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sollevazione2

Caro Sergio, non perdiamo la bussola

di Leonardo Mazzei

Forum 2 415x260Sono molte le volte che in questi ultimi dieci anni ci siamo trovati a fianco dell'amico e compagno Sergio Cesaratto, e lui a fianco nostro. Sergio non si è mai tirato indietro, partecipando generosamente alle nostre iniziative seminariali e politiche di critica all'Unione europea e al regime ordoliberista della moneta unica — fino al recente Forum Eurexit dell'aprile scorso. Anche per questo siamo sorpresi leggendo una sua recente intervista...

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Una recente intervista di Sergio Cesaratto ha stupito molti suoi amici. Tra questi, pure chi scrive queste righe. Successivamente, allo scopo di precisare meglio il suo pensiero, Cesaratto ha pubblicato un nuovo intervento. Il quale, se da un lato puntualizza alcune questioni, dall'altro entra in contraddizione con quanto affermato nella conversazione con Marco Biscella.

Entriamo dunque nel merito. «Lettera UE all'Italia - Le mosse da non sbagliare con l'Europa», è questo il titolo dato all'intervista, e ne restituisce perfettamente il senso. Nelle sue risposte Cesaratto dice essenzialmente quattro cose. La prima è che «i parametri di Maastricht hanno perfettamente senso». La seconda è che alla lettera UE bisogna dare «una risposta ragionevole con proposte ragionevoli e non sgangherate, come sbattere i pugni sul tavolo o minacciare di ribaltare i trattati». La terza è l'invito al governo italiano affinché lavori al seguente compromesso: «L’Europa dovrebbe aiutarci ad abbassare drasticamente i tassi d’interesse sui nostri titoli pubblici e l’Italia impegnarsi, firmando un memorandum, a una stabilizzazione, non riduzione, del rapporto debito/Pil». La quarta riguarda lo strumento "per cambiare l'Europa", che per Cesaratto è l'aumento progressivo del "bilancio federale", obiettivo da raggiungere anche alleandosi con Macron.

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italiaeilmondo

Le elezioni e gli eletti

di Roberto Buffagni

PS aeuropafracturada destaqueChe cosa ci insegnano, o almeno suggeriscono, le elezioni europee testé concluse?

Anzitutto, direi che ci confermano un fatto noto ma sempre rilevante: le elezioni europee non cambiano l’Unione Europea, che conforme la sua natura e l’intenzione profonda – anche filosofica e spirituale – che la costituisce è (quasi) impermeabile al voto popolare, diciamo almost ballotsproof, salvo un vero e proprio diluvio o maremoto di voti ad essa contrari o favorevoli che non si verificherà, molto probabilmente, mai. L’Unione Europea sta o cade per l’azione degli Stati-nazione che la compongono, e/o per un evento esogeno o endogeno che ne faccia precipitare le gravi disfunzionalità.

Le elezioni europee e il voto popolare cambiano invece gli equilibri politici nazionali, come d’altronde è naturale, visto che l’unico contesto in cui la democrazia rappresentativa sia possibile e vitale è – oggi come ieri – la nazione. Cambiano gli equilibri politici nazionali, anche se le elezioni europee vanno per così dire “fuori tema”, visto che il voto europeo non muta gli equilibri parlamentari nazionali; ma il sistema elettorale proporzionalistico che adottano, e l’emergere sempre più chiaro del consenso/dissenso rispetto alla UE come clivage politico principale, le trasformano in un fattore politico e simbolico di prima grandezza.

Le elezioni europee testé concluse infatti ci insegnano, o almeno ci suggeriscono, che il consenso/dissenso riguardo la UE e alle sue logiche premesse, implicazioni e conseguenze – il mondialismo, l’individualismo, il progressismo, il costruttivismo sociale, l’universalismo politico – emerge con sempre maggiore chiarezza come il principale clivagepolitico, non solo in Europa ma in tutto l’Occidente.

Chi non si schiera di qua o di là, chi esita, chi tiene il piede in due staffe, chi azzarda dei “sì, ma” o dei “ni” è perduto. Il più antico partito d’Europa, il partito conservatore britannico, ha patito la più cocente disfatta di sempre per le sue esitazioni, compromessi e retropensieri in merito alla Brexit.

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marx xxi

Considerazioni sul voto europeo

di Francesco Galofaro*

vallila fine delleuropaIl panorama

Il voto italiano alle ultime elezioni va inquadrato nel più ampio contesto europeo. E’ possibile individuare delle dinamiche di fondo, posto che in ciascuno Stato o macroregione esistono peculiarità locali. Nel 2014, le elezioni si risolsero in un derby tra popolari e socialisti: tra una destra e una sinistra entrambe liberali, destinate a governare insieme l’Unione, convinte che il laissez-faire fosse la risposta più adeguata alla crisi e alla recessione economica, prive di un progetto all’altezza dei tempi, destinate al ruolo di amministratori del condominio europeo. Il 2019 consegna una mappa ben diversa:

- Il PPE (cui fa capo Forza Italia) scende da 221 a 179 seggi;

- I Socialisti (cui fa capo il PD) scendono da 191 a 150 seggi;

