Brics 2024, sfida all’Occidente
di Daniele Pagini
Il Summit BRICS del 2024, tenutosi a Kazan, in Russia, dal 22 al 24 ottobre scorso, rappresenta un momento cruciale per la ristrutturazione dell’architettura economica e l’assetto geopolitico globale
La partecipazione dei paesi fondatori, ovvero Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, e l’ingresso di cinque nuovi membri, tra cui Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran e Arabia Saudita, hanno evidenziato l’urgenza collettiva di ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense e di creare un ordine mondiale multipolare.
I risultati del Summit
Tutti i membri hanno sottolineato l’importanza della cooperazione per affrontare le sfide globali, riconoscendo che solo lavorando insieme possono promuovere lo sviluppo economico e sociale, la stabilità e la sicurezza regionale, la sostenibilità ambientale.
In particolare, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Iran hanno enfatizzato la necessità di diversificazione energetica per garantire uno sviluppo sostenibile e posto l’accento sulla questione palestinese. Etiopia ed Egitto hanno sottolineato l’importanza della sicurezza alimentare e della produzione di cereali per la stabilità regionale. Brasile e Sud Africa hanno valorizzato la cooperazione per la pace e la stabilità. Russia, India e Cina hanno evidenziato l’importanza del contributo collettivo per affrontare le sfide globali affermando che il loro modello può essere un esempio per altre regioni del mondo.
È emerso che Il nuovo assetto BRICS si basa su posizioni dominanti nella produzione di minerali e materie prime e sulla condivisione di risorse e tecnologie.
Non si tratta di sogni ma di realtà effettive.
I BRICS presentano una combinazione unica di risorse strategiche, economie di scala, avanzamento tecnologico e collaborazione, rendendoli un blocco economico e geopolitico di grande influenza a livello globale, e i loro numeri non lasciano adito a dubbi o perplessità.
La sfida all’Occidente è stata lanciata in modo chiaro e netto. Il dollaro, che ha storicamente ricoperto un ruolo dominante nell’economia globale è sotto attacco: il summit ha infatti messo in luce le vulnerabilità e le speculazioni legate a questa moneta, e criticato aspramente il suo utilizzo speculativo indiscriminato a danno del Sud del mondo.
Le proposte economiche del BRICS minano direttamente e senza mezzi termini l’egemonia degli Stati Uniti, riflettendo e rimandando al mittente in una nuova chiave di lettura il disegno di un “ordine mondiale” multipolare, anche e soprattutto tramite la riforma profonda di istituzioni internazionali come ONU1 e OMC2 e la creazione di organizzazioni alternative a Banca Mondiale e FMI3.
Per affrontare queste problematiche, i paesi del BRICS hanno proposto due soluzioni:
- Creazione di un Paniere di Valute BRICS: includerebbe le valute dei paesi membri (real brasiliano, rublo russo, rupia indiana, yuan cinese e rand sudafricano), con l’obiettivo di utilizzarlo nei pagamenti e ridurre così la dipendenza dal dollaro allo scopo di creare un sistema finanziario più equilibrato.
- Nuovo Meccanismo di Regolamentazione commerciale indipendente dal dollaro, che permetterebbe ai Paesi BRICS di regolare le loro transazioni senza più dipendere dalla valuta USA, riducendo il rischio associato alle fluttuazioni valutarie e alla variazione dei tassi di interesse.
La Banca degli Investimenti BRICS segue fedelmente queste linee guida: fondata nel 2014, gioca un ruolo cruciale in questo processo, ponendosi come reale e seria alternativa a FMI e Banca Mondiale. Non solo offre finanziamenti per progetti infrastrutturali, ma anche supporto alla sostenibilità e alle piccole e medie imprese. La banca promuove la cooperazione regionale tra i paesi membri, facilitando scambi commerciali e investimenti reciproci.
Questo organismo sovranazionale, cresciuto specialmente dalla fine del periodo di pandemia (2021), opera indipendentemente dalle istituzioni finanziarie internazionali e questo è indicativo di un tentativo che sembra più che riuscito di democratizzare l’accesso ai finanziamenti e ridurre le influenze esterne e, soprattutto, di limitare l’efficacia di sanzioni unilaterali spesso applicate arbitrariamente e in disprezzo del diritto internazionale.
Cosa ci dobbiamo aspettare?
