).

La Turchia è strategica nei Brics. In un certo senso la Russia concedendole il ruolo di arbitro in questa zona cruciale del MO sta rimediando all'improvvido veto indiano posto a Kazan alla sua associazione. E da parte turca questo sviluppo sembra proprio una reazione di Ankara a quel veto. In molti hanno parlato di Erdoğan come di un nuovo “sultano”, ma in modo spesso superficiale, non rendendosi conto che lo era in tanto in quanto gli interessi della Turchia si spostavano dall'Europa all'Asia, cioè in una zona dominata dall'asse Russia-Cina con un terzo perno, l'India, che può oscillare ma non più di tanto.

È il vento della Storia e della logica delle crisi sistemiche.

Un'ultima considerazione sul disimpegno militare di Mosca: agli occhi del popolo russo una cosa è l'Ucraina e un'altra la Siria. E il Cremlino deve tenerne conto.

Tuttavia deve tenere anche conto che non può improvvisamente smettere di essere il difensore dei Cristiani e più in generale del pluralismo religioso e della laicità. Non è solo un problema di prestigio internazionale ma anche interno, vista la composizione della Federazione Russa e i sentimenti della sua popolazione. L'Arca Russa è quindi ora a un punto di snodo estremamente delicato. Vedremo se ha imbarcato “provviste” politiche, diplomatiche e relazionali sufficienti.

In Siria la situazione è drammatica e mi riempie di sgomento. Potrebbe evolversi in direzioni molto diverse tra loro. Negli Usa potenti interessi, anche interni allo schieramento trumpiano, sono ancorati al predominio mondiale e non accettano una posizione di primus inter pares. E il partito atlantista benché indebolito è ancora forte in Turchia.

Un conto sono i grandi piani e la capacità di gestire le contingenze, un'altra è la realtà come si dispiega sul campo.

Ragion per cui la mia lettura potrebbe essere smentita in parte o in tutto anche domani.


Note
[1] https://news.yahoo.com/news/trump-responds-rebels-overtake-syria-084946190.html
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Comments

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Aniello
Wednesday, 11 December 2024 20:25
Dire che qualcuno sia stato eletto con elezioni "regolari" in qualsiasi parte del mondo mi sembra un tantino ottimistico , certo se poi lo dice
il pentagono....
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Franco Trondoli
Monday, 09 December 2024 16:01
Io dico solo che prendere parte o per gli Usa o per i Russi è la follia più totale.
Perché alla fine sono e saranno alleati.
Cordiali Saluti
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Franco Trondoli
Tuesday, 10 December 2024 20:06
La differenza tra dramma e tragedia pare sia che una ( il dramma) finisce bene; mentre la tragedia finisce male.
Quindi lo snodo Siriano dovrebbe essere una tragedia.
Cordiali Saluti
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