- Cala anche il gruppo ECR (Conservatori e Riformisti, da 70 a 58 seggi), cui fanno capo forze vincenti come Fratelli d’Italia o il polacco PiS, ma anche i tory inglesi, in fortissima crisi per lo scontro interno connesso alla Brexit;

- Perde consensi la sinistra radicale del GUE (da 52 a 38 seggi);

In crescita troviamo tanto forze europeiste tanto posizioni euroscettiche o ‘sovraniste’:

- EFDD, il gruppo dei 5 Stelle, cresce soprattutto per merito di Farage e del suo partito pro-Brexit (da 48 a 56 seggi);

- I Liberali dell’ALDE passano da 67 a 107 seggi – la crescita si deve in gran parte a Macron, non presente alle scorse elezioni;

- Crescono i Verdi: da 50 a 70 seggi;

- Si afferma l’ENL, non presente alle scorse elezioni (è il gruppo di Salvini, della Le Pen, di Alternative für Deutschland, con 58 seggi);

La formula di governo PPE/Socialisti è ormai logora: la crisi dei socialdemocratici perdura tutt’ora, privi come sono di un progetto che li differenzi dai liberali e dai conservatori.

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marx xxi

Per una prima analisi del voto, e prospettiva del Partito Comunista

di Ufficio Politico Partito Comunista

pc bandiereL’esito delle elezioni europee in Italia ha segnato un generale avanzamento delle forze di destra (Lega Nord e Fratelli d’Italia). I Cinque Stelle escono fortemente ridimensionati perdendo sia nei confronti del loro alleato di governo, che cannibalizza i consensi della coalizione, sia dal recupero del Partito Democratico, la cui strategia è evidentemente quella di accreditarsi come unica alternativa possibile a Salvini nel quadro di un rinnovato centrosinistra.

I consensi ottenuti da Lega e Fdi ricalcano comunque l’area di voti per anni tenuta dal centrodestra e dal Pdl ai tempi di Berlusconi. La radicalizzazione a destra di quest’area è frutto della strategia del centrosinistra e del Partito Democratico, frutto delle precise responsabilità del gruppo dirigente renziano e della funzione del Movimento Cinque Stelle che ha traghettato una parte dei suoi voti verso la Lega.

La Lega si è accreditata negli strati popolari con una propaganda anti-sistema, pur rappresentando specifici settori capitalistici. Ha utilizzato il tema dell’immigrazione come strumento di costruzione di un legame identitario, alimentando il nazionalismo con una strategia perfettamente riconducibile agli interessi di quei settori delle imprese italiane maggiormente penalizzate dal mercato unico europeo. Ha cavalcato il tema della sicurezza per introdurre una ulteriore stretta repressiva sulle lotte sociali e gli scioperi utile a colpire i lavoratori e le classi popolari.

Il Movimento Cinque Stelle paga il tradimento degli elementi più radicali della sua proposta che sono caduti ad uno ad uno di fronte alla contraddizione del governo nel sistema di compatibilità capitalistiche e con l’alleanza con la Lega.

La riarticolazione del peso delle forze di Governo spinge a ritenere probabile la futura caduta di questo esecutivo, prossimo a dover affrontare la finanziaria con clausole e politiche lacrime e sangue che i vertici europei e i settori del grande capitale italiano non ritengono più rimandabili per soddisfare le promesse elettorali.

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Lettera UE all'Italia

Le mosse da non sbagliare con l’Europa

Marco Biscella intervista Sergio Cesaratto

In arrivo lettera della Commissione sul debito pubblico. L’Italia dovrebbe rispondere con una proposta ragionevole: stabilizzazione del debito/Pil in cambio di tassi bassi

eurogruppo tria moscovici lapresse 2018Lo spread sopra area 280 e il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, che annuncia: “Avrò uno scambio di vedute con il Governo italiano su misure aggiuntive che potrebbero essere richieste per essere in linea con le regole”. Il giorno prima, in conferenza stampa Matteo Salvini, forte del suo 34% di voti, aveva commentato così il risultato di domenica: “È in arrivo una lettera della Commissione europea sull’economia del nostro Paese e penso che gli italiani diano un mandato forte a me e al Governo di ridiscutere in maniera pacata parametri vecchi e superati”. Con un’idea ben precisa in testa: “Proviamo a salvare questa Europa, riportandola alle sue radici e al suo sogno originario. Sono convinto che il nuovo Parlamento europeo e la Commissione europea saranno amici dell’Italia. È cambiata la geografia in Europa”. Sarà davvero così? Come cambieranno i rapporti tra Italia e Unione europea? E soprattutto, su politiche espansive, lotta all’austerity e conti pubblici quali sponde troverà la Lega nel nuovo Parlamento europeo? Lo abbiamo chiesto a Sergio Cesaratto, professore di Economia politica all’Università di Siena, che si aspetta, per l’Italia, “una fase molto dura”.

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Salvini ha stravinto con il 34%. Come verrà preso questo risultato a Bruxelles?

