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Notizie sull'operazione speciale condotta dall'esercito russo in Ucraina
Il governo di Lula da Silva sta sperimentando una delle più grandi trasformazioni ideologiche nella storia della sinistra brasiliana. Dalla campagna presidenziale del 2022 ad oggi, il Partito dei Lavoratori (PT) si è prefissato l’obiettivo di sfidare il controllo di Bolsonaro sui simboli nazionali: la bandiera, l’inno nazionale, la nazionale di calcio e la rivendicazione della sovranità nazionale. In questa campagna, quest’ultimo tema è diventato un asse centrale per Lula: la costruzione di un nazionalismo sovranista, antimperialista e di...
L’industria della disinformazione digitale e della manipolazione elettorale è relativamente nuova: un settore giovane e innovativo… dedito a distorcere la realtà e spargere propaganda on line. Una florida industria clandestina capace di interferire nelle elezioni e manipolare il dibattito pubblico, che ha trovato in America Latina un terreno particolarmente fertile. I suoi clienti sono, in generale, direttamente Stati, mercenari al soldo di governi, o clienti privati che preferiscono operare nell’ombra, dove la morale non conta e i pagamenti...
Si è appreso nei giorni scorsi che i Curdi siriani, rinunciando a costruire la tanto decantata entità democratica, femminista, indipendente del Rojava, hanno deciso di aderire al nuovo stato siriano governato dall’ex terrorista dell’ISIS e di Al-Qaida Al-Jolani, di sciogliere le proprie milizie nel nuovo esercito siriano e di riconsegnare al governo siriano i pozzi di petrolio siriano che avevano gestito insieme alle truppe USA. Chi scrive è stato in anni passati un sostenitore della causa curda. Sono stato varie volte nel Kurdistan...
Il popolo islandese ha detto no ai negoziati per l’adesione all’Unione europea. Con il 52,8% contro 47,2%, gli elettori islandesi ha nuovamente respinto l’idea di riavviare il processo di adesione, sospeso già nel 2013. Il referendum non era un voto diretto sull’adesione all’UE, ma, di fatto, gli islandesi non si sono fatti incantare dalle sirene “europeiste” negando alla Ue di poter aggiungere un altro tassello al proprio mosaico di controllo su tutta l’Europa. Neanche l’aver agitato il fantasma delle minacce di Trump sulla regione artica ha...
La questione, posta nei termini più brutali, sembra semplice: quando un articolo viene scritto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, chi ne è davvero l’autore? L’uomo che ha fornito le idee, oppure la macchina che le ha distese sulla pagina? La domanda è legittima, ma rischia di essere mal formulata. Presuppone infatti che la scrittura sia un atto unitario, compatto, indivisibile, mentre chiunque abbia scritto qualcosa di appena più complesso di una lista della spesa sa bene che essa è, al contrario, un processo stratificato: intuizione,...
C'è un momento, in ogni impero terminale, in cui la classe dirigente smette di governare la realtà e comincia a gestirne la percezione. L'Occidente collettivo — quella entità geopoliticamente confusa che si estende da Washington a Tokyo passando per Berlino, Parigi, Londra e Tel Aviv — ha superato quel momento da un pezzo. Oggi, alla fine dell'agosto 2026, non gestisce più nemmeno la percezione. Suona. Suona come l'orchestra del Titanic, ma con i cachet più alti della storia e nessun iceberg all'orizzonte, perché l'iceberg è stato...
Analizzare la situazione venezuelana richiede di mantenere uno sguardo critico sulla complessità dei processi reali: le rinegoziazioni con i colossi energetici, le sanzioni internazionali, i nodi dell'economia rentier e le contraddizioni di una gestione statale condizionata dal ricatto USA. Tuttavia, c'è una differenza sostanziale tra la critica politica basata sui fatti e l'assimilazione passiva delle favole di intelligence. Accettare, così, la favola dei "87 ufficiali venduti" o dei "miliardi ombra" inviati da Washington alla presidenta...
Sul Corriere della Sera del 2 agosto, Lucrezia Reichlin, figlia di quell’Alfredo che fu tra le menti più fini della sinistra italiana (sic transit gloria patris), ci spiega con lieve sussiego che capire l’ascesa dei tassi americani non è un esercizio accademico perché i Treasury sarebbero la stella polare della finanza mondiale e il loro rendimento deciderebbe il costo del capitale ovunque: per gli Stati, per le imprese e perfino per le famiglie. È il classico ragionamento occidentalista condotto con categorie occidentaliste. E offre...
