Su Thiel, Karp e altri demoni
di Andrea Petrozziello
Alexandre Koyré, nel suo libro Dal mondo del pressappoco all’universo della precisione, scrive che il rapporto tra gli uomini e le macchine nella storia ha attraversato tre grandi momenti. Il primo è quello antico, nel quale vige una rassegnazione nei confronti dell’impossibilità di costruire la macchina. Poi, nell’età moderna si entra in una fase di entusiasmo dato dalla costruzione dei primi congegni tecnologici. Infine, con la rivoluzione industriale, si rientra in un periodo di rassegnazione: le macchine esistono e sono ovunque, eppure l’uomo è in balia di esse. La macchina ha mantenuto le promesse e ha liberato progressivamente l’uomo dalle sue incombenze materiali, ma le possibilità che sono derivate da questa libertà hanno annichilito l’esistenza umana piuttosto che esaltarla.
Ciò che sostiene Koyré è giusto, a patto però che venga introdotto un distinguo: la rassegnazione post-industriale ha colpito la maggioranza della popolazione, ma non tutta. Se da un lato il proletario ha continuato a vivere una misera vita, il capitalista ha potuto liberarsi di parte della manovalanza salariata e non si è preoccupato per liberare i suoi lavoratori da una condizione esistenziale di sostanziale schiavitù. Anzi, alle volte quest’ultima è diventata assai più grama nella meccanizzazione del lavoro. Dunque, se tra la vasta maggioranza vige una desolante rassegnazione, entro una nettissima minoranza – data dai capitalisti – si percepisce l’entusiasmo per gli ultimi ritrovati della tecnica, che hanno ridotto parte delle incombenze derivanti dal rapporto con la manodopera.
Purtroppo, però, la metamorfosi della scienza nella tecnoscienza non si è fermata qui. Se nell’Occidente industrializzato la costruzione di macchine sempre più complesse e precise era, nell’età moderna e nella prima età contemporanea, un processo che ha interessato dapprima l’ambito della conoscenza scientifica (con la produzione di strumenti quali il telescopio), poi quello politico e sociale dell’esistenza, è da diversi decenni che la macchina ha sconfinato altresì nella sfera biologica della vita umana.
Le macchine sono entrate nell’industria civile, poi in quella bellica e ora in quella sanitaria. Si sono trasformate: da semplici congegni per alleggerire il lavoro manuale, sono diventate strumenti capaci di controllare e agire su coloro che, arbitrariamente, sono considerati delle minacce. Il corso di questa evoluzione è stato orientato e incoraggiato da un cerbero istituzionalizzato: una sorta di custode del Nuovo Mondo. Come nella descrizione dantesca, esso ha tre teste demoniache: lo Stato, l’impresa e l’accademia. Il primo si serve dei prodigi del secondo per controllare il mondo che a esso è sottoposto. Il terzo, nel frattempo, teorizza armoniosamente sui cambi decisi dai primi due. Così, ideologizza le masse e rende invisibile il cambiamento, mentre neutralizza le possibili opposizioni che nascerebbero internamente al sistema. L’inferno che questo cerbero custodisce è quello in cui viviamo, certamente, ma è anche quello che, con sempre più coscienza, è indicato e preconizzato da chi oggi impone le regole di questo assurdo gioco. Questi moderni profeti, oggi, hanno un nome e una creatura. Quest’ultima si chiama Palantir: un raffinato e preciso sistema di incrocio e analisi di base dati, utilizzato per fini civili e bellici. Esso permette di riconoscere, localizzare e prendere decisioni sull’esistenza di individui concreti, sulla base di dati che rappresentano abitudini o sono relativi a tratti personali. Dati matematizzati e sfruttabili da un sistema tanto intelligente quanto disumano. I suoi padrini sono Peter Thiel e Alexander Karp, ingegneri e capitalisti di spicco della Silicon Valley. L’inferno che con dovizia di particolari essi ci descrivono si chiama the technological republic[1]. L’esposizione paradigmatica del modo in cui intendono traghettarci verso la loro visione si trova in un manifesto suddiviso in ventidue tesi, pubblicato recentemente dall’account ufficiale Palantir Technologies sulla piattaforma X[2]. In tale rassegna, Thiel e Karp esprimono varie idee che vanno in direzioni assai inquietanti. Il senso generale di queste tesi è l’affermazione di un legame stretto tra l’industria dell’alta tecnologia americana e il governo statunitense (tesi 1). Un rapporto che, ai nostri occhi, ha l’aspetto della classica dialettica servo-padrone. Sostenendo il debito morale che la Silicon Valley ha nei confronti degli Stati Uniti d’America – Paese che ha reso possibile l’ascesa dell’industria dell’altissima tecnologia – Thiel e Karp affermano implicitamente una sudditanza di tale Nazione alle tecnologie di cui essa stessa ha permesso la nascita. Infatti, le possibilità tecniche che Palantir offre sono, agli occhi degli scrittori del manifesto, le armi primarie del nuovo mondo (tesi 4 e 12). Sono indispensabili, e gli Stati Uniti farebbero bene a servirsene il più possibile, prima che altri Stati li precedano (tesi 5). Dunque, Thiel e Karp conducono in un mondo in cui il rapporto tra Stato e impresa è sempre più saldo; in cui la distinzione tra l’uno e l’altra è quanto più evanescente[3]. Ciò affinché il primo dilegui completamente nella seconda. Tutto ciò sta già accadendo, e infatti i maggiori clienti, nonché fornitori dei preziosi database che Palantir analizza, sono proprio gli organi statali statunitensi, seguiti da quelli israeliani, tedeschi e da quelli sanitari inglesi. Successivamente, gli ideologi e creatori del nuovo mondo, presentano la ricompensa di questo patto tra stato e impresa: la sicurezza della popolazione (tesi 3). Naturalmente, la popolazione occidentale allineata e, in essa, in particolare quella che corrisponde ai criteri elitari arbitrariamente stabiliti da chi gestisce il software. Da chi definisce le regole del sistema. Si legge nel manifesto, infatti, che esistono culture vitali e progressive e altre regressive e mortali (tesi 21). Le prime vanno conservate, le seconde neutralizzate. È forse questo il senso ideologico della guerra in Iran e dell’eliminazione dell’ayatollah Khamenei, oltre agli evidenti interessi politici e finanziari?
