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idiavoli

Oltre Cambridge Analytica

di I Diavoli

Pillola blu (pt. 1)

Cambridge Analytica è solo la punta dell’iceberg di un sistema ben più complesso. È un problema politico. Non è solo Google. O Cambridge Analytica, o Facebook. È Amazon. È Uber. È Angry Birds. È il surveillance capitalism, fondato sull’estrazione dei dati personali

capitalismo estrattivo“Information is power. But like all power,
there are those who want to keep it for themselves”.
Aaron Swartz

Kuala Lumpur, San Paolo, Reykjavík, Pechino, Washington, Abuja, Riad.
Le antiche ley line psicogeografiche, i sentieri viventi della terra che collegavano Stonehenge, le piramidi egizie, le ziqqurat precolombiane dell’America Latina, l’Isola di Pasqua e la Grande Muraglia cinese, sono sostituite da immensi cavi di fibra ottica.

Una quantità incalcolabile di dati viaggia sulla rete che attraversa il globo terrestre alla velocità di centinaia di megabyte per secondo.
Il pianeta si surriscalda. Tonnellate di acqua sono utilizzate in ogni istante per raffreddare gli immensi server che immagazzinano dati a ciclo continuo.

Tutto si crea. Nulla si distrugge.

Ogni dato personale è conservato e catalogato in maniera certosina.
La storia di ogni singolo individuo nel tardo capitalismo è racchiusa in una manciata di gigabyte, gelosamente custoditi da compagnie private con ramificazioni negli apparati governativi, negli eserciti e nei contractor privati. Ben oltre Cambridge Analytica.

Tornato prepotentemente sulle prime pagine dopo l’intervista rilasciata dal presunto whistleblower Christopher Wylie su The Guardian del 18 marzo, il suo nome è il velo di Maya che cela il paesaggio del reale a tinte ancor più fosche.

È la pillola blu di Matrix.

Cambridge Analytica è una delle molte società che hanno utilizzato i dati personali degli utenti Facebook per creare pubblicità politiche mirate: una complessa architettura psicoeconomica di cui i Diavoli si erano occupati a tempo debito.

Cambridge Analytica è stata finanziata dal miliardario di estrema destra Robert Mercer e messa in piedi dal suprematista bianco Steve Bannon. È pericolosa, per quello che fa e per quello che rappresenta. Ma non è stata il deus ex machina di una serie di eventi che hanno destabilizzato il pianeta: dalla Brexit all’elezione di Donald Trump a 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America.

Spiace per gli opinionisti liberal che cercano una spiegazione esterna per il loro fallimento, che devono giustificare davanti al tribunale supremo dell’etica perché il popolo ha sbagliato a votare.

La psicometria elettorale è vecchia di decenni, lo stesso Obama utilizzava i big data e nessuno si indignò. Lo stesso John F. Kennedy utilizzava i big data e nessuno se ne occupò. Le pubblicità politiche mirate, anche quando funzionano, sono un peso leggero in una comunicazione politica americana in cui è ancora predominante il ruolo della televisione. E gli stessi lobbysti di Cambridge Analytica nell’ambiente erano considerati alla stregua di snake oil salesmen. Appellativo che da noi si potrebbe dare a Vanna Marchi.

Concentrarsi solamente su questa piccola società londinese, senza arrivare a considerare dati personali e interazioni sociali come il nuovo capitale fisso della contemporaneità, con tutte le contraddizioni che ne seguono, è erigere un velo di Maya sulla realtà.

Prendiamo un’altra società, nota a tutti.

Vale la pena ripercorrere la serie di inquietanti tweet dello sviluppatore web e consulente tecnologico Dylan Curran, che ha chiesto a Google che cosa sapesse di lui.

Come risposta, ecco arrivare 5.5 Gigabyte di dati, 3 milioni di documenti in formato Word. La sua vita degli ultimi anni, la sua vita da quando si connesso.

C’è dentro tutto. Tutto quello cui Google ha avuto accesso, ovvero qualsiasi altra applicazione è stata usata con il suo telefonino o con il suo computer. Google sa i posti in cui è stato, giorno e ora precisi. Cosa ha mangiato, bevuto. I chilometri percorsi a piedi, in auto o con qualsiasi altro mezzo di locomozione. A chi ha telefonato, mandato messaggi o email. La musica che ha ascoltato, i video che ha guardato, i siti che ha visitato. Le password, le frasi segrete, i codici cifrati. Tutto quello che è ancora in memoria da qualche parte. Tutto quello che è stato cancellato, anche in maniera definitiva.

