Per un luddismo ben temperato
di Davide Miccione
Riflettere su tutte quelle parole diffusesi durante il quadriennio pandemico-bellico è fondamentale, proprio quelle che fingono di essere descrittive ma sono schiettamente valutative: negazionista climatico, no vax, filorusso, omofobo, patriarcale, populista, eccetera. Sono parole molto importanti per formare gli abitanti del nostro mondo nuovo in costruzione. Il loro uso è una sorta di cicalino d’avvertimento: ti dice che ti sei spinto oltre le colonne d’Ercole di ciò che deve essere detto o persino pensato. Il rapporto sociale mediato dai giudizi morali si potrebbe dire, parafrasando Debord.
Nella mente di chi ascolta mentre qualcuno viene così appellato appaiono e si solidificano divieti di accesso e direzioni obbligate. Si capisce che “là” non si deve mai andare. In tal senso, nei talk show i rituali accerchiamenti e le aggressioni verbali in molti contro uno di chi veramente dice l’indicibile (che non è mai la destra per la sinistra e la sinistra per la destra che simul stabunt con ciò che ne consegue) servono proprio a questo indispensabile imperativo amorale: “resta nel recinto di ciò che è opportuno dire”. In caso contrario, qualunque sia la tua statura scientifica o professionale, verrai considerato persona non grata da ogni agenzia culturale. Così si formano individui addestrati a non “esagerare”.
Ciò che mi sembra estremamente preoccupante è però l’assenza di “luddista” tra le “parole che squadrino da ogni lato”, le parole che ci dicono ciò che mai dobbiamo essere. Capita di rado di essere apostrofati così, non lo si usa e si conosce poco questo termine e ciò merita una riflessione.
Il fatto che “luddista” o un suo adeguato sostituto non si siano sviluppati è un pessimo segnale. Significa che una posizione di demitizzazione della tecnologia (la nostra vera religione con tutta evidenza) non è neppure considerata tra le tesi culturali degne di nota da parte del sistema informativo; significa che nessuno dei grandi e piccoli sacerdoti del mantenimento del mondo così come è, ritiene anche lontanamente che una lettura critica del nostro rapporto con la tecnologia possa costituire un’opzione praticabile, neppure intellettualmente.
È un dio che può essere bestemmiato la tecnica, tanto ritiene di essere inattaccabile e necessario. Rifiutarsi di possedere uno smartphone o addirittura un cellulare; rifiutare di cenare dove il menù non sia almeno anche cartaceo, non comprare su Amazon, rifiutarsi di venire “inseriti” nelle “storie” dei social altrui, ritenere inutile o persino nocivo la presenza della tecnologia nell’apprendimento eccetera sono atteggiamenti che non vengono neppure considerati come segnali di una visione del mondo errata, regressiva, nemica delle umane genti e della loro emancipazione al silicio. Si guarda piuttosto al tizio che interpreta queste tesi con parole od opere come a un personaggio strampalato e idiosincratico, quasi come uno di quei tipi eccentrici di cui era ricca la letteratura inglese di consumo del Novecento.
Colui che critica il ruolo della tecnologia nella nostra vita può essere considerato un nevrotico oppure un soggetto incapace, per limiti intellettivi, di interagire con gli strumenti tecnologici ma mai un interlocutore. Qualora l’aspirante luddista non si limiti a esporre la propria condotta di vita rispetto al dio ma argomenti, magari facendo leva sull’enorme massa di dati quantitativi ed evidenze qualitative che mostrino la diffusione, nelle nostre “vite da web” di inquietanti fenomeni sociali, psicologici, comportamentali, politici, igienici e persino cognitivi (i quozienti intellettivi, per quel che vale questa roba, continuano ad abbassarsi) allora “l’integrato dello spettacolo integrato” non saprà cosa rispondere e si limiterà a dire che le cose vanno così e non si può tornare indietro. Per l’integrato la prova della bontà della tecnologia è l’enorme presenza della tecnologia ed è l’inimmaginabilità di un mondo non tecnologico. D’altra parte (si ponga mente ad Anselmo) le religioni trionfanti tendono a giustificarsi attraverso prove a priori. Dietro la prova a priori si cela l’indicibile contemporaneo: il terrore di restare indietro, di restare solo, di restare escluso.
