Ancora su Guerra e Internazionalismo proletario
di Michele Castaldo
Senza girare troppo intorno alle questioni: è possibile affermare che se è vero che nell’establishment delle potenze occidentali regna la confusione, non molto diversamente stanno le cose nella sinistra in generale e nell’estremismo di sinistra in particolare. Anzi dobbiamo prendere atto che si estende il pantano dell’equilibrismo, nel senso di essere equidistanti sulla natura dello scontro in atto che si riflette in Ucraina. Un equilibrismo che maschera un opportunismo di fondo e cerco di spiegare perché esaminando la posizione di un gruppo politico, quello della TIR, sigla che sta per Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria, che pubblica sul proprio sito una lunga presa di posizione sulla guerra in Ucraina. Non per quel che conta numericamente questo gruppo (o tanti altri simili), ma per focalizzare al meglio i problemi che abbiamo di fronte e attrezzarci a una impostazione corretta su aspetti teorici e politici in una fase calda come quella attuale. Altrimenti detto: alcune sbavature, indipendentemente dalle intenzioni di chi le esprime, finiscono per accodarsi a pessime compagnie. Si tratta di un lavoro meticoloso, dunque esaminiamo il loro scritto riportando correttamente le posizioni per evitare fraintendimenti.
Innanzitutto c’è una prima questione di metodo: per qualsiasi azione o atto vanno esaminate sempre le cause che li hanno determinati. Se non si opera in questo modo si rischia di rimanere prigionieri, empiricamente, degli effetti dell’ultimo episodio accaduto e preso in esame. Posta perciò correttamente la questione dal punto di vista metodologico si può capire correttamente l’ordine dei problemi che andiamo a trattare.
Il generale Fabio Mini, sull’ultimo numero di Limes, dunque una fonte dall’interno della conoscenza dei fatti del campo di battaglia occidentale, scrive: « Con otto allargamenti successivi e trenta Stati membri schierati attorno alla Russia la reazione di Putin non era imprevedibile ». Dunque la storia non comincia il 24 febbraio 2022.
Se si vuole essere onesti e non preconcetti nei confronti di quello che sta accadendo in Ucraina, perlomeno bisognerebbe partire dai fatti che hanno preceduto l’azione difensiva che sta portando avanti la Russia. Se non lo si fa bisognerebbe almeno spiegare le ragioni, a meno che non si ritenga che si tratti di eserciti di crocerossine pronte ad accorrere in terra russa per ivi soccorrere gli anziani e accudire i bambini.
Visto che non si tratta di eserciti di suorine, chiunque vuole essere solo onesto con i fatti che la storia ci mette sotto il naso qualche domanda ce la dobbiamo porre. Se i militanti della TIR e tanti altri come loro non se la sono posta, gliela poniamo noi: che significato ha lo schieramento di trenta Stati membri della Nato schierati intorno alla Russia, mentre si è sciolto il Patto di Varsavia? Lasciamo a loro la risposta, conoscendo a priori quella occidentale: « un atto difensivo » , come scrive Angelo Panebianco sul Corriere della sera di lunedì 21 marzo.
La Tir dopo aver evidenziato l’aumento delle spese militarti da parte dei paesi europei e in primis della Germania, ne denuncia la gravità anche in relazione al fatto che diminuiscono i salari e cresce la povertà in generale. Giusto, ma perché non si usa lo stesso metodo tra l’accerchiamento di trenta membri della Nato intorno alla Russia e lo scioglimento del Patto di Varsavia?
Lasciamo che i compagni della TIR riflettano e analizziamo nel merito quello che scrivono nello specifico dell’Ucraina: « In Ucraina si scontrano gli eserciti di due governi reazionari - veramente la propaganda occidentale anche di una certa “sinistra” sostiene che Putin rappresenti gli oligarchi russi, e passi, - sebbene di forza ineguale, entrambi comitati d’affari del grande capitale privato e statale, entrambi garanti dello sfruttamento di milioni di proletari nei rispettivi paesi, con bassi salari e soggetti alla repressione padronale e statale » e passi anche questa, anche se uno, Zelensky, è servo, e l’altro, Putin, è un “oligarca” e non possono essere messi sullo stesso piano. Ma, e arriviamo alla perla storica, teorica e politica, e leggiamo: « La guerra è stata aperta dalla Russia ».