Penso che verrà preso con estrema preoccupazione sull’Italia, visti i programmi, costosi, di sfondamento dei parametri europei propugnati da Salvini. Non sappiamo ancora come sarà la nuova Commissione, su quali equilibri si reggerà, se andiamo – ma non credo – verso un’Europa un po’ più aperta sulla politica economica o un’Europa che in fondo non cambierà. E’ vero, potrebbero entrare i Verdi, ma non sono una forza così progressista e sarebbero comunque in una posizione di debolezza e la loro presenza sarebbe controbilanciata anche dai Liberali. Magari però contano di più in Germania. E con la crisi del modello basato sull’industria automobilistica potrebbero battersi per un modello basato su piani europei di riconversione ecologica e quant’altro.  Per ora sono però solo vaghi auspici.

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Ancora sulle elezioni europee

(Qui il precedente)

 

nicol.forcheri

Il mea culpa che dovrebbe fare il M5S

di Nicoletta Forcheri

Dove hanno sbagliato i 5s? E’ anni che sbagliano i 5s, è anni che glielo diciamo ma visto che UNO UGUALE UNO per loro non esistono pensatori, intellettuali, persone di cultura, ricercatori, da ascoltare più di altri. Anzi, chiunque abbia criticato, in questi anni, pubblicamente, era assimilato d’ufficio ai nemici del movimento.

Non si può spacciare per democrazia diretta una piattaforma informatica di proprietà di un imprenditore in odore di conflitto di interessi perché piazza i suoi uomini ed emana direttive all’interno del suo partito. O meglio si può, ma allora non è più democrazia diretta, è esattamente il suo contrario, un partito come altri. Lui non è stato votato, quindi perché dovrebbe valere più di uno?

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micromega

Elezioni europee: cambiare tutto per non cambiare niente

di Alessandro Somma

Le elezioni europee non ci consegnano un Parlamento dell’Unione dominato dai cosiddetti sovranisti: questi trionfano in alcuni Paesi, Italia in testa, ma arretrano in altri e complessivamente non sfondano, anche se incrementano la loro rappresentanza a Bruxelles. Non è però da simili dati che possiamo avere riscontro del peso che la destra xenofoba ha acquisito nel Vecchio continente. Il suo principale successo lo ha infatti ottenuto nel momento in cui è riuscita a cavalcare una particolare caricatura dello scontro politico in atto: quella per cui esso oppone Salvini e i suoi sodali a una composita alleanza che parte dal leader greco Tsipras e arriva sino al francese Macron.

Questa caricatura ha schiacciato il confronto elettorale entro uno schema tipicamente populista: da un lato i rappresentanti del popolo, i sovranisti, e dall’altro i rappresentanti delle élite, Socialisti e Popolari europei in testa.

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lantidiplomatico

Euro: tutti si preparano alla rottura per limitare i danni?

di Giuseppe Masala*

Diciamocela tutta. L'Euro come moneta è moribonda dal 2011. Quando saltarono in aria Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda e l'Italia si salvò per il rotto della cuffia.

Da allora, piaccia o non piaccia la politica economica è cambiata: il controllo del saldo della partite correnti è diventato ferreo in tutti i paesi dell'area. Hanno iniziato a rientrare tutti compresa la Spagna che è passata da un 100% di pil di posizione finanziaria netta sull'estero all'85%. La strada è quella, inutile far finta di nulla. Ora, guardiamoci in faccia: non esiste una moneta dove ogni singola area della zona valutaria tenga rigidamente sotto controllo i conti con l'estero (considerando come estero aree che hanno la stessa moneta a corso legale).

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pinocabras fb

Questioni di fede

di Pino Cabras

Perfino il grande vincitore di queste elezioni europee in Italia, Matteo Salvini, non cede per ora alla tentazione di inquadrarle nel solo contesto italiano, dove sarebbe apparentemente più facile passare all’incasso di questo risultato per andare all’arrembaggio degli equilibri di governo. C’è un progetto più vasto e meno contingente.

Quel rosario sfoggiato nella sua conferenza stampa, pur maldestramente brandito con una curiosa simbologia di croce rovesciata (la impugna sempre a testa in giù), allude a un’operazione ideologica più estesa, di portata continentale, a cui Salvini partecipa con la protezione di Steve Bannon, il patrocinatore ideologico della campagna presidenziale di Trump.

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vocidallestero

Elezioni europee: le rovine dopo la battaglia

di Jacques Sapir

Lucido e dettagliato come sempre, Jacques Sapir analizza i risultati delle elezioni europee in Francia.Per molti aspetti una lezione utile anche alle forze politiche italiane: mostra per esempio l’irrilevanza cui si sono condannate le diverse, microscopiche liste sovraniste, divise tra loro e ferme a percentuali insignificanti, utili solo alla dispersione del voto. Il crollo di La France Insoumise al 6,5% rappresenta inoltre il prezzo da pagare per una linea politica confusa, in cui ci si è voluti separare dai sovranisti di sinistra e ora tentata di condannarsi definitivamente all’ininfluenza se, a fronte della buona affermazione del RN, cederà a quell’antifascismo retorico e farlocco che conosciamo bene, in tutta la sua vacuità, anche in Italia. Nel complesso, la vera forza di Emmanuel Macron, punito dagli elettori, sta nella dispersione e frammentazione delle opposizioni

Successo non pienissimo per il Rassemblement National, sconfitta attenuata per En Marche, una mezza sorpresa per gli ambientalisti e opposizione per il resto atomizzata, sia a destra che a sinistra: ecco il panorama politico che sta emergendo dopo le elezioni europee. Se gli avversari di Macron vogliono contare qualcosa, dovranno avviare cambiamenti radicali.

