Una sporca manovra euroccidentale
di Michele Castaldo
Che succede con i migranti al confine tra la Polonia e la Bielorussia, una delle tante tragedie in un mondo sempre più caotico come quello attuale? Riuscire a capire cosa si muove veramente dietro i fatti che ci vengono sbattuti in faccia è sempre più complicato. Insomma quali sono le necessità che sprigionano la forza che produce tante infamie come quelle di migliaia di persone che vengono respinte da due confini e lasciate soffrire e per alcune addirittura morire?
Romano Prodi, che si è battuto per l’Unione europea e la globalizzazione come un vero alfiere, ha il pregio della sintesi oltre che della chiarezza: « I migranti usati per il duello sull’energia. ». Cerchiamo perciò di capire perché c’è un duello per l’energia e in che modo questo viene fatto vivere sulla pelle dei migranti.
Cominciamo col dire, per amore della verità, che i migranti che sostano al confine tra la Bielorussia e le barriere di Polonia e Lituania non sono come quelli che arrivano con i gommoni sulle nostre coste e molti muoiono annegati nel Mediterraneo senza mai riuscire a sbarcare. Si tratta di ceti sociali per lo più piccolo borghesi che dalla Siria, dall’Afghanistan, dal Sudan, soprattutto dal Kurdistan iracheno, arrivano in Bielorussia con visti turistici per poi transitare in Europa attraverso la porta di confine della Polonia. Di che meravigliarsi? Gli affari sono affari e le strade si trovano sempre. La storia economica degli ultimi cinquecento anni almeno è una storia ricca di contrabbando di ogni tipo, per ogni merce, perché dovrebbe meravigliare che si contrabbandi anche della merce umana da parte di ambasciate e agenzie viaggi? Le leggi sono fatte per essere aggirate.
Ma perché a un certo punto quello che filava liscio come l’olio diviene un fatto eclatante saltando alla ribalta e ponendo una serie di interrogativi ai quali è tanto difficile rispondere?
Ce lo spiega senza ambagi il professor Prodi, dalle pagine del Il Mattino di Napoli di domenica 14 novembre 2021: « […] gli emigranti sono diventati uno strumento del grande gioco energetico e delle crescenti tensioni fra Europa e Russia ». E il dittatore Lukashenko che tiene prigioniero un popolo negandogli la democrazia? Ma no, si tratta del solito mostro costruito ad arte come per Saddam Hussein e le fosse comuni, oppure Milosevich e il popolo stupratore serbo. È la solita arte della propaganda occidentale per tenere buono il popolino abituato alla “democrazia” degli oppressori. Le ragioni vere ce le spiega a chiare lettere Prodi perché, in certi frangenti storici, non è più possibile girarci intorno ai problemi, ma è necessario chiamare le cose per il loro nome. Dunque seguiamo il suo ragionamento senza spazientirci se vogliamo capire il problema.
« È risaputo infatti che, nella complessa ma necessaria transizione verso un nuovo equilibrio ambientale, il metano è chiamato a sostenere un ruolo insostituibile nel lungo e difficile processo di eliminazione dell’uso del carbone. È altrettanto noto che il metano ci arriva principalmente dalla Russia ».
Ecco preso il toro per le corna, il luogo del contendere: la Russia, l’artefice del bello e del cattivo tempo perché detentore di enormi giacimenti di materie prime come gas e petrolio.
Scrive ancora il professore: « È invece meno noto che siamo stati noi europei, forse pensando di liberarci da una troppo stretta dipendenza dalla Russia e ipotizzando di conseguenza un andamento decrescente dei prezzi del metano, a liberarci dei contratti di acquisto a lungo termine con Gasprom ». Altrimenti detto, abbiamo fatto i furbi noi europei, ci siamo rivelati così dei pessimi mercanti, siamo andati per suonare e siamo rimasti suonati.
E che centra Lukashenko, la Bielorussia e la Polonia? Si domanda il povero diavolo che guarda distratto la televisione e vede le terribili immagini di quei poveri miserabili alle intemperie tra due confini di poliziotti e filo spinato per giorni e notti? Bene, cerchiamo di fare lo sforzo di far capire quali sono i motivi veri oltre le chiacchiere utilizzate ai fini della propaganda.