Chiedo pazienza al lettore, perché chi scrive per la TIR non è un povero operaio autodidatta che non conosce la grammatica, la sintassi, la formazione del periodo, ecc. Sicché se si afferma « La guerra è stata aperta dalla Russia », le si addossa una responsabilità prioritaria temporale e si mette in secondo piano il fatto che « il governo Zelensky, che ha scelto lo schieramento UE e NATO, è totalmente corresponsabile di essa », cioè Putin e Zelensky hanno la stessa responsabilità? E di grazia, perché, a rigore di logica del periodo citato è la Russia maggiormente responsabile per aver aperto la guerra, se non si vuole sostenere fino in fondo questa tesi, perché troppo filoccidentale, si usa l’arte dell’equilibrismo che distribuisce equamente le responsabilità; sentite: « per avere [Zelensky] spalancato il territorio ucraino alle provocazioni statunitensi, fino allo svolgimento di esercitazioni militari NATO sul proprio territorio, alla costruzione di laboratori per armi biologiche e alla dichiarata intenzione di entrare nella NATO. E se questo non bastasse, sta fomentando in ogni modo, con la richiesta della “no fly zone”, di bombardieri NATO e con appelli incendiari, la trasformazione della guerra in corso in guerra mondiale – ciò che costituirebbe la più catastrofica delle soluzioni per la sua nazione e, soprattutto, per le lavoratrici e i lavoratori dell’Ucraina ». Nientedimeno? Per così poco la Russia « ha aperto la guerra contro l’Ucraina »? Ma allora c’è un diverso modo di usare la bilancia, oppure i militanti della TIR sono in possesso di pesi diversi da quelli dei comuni mortali.
Uso forse il microscopio nei confronti di certi scritti? Beh, certe formazioni che si autodefiniscono rivoluzionarie, senza conoscere il senso che danno a questa parola, non possono pensare che per leggere e commentare certe panzane ci sia bisogno del microscopio, sono così evidenti che si possono scrivere anche in corpo sei, che saltano agli occhi come cubitali.
Ma non è mica finita, ce n’è di più e oltre misura, e senza necessità di microscopio. Leggiamo: « Noi siamo al fianco del popolo ucraino che subisce distruzione e morte, solidali con i profughi costretti ad abbandonare le loro case, e comprendiamo che una larga parte di questa popolazione senta l’invasione bellica russa come un terribile colpo al proprio senso di appartenenza nazionale, alla propria dignità e alla propria sopravvivenza ».
No, caro lettore, non sto riportando passaggi ripresi dal Corriere della sera, da Repubblica, da La Stampa, La Ragione e via dicendo, ma dall’articolo della TIR pubblicato sul loro sito Il pungolo rosso. Cito questi passaggi perché fanno parte di un certo sentimento non solo della TIR ma anche di altri microgruppi, che si lasciano impietosire dalla propaganda. Costoro non hanno nessun senso critico nei confronti dell’Occidente che per oltre 500 anni ha seminato morte e distruzione e una volta tanto viene preso a calci in culo anche se attraverso un suo servo sedotto dalla sua potenza.
Attenzione però, perché stare a fianco dell’Ucraina, cioè di un paese “aggredito” vuol dire sviluppare la resistenza contro l’occupazione, come chiedono gli occidentali che coerentemente inviano soldi, armi e personale militare sotto mentite spoglie. La TIR cosa manda per essere « a fianco del popolo ucraino che ecc. »? Parole, belle parole, ma nessun compagno della TIR e di altre formazioni di “estrema” sinistra si sognerebbe di andare a combattere al comando di Zelensky. E allora in che cosa si condenserebbe quell’ « a fianco del popolo ucraino » se non nel dare man forte alla macchina propagandistica dell’Occidente?
Scrive ancora la TIR: « Siamo per l’immediata fine delle operazioni militari russe e il ritiro della Russia dal territorio ucraino, contro il tentativo dichiarato di Putin di ridurre l’Ucraina a una provincia della Russia, ribaltando l’impostazione comunista di Lenin», che Zelensky sottoscriverebbe tranquillamente insieme a tutti gli occidentali. Ma cosa c’entra Lenin che la TIR chiama in causa provocatoriamente in modo del tutto inopportuno? Lenin era un comunista, Putin non si è mai richiamato al comunismo. La Russia è sì un paese nel quale vige il modo di produzione capitalistico, ma capitalisticamente cerca di difendersi dalla rapina imperialista occidentale. Non era così anche con l’Iraq?