Nessuno ha avuto bisogno di installare un microfono o una telecamera nell’appartamento di Dylan Curran, nel taxi che ha usato un giorno o nel ristorante in cui ha mangiato un altro giorno. Ha fatto tutto lui, semplicemente scattando una foto o condividendo un video.

La vita di Dylan Curran, la nostra vita, è in mano a Google e alle mille applicazioni ad esso collegato o meno. A qualsiasi governo, agenzia pubblica o privata che abbia comprato da Google o da altre compagnie questi dati.

Come spiega Evgenij Morozov in questa intervista al canale Abc, Cambridge Analytica è solo la punta dell’iceberg di un sistema ben più complesso. Le cui radici sono nella tecnologia militare della Guerra Fredda. E le ramificazioni si declinano oggi nell’immenso settore economico del warfare.

È un problema politico.

Non è solo Google. O Cambridge Analytica, o Facebook. È Amazon. È Uber. È Angry Birds. È Lockheed Martin, il più importante contractor del Pentagono e dei servizi aerospaziali. È un sistema che si rifà alle fondamenta della moderna società americana.

È il surveillance capitalism, fondato sull’estrazione dei dati personali.

Fine anni Cinquanta. Tra le prime società che s’interessano alla raccolta e alla catalogazione dei dati c’è la Simulmatics Corporation, società nata dal modello psicometrico simulmatics per orientare i flussi elettorali nonché contractor dell’esercito americano che si occupa di spionaggio e controguerriglia in funzione anticomunista. Tra i fondatori c’è Ithiel de Sola Pool, professore al MIT, pioniere della tecnologia applicata alle scienze sociali, creatore del modello teorico simulmatics e una delle menti dietro la creazione di Arpanet (Advanced Research Projects Agency Network), il progetto dell’esercito americano da cui nasce internet.

Ithiel de Sola Pool studia la propaganda sovietica e tedesca, mette in piedi un enorme laboratorio psicometrico di raccolta e analisi dei dati e dimostra come si possa manipolare un gruppo di persone in funzione elettorale. Poi in funzione militare e strategica.

Negli anni Sessanta e Settanta diventa sempre più importante. Ci sono da reprimere i movimenti per i diritti civili nelle strade americane, ci sono da fottere i musi gialli nei cunicoli del Viet Nam. C’è da aiutare l’elezione di JFK. C’è da offrire sostegno alle centrali europee anticomuniste: Aginter Press, Gladio.

La Simulmatics Corporation cataloga i nemici dello stato. È il panopticon definitivo.

Immettendo sul motore di ricerca di Google il nome Simulmatics Corporation appaiono milletrecentonovanta risultati, molti dei quali inutili. Cercando Orietta Berti ne appaiono trecentosessantaquattromila, Beyonce centoventiseimilioni. Qualcosa non quadra.

Le prime reti tecnologiche sono nere, mettono bombe nelle piazze e nelle stazioni, radono al suolo interi villaggi, dagli aerei militari rovesciano un’intera generazione in alto mare. Oggi non è diverso.

Oggi tra le più importanti società che s’interessano alla raccolta e alla catalogazione dei dati personali c’è Palantir. Le similitudini con Cambridge Analytica sono molte. Se la prima è sovvenzionata dal miliardario di estrema destra Robert Mercer, la seconda è di Peter Thiel, stessa fede politica, cofondatore di PayPal e tra i primi finanziatori di Facebook.

Palantir però va oltre. Nel suo board siede Erik Prince, ex responsabile della società di mercenari e guerriglieri privati Blackwater. Palantir lavora per i servizi segreti e per il Pentagono. Palantir prosegue con altri mezzi, molto più sofisticati, il lavoro della Simulmatics Corporation.

Palantir nel 2012 firma un accordo con la polizia di New Orleans per un sistema volto a prevenire i reati. Lo stesso potrebbe aver fatto con i dipartimenti di New York e Los Angeles. È la psicopolizia.

È Minority Report. Dalla raccolta e dall’incrocio dei dati personali si stilano profili criminali possibili, in attesa di una legge che consenta l’arresto prima ancora che il reato sia commesso. È ovvio che i profili sono indicizzati in base al genere, al colore della pelle, al ceto sociale, al credo religioso, all’orientamento sessuale. È lotta di classe dall’alto.