Il povero Massimo Giannini è stato subissato di sghignazzi e sberleffi per la sua frase sullo scontro con la Russia, da lui indicato come una occasione per forgiare nel fuoco della battaglia un vero progetto di difesa europea. Lo svolazzo retorico del “forgiare nel fuoco della battaglia”, ha catturato quasi tutta l’attenzione, mentre invece la questione è un po’ più insidiosa. In realtà la tesi dell’articolo pubblicato il 15 agosto scorso da Giannini sul quotidiano “la Repubblica”, è che la guerra in Ucraina avrebbe potuto rappresentare...
Mentre il segretario al tesoro USA Bessent promette sfracelli contro l'economia iraniana l'amministrazione USA, sempre più disperata, attinge al conto di tesoreria per riacquistare bond così da abbassare i tassi. Nel frattempo Deutsche Bank su autorizzazione cinese apre la prima camera di compensazione europea per lo Yuan Come avevo ipotizzato, nell'attuale situazione di stallo del conflitto con l'Iran, l'amministrazione di Washington ha puntato sulla guerra economica contro Teheran al fine di riuscire a piegare la volontà del regime degli...
C’è una scena che si ripete attualmente con regolarità nei piani strategici delle aziende. Un dirigente, con lo sguardo perso nel vuoto digitale, dichiara: “Dobbiamo investire nell’IA”. Seguono, come un rituale pagano, stanziamenti per software, automazioni, corsi di formazione tecnica. Tutto sacrosanto, tutto doveroso. E mentre l’intelligenza artificiale corre, sollevando polvere di dati e promesse, un silenzio imbarazzato cala sulla domanda successiva. Quella che nessuno osa formulare ad alta voce, per timore di apparire retrogrado: “E noi,...
La segretaria del Partito democratico ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al direttore del "Corriere della sera" in cui ha esortato il governo Meloni ad adottare, subito, un'imposta sugli extraprofitti energetici. Si tratta di una proposta molto interessante che, però, a mio parere, dovrebbe essere integrata da due ulteriori considerazioni. La prima riguarda la necessità, per avere un gettito davvero in grado di fare la differenza, di non limitare l'imposizione al settore energetico. L'adozione di una sovrimposta temporanea...
Sovranità, interesse nazionale, patria: parole che ricorrono ossessivamente nel lessico meloniano. Resta da capire quale sia il vero significato, quando dalla retorica si passa ai fatti. L’ultima crisi dell’acciaio a Taranto offre un rilevante banco di verifica. Riferendosi agli stabilimenti tarantini, Meloni ha assicurato che il mantenimento di un’importante capacità produttiva di acciaio è ritenuto dal governo «obiettivo di rilievo nazionale». A ben vedere, però, le azioni del suo governo sembrano muovere in direzione esattamente opposta....
Il 4 agosto 2026, nel corso di una conferenza stampa ospitata al Senato, esponenti della maggioranza hanno presentato quella che il governo definisce la propria “Rivoluzione Welfare”: 52 miliardi complessivamente destinati, secondo quanto rivendicato, alle politiche sociali in meno di quattro anni, con l’obiettivo di superare finalmente “la logica dell’assistenzialismo”. Poco più di un mese prima, commentando l’approvazione del decreto Lavoro, la presidente del Consiglio aveva adoperato la stessa parola d’ordine: sostenere il lavoro e non la...
Domanda: e se alla fine il Melonellum saltasse del tutto? Sia chiaro, la nostra è solo un’ipotesi. Non una previsione, ma un’ipotesi che conviene considerare, che comunque ci aiuta a ragionare su certe dinamiche in atto. E forse è soltanto una suggestione, ma di quelle suggestioni che hanno un loro perché. Il 20 luglio scorso così concludevamo un articolo sul tema: «Davvero si voterà con il Melonellum (come sembrerebbe), oppure il trasversale “partito del pareggio”, che guarda ad una sorta di “Union Sacrée” in nome della guerra alla Russia,...