Il manifesto, poi, invita ad assumere atteggiamenti ben definiti nel rapporto con i privati che si muovono all’interno della società civile statunitense (tesi 9 e 16). Tutto ciò come se non bastasse la difesa a spada tratta dell’iniziativa privata, che entra nella struttura statale senza mai scendere a compromessi con le volontà plurali di una società, almeno sulla carta, democratica. L’esortazione di Thiel e Karp è quella di lasciar liberi di agire gli imprenditori che hanno progetti di ampio respiro, ergo che non mirano solo all’arricchimento personale. Esempio paradigmatico, e citato nel manifesto, è quello del multimiliardario Elon Musk, e non solo per le due ambizioni spaziali e marziane, anzi soprattutto per la costruzione del suo Doge, che mira alla marginalizzazione delle ingerenze statali nelle iniziative del capitalismo di ventura; nel manifesto si dichiara che così si sta agendo per il bene di tutti. Ancora una volta, l’invito tacito è inteso alla liberalizzazione totale dell’interesse privato, alla sua deregolamentazione completa. La nuova repubblica tecnologica si baserà su una ristretta pluralità di potenti privati che costituiranno un nuovo leviatano, in cui qualsiasi contrappeso repubblicano e democratico sparirà in via definitiva[4]. Niente più leggi, solo iniziative liberalizzate. Tutto ciò, Thiel e Karp assicurano, a beneficio dell’umanità. Ma quale umanità?
Una risposta a tale domanda si può abbozzare. Ha a che fare, questa volta, con il terzo potere in combutta con impresa e Stato: l’accademia. Essa, come si è detto, ha l’onere della teorizzazione e dell’ideologizzazione. E possiamo suggerire che un po’ di teorizzazione intorno alle culture che Thiel e Karp chiamano progressive e vitali i due tecnocrati l’abbiano fatta. L’uomo che gli ideologi della nuova Repubblica – invero pubblica, ma di quel pubblico che solo loro hanno in mente – è essenzialmente un transumano. Un essere che sta tra il tecnico e il naturale. Che pensa all’intelligenza artificiale come a un suo secondo cervello. Un essere capace di uccidere senza pietà chi non si adatta, chi è sovversivo o reticente al nuovo ordine – come i “terroristi” che Palantir contribuisce a eliminare qua e là per il mondo. Che tratta gli altri esseri, nemici o amici, con precisione matematica. Li rende numeri che permettono statistiche, esistenze pronte per essere protette o eliminate. Tutto ciò nel segno di uno gnosticismo latente, che pian piano diventa sempre più la fede delle destre tecnicizzate[5]. Sì, perché essi hanno la convinzione di essere portatori di una verità occulta propria dello gnosticismo antico, che svela il senso ultimo delle cose e che consiste nella rivelazione apocalittica. L’apocalisse, infatti, è rivelazione e quest’ultima sarà finalmente ottenuta grazie all’intervento dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, il dominio che essi sarebbero in grado di raggiungere non è solo puramente scientifico, bensì pratico. La coscienza dell’illusorietà della realtà e dell’elitario squarcio del suo velo si tradurrebbe nella possibilità di trattare chi abita la simulazione con noncuranza. Quindi, di giustificare gli interventi di software bellici, nello sprezzo di una vita umana sempre più relativizzata. Tramite queste azioni l’IA ci condurrà, infine, in un’era di sicurezza escludente e generalizzata, ove Stato e tecnica saranno la medesima cosa.
Il contratto sociale della scienza è forte e, forse, si sta leggermente modificando. La tecnoscienza non è solo libera dallo Stato, bensì penetra in esso e lo gestisce dall’interno. La tecnica è deregolamentata sempre di più anche a causa della corsa alle armi delle altre potenze globali, ormai tanto spregiudicate quanto quelle occidentali. La Cina e gli Stati Uniti, poi non così diversi, affilano le armi del controllo di massa e delle intelligenti macchine di morte. Koyré scrive della rassegnazione alla macchina: essa dilaga nella società civile, anche laddove quest’ultima non è plagiata dalla demagogia propagandistica. La rassegnazione è quella del piccolo e medio borghese, del nuovo proletario. L’entusiasmo della Silicon Valley, tuttavia, fa finta di non sapere che i rischi derivati dalle sue nuove creature sono generalizzati e, ancorché abbiano un impatto maggiore sulla vita degli ultimi, altresì possono distruggere le vite dei primi. La precisione dell’universo post-industriale, finalmente, è ai massimi storici. Ora non solo permette di misurare il mondo, bensì anche la popolazione. Non solo infiacchisce lo spirito dell’uomo, bensì attenta alla sua stessa vita biologica.











































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