I capitalisti occidentali – come dice il professor Prodi – hanno bisogno delle materie prime che la Russia possiede. E ne hanno bisogno oggi più di ieri perché non siamo più nel 1918 quando l’Europa occidentale dominava il mondo, bensì siamo nell’epoca del capitalismo globalizzato, con un intero continente come l’Asia, che produce ogni tipo di merce a prezzi inferiori rispetto agli occidentali. Con due paesi, come Cina e India, che insieme contano oltre 3 miliardi di persone. Dunque gli europei, piuttosto che cercare accordi equilibrati con chi detiene le materie prime, ordiscono complotti non solo contro la Russia ma anche contro un suo alleato, come la Bielorussia, facendosi forti del sostegno della Nato per obbligare la Russia a cedere a prezzi più bassi le sue materie prime e affamare in questo modo la sua popolazione.
Vorremmo essere come sempre schietti: non nutriamo nessuna particolare simpatia per Lukashenko e Putin, ma non si può pretendere da vecchi volponi colonialisti prima e imperialisti poi di trattare sempre gli altri dall’alto in basso, supponendo sempre di avere la forza per dominare il mondo. Così non è, e non lo è in modo particolare in questa fase di crisi acuta e senza sbocco.
Non si possono imporre le sanzioni alla Bielorussia e alla stessa Russia per obbligarle a svendere le proprie materie prime, incoraggiando all’interno della Bielorussia una rivolta da parte dei ceti intermedi in nome della democrazia per rovesciare il governo legittimo di Lukashenko. È una vecchia storia che si ripete fin dai tempi della rivoluzione russa del 1917, quando le nazioni europee cavalcando il malessere dei contadini medi che non accettavano il compromesso politico, cioè della consegna dei prodotti agricoli alle squadre annonarie in cambio della terra, attaccarono la Russia e ciò nonostante furono sconfitte.
Insomma non si può chiedere la sovranità per il proprio paese e calpestare continuamente ogni altra nazione. La Bielorussia è attraversata da miliardi di metri cubi di gas metano che dalla Russia arrivano in Europa, e se si impongono le sanzioni bisogna anche aspettarsi delle ritorsioni. O si vuole continuare a pensare che noi europei occidentali siamo i migliori al mondo e il resto sono dei coglioni? È del tutto naturale che anche un piccolo paese, come la Bielorussia, se in difficoltà si dà da fare.
Sarebbe scandaloso il fatto che « Da mesi in Turchia , in Siria, Emirati Arabi, Azerbaijan e forse anche qualche Paese dell’Africa, le ambasciate bielorusse offrono visti turistici a chi è disposto a pagare una fortuna per una finta vacanza nelle steppe: 10/12mila euro. Il governo ha anche ridotto il numero di agenzie turistiche autorizzate, in sostanza Lukashenko starebbe lucrando sui viaggi come un qualsiasi trafficante di uomini. » Ma la guerra è guerra, che si pretende? Che i bielorussi muoiano di fame per fare piacere a lor signori europei? E che si leghino alla Russia, grande paese detentore di materie prime, quale torto gli si può imputare?
Di chi dunque la responsabilità dei migranti prigionieri tra due confini? Di Lukashenko o delle pre-potenze occidentali e dello Nato che pensano di dominare ancora il mondo mentre sono costrette a elemosinare le materie prime a prezzi più bassi altrimenti perdono in concorrenza con le merci asiatiche e rischiano oltremodo il crollo? Questa è la questione.
Se gli europei continuano a comportarsi alla maniera di Ylva Johansson che attacca frontalmente Lukashenko dicendo che si tratta « di una situazione inaudita » e che « non è una crisi migratoria, è una vera e propria aggressione di un regime illegittimo e disperato » perché poi ci si scandalizza che Lukashenko minacci di non far transitare il gas metano verso l’Europa?
Più realista e pragmatico appare il vecchio volpone, il professor Prodi, che dice: «Giustamente la Commissione Europea si è indignata con il leader bielorusso Lukashenko, ma le sanzioni minacciate o messe in atto nei suoi confronti servono a ben poco, mentre vi è il fondato rischio che Minsk dia seguito alla minaccia di bloccare le consistenti forniture di metano (20 miliardi di metri cubi) che transitano dalla Russia verso l’Europa, provocando ulteriori aumenti dei prezzi. Se questo accadesse, la situazione dell’Europa diverrebbe ancora più critica ».