Ma non è finita, perché la TIR scrive ancora: « Siamo per il diritto all’autodeterminazione dei popoli sulla base della lotta contro ogni oppressione nazionale, contro ogni sopraffazione e negazione dei diritti di tutte le nazioni », che posta in astratto va bene ovunque e sempre, ma poi si aggiunge: « un principio che deve valere, evidentemente, anche per le minoranze di lingua russa in Ucraina. Ma la realizzazione effettiva di tutto ciò, una sistemazione pienamente rispettosa dei diritti democratici e nazionali non potrà certo essere il risultato della contrapposizione nazionalista aizzata dalle frazioni filo-occidentali, oggi capeggiate da Zelensky, o da quelle filo-russe, né tanto meno essere il portato della guerra in corso tra schieramenti imperialisti – tra i quali gli Stati Uniti e la NATO sono da decenni e restano il principale fattore di guerra in Europa e in tutto il mondo ».
Ora se il principio all’autodeterminazione è giusto, perché dovrebbe valere per tutte le altre nazioni e non per la Russia accerchiata proprio per porla in condizioni di non potersi autodeterminare?
Ora va bene l’equilibrismo ad ogni costo, ma qui si tentano triplici salti mortali, ma con la fantasia. E non è finita, perché questi benedetti compagni, pur di giustificare una posizione politica sbagliata, ricorrono niente di meno che alla posizione « espressa nell’agosto 1920 nel Manifesto della federazione comunista balcanico-danubiana alle classi lavoratrici dei paesi balcanico-danubiani, in cui all’indomani della prima guerra mondiale si diceva: Paesi dell’area balcanica e danubiana! ».
Non ho mai sopportato la dietrologia, non lo faccio neanche in questo caso e dunque chiedo: cosa c’entra la Federazione comunista balcanica-danubiana con la “resistenza” di Zelensky? Quel Manifesto del 1920 era diretto contro l’Occidente, mentre Zelensky è l’avamposto dell’Occidente. Come si fa a mettere insieme fatti ed epoche completamente diversi, è un mistero al quale ci sottraiamo.
Ad un certo punto leggiamo: « Quale libertà e quale pace, infatti, potrebbe mai esserci per un’Ucraina sulla quale accampano diritti, oltre la Russia, gli Stati Uniti, i pescecani uniti e disuniti dell’Unione europea, la Gran Bretagna, la Turchia, Israele, la Polonia, la Cina e quant’altri? Quale libertà e quale pace per le sfruttate e gli sfruttati di questa tormentatissima nazione cacciati a milioni dalle proprie terre di nascita dalla potenza soffocante del capitalismo globale »?
Ma allora su che cosa poggiano l’autodeterminazione dell’Ucraina i militanti della TIR? In campo c’è un solo “eroismo resistenziale” ed è quello di Zelensky. O lo si sostiene insieme agli occidentali, per un verso, oppure, per l’altro verso, la TIR dovrebbe spiegare perché l’autodeterminazione dei popoli è valida per tutti meno che per la Russia che è stata accerchiata e rischiava, e tuttora rischia, di essere frantumata e per questa ragione è stata costretta ad una azione contro l’Ucraina. Com’è possibile rivolgersi al popolo ucraino scrivendo: « Sorelle e fratelli di classe ucraini, i carri armati di Putin stanno solo completando l’opera distruttrice iniziata decenni fa dal FMI e dalle potenze occidentali, e assecondata da tutti i gruppi affaristici filo-occidentali e filo-russi che hanno profittato vilmente del vostro impoverimento e della vostra diaspora »? Dunque un movimento coordinato continuo tra le varie forze imperialiste? Che modo di ragionare è questo? Ora, è vero che il modo di produzione capitalistico è monista, ma è impersonale e concorrenziale al tempo stesso. Per cui procede non per continuità ma per sbalzi, con scosse telluriche. È questa la sua debolezza. Perché se tutto è imperialismo e c’è una continuità storica di dominio non si capisce perché quella nazione prima stava con l’Urss, poi la Russia le ha pagato il debito estero, poi alcune regioni se ne sono staccate, altre si volevano staccare e venivano bombardate, e infine arriva l’azione della Russia come ultimo atto. Una qualche spiegazione bisogna pur tentare di darla.