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mondocane

Pantomima UE: esito, cause ed effetti

di Fulvio Grimaldi

Tutto un paese nel buco nero insieme a 5 stelle?

AntichristIl gioco è, per i ragazzini come noi, il classico rimedio alla rabbia, al dolore, alla noia e alla tristezza. Purchè non sia un videogioco e lo si giochi in tanti. A rimediare allo scorno inflitto dai risultati a tutti coloro che non si sono fatti abbindolare dai monopolaristi dell’ordine imperiale esistente, né dai pigolii di una Sinistra che insiste a trasformare il voto in bolle di sapone, propongo il seguente giochino statistico: su cento, quali sono le cause in percentuali che assegniamo allo schianto dei 5 Stelle? Perché del resto non fa conto occuparci. In Europa è la conferma di una struttura che incarcera i popoli e non li fa parlare neanche dietro al vetro divisorio. Da noi è stato l’apice di una catastrofe meticolosamente preparata, da almeno trent’anni a questa parte. Ma anche da molto prima. Trasformeremo in calcolo le nostre valutazioni, a prescindere, ovviamente, dalle balle passate, presenti e future che, sul trapasso dei Cinque Stelle, verranno sparate dai vincitori, tutti delegati e commessi viaggiatori del Capitale Globalizzante, vuoi di marca George Soros (sinistre farlocche, avanzi di Storia e Verdi), vuoi tentacoli dello Stato Profondo militarfinanziario internazionale (tutti i partiti pro UE-Nato).

 

Ultradestra? Il bue, l’asino e le corna

Sono quelli che, per esorcizzare il loro fare la spesa al servizio dell’élite, danno a tutti gli altri la qualifica di ultradestra, xenofobi, fascisti, pensando di salvare anima e voti mettendosi dal lato buono di una dicotomia che, dai tempi di Gaber, ha poco senso, ma molto nonsense. E’ la teppa benvestita, ben nutrita e mai sazia dei “da Macron a Tsipras”.

Qualcuno, come i Verdi, è stato rimesso in pista dai manovratori della nuova accumulazione capitalista green mimetizzati da bambina svedese.

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jacobin

Europa, le domande mal poste e le risposte da cercare

di Giuseppe Montalbano

Il ritorno alle monete nazionali come soluzione alla crisi dell'Ue si rivela superficiale tanto quanto l'europeismo ingenuo. Il cambiamento passa dall'analisi del modello produttivo e finanziario europeo

euro jacobin italia 990x361Per dare risposte alla profonda crisi economica, sociale e democratica dell’integrazione europea, bisogna innanzitutto farsi le giuste domande. Al contrario, nel recente dibattito a sinistra sulla crisi europea e sulle possibili vie d’uscita si tende ad azzuffarsi sulle risposte, perdendo di vista proprio le domande. Ci troviamo così con diverse risposte ottime e sbagliate, perché formulate a partire da questioni mal poste.

L’uscita unilaterale dall’euro come soluzione alla crisi europea è, in questo senso, la «risposta alla domanda sbagliata», come scrivono Riccardo Bellofiore, Francesco Garibaldo e Mariana Mortágua in Euro al capolinea? La vera natura della crisi europea (Rosenberg e Sellier, 2019). Un libro che mette in discussione gli stessi interrogativi e spiegazioni sulla crisi offerti dagli approcci eterodossi e postkeynesiani che fanno da sfondo al dibattito sull’euro a sinistra. Problematizzando in particolare le premesse di quelle risposte «troppo semplici» di chi propone l’uscita dalla moneta unica e il ritorno a politiche fiscali espansive. Senza offrire facili ricette alternative, ma al contrario complicando il quadro dell’analisi, il problema della moneta unica e della sua crisi viene ridefinito nei termini di una questione più generale: quella delle trasformazioni e contraddizioni dei capitalismi europei contemporanei entro cui ha fatto la sua comparsa l’euro. Una prospettiva di sistema e di lungo periodo particolarmente utile per provare a tirarci fuori, a sinistra, dalle secche di una discussione polarizzata fra euroscetticismo senza appello ed europeismo ingenuo.

Da dove cominciare per porre le domande “corrette” sull’euro e la sua crisi? Per prima cosa allargando la visuale. Da una parte l’Unione economica e monetaria (Uem) è stata il portato di una ristrutturazione dei capitalismi nazionali nel Continente nel quadro della deregolamentazione dei mercati finanziari a livello internazionale, seguita alla rottura degli accordi di Bretton Woods.

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norbertofragiacomo fb

E' andata peggio

di Norberto Fragiacomo

evdomi sfragida kritikiPoteva andar male: è andata peggio.

Gli esiti della consultazione europea di ieri ribaltano quelli delle politiche di un anno fa, e non soltanto perché 5Stelle e Lega si sono “scambiati” le percentuali, a tutto vantaggio di quest’ultima: se nella primavera del 2018 gli elettori avevano posto una forte domanda di cambiamento[1] ora sembrano essere ritornati sui propri passi, esprimendo un voto che definirei reazionario.