I paesi del BRICS controllano la maggior parte delle risorse strategiche necessarie a un mondo altamente tecnologizzato. La Cina è leader mondiale nella produzione di terre rare (usate per la produzione di circuiti elettronici, PC, smartphone ecc.), mentre il Brasile è un grande produttore di minerale di ferro, rame e oro. La Russia è ricca di gas naturale e petrolio, e l’India ha una significativa produzione di carbone e acciaio. Il Sud Africa è un grande produttore di oro, platino e diamanti.
I nuovi membri, come Arabia Saudita, Iran, Egitto, Etiopia ed Emirati Arabi Uniti, contribuiscono controllando una parte rilevante delle risorse energetiche del pianeta. Queste nazioni sono fondamentali nella sfera geopolitica mondiale, e rafforzano ulteriormente il blocco BRICS.
Un nuovo scenario quindi, reso ancora più significativo dall’ingresso simultaneo di Arabia Saudita e Iran, che apre nuove prospettive strategiche e diplomatiche per affrontare le rivalità regionali ed ha un grande peso geopolitico, vista la lunga storia di rivalità tra i due paesi. Questi due stati del Medio Oriente hanno infatti una relazione complessa, segnata da tensioni religiose, politiche e militari, oltre che da divergenze di politica estera, come dimostrato dalle loro contrapposizioni in Yemen, Siria e Iraq.
Tuttavia, recenti sviluppi, incluso l’accordo mediato dalla Cina nel 2023, per ripristinare i rapporti diplomatici fra Iran ed Arabia Saudita, mostrano un graduale riavvicinamento tra le due potenze. Analogamente ad altri stati arabi tradizionalmente vicini agli USA (Egitto, Emirati Arabi), anche l’Arabia Saudita si sta chiaramente allontanando dall’orbita occidentale.
L’uso strumentale della Rivoluzione verde e la questione palestinese, nonché la palese incapacità di mediazione statunitense in un’area di conflitto così cruciale, hanno contribuito a far rivolgere l’attenzione dell’area mediorientale verso nuovi attori globali, riavvicinando anche vecchi nemici.
L’adesione di Iran e Arabia Saudita al BRICS ha il potenziale di ridisegnare le relazioni economiche e politiche della regione, creando nuove dinamiche di cooperazione e riducendo le tensioni tradizionali, mentre il blocco stesso assume un ruolo sempre più influente nel campo della mediazione politica ed economica come alternativa ai modelli e istituzioni occidentali.
I numeri del BRICS
Dal punto di vista economico, non pochi paesi del BRICS hanno economie di grandi dimensioni. La Cina ha un PIL di circa 16.140 trilioni di dollari Usa, seguita dall’India con circa 2.760 trilioni, Brasile con circa 1.430 trilioni, Russia con circa 1.690 trilioni di USD. Il Sud Africa ha un PIL di circa 341 miliardi di USD, mentre i nuovi membri contribuiscono con volumi produttivi non meno significativi.
Inoltre, i paesi del blocco sono all’avanguardia in diverse aree tecnologiche. La Cina è leader in tecnologie emergenti come l’Intelligenza Artificiale, 5G e veicoli elettrici, mentre l’India è un centro di sviluppo software e ITC4. La Russia ha una forte presenza nelle scienze aerospaziali e nucleari, e il Brasile sta sviluppando biotecnologie e applicazioni industriali per l’agricoltura. Il Sud Africa sta investendo in energie rinnovabili e tecnologie minerarie.
Quindi non più un sogno ma una solida realtà. Le prospettive globali sono cambiate in modo significativo. Ora i Paesi BRICS sono attori fondamentali nel panorama economico internazionale e il mondo” globale” non può fare a meno di loro.
Si tratta allora di un punto di non ritorno per l’Occidente?
È ancora presto per dirlo. Certo è inevitabile un riequilibrio dei pesi e delle forze che governano il mondo a favore di Pechino e dei suoi alleati, ma ci sono studi e simulazioni che dimostrano che c’è un alta probabilità di un graduale crollo del sistema a causa di crisi cicliche, scarsa natalità e perdita di identità, tipiche di un mondo globalizzato e di un impero ormai stantio al collasso, è mia opinione (e non solo mia5) che, nel giro dei prossimi 50 anni, ci sia un riassetto politico economico in cui si metterà fine all’era Liberista: il passaggio sarà graduale ma inevitabile ed è qui che l’Europa, la vecchia Europa potrebbe giocare un ruolo cruciale.
Il ruolo dell’Europa
L’Europa ha oggi un l’opportunità di mantenere un’influenza decisiva attraverso la cooperazione e la diversificazione economica con tutti gli attori globali.
Tuttavia, l’Occidente rischia di essere marginalizzato a causa della concentrazione di risorse e della cooperazione tra i paesi del BRICS.
