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Riflessioni sulle recenti elezioni americane

di Alain Badiou

trump clinton10Proponiamo la traduzione dell’intervento tenuto dal filosofo francese Alain Badiou a Los Angeles, presso la University of California, sulle elezioni del 9 novembre. A giorni dall’elezione di Donald Trump, riteniamo che nell’intervento ci siano degli spunti di analisi utili alla comprensione del fenomeno al di là delle prime impressioni e delle facile categorie dicotomiche tra città-campagna, bianchi-non bianchi, working class-middle class. Per quanto siano affrettati alcuni parallelismi tra le forme politiche del fascismo novecentesco ed i nuovi populismi, l’analisi di Badiou coglie perfettamente il carattere globale ed interconnesso dei populismi, la loro genealogia dalla crisi delle vecchie oligarchie e della rappresentanza moderna, la non-contraddizione che ha nei confronti del capitalismo per quanto sia in aperta opposizione del neoliberalismo finanziario. L’assenza di una opzione forte che nasce dal basso – e non tanto da una figura di un candidato specifico, nonostante possa essere utile - e che prefigura un’alternativa, ideale e pratica, alla distruzione del legame sociale è a nostro avviso causa del nascere dei populismi, che riempiono inesorabilmente un vuoto. Qui l'originale.

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La posizione dello stato oggi è la stessa ovunque. È accettata per legge dal governo francese, dal Partito Comunista cinese, dal potere di Putin in Russia, dallo Stato Islamico in Siria, e naturalmente è anche una legge del Presidente degli Stati Uniti.

Quindi, progressivamente – e questa è la conseguenza più importante per quanto riguarda l’elezione di Trump – progressivamente, tutte le politiche oligarchiche, tutte le classi politiche, diventano lo stesso gruppo, a livello mondiale. Repubblicani e Democratici, Socialisti e Liberali, Sinistra e Destra sono gruppi di persone divise solo in teoria. Tutte le divisioni oggi sono puramente teoriche e non reali, perché tutti i gruppi fanno parte dello stesso contesto economico e politico. L’oligarchia politica del mondo occidentale di oggi sta progressivamente perdendo il controllo della macchina capitalista -  questa è la realtà. Attraverso crisi, soluzioni false, tutti i governi politici classici creano - sulla grande scala della loro popolazione - frustrazione, incomprensione, rabbia e oscure rivolte. Tutto ciò contro quella che è l’unica via proposta da tutti i membri della classe politica oggi, con alcune differenze, ma molto piccole. Fare politica oggi è la somma di differenze molto piccole nella stessa situazione globale. Ma tutto ciò ha diversi effetti sulle persone in generale; effetti di disorientamento, totale assenza di orientamento o direzione della vita, nessuna visione strategica del futuro dell’umanità, e in questo tipo di situazione gran parte delle persone cercano nell’oscurità, nei narratori bugiardi, nelle visioni irrazionali, e ritornano a tradizioni morte. Quindi, di fronte all’oligarchia politica, compare un nuovo tipo di attivisti, di supporto a demagogie violente e grossolane, e queste persone sono molto più dalla parte dei gangster e della mafia che dalla parte di politici istruiti. E quindi la scelta qui è stata la scelta tra quel tipo di persona e il resto dei politici istruiti, e il risultato è stata la scelta lecita della nuova forma di politica grossolana e qualcosa di personalmente violento nella proposta politica.