Non alludo esclusivamente al plebiscito in favore della Lega, che ha sedotto oltre il 34% degli italiani (di quelli votanti, s’intende, ma i dati sull’astensione rientrano nella norma): mi vorrei soffermare anche sull’avanzata di un PD non meno invotabile di quello naufragato nelle urne 14 mesi orsono.

La Lega, anzitutto: è lei il vincitore di giornata. Comincio col fare ammenda: ero convinto – e l’ho detto – che negli ultimi tempi Salvini avesse smarrito il senso della misura, andando “fuori giri”, e che il mix di buffonate sanfediste, smargiassate e difese a oltranza dell’indifendibile gli sarebbe costato non poco in termini di popolarità e consenso. Agli italiani invece il trash piace – o perlomeno non li disturba. Mettiamola così: apprezzano lo stile salviniano e hanno imparato a memoria il ritornello, senza pretendere che il resto delle strofe sia all’altezza. Vanno bene anche muggiti e parole a caso, insomma. Tra sbaciucchiamenti di (incolpevoli) madonne ed esibizione di ex voto Matteo II – che è abile comunicatore e testa fina – sta di certo aggiornando la sua strategia di breve-medio termine. Nell’immediato ha tre opzioni, che si riducono ad una e mezza. Provocare una crisi di governo per sostituire Fratelli d’Italia e i rimasugli di FI ai grillini sarebbe una mossa scriteriata, e non solamente a causa dell’attuale composizione delle Camere e dell’ingombro rappresentato da Berlusconi: meglio approfittare di un partner allo sbando e in crisi di identità per imporre una linea di governo fino a prova contraria gradita all’elettorato. Il leader leghista potrebbe rinunciare a un rimpasto non essenziale, ma da oggi in poi le sue richieste diverranno sempre più pressanti e “garbatamente” ultimative: i 5Stelle potranno scegliere di sottomettersi (sparendo) oppure di mettersi di traverso, ma in entrambe le ipotesi il rischio di una deflagrazione interna resta alto.

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pierluigifagan

Bandolo di matassa

di Pierluigi Fagan

180739668 968ab05e 78f5 4de3 aa56 726d4ce84911Pensierino sul voto per le elezioni europee. Il tema Europa oggi è una matassa di fili intrecciati che vanno dal neo-liberismo al sovranismo, dal cosmopolitismo al nazionalismo, dai migranti alla geopolitica, le destre, le sinistre, i non ci sono più né-le-destre-né-le sinistre, le globalizzazioni, la moneta sovrana, il futuro federato, la lenta dissipazione demografica, la democrazia dei pochi o dei molti, la Cina e Trump, l’euro e la neuro, la paranoia ambientale e quella post-umana. In questo universo multidimensionale, ognuno trova la sua posizione e poi immagina una strada orientandosi a seconda delle sue immediate vicinanze. Ogni posizione è auto fondata e contraria ad un’altra altrettanto auto fondata. Ma a prescindere da tutto ciò, “Europa” è un problema di che tipo? fondato dove e da cosa?

Europa è una mera espressione geografica che include una cinquantina di stati per lo più anche nazioni, la più alta concentrazione di stati, circa il 25%, sul solo 3% delle terre emerse. E’ la geo-storia ad averla fatta così spezzettata e ricca di diversità. Purtroppo, questa geo-storia appartiene al passato, un passato in cui Europa o era relativamente autonoma ed isolata dal mondo (fino al XV secolo) o lo dominava (fino al XX secolo).

Come in un frattale storico, è la stessa storia degli Antichi Greci. Più di mille città Stato ricche di storia e reciproca dialettica, fino a che il sistema crollò d’un colpo sotto la spinta di un nuovo stato del gioco geopolitico, la fase imperiale che Alessandro intuì ed i Romani portarono a compimento. Il pattern si ripeté di nuovo nell’Italia rinascimentale che aveva nel solo centro-nord lo stesso numero di stati dell’intera Europa. Di nuovo, l’incapacità di capire che il nuovo gioco degli Stati-nazione non permetteva più la sovranità dei Medici e del Doge, condannò l’Italia oblubinata dal dominio di una egoista e cieca élite residente nello Stato Pontificio, a secoli di servaggio.