Ma che sta succedendo? S’è fatto santo il lupo? Il professor Prodi che smette i panni del predone colonialista storico per vestire quelli di un immarcescibile comunista? No signori, nient’affatto. Prodi cerca solo di applicare un sano principio: ubi bene ibi patria. Cioè a dire: « Nel rapporto di ostilità fra Europa e Russia il manico del coltello è ora in mano russa, ma se il nostro potente vicino vuole avere una prospettiva di sviluppo equilibrato e coerente con la sua storia e le sue tradizioni, non può che costruire rapporti più cooperativi con l’Europa. A loro volta la Polonia e i paesi baltici debbono comprendere che la loro sicurezza viene garantita soltanto dall’appartenenza a un’Unione Europea, così forte e coesa, da essere in grado di stabilire con la Russia rapporti di collaborazione paritari e quindi utili a entrambi ».
Siamo dunque al cospetto di un politico che si sente espressione di una potenza in fieri e che guarda lontano con la dovuta razionalità. La domanda che si pone in questa fase è: quante possibilità reali hanno queste posizioni di realizzarsi? Se nell’Europa unitaria auspicata da Prodi passa il principio che è necessario costruire i muri e che vadano finanziati, o che vadano costruiti ma non finanziati, come può realizzarsi quell’unità auspicata? Se ogni nazione cerca di sviluppare in proprio, per motivi diversi, vari rapporti con la Russia o la Cina, con la Libia o la Turchia, o ancora di far valere la propria sovranità su molte questioni sociali rispetto agli accordi dell’Unione europea?
Inutile far finta di niente, siamo in presenza esattamente di meccanismi oggettivi delle leggi del mercato, ovvero del modo di produzione capitalistico che in una fase di crisi acuta come quella attuale favoriscono tendenze centrifughe piuttosto che centripete. Dunque le buone intenzioni di Prodi restano solo buone intenzioni.
E le forze politiche di sinistra? Inutile nascondersi dietro un dito, a questa domanda cadono le braccia, è bene riconoscerlo, se addirittura in certi ambienti dell’estremismo sindacale e politico di sinistra si scrive che « non esiste aggressore e aggredito », dopo aver descritto che « la Nato da decenni, sta perseguendo una politica di espansione verso Est; e che dopo le recenti guerre in Georgia e in Ucraina, l’ultimo tassello di questa strategia passa per la Bielorussia, uno dei più fedeli vassalli di Mosca », per arrivare a concludere che « si tratti di uno scontro fra imperialismi, condito con tutta la barbarie caratteristica di questi scontri, è evidente ». E per dare maggiore forza al proprio nullismo teorico e politico si afferma pomposamente: «Non intendiamo essere né i soldatini della Nato né di Putin ».
È del tutto evidente che addirittura al cospetto di un personaggio filo-imperialista come Romano Prodi, che cerca di usare il buon senso, per opportunità economica e politica, una certa sinistra che si autodefinisce rivoluzionaria, ci fa la figura del povero imbecille che prima descrive l’aggressore per poi negarlo.
Per chiudere e cercare ancora una volta di essere chiari: la nostra tesi è che l’attuale fase del modo di produzione capitalistico è avviata sempre più verso il caos. Non solo, ma che a differenza di nobilissimi analisti occidentali e non, non pensiamo assolutamente che ci sia una soluzione capitalistica al caos, e in modo particolare non riteniamo che una parte del moto-modo possa prevalere sull’altra imponendo la propria egemonia. Tanto vale per l’Occidente quanto a maggior ragione per l’Oriente, e che lo scenario del confine Bielorussia Polonia sia destinato a moltiplicarsi.
Profeti di sventura? No, soltanto lettori attenti delle leggi impersonali degli uomini con i mezzi di produzione che hanno condotto l’uomo a un punto tale che può solo fare implodere l’insieme del movimento monista fin qui costituito














































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