A mio parere la questione si pone in questi termini: l’accumulazione capitalistica mondiale segna il passo, questo è effetto di una generale crisi ed al tempo stesso diviene causa di una ulteriore concorrenza delle merci che per produrle sempre più velocemente è necessario impiegare sempre maggiori risorse energetiche per aumentarne la produttività. Dunque bisogna a tutti i costi torchiare i paesi detentori di materie prime, non solo, ma bisogna privarli della possibilità di sviluppare valore attraverso il loro utilizzo e la loro trasformazione. Tradotto in soldoni questo vuol dire che a certi paesi, Russia certamente fra questi, può essere consentito solo la possibilità della vendita della licenza per lo sfruttamento di quelle risorse, ma non la commercializzazione e la trasformazione, ovvero la natura vera della produzione di valore; come sta avvenendo in alcuni paesi africani. Per poterlo fare in Russia è necessario smembrarla, dividerla in tanti staterelli con tanti governi quisling corrotti al servizio di sua maestà il grande Capitale (produttivo e finanziario) occidentale. Ora, un conto sono i singoli paesi d’Africa, tutt’altra cosa è la Russia. E se l’Occidente dopo le ultime scoppole ne dovesse subire un’altra dalla Russia, questo potrebbe contribuire a intralciare il suo peccaminoso cammino e rimettere in gioco la rivoluzione, come possibilità della sua crisi. Si tratterebbe di una apertura storica di inesauribile valore verso una nuova fase per l’umanità. Una nuova fase che non guarderebbe all’indietro come pensa il vescovo Viganò, di un ritorno al Medioevo, oppure di città Stato come ipotizza Parag Khanna nei suoi scritti sull’esempio di Singapore, o peggio che andar di notte di quelli che immaginano tante piccole comunità sull’esempio di primitive tribù brasiliane, perché la storia procede solo in senso orario.
Se tutto questo gli “internazionalisti rivoluzionari” come quelli della TIR non lo capiscono, pazienza, ma quando non si capisce una cosa è buona regola tacere piuttosto che spendere parole prive di senso per essere così utilizzati da utili idioti.
Veniamo all’ultima questione, non per ordine di importanza ma solo per comodità espositiva e fissiamo bene il punto critico proprio in riferimento a quelle persone, uomini e donne, costretti/e ad emigrare e venire nel paese di Bengodi a lavare il culo ai nostri vecchi pensionati, cioè povere donne schiavizzate, o nei cantieri edili lavoratori sottopagati e supersfruttati. Come sanno bene Ong e comunità cattoliche o ebree prestanti a tali servizi che già si sfregano le mani per l’arrivo di tanti poveri disgraziati.
In che modo parlare a quelle persone che già prima lasciavano un dramma in Ucraina e ora quel dramma si decuplica perché il loro paese è sotto assedio da parte dei militari russi? Non nascondiamoci dietro un dito, si cammina sul filo del rasoio e, nel tentativo di comprendere le loro sofferenze, si rischia di cadere nel pietismo ipocrita. Un pietismo alla maniera dei cattolici che sono in tutti i modi complici del disegno e dell’azione infame dell’Occidente e si “commuovono” di fronte alle “tragedie prodotte della guerra “ che hanno contribuito a causare, questo per un verso. Mentre per l’altro verso, nel tentativo di spiegare l’origine, ovvero le cause per le quali si è arrivati a questo punto, si rischia di apparire come chi sostiene “il guerrafondaio Putin”, come la propaganda occidentale cerca di inoculare.
Certo, è piuttosto complicato attaccare Zelensky che viene presentato come l’eroe nazionale, mentre si tratta di un servo criminale al servizio dell’Occidente, eppure questo tocca fare. Quegli ucraini e quelle ucraine ci odieranno perché diciamo la verità del meccanismo che li ha portati a scappare dall’Ucraina e finire nelle fauci del capitalismo europeo e occidentale? Pazienza, la storia si incaricherà poi di chiarire le vere responsabilità del loro dramma.














































Se si tratta di aiutare gli ucraini a far fuori le cricche nazi che li guidano, giusto, solo dopo potrebbero risolvere con i russi una bella neutralita"' che li tenga fuori dalle grinfie delll" impero.
Sarebbe meglio se anche i russi si battessero contro le loro oligarchie, ma se non lo fanno per gli ucraini prima viene il nemico interno e poi il mettersii al ripato dalla russia.
Direi che una simile soluzione sarebbe auspicabile, ma temo che sia quella che altri desiderano.