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ilsimplicissimus

Tutto come prima, niente come prima

di ilsimplicissimus

5508690fdc442Una cosa sembra chiara: gli europei cominciano a non poterne più dell’Europa oligarchica, ma dopo decenni di devastazione politica che ha ucciso i partiti e creato una enorme confusione intellettuale ed emotiva, essi non hanno più gli strumenti per esprimere lucidamente questa volontà trovandosi in definitiva a scegliere tra un fronte conservatore o comunque dello status quo e uno movimentista di natura varia e incerta spesso di destra o raramente di sinistra come in Portogallo, ma ormai battezzata come sovranismo: insomma i votanti debbono accontentarsi di giocare con le mattonelle di lego a disposizione molte volte create o deformate dagli stessi poteri che dominano il continente. Certo è difficile vedere delle linee di tendenza in questo bailamme, al di là di un a generale crescita delle formazioni critiche, ma potremmo cominciare col distinguere alcune zolle continentali: quella italo francese con annessa la Gran Bretagna, quella nord mitteleuropea e quella degli ex Paesi dell’est. Nella prima formata da grandi Paesi che mal sopportano il giogo hanno vinto senza possibilità di equivoco le forze euro critiche, in Germania e nei Paesi che fanno parte del suo sistema economico, nei luoghi insomma dove l’Eu e l’euro sono stati un sofisticato sistema di sfruttamento degli altri partner, ha prevalso lo status quo anche grazie all’operazione Greta che ha fatto levitare i Verdi oltre l’immaginabile perché su di essi si è riversata molta parte della protesta interna. Infine, ad eccezione dell’Ungheria anche negli ex Paesi dell’est, sia pure a volte con qualche perdita ha prevalso l’euro conservazione, visto che la Ue con le sue delocalizzazioni ha portato notevoli vantaggi senza però gli svantaggi della moneta unica.

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riccardopaccosifb

Prima la visione del mondo, poi la coalizione

di Riccardo Paccosi

visione del mondo pageIl tracollo de La Sinistra ma anche, in Francia, la batosta presa da Melenchon, credo dimostrino come la sinistra cosiddetta "radicale" sia vittima di un obnubilamento che precede di molto la definzione di programmi e strategie, giacché riguarda i fondamenti logici e cognitivi della politica.

In sintesi, tutti i re-assemblement verificatisi a sinistra nell'ultimo decennio, hanno attribuito priorità al processo coalizionale di gruppi e partiti, rimandando sempre a data da destinarsi il chiarimento dei punti più controversi sull'agenda politica.

All'interno della sinistra "radicale", convive infatti chi aspira allo stato unico europeo e chi invece punta al rilancio delle sovranità costituzionali; chi persegue il deregolazionismo per ciò che riguarda i flussi migratori e chi, al contrario, ritiene tale prospettiva come facente gli interessi delle classi dominanti.

Se si fa notare l'insostenibilità di contraddizioni di questo tipo, il militante della sinistra-sinistra, immancabilmente, risponde "prima uniamo la sinistra, poi chiariremo".

In questa fase storica tanto complessa, ebbene, il procedimento non può che essere esattamente l'opposto: prima va avviato il chiarimento sugli indirizzi generali riguardanti i nodi strategici di questa fase e poi, a partire da questo, può prendere il via un processo di coalizione tra gruppi e partiti.

I concetti di "sinistra" e "destra" esprimono, oggi, campi che sono intrinsecamente disomogenei rispetto alle grandi contrapposizioni tra globalismo e sovranismo, tra socialismo e liberismo, tra comunità coesa e individuo separato: dunque, "unire la sinistra" oggi non significa assolutamente nulla.

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pierluigifaganfacebook

Dove va l'UE?

di Pierluigi Fagan

61162185 10217898526990400 1644653010405556224 nLettori e lettrici sanno che qui si rimane attaccati possibilmente ai fatti e poi si liberano le opinioni. La premessa è per dire che con post del 15 aprile, informavo sulle stime dei sondaggi europei. Alcuni opinavano che i sondaggi valgono quello che valgono ma rispondevo che la struttura delle elezioni europee, ripartite tra diversi gruppi e tra parecchi stati, annullava di molto i possibili margini di errore.

Nel post si dava conto di tre fatti: 1) popolari e socialdemocratici non avrebbero sicuramente più avuto la maggioranza ed avrebbero dovuto cooptare i liberali (confermato), 2) la somma dei due gruppi che è improprio etichettare entrambi come sovranisti (EFD M5S e Farage + ENF ovvero Salvini-Le Pen), avrebbero raggiunto circa 116 deputati complessivi (pare ne avranno 114); 3) la partita politica più interessante poiché indecisa e potenzialmente quasi clamorosa, sarebbe stato il voto francese dove le previsioni non sapevano dire se la vittoria sarebbe andata a Le Pen o Macron (ha poi vinto Le Pen). Il post ebbe 14, miseri, like.

Nel frattempo, siamo stati intrattenuti da una montante paranoia opinionista sul rischio che Salvini e Le Pen avrebbero dominato Bruxelles. Ma la loro Europa delle nazioni e delle libertà, era stimata a 55 deputati su 751 (ne ha poi ottenuti, pare 58), siamo a meno dell’8%, cosa si domina con l’8%? Certo il peso politico delle due formazioni, l’una francese, l’altra italiana, è significativo in ragione del peso politico dei sue Paesi ma insomma mi pareva un po’ esagerato questo ingiustificato allarme su cui s’è detto più del necessario e del giustificato. Siamo stati intrattenuti da un meccanismo psico-politico che prima ci ha impaurito (o resi speranzosi) senza ragione del trionfo sovranista per poi annunciare sollevati (o delusi) dello scampato pericolo. Una specie di "meccanismo matrimonio Pamela Prati".

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Elezioni europee

 

norbertofragiacomo fb

E' andata peggio

di Norberto Fragiacomo

evdomi sfragida kritikiPoteva andar male: è andata peggio.