Palantir ha venduto il suo sistema di polizia predittiva basato sul data mining a diverse polizie e servizi segreti occidentali. Ma lo stesso hanno fatto Google, Facebook, Twitter, Instagram, che hanno venduto i dati personali degli attivisti e delle persone di colore vicine al movimento Black Lives Matters alle polizie di diverse città americane. E non solo.

Sorvegliare è già punire. Il panopticon immaginato come potere supremo e invisibile da Michel Foucault ce lo siamo costruiti noi. Con le nostre mani.

Ma nemmeno nell’utilizzo militare si esaurisce la funzione di estrazione dei dati. I dati sensibili sono il nuovo capitale fisso. L’estrattivismo digitale l’infrastruttura dell’intero sistema del tardo capitalismo.

Una quantità incalcolabile di dati viaggia sulla rete che attraversa il globo terrestre alla velocità di centinaia di megabyte per secondo. La corsa al possesso del nuovo oro digitale vede schierati uno contro l’altro le più i colossi hi tech e i grandi fondi sovrani.

Una nuova guerra ha inizio. Un nuovo mondo si spalanca.

È la pillola rossa di Matrix.

* * * *

Pillola rossa (pt.2)

Il paradigma del capitalismo è cambiato: estrazione per espropriazione, attraverso le nuove piattaforme tecnologiche e i social network. Oggi i fondi sovrani si litigano le big tech e le piccole start up di innovazione tecnologica. La finanza è diventata la prosecuzione della geopolitica con altri mezzi. In ballo c’è l’egemonia dell’estrazione digitale. Se i dati offrono infinite possibilità di sviluppo, bisogna riprenderseli e costruire un enorme data base pubblico

“Condividere saperi, senza fondare poteri”.
Primo Moroni

L’estrattivismo dal suolo terrestre ha caratterizzato il capitalismo dalla notte dei tempi, determinando guerre e devastazioni ambientali per centinaia di anni. È l’accumulazione originaria di cui scrive Karl Marx.

Oggi il capitalismo è entrato in una nuova dimensione. Se proseguono le devastazioni ambientali, nel primo come nel terzo mondo, in Canada come in Honduras, la terra e le sue risorse non rappresentano più l’unico grande bacino di estrazione. Nell’era dell’antropocene è la vita umana la grande fonte di sostentamento del capitale. È l’intelligenza il nuovo capitale fisso che va a sostituire la terra devastata dall’inquinamento e dal depauperamento. La mutazione di paradigma dell’alfabeto del capitalismo estrattivo è impressionante. Oggi i colossi della tecnologia come Alphabet (la controllante di Google), Amazon, Apple, Facebook e Microsoft dominano il mondo. Valgono da sole più del Pil della Gran Bretagna.

Estrazione per espropriazione. Il general intellect è espropriato attraverso le nuove piattaforme tecnologiche, i social network, le applicazioni, ed è trasformato in dati sensibili. Tradotto in algoritmi. I nuovi giacimenti sono composti di abitudini, comportamenti, attitudini individuali e collettive immagazzinate in cloud da cui si estrae valore.

“Il futuro della tecnologia è il futuro dei suoi finanziatori. E i finanziatori sono cambiati. Prima erano i militari, poi i venture capitalist. Oggi si apre un nuovo capitolo: i fondi multimiliardari, spesso legati agli stati, sono i nuovi padroni della tecnologia”. Scrive Evgeny Morozov su Internazionale, numero 1247 del 16 marzo 2018.

Il Norway’s Government Pension Fund Global, con oltre mille miliardi di dollari di asset gestiti è stato tra i pionieri nell’investimento digitale e possiede gran parte della Silicon Valley, nel suo portafoglio ha Apple, Google, Amazon, Microsoft, Samsung e Nintendo. Poi c’è Vision Fund, fondo di investimento tecnologico del colosso giapponese SoftBank, che continua a investire sempre di più in data mining, dal servizio di taxi-sharing Uber al produttore di chip Nvidia, fino al portale indiano di e-commerce Flipkart. In un’intervista a CNBC, il ceo Rajeev Misra ha spiegato che Vision Fund è pronta a investire circa 100 miliardi di dollari tra le 70 e 100 imprese nel campo dell’intelligenza artificiale o della robotica.

Secondo Morozov, attraverso il Vision Fund SoftBank e i suoi partner mirano a guidare l’avanguardia della trasformazione digitale dell’economia globale e controllare i suoi parametri chiave: infrastrutture, dati personali e intelligenza artificiale.