In un certo senso, queste nuove figure politiche – Trump, ma molti altri oggi – sono vicine al fascista degli anni Trenta. C’è qualcosa di simile. Ma ora senza, ahimè, i loro nemici deli anni Trenta, che erano i partiti comunisti. È una sorta di fascismo democratico – una risoluzione paradossale – una sorta di fascismo democratico che è, loro sono all’interno del piano democratico, all’interno dell’apparato democratico, ma suonano qualcosa di diverso, un’altra musica, in quel contesto. E non credo che sia solo il caso di Donald Trump – razzista, machista, violento e anche, che è una caratteristica fascista, senza alcuna considerazione per la logica o la razionalità; perché il discorso, il modo di parlare di quel fascismo democratico è precisamente un modo di dislocare il linguaggio, che è la possibilità di dire tutto e il contrario di tutto – non è un problema, il linguaggio non è il linguaggio della spiegazione, ma il linguaggio che vuole smuovere emotivamente; è un linguaggio emotivo che crea una falsa unità ma un’unità pratica. E quindi abbiamo questo ora con Donald Trump, ma è stato così anche in precedenza in Italia con Berlusconi. Berlusconi potrebbe essere, credo, la prima figura di questa sorta di nuovo fascismo democratico, con le stesse esatte caratteristiche: grossolano, una relazione quasi patologica con le donne, e la possibilità di dire e fare in pubblico cose che sono inaccettabili per gran parte degli esseri umani oggi. Ma questo è anche il caso di Orbàn in Ungheria, e in molti sensi, in Francia, è stato il caso di Sarkozy. Ed è progressivamente anche il caso dell’India o delle Filippine, e anche della Polonia e della Turchia. Quindi è veramente su scala mondiale, quest’apparizione di una nuova figura di determinazione politica che è spesso all’interno della costituzione democratica ma per altri versi ne è esterna. E penso che possiamo chiamarli fascisti – perché è il caso degli anni Trenta, dopotutto anche Hitler vinse le elezioni – quindi chiamo fascista quella persona che è all’interno dello spazio democratico ma per altri versi ne è esterno: interno e esterno. E’ interno per essere alla fine esterno. Quindi è una novità in realtà, ma una novità che è inscritta all’interno dell’immagine generale del mondo oggi perché è anche qualcosa per molte persone, non una soluzione ma un nuovo modo per essere nello spazio democratico, dove dalla parte dell’oligarchia classica non c’è alcuna differenza. In un certo senso, il principale effetto di Trump è un effetto di qualcosa di nuovo. Infatti, nei dettagli, non c’è nulla di nuovo, perché è impossibile pensare che sia nuovo essere razzisti, machisti e così via – sono cose molto, molto vecchie. Ma nel conteso dell’oligarchia classica oggi, queste cose così vecchie sembrano essere qualcosa di nuovo. E quindi Trump è nella posizione di dire che Trump è la novità, nel momento in cui lui sta dicendo cose che sono assolutamente primitive, vecchie, e fuori moda. E quindi siamo anche in un momento in cui qualcosa come il ritorno alla vecchia esistenza delle cose può apparire come qualcosa di nuovo. E questa conversione del nuovo nel vecchio è una caratteristica di quel genere di nuovo fascismo.

Tutto questo descrive, penso, la nostra situazione presente per quanto riguarda la politica. Dobbiamo considerare che siamo nella funesta discussione di quattro condizioni.

Primo, la completa brutalità e cieca violenza del capitalismo oggi. D’accordo, nel mondo occidentale non stiamo vedendo del tutto questa brutalità o violenza, ma se sei in Africa, la vedi veramente, e anche se sei nel Medio Oriente, e anche se sei in Asia. Quindi è una condizione, una condizione fondamentale, del nostro mondo oggi. È il ritorno del capitalismo al suo significato più vero, che è conquista selvaggia, selvaggia lotta di tutti contro tutti per il dominio. Quindi la prima condizione è la completa brutalità e la sanguinosa violenza del selvaggio capitalismo di oggi.