Gli esiti della consultazione europea di ieri ribaltano quelli delle politiche di un anno fa, e non soltanto perché 5Stelle e Lega si sono “scambiati” le percentuali, a tutto vantaggio di quest’ultima: se nella primavera del 2018 gli elettori avevano posto una forte domanda di cambiamento[1] ora sembrano essere ritornati sui propri passi, esprimendo un voto che definirei reazionario.

Non alludo esclusivamente al plebiscito in favore della Lega, che ha sedotto oltre il 34% degli italiani (di quelli votanti, s’intende, ma i dati sull’astensione rientrano nella norma): mi vorrei soffermare anche sull’avanzata di un PD non meno invotabile di quello naufragato nelle urne 14 mesi orsono.

La Lega, anzitutto: è lei il vincitore di giornata. Comincio col fare ammenda: ero convinto – e l’ho detto – che negli ultimi tempi Salvini avesse smarrito il senso della misura, andando “fuori giri”, e che il mix di buffonate sanfediste, smargiassate e difese a oltranza dell’indifendibile gli sarebbe costato non poco in termini di popolarità e consenso.

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pierluigifagan

Bandolo di matassa

di Pierluigi Fagan

180739668 968ab05e 78f5 4de3 aa56 726d4ce84911Pensierino sul voto per le elezioni europee. Il tema Europa oggi è una matassa di fili intrecciati che vanno dal neo-liberismo al sovranismo, dal cosmopolitismo al nazionalismo, dai migranti alla geopolitica, le destre, le sinistre, i non ci sono più né-le-destre-né-le sinistre, le globalizzazioni, la moneta sovrana, il futuro federato, la lenta dissipazione demografica, la democrazia dei pochi o dei molti, la Cina e Trump, l’euro e la neuro, la paranoia ambientale e quella post-umana. In questo universo multidimensionale, ognuno trova la sua posizione e poi immagina una strada orientandosi a seconda delle sue immediate vicinanze. Ogni posizione è auto fondata e contraria ad un’altra altrettanto auto fondata. Ma a prescindere da tutto ciò, “Europa” è un problema di che tipo? fondato dove e da cosa?

Europa è una mera espressione geografica che include una cinquantina di stati per lo più anche nazioni, la più alta concentrazione di stati, circa il 25%, sul solo 3% delle terre emerse. E’ la geo-storia ad averla fatta così spezzettata e ricca di diversità. Purtroppo, questa geo-storia appartiene al passato, un passato in cui Europa o era relativamente autonoma ed isolata dal mondo (fino al XV secolo) o lo dominava (fino al XX secolo).

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ilsimplicissimus

Tutto come prima, niente come prima

di ilsimplicissimus

5508690fdc442Una cosa sembra chiara: gli europei cominciano a non poterne più dell’Europa oligarchica, ma dopo decenni di devastazione politica che ha ucciso i partiti e creato una enorme confusione intellettuale ed emotiva, essi non hanno più gli strumenti per esprimere lucidamente questa volontà trovandosi in definitiva a scegliere tra un fronte conservatore o comunque dello status quo e uno movimentista di natura varia e incerta spesso di destra o raramente di sinistra come in Portogallo, ma ormai battezzata come sovranismo: insomma i votanti debbono accontentarsi di giocare con le mattonelle di lego a disposizione molte volte create o deformate dagli stessi poteri che dominano il continente. Certo è difficile vedere delle linee di tendenza in questo bailamme, al di là di un a generale crescita delle formazioni critiche, ma potremmo cominciare col distinguere alcune zolle continentali: quella italo francese con annessa la Gran Bretagna, quella nord mitteleuropea e quella degli ex Paesi dell’est. 

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riccardopaccosifb

Prima la visione del mondo, poi la coalizione

di Riccardo Paccosi

visione del mondo pageIl tracollo de La Sinistra ma anche, in Francia, la batosta presa da Melenchon, credo dimostrino come la sinistra cosiddetta "radicale" sia vittima di un obnubilamento che precede di molto la definzione di programmi e strategie, giacché riguarda i fondamenti logici e cognitivi della politica.

In sintesi, tutti i re-assemblement verificatisi a sinistra nell'ultimo decennio, hanno attribuito priorità al processo coalizionale di gruppi e partiti, rimandando sempre a data da destinarsi il chiarimento dei punti più controversi sull'agenda politica.

All'interno della sinistra "radicale", convive infatti chi aspira allo stato unico europeo e chi invece punta al rilancio delle sovranità costituzionali; chi persegue il deregolazionismo per ciò che riguarda i flussi migratori e chi, al contrario, ritiene tale prospettiva come facente gli interessi delle classi dominanti.

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Dove va l'UE?

di Pierluigi Fagan

61162185 10217898526990400 1644653010405556224 nLettori e lettrici sanno che qui si rimane attaccati possibilmente ai fatti e poi si liberano le opinioni. La premessa è per dire che con post del 15 aprile, informavo sulle stime dei sondaggi europei. Alcuni opinavano che i sondaggi valgono quello che valgono ma rispondevo che la struttura delle elezioni europee, ripartite tra diversi gruppi e tra parecchi stati, annullava di molto i possibili margini di errore.