C’è un’immagine dell’Unione Europea che i suoi apologeti vendono quotidianamente: quella di un faro di democrazia, dialogo, stato di diritto. Poi, però, basta aprire gli occhi o semplicemente riflettere oltrepassando la cortina fumogena della propaganda mainstream per scoprire il volto vero. L’ultima conferma arriva dalla Germania, il cuore pulsante dell’UE, l’ormai ex locomotiva d’Europa. Secondo quanto reso noto da Politico, i partiti del cosiddetto “establishment” starebbero già studiando un arsenale di misure straordinarie per impedire di...
Il libro di Alessandra Ciattini è un importante contributo al dibattito sulle grandi questioni che, dal 1989, hanno trasformato il mondo, non soltanto dal punto di vista geopolitico, con la fine della contrapposizione tra i due blocchi e l’affermazione di una fase dominata dagli Stati Uniti, ma anche sotto l’aspetto culturale e filosofico. È cambiato infatti il modo stesso di interpretare gli avvenimenti e le trasformazioni della società contemporanea. Per affrontare queste complesse questioni, l’autrice ha raccolto nel volume una serie di...
Il modo di produzione capitalista nella sua fase imperialista non solo esporta merci e capitali, ma impone e propaga sofisticati dispositivi di controllo sociale, occupazione territoriale e guerra ideologica. Nello scenario contemporaneo, subordinato alle direttive geopolitiche di Washington e alla dottrina dell'atlantismo militarista, assistiamo al consolidamento di una trama in cui il regime sionista di Tel Aviv opera non come un mero attore esterno, ma come un ingranaggio organicamente integrato nell'architettura di dominazione e...
Il leader del M5S, Giuseppe Conte, ha detto che “l’ideologia woke non serve alla sinistra perché il nemico vero da battere sono le diseguaglianze sociali”. Naturalmente lo ha dichiarato con quella cautela e quel cerchiobottismo tipici del democristiano qual è, nella sostanza. “Il Woke – ha spiegato – ha avuto anche aspetti positivi, ha spinto ad allargare il concetto di giustizia, ad adottare un linguaggio più rispettoso, ha contribuito a creare spazi simbolici e pratiche di riconoscimento che si sono diffuse nei luoghi di lavoro, nelle...
Ho letto con molto interesse l’articolo di Lucio Baccaro uscito giorni fa sulle pagine del Fatto quotidiano. Vi sono riassunte brillantemente le tesi di coloro che, nell’area del dissenso, si schierano contro il progetto europeo, privilegiando il ritorno allo Stato nazionale. Naturalmente, la sinistra (che oggi non è rappresentata dai socialisti europei o dal PD in Italia) si distingue dalle destre in quanto considera possibile il ritorno allo Stato nazionale senza dover necessariamente sfociare nel nazionalismo sovranista caldeggiato dalle...
Da “donatori” di soldi e armamenti a partner vincolati e vincolanti. La Ue sta utilizzando e si sta facendo utilizzare dall’Ucraina – il “porcospino d’acciaio voluto dalla Von der Leyen – per accelerare i passaggi verso un complesso militare-industriale integrato e la guerra in Europa come exit strategy dalla propria crisi. Un interessante servizio de Il Sole 24 Ore segnala come negli ultimi due anni, l’Unione europea ha dovuto trasformare la propria architettura regolatoria in uno strumento di politica industriale bellica. Il Regolamento...
Il confronto tra i peggiori è aperto, e per la traballante armata imperialista (“l’Occidente unito” di cui fantastica Giorgia Meloni) è il momento di rifarsi i conti. La notizia del giorno è il mandato di cattura internazionale emesso dal ministero della giustizia turco contro Netanyahu e altri dirigenti politici e militari di Israele. Formalmente è una segnalazione all’Interpol (una “red notice”) che riguarda anche il funzionario Afek Moskovitch per l’intervento armato contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla che tentava di portare...
Uno dei problemi, se non il problema principale, della sinistra italiana degli ultimi quarant’anni – per lo meno da quando il Partito Comunista, perso il faro dell’Unione Sovietica, individuò nell’Europa il nuovo sol dell’avvenire – è stata l’esaltazione fideistica dell'”Europa”. In nome dell’Europa, la sinistra italiana ha ingollato di tutto: l’impronta ordoliberale del trattato di Maastricht, la rinuncia alle partecipazioni statali e alla politica industriale, la deflazione interna, l’austerita come risposta (fallimentare) alla crisi dei...
Negli ultimi giorni diverse testate internazionali hanno dato spazio al lancio di “Gaza