In questo scenario, l’Europa potrebbe posizionarsi come mediatore tra i blocchi orientale e occidentale, accedendo ai mercati e alle risorse di entrambi. Ciò richiederebbe una maggiore autonomia diplomatica ed economica, nonché una volontà di cooperare con i nuovi attori emergenti. La creazione di una Nazione Europea Federata, che valorizzi le proprie forze culturali e identitarie, potrebbe essere una risposta efficace per rafforzare la sua posizione nel nuovo ordine mondiale.
La cooperazione tra i paesi del BRICS e l’Europa sarebbe allora un fattore chiave per la stabilità e la crescita economica globale. La condivisione di conoscenze e tecnologie ci aiuterebbe a superare le sfide globali, come il cambiamento climatico e la povertà. Inoltre, la creazione di un mercato comune tra i Paesi BRICS e l’Europa favorirebbe il commercio e gli investimenti, creando nuove opportunità per le imprese e i cittadini.
Quindi occorre avere una visione politica che preveda l’intensificarsi delle relazioni dei Paesi BRICS con l’Europa, come chiave della nostra sopravvivenza non solo economica ma anche culturale e politica. Essere “ponte” tra il blocco anglosassone e quello orientale ci garantirebbe la possibilità di accedere ai mercati e alle risorse di entrambi i blocchi. Rafforzare le relazioni commerciali con le economie emergenti, mantenendo allo stesso tempo i legami economici con Stati Uniti e Regno Unito, ci permetterebbe di beneficiare della crescita globale e di non dipendere esclusivamente da un solo blocco, oltretutto in declino.
In realtà questa diversificazione economica tra Oriente e Occidente, è già in corso, con numerosi accordi commerciali tra l’UE e paesi asiatici, tra cui la Cina, e potrebbe contribuire a ridurre i rischi derivanti da una dipendenza unilaterale: ovviamente la strada è in salita, perché richiederebbe un ripensamento profondo delle attuali alleanze e un forte impegno politico per costruire una diplomazia autonoma ed efficace. L’Europa possiede una profondità storica e culturale che, se incanalata in una struttura federativa, potrebbe alimentare un nuovo modello di governance capace di competere sul piano globale e favorire una stabilità interna.
La cultura europea, le sue università, il suo patrimonio artistico e letterario rappresentano un’importante risorsa storica, culturale e ricca di spiritualità che pochi altri blocchi possiedono. Creare una federazione europea potrebbe permettere una gestione più organica delle risorse culturali e dei progetti educativi, stimolando lo sviluppo di un’identità coesa.
Tale approccio, basato su un’integrazione più profonda ma rispettosa, analogamente alla dottrina dei BRICS, delle singole identità nazionali, favorirebbe anche la ricerca e l’innovazione, rafforzando la posizione dell’Europa nelle sfide tecnologiche e culturali del XXI secolo.
Tuttavia, sarebbe un percorso lungo e difficile da affrontare. Innanzitutto, per la reazione dell’Occidente di fronte a questa sfida, sicuramente forte e immediata e, in secondo luogo, la diversità culturale e linguistica tra i paesi del BRICS e l’Europa potrebbero creare barriere alla cooperazione. Inoltre, la concorrenza economica tra i paesi potrebbe generare tensioni.
È quindi fondamentale che i leader dei paesi coinvolti lavorino insieme per superare queste sfide e creare un futuro più prospero e stabile per tutti.
Cosa cambia col Summit 2024?
Il Summit BRICS del 2024 ha segnato l’inizio di una nuova era per la cooperazione economica e la governance globale.
La sfida all’Occidente è stata lanciata, e i paesi del BRICS sono pronti a giocare un ruolo più significativo nelle decisioni economiche internazionali. Il futuro sarà caratterizzato da una maggiore multipolarità e da una riduzione dell’influenza occidentale. Sarà fondamentale osservare come questo scenario si evolverà, e agire in Europa velocemente per ricreare una classe politica preparata e indipendente, degna di affrontare le dure sfide di questo millennio.
Fonti:
https://brics-russia2024.ru/en/news/plenarnoe-zasedanie-xvi-sammita-briks-v-formate-autrich-briks-plyus/
https://brics-russia2024.ru/en/docs/
Note
1 Nazioni Unite.
2 Organizzazione Mondiale del Commercio.
3 Fondo Monetario Internazionale.
4 Tecnologia dell’Informazione e della Comunicazione.














































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