Eppure questo è proprio il momento per imporre una riflessione altra. Adesso, che ancora un po’ di memoria è rimasta; che è ancora possibile, per una considerevole fetta dalla popolazione, paragonare la nostra vita di prima con quella di adesso, vedere cosa abbiamo guadagnato e cosa abbiamo perduto. Adesso che la tecnobolla dell’intelligenza artificiale è ancora in costruzione. Adesso che stiamo per vedere come l’IA ridurrà ancora di più la capacità di pensiero dei giovani, come li subordinerà ulteriormente diventando l’ennesima cosa senza cui non possiamo vivere. Adesso che nessuno di noi ha più tempo per nulla perché tutti abbiamo creduto alla favola bella della tecnologia che ti fa risparmiare tempo. È adesso che servirebbe una riflessione sulla liceità (giuristi perché silete?) di un mondo dove il titolo di accesso alla cittadinanza sta diventando il possesso di uno strumento privato e basato su reti di funzionamento privato. Non è forse vero che senza lo smartphone e le sue infinite app in alcuni ambiti della vita non puoi curarti, pagare qualcosa alla posta, cenare fuori, interagire con la pubblica amministrazione, posteggiare eccetera. Quando abbiamo votato per tutto questo? Forse il referendum era l’iscrizione almeno a un social e non lo avevamo capito?
Servirebbe una riflessione che riportasse una ragione minima tra gli uomini. Capire che è una argomentazione falsa e ignobile giustificare con la motivazione della telemedicina o con il ruolo di assistente scientifica o di gestione delle emergenze un’intelligenza artificiale diffusa tra gente che la userà per farsi telecomandare o procedere oltre nell’alienazione (più hikikomori per tutti!) giacché l’utilizzo selettivo professionale e l’immissione in un mercato di massa sono due discorsi ben diversi (in caso contrario vorrei poter liberamente acquistare un bazooka per il mio tempo libero). Bisognerebbe smettere di affermare (lo sento fare con mio stupore anche a persone intelligenti) che la tecnologia è uno strumento e dipende da come la si usa (il che nuovamente metterebbe in campo il bazooka: lo voglio funzionante e con munizioni ma solo per tenerlo in salotto, in fondo è solo uno strumento).
Qualcuno si è accorto che da qualche tempo si viene trattati sempre più paternalisticamente tranne quando dobbiamo accedere a consumi che aumenteranno la nostra dipendenza? Solo in quel caso i diritti dell’uomo e del cittadino tornano indiscutibili. Solo l’atto libero di decidere di farsi mettere liberamente il guinzaglio è sacro.
Bisognerebbe chiedersi perché proprio per la tecnologia non si usi il metodo che ognuno di noi usa per le altre cose della vita: riflettere sul rapporto tra costi e benefici, riflettere su ciò che è adeguato a me, ciò che mi serve, e se ogni cosa è adatta per ogni età della vita. Provandoci si scoprirebbe che lo facciamo più o meno per tutto tranne che per ciò che ci propone il consumismo tecnologico contemporaneo. Già solo se capissimo questo percepiremmo l’intoccabilità, ciò che è sacro per noi. Avremmo dunque guadagnato la possibilità di un’estensione del dominio della nostra ragione oppure, in caso si abbia paura di farlo, perlomeno un incontro (con le distanze che si debbono al nume) con il nostro nuovo dio.
Adesso, dopo questo articolo, attendo speranzoso che qualcuno mi dia del luddista. È poca cosa lo so, ma sarebbe comunque un inizio.














