Seconda condizione: la disintegrazione dell’oligarchia classica. La disintegrazione dei partiti classici – Democratico, Repubblicano, Socialista e gli altri – in direzione dell’apparizione di una sorta di nuovo fascismo. Non sappiamo il futuro di quest’apparizione: qual è il futuro di Trump? In un certo senso non lo sappiamo, veramente, e forse Trump stesso non ne ha idea. Era visibile nella notte delle elezioni. Trump prima del potere e Trump al potere: spaventato, non del tutto soddisfatto, perché sa che non può parlare liberamente come prima. E parlare liberamente era proprio la potenza di Trump, ma ora con il governo, l’amministrazione, l’esercito, gli economisti, i banchieri ecc., è tutta un’altra storia. Quindi in una notte abbiamo visto Trump passare da un copione ad un altro, da un palco ad un altro palco, e nel secondo palco non era bravo come nel primo. Ma noi non sappiamo, sul serio, quali sono le possibilità reali di una persona del genere quando diventa Presidente degli Stati Uniti. In ogni caso, abbiamo un simbolo della disintegrazione dell’oligarchia classica, e la nascita di una nuova figura di un nuovo fascismo, con un futuro che non conosciamo, ma credo che non sia un futuro molto interessante per le persone in generale.

Terzo, abbiamo la frustrazione popolare, la sensazione di un disordine oscuro, nell’opinione pubblica di molte persone, e principalmente nei meno abbienti, i cittadini degli stati di provincia, i contadini delle campagne, negli operai senza lavoro e così via – tutta la popolazione, che è progressivamente ridotta dalla brutalità del capitalismo, al nulla, che non ha possibilità di esistere, e che resta, in alcuni luoghi, senza lavoro, senza soldi, senza orientamento, senza una direzione esistenziale. E questo terzo punto è una condizione molto importante della situazione globale di oggi. La mancanza di direzione, di stabilità, il senso di distruzione del loro mondo, senza la costruzione di un altro mondo, quindi una sorta di vuoto disfacimento.

La quarta condizione, l’ultima, è la mancanza, la completa mancanza di un’altra via strategica; l’assenza oggi di un’altra via. Esistono diverse esperienze politiche – non dico che non ci sia nulla da questa parte. Sappiamo di nuove rivolte, di nuove occupazioni, nuove mobilitazioni, una nuova determinazione ambientale e così via. Quindi non è l’assenza di tutte le forme di resistenza, di protesta – no, non dico questo. Ma la mancanza di un’altra via strategica, qualcosa che sia allo stesso livello della convinzione contemporanea che il capitalismo è l’unica via possibile. La mancanza di forza nell’affermazione di un’altra via. E la mancanza di quella che io chiamo un’Idea, una grande Idea. Una grande Idea che sia la possibilità di unificazione, unificazione globale, unificazione strategica di tutte le forme di resistenza e ingegno. Un’Idea è una specie di mediazione tra il soggetto individuale e la sfida collettiva, storica e politica, ed è la possibilità d’azione attraverso e assieme a diverse soggettività, ma per la stessa Idea.

Questi quattro punti – il dominio generale del capitalismo globale, la distruzione dell’oligarchia classica, il disorientamento e la frustrazione popolare, la mancanza di un’altra via strategica – compongono secondo me la crisi di oggi. Possiamo definire il mondo contemporaneo nei termini di una crisi globale, che non è riducibile alla crisi economica degli ultimi anni, ma che è molto di più, io credo, una crisi soggettiva, perché il destino dell’essere umano è di per sé sempre meno chiaro.