Ma chi c’è dietro il Vision Fund di Soft Bank? Principalmente Arabia Saudita e Abu Dhabi. Con il Public Investment Fund saudita che proprio in questi giorni ha concluso con Soft Bank un accordo da 200 miliardi dollari per la costruzione di pannelli solari.

È il nuovo paradigma del mondo. I fondi sovrani si litigano le big tech e le piccole start up di innovazione tecnologica senza badare a spese. La finanza è diventata la prosecuzione della geopolitica con altri mezzi, tecnologici. In ballo c’è l’egemonia dell’estrazione digitale. Il controllo della popolazione in funzione pubblicitaria e militare. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

“La questione non è solo politica, non si tratta tanto di avere o meno influenzato le elezioni americane, è soprattutto economica. Qui è in gioco il nuovo modello del capitalismo che si fonda sull’estrazione dei dati utilizzati per lo sviluppo di nuovi mercati, a cominciare dall’intelligenza artificiale. La maggior parte delle persone non ha la minima idea di quanto preziosi siano i suoi dati personali, di quanto valgano economicamente”, dice Evgeny Morozov intervistato dalla BBC.

I dazi trumpiani sull’acciaio sono nulla al confronto. Washington per motivi di sicurezza nazionale ha bloccato il più grande accordo tra aziende tecnologiche della storia, la fusione tra la Qualcomm statunitense e la Broadcom di Singapore, dietro alla quale c’è ovviamente la Cina.

Questa è la nuova guerra.

Kuala Lumpur, San Paolo, Reykjavík, Pechino, Washington, Abuja, Riad.

Una quantità incalcolabile di dati viaggia sulla rete che attraversa il globo terrestre alla velocità di centinaia di megabyte per secondo. Ora bisogna controllarla questa rete. Dall’estrazione del petrolio all’estrazione dei dati, dalla Norvegia alla Arabia Saudita. E’ la guerra per il nuovo oro nero. È la guerra dei dati.

Se la Saudi Conncection, il rapporto ombelicale che da 70 anni lega Washington a Riad, ieri serviva a tenere distante l’Europa dall’influenza dell’Unione Sovietica, per evitare che i cosacchi si abbeverassero alla fontana di San Pietro, oggi la penisola araba è il nodo in cui si esercita l’influenza americana nella rete che da Shangai arriva a Lisbona. La Nuova Via della Seta.

Lo stesso caso Skripal, come scritto su i Diavoli, ha a che fare con l’arresto da parte delle autorità russe lo scorso dicembre di un dimesso ex ispettore di confine norvegese in pensione: Frode Berg, 62 anni. L’accusa è di spionaggio. Berg è stato arrestato a Kirkenes, cittadina norvegese affacciata Mare di Barentes, a nord del Circolo Polare Artico, crocevia della Nuova Via della Seta e della nuova logistica dei dati. Nodo fondamentale per il passaggio della fibra ottica, attraverso i tre grandi player globali con cui la piccola cittadina di Kirkenes, 4 mila anime scarse, confina: Occidente, Russia e Cina. Il fondo pensioni norvegese è il più importante investitore della Silicon Valley.

Questa è la pillola rossa di Matrix. La spaventosa profondità della tana del Bianconiglio. Il mondo che si spalanca ogni volta che ci connettiamo a una social network, spediamo una mail, installiamo un’applicazione, scattiamo una foto. Il mondo dei fondi sovrani, delle big tech, degli apparati militari e delle corporation in guerra per il controllo della nostra intelligenza collettiva.

I dati offrono infinite possibilità di sviluppo. Bisogna riprenderseli dalle istituzioni totalitarie cui li abbiamo consapevolmente regalati. Bisogna costruire un enorme data base pubblico cui tutti possano avere accesso gratuitamente.

“Non c’è giustizia a seguire leggi ingiuste. È tempo di venire alla luce e dichiarare, nella grande tradizione della disobbedienza, la nostra opposizione a questo furto privato di cultura pubblica. Dobbiamo prenderci le informazioni, ovunque siano depositate”, scriveva Aaron Swartz.

Oltre Cambridge Analytica. Oltre il capitalismo finanziario. La libera condivisione dei dati, in un modello di sviluppo alternativo, ci porterebbe presto alla piena automazione. Alla fine della schiavitù del lavoro.

Oltre il reddito universale garantito. Per un’intelligenza artificiale libera e condivisa. Per il fully automated luxury communism.

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