Comments
1. In Italia nel 2021 la diffusione degli smartphone è stata particolarmente alta: con un tasso di penetrazione del 77% è il quinto paese al mondo per utilizzo e il quarto in Europa.
Riferimento:
https://www.truenumbers.it/quanti-smartphone-ci-sono-in-italia-465-milioni/
2. "Gli italiani sono tra gli europei i più “dipendenti” dallo smartphone", TuttoAndroid, 15 febbraio 2022
https://www.tuttoandroid.net/news/2022/02/15/studio-dipendenza-da-smartphone-933838/
3. "CHE TIPO DI USO DELLO SMARTPHONE SI FA IN ITALIA ?", MondoSumsung, 24 Novembre 2023
Lo smartphone è un dispositivo ormai indispensabile nella vita di tutti i giorni, anche in Italia. Secondo le più recenti statistiche, il tasso di penetrazione degli smartphone nel nostro paese è del 77%, il che significa che oltre 46 milioni di italiani possiedono uno smartphone.
Questo dato colloca l’Italia al quinto posto nel mondo per diffusione degli smartphone, dopo Corea del Sud, Giappone, Stati Uniti e Regno Unito.
Proseguimento:
https://mondosamsung.altervista.org/che-tipo-di-uso-dello-smartphone-si-fa-in-italia/
4. "L’81% dei giovani (tra i 16 e i 35 anni) si considera dipendente dallo smartphone | L’analisi", Riparte L'Italia, 15 gennaio 2025
https://www.ripartelitalia.it/l81-dei-giovani-tra-i-16-e-i-35-anni-si-considera-dipendente-dallo-smartphone-lanalisi-dellosservatorio-generationship-di-changes-unipol/
5. "Italia tra le ultime in classifica per libri letti. Ma dove si legge di più in Europa?", di Enrico Calabrese per Il Sole 24 Ore, 18 Settembre 2024
Il 65% degli italiani sopra i 16 anni d’età non ha letto nemmeno un libro nel corso del 2022. Ecco cosa rilevano i dati più aggiornati forniti dall’Ufficio statistico dell’Unione Europea, l’Eurostat, in uno studio che raccoglie le percentuali dei libri mediamente letti dai cittadini del vecchio continente, dove si registra, fra le altre cose, che il Paese in cui si legge di più è il Lussemburgo, dove nel 2022 il 75% degli abitanti sopra i 16 anni ha letto almeno un libro. Seguono la Danimarca (72%) e l’Estonia (71%). In Italia, invece, questa percentuale è pari al 35%, la terza più bassa del continente, dietro a Cipro (33%) e Romania (29%). Guardando ai grandi Paesi europei, nel 2022 in Francia il 62% dei cugini d’oltralpe ha letto almeno un libro, mentre in Spagna il 54%. Qual è la media europea? il 53%, da cui noi ci distacchiamo di ben 18 punti percentuali.
Proseguimento:
https://www.infodata.ilsole24ore.com/2024/09/18/italia-tra-le-ultime-in-classifica-per-libri-letti-ma-dove-si-legge-di-piu-in-europa/
6. "Classifica libertà di stampa, l’Italia peggiora: Armenia e Tonga fanno meglio di noi"
di Alessandro Cipolla per Money.it
08/05/2024
Il rapporto 2024 sulla libertà di stampa di Reporter sans frontier vede l’Italia al 46° posto, peggiorando di cinque posizioni rispetto all’anno precedente.
Proseguimento:
https://www.money.it/classifica-liberta-stampa-italia-peggiora
Commento
La strategia del potere ad alti livelli per dominare e rendere passiva la stragrande maggioranza della popolazione si articola in questi tre passaggi fondamentali:
1.Distract.