Nel post si dava conto di tre fatti: 1) popolari e socialdemocratici non avrebbero sicuramente più avuto la maggioranza ed avrebbero dovuto cooptare i liberali (confermato), 2) la somma dei due gruppi che è improprio etichettare entrambi come sovranisti (EFD M5S e Farage + ENF ovvero Salvini-Le Pen), avrebbero raggiunto circa 116 deputati complessivi (pare ne avranno 114); 3) la partita politica più interessante poiché indecisa e potenzialmente quasi clamorosa, sarebbe stato il voto francese dove le previsioni non sapevano dire se la vittoria sarebbe andata a Le Pen o Macron (ha poi vinto Le Pen). Il post ebbe 14, miseri, like.

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carlo formenti facebook

Il suicidio delle sinistre lemming

di Carlo Formenti

Prima impressione a botta calda sull'esito elettorale. Dovessi scrivere un articolo sul tema lo intitolerei "Il suicidio delle sinistre lemming". Come saprete, i lemming sono dei simpatici roditori che vivono nelle zone artiche e che, periodicamente, si suicidano in massa gettandosi in mare per motivi non del tutto chiari. Secondo alcuni l'evento sarebbe associato a una pulsione istintuale che scatta quando la loro popolazione cresce troppo rapidamente in rapporto alle risorse alimentari disponibili.

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 andreazhok

A noi Orwell ci fa un baffo

di Andrea Zhok

france european union building 660x330Dati alla mano, in UE si formerà un governo fotocopia del precedente, solo un po’ più magro e incattivito, un governo formato da PPE, PSE + i liberaldemocratici di ALDE.

Sarà questa maggioranza che eleggerà il prossimo presidente della BCE, e visto lo scampato pericolo sarà finalmente uno deciso a mettere in riga i paesi che turbano il guidatore – cioè il governo della finanza.
E, sappiatelo, ne ha tutti i mezzi, perché a quel signore eletto sostanzialmente dall’azionista di maggioranza (Germania) abbiamo consegnato il potere assoluto sui nostri conti pubblici, sui nostri investimenti, sulla nostra solvibilità.

A occhio e croce direi che la propaganda europeista ha vinto nei limiti in cui poteva vincere. Nelle salde mani dei ‘competenti’ l’Europa si avvia ad altri 5 anni di agonia, in cui qualunque iniziativa che non sia ‘market-friendly’ verrà bombardata come indecoroso populismo. In Italia ci verranno ripetute le solite incredibili idiozie sul debito pubblico come debito del ‘buon padre di famiglia’, della necessità di stringere ancora un po’ la cinghia, di svendere ancora quel po’ di patrimonio pubblico rimasto, e ci verrà soprattutto innestata ancora più in profondità l’idea che “non c’è alternativa”.

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contropiano2

Fuochi d’artificio elettorali. C’è davvero da spaventarsi?

di Francesco Piccioni

nvhvoifjigyusdbaf 1Guardando ai risultati elettorali europei ed italiani non si sfugge a un’impressione decisamente contraddittoria. La prima reazione, di fronte al “trionfo” della Lega e in generale delle destre xenofobe/razziste, è chiedersi “dove posso emigrare”? La seconda, altrettanto immediata, è che tutto ciò non sia del tutto reale.

Intendiamoci subito: i voti sono quelli, chiarissimi. E non si deve far finta di nulla.

La Lega sbraitante ha superato il 34%, i Cinque Stelle sono stati dimezzati, il Pd ha avuto il classico “rimbalzo del gatto morto” (dopo una caduta da grandi altezze) risalendo al 22,7%, Berlusconi ha rinviato il decesso raccogliendo quasi il 9 (quasi la metà di un anno fa, e pare addirittura un mezzo successo), i nostalgici della Meloni prendono un 6,5% che sembra oro.

Il resto è poca roba, importante solo per le analisi autoconsolatorie che seguono una sconfitta, quando gli zero virgola in più o meno devono essere enfatizzati al massimo per “tenere le truppe” ed evitare la fuga disordinata. 

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carlo formenti facebook

Il suicidio delle sinistre lemming

di Carlo Formenti

Prima impressione a botta calda sull'esito elettorale. Dovessi scrivere un articolo sul tema lo intitolerei "Il suicidio delle sinistre lemming". Come saprete, i lemming sono dei simpatici roditori che vivono nelle zone artiche e che, periodicamente, si suicidano in massa gettandosi in mare per motivi non del tutto chiari. Secondo alcuni l'evento sarebbe associato a una pulsione istintuale che scatta quando la loro popolazione cresce troppo rapidamente in rapporto alle risorse alimentari disponibili. Per le sinistre vale il principio opposto: quanto più diventano residuali e diminuiscono numericamente sia in termini di militanti che di voti, tanto più si comportano in modo da diminuire ancora più rapidamente. Era evidente che, accodandosi al carrozzone dei partiti e dei media liberal liberisti che invitavano a costruire un fronte comune europeista contro populisti e sovranisti - invece di assumere in prima persona gli interessi delle classi subalterne che, nella misura in cui pagano il prezzo salatissimo delle politiche liberali, si rivolgono per disperazione ai populismi di destra - avrebbero fatto una misera fine. Eppure si sono buttati a capofitto, come i lemming, nel burrone.