E quindi, che fare? La domanda di Lenin. Io credo che, per quanto riguarda le elezioni presidenziali, l’elezione di Trump, credo che dobbiamo affermare che una delle ragioni del successo di Trump è che la vera contrapposizione oggi, la reale contrapposizione, la contrapposizione più importante non può essere tra due figure dello stesso mondo. Che è il mondo del capitalismo globale, delle guerre imperialiste, e la mancanza di qualsiasi idea per quel che riguarda il destino dell’umanità. So che Hillary Clinton e Donald Trump sono molto diversi – non sto dicendo che dovremo identificare Trump e Hillary Clinton, ma questa differenza, è la differenza tra il nuovo fascismo e la vecchia politica oligarchica – e tutta la politica oligarchica è meno orribile del nuovo fascismo, quindi capisco perfettamente che alla fine preferiamo Hillary Clinton – ma non possiamo dimenticare che questa differenza è all’interno dello stesso mondo. Non è espressione di due diverse visioni strategiche del mondo. E credo che il successo di Trump sia possibile solo perché le vere contraddizioni del mondo non possono essere espresse, non possono essere rappresentate dall’opposizione tra Hillary Clinton e Trump, perché Hillary Clinton e Trump sono nello stesso mondo – molto diversi ma nello stesso mondo. E quindi, infatti, durante tutta la preparazione delle elezioni, durante le primarie, la vera contrapposizione è stata tra Trump e Bernie Sanders. Era una vera contrapposizione. Possiamo dire che Trump sia eccessivo, dalla parte di un uovo fascismo, e possiamo dire che Bernie Sanders è in qualche modo di natura socialista e , infine , che Bernie Sanders sia nella necessità di essere dalla parte della Clinton e così via, ma io credo che a livello della rappresentazione, che è così importante, la vera contrapposizione era rappresentata dall’opposizione tra Trump e Bernie Sanders, e non dall’opposizione tra Trump e Hillary Clinton, perché in Bernie Sanders, nella proposta di Bernie Sanders, abbiamo qualcosa che va oltre il mondo com’è ora. E non abbiamo qualcosa del genere nella proposta di Hillary Clinton. E quindi, abbiamo una lezione di dialettica, che è, la teoria delle contrapposizione. In un certo senso la contrapposizione tra Hillary Clinton e Trump era una contrapposizione relativa e non assoluta, che è una contrapposizione negli stessi parametri, nella stessa costruzione del mondo. Ma la contrapposizione tra Bernie Sanders e Trump era l’inizio della possibilità di una vera contrapposizione, che è una contrapposizione tra un mondo e qualcosa oltre il mondo. In un certo senso Trump era dalla parte della soggettività popolare oscura e reattiva, nel mondo così com’è, ma Bernie Sanders era nella parte della soggettività popolare razionale, attiva e trasparente, orientata oltre il mondo così com’è, anche in qualcosa che era poco chiaro – poco chiaro ma oltre il mondo così com’è.

Quindi il risultato delle elezioni è di natura conservativa, è puramente conservativa, perché è il risultato di una contrapposizione falsa, in un certo senso, una contrapposizione che non è vera contrapposizione e che è anche, attraverso questo elezioni, a continuazione della crisi di oggi, la crisi delle tre condizioni che ho espresso prima. Oggi, contro Trump, non possiamo auspicare nella Clinton o in qualcuno dello stesso tipo. Dobbiamo creare un ritorno, se è possibile, alla vera contrapposizione, è la lezione di un simile terribile evento. Dobbiamo proporre un orientamento politico che vada oltre il mondo così com’è, anche se all’inizio sarà in modo poco chiaro. Quando cominciamo qualcosa non abbiamo subito chiaro lo sviluppo di quella cosa. Ma dobbiamo iniziare. Dobbiamo iniziare, questo è il punto. Dopo Trump, dobbiamo cominciare. Non è solo per resistere, per opporsi. Dobbiamo iniziare qualcosa, veramente, e questa domanda d’inizio è l’inizio del ritorno alla vera contrapposizione, alla vera scelta, alla vera scelta strategica per quanto riguarda la direzione dell’essere umano. Dobbiamo ricostruire l‘idea che contro le mostruose diseguaglianze del capitalismo attuale, contro anche i nuovi gangster della politica classica, come Trump, è possibile creare, ancora una volta, un campo politico con due direzioni strategiche e non solo una. Il ritorno di quella che è stata l’occasione del grande movimento politico del diciannovesimo secolo e dell’inizio del secolo scorso. Dobbiamo, per dirla in maniera filosofica, andare oltre l’uno, in direzione del due. Non una direzione ma due. A creazione di un nuovo ritorno per una nuova scelta fondamentale come vera essenza della politica. Infatti, se c’è solo una strategia possibile, la politica progressivamente sparisce, e in un certo senso, Trump è il simbolo di questa sparizione, perché, qual è la politica di Trump? Nessuno lo sa. È più un dato, che una direzione politica. Quindi il ritorno alla politica è necessariamente il ritorno all’esistenza di una scelta reale. Quindi, infine, a livello filosofico generale, è il ritorno dialettico al Due reale oltre l’Uno, e possiamo proporre dei nomi per questo tipo di ritorno.

Come sapete, la mia visione è di proporre il corrotto mondo del ‘Comunismo’, corrotto da esperienze sanguinarie e così via. Il nome è solo un nome, siamo liberi di proporre altri nomi, non è un problema. Ma c’è qualcosa di interessante nel significato primitivo di questa vecchia e corrotta parola. E questo significato è fatto di quattro punti, quattro principi, e questi principi possono essere da supporto per la creazione di un nuovo campo politico con due direzioni strategiche.

Il primo punto è che non è una necessità che la chiave dell’organizzazione sociale sia nella proprietà privata e nelle mostruoso disuguaglianze. Non è una necessità. Dobbiamo affermare che non è una necessità. E possiamo organizzare esperienze limitate che dimostrano che non è una necessità, che non è vero che la proprietà privata e le mostruose disuguaglianze devono essere per sempre leggi dell’essere umano. È il primo punto.

Il secondo punto è che non è una necessità che i lavori siano divisi tra lavori nobili, come la creazione intellettuale, o la direzione, o il governo, e dall’altra parte il lavoro manuale e l’esperienza materiale comune. La specializzazione dell’etichetta non è una legge eterna, in particolar modo l’opposizione tra il lavoro intellettuale e quello manuale deve essere eliminata a lungo termine. È il secondo principio.

Il terzo è che non è necessario che gli essere umani siano divisi da confini nazionali, razziali, religiosi o di genere. L’uguaglianza deve esistere attraverso le differenze, quindi la differenza è di ostacolo all’equità. L’equità dev’essere dialettica delle differenze, e dobbiamo rifiutare che l’equità sia impossibile nel nome delle differenze. Quindi i confini, il rifiuto dell’altro, in qualsiasi forma, deve scomparire. Non è una legge naturale.

L’ultimo principio è che non è necessario che esista uno stato, nella forma del potere separato e corazzato.

Quindi questi quattro punti possono essere riassunti così: collettivismo contro proprietà privata, lavoratore polimorfico contro la specializzazione, universalismo concreto contro le identità chiuse, associazione libera contro lo Stato. Sono solo dei principi, non è un programma. Ma con questi principi, possiamo giudicare tutti i programmi politici, le decisioni, i partiti, le idee da questo punto di vista. Prendi una decisione: devi vedere se questa decisione va nella direzione dei quattro principi o meno. Se davvero è contro i principi, non è una buona decisione, non è una buona idea, non è un buon programma. Dunque abbiamo un principio di giudizio nell’ambito politico e nella costruzione di un nuovo progetto strategico. Questo è in un certo senso la possibilità di avere una visione veritiera di ciò che va realmente in una nuova direzione, la nuova direzione strategica dell’umanità in quanto tale.

Bernie Sanders propone di costruire un nuovo gruppo politico dal titolo “Our Revolution”. Il successo di Trump deve aprire ad una nuova possibilità per quel tipo di idea. Possiamo fidarci di lui per il momento, possiamo giudicare se è davvero una proposizione che va al di là del mondo attuale, possiamo giudicare se quanto è proposto sia conforme con questi quattro principi. Possiamo fare qualcosa. E dobbiamo fare qualcosa, perché se non facciamo niente, viviamo soltanto nella fascinazione, la stupidità della fascinazione, del successo deprimente di Trump. La nostra rivoluzione – perché no – contro la loro reazione, la nostra rivoluzione, è una buona idea. In ogni caso, io sto da questa parte. 


(traduzione: Anna Stefani, Carlo Geromel, Fabio Mengali)
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