2. Deceive.
3. Divide.
“Distract” ovvero distrarre il popolo con il “Panem et circenses” ( letteralmente: pane e giochi da circo) amplificato a dismisura dall’Informazione- Spettacolo dei media mainstream ( = TV e giornaloni ) si distrae il popolo dai veri problemi che lo riguardano e per farlo ancora meglio la diffusione massiccia dello smartphone serve egregiamente ovviamente a questo scopo.
“Deceive” ovvero ingannare il popolo con l'Infotainment ovvero con l’Informazione- Spettacolo, ad esempio sul debito pubblico italiano nei talk show riguardanti politica ed economia su TV e giornaloni si raccontano un mare di balle e figurarsi se sempre più gente che stà appresso allo smartphone si prende la briga di smontare queste loro balle , così come altre loro balle di altrettanto importanza, ma neanche per sogno.
“Divide”, ovvero dividere il popolo, un popolo distratto e ingannato è facilmente manipolabile e non sarà mai unito e quindi facilmente dominabile, insomma, il classico “Divide et Impera”, motto latino per «dividi e conquista», ma per arrivarci i primi due pilastri della classica strategia del potere che conta sono essenziali e infatti i media mainstream ( Tv e giornaloni ) con il loro sistema di Informazione- Spettacolo ci lavorano imperterriti dalla mattina alla sera e sugli smartphone sono sempre ben presenti, oups,ma che strane coincidenze........!!
Se si osa far presente che ormai viviamo in una bolla,estrattiva e distruttiva(per esempio poco si parla di quanto consumiamo e inquiniamo, con ogni like,con ogni ricerca,ogni video tictokkero,e ancora peggio sara' con l'uso della intelligenza artificiale!meglio criticare da uno starbuck di manhattan bevendo un cappuccino alla soia,transgenica -coltivata in brasile a argentina,dove mette in ginocchio economie locali-il consumo di petrolio e di carbone e riempirsi la bocca,mentre si sorseggia una bevanda nefasta,di arigomenti green washig contro il global warming ) e che tutti partecipiamo di cio,e che la soluzione piu' semplice sarebbe eliminare dalle nostre vite tutti questi device e app che ci stanno mandando in pappa il cervello e stanno distruggendo il nostro habitat,si viene guardati come poveri dementi che non sanno come vanno le cose di questo mondo,e' il progresso baby!mica vorrai restare indietro?
E' verissimo che ,come dice l'articolo,le persone che non fanno uso,per esempio, della "protesi smartphonica" e sono fuori dal "mondo social",vengono trattate come soggetti originali,eccentrici,strampalati,e non magari come individui che conducono una tipo di resistenza-lotta coerente con certi principi e sostenuta da dati di fatto sulla degenerazione della societa pervasa dalla tecnologia.nooooo!non e' neanche presa in considerazione questa possibilita!vengono trattati semplicemente come rincoglioniti che si sono smarriti da qualche parte chissa' per quale ragione!
Ma per esempio i grandi cervelli dell'open source,linux e compagnia cantante,gente che si e' cibata di tecnologia sempre,cercando di "democratizzarla",hanno posizioni nettissime verso questa deriva,ma anche loro,quelli che fino a 20 anni fa erano idolatrati da ampia parte dei progressisti-antagonisti,sono considerati ora come dei poveri"rincoglioniti"(tra l'altro lo stesso processo riservato a tutti quegli scienziati,Montagnier il piu' famoso,che hanno osato mettere in discussione il sacro siero).
Il dominio tecnologico e l'asservimento sempre piu' totalizzante di una percentuale della popolazione che rasenta la totalita',dovrebbe essere uno dei veri argomenti chiave da mettere in una ipotetica agenda per un nuovo mondo,per una nuova maniera piu naturale di vivere le nostre esistenze,per una resistenza pro-attiva e anticapitalista,ma,credo io,e' una battaglia persa in partenza,purtroppo siamo troppo avanti coi lavori.
Com'era quella storia ?la piu grande astuzia del diavolo,e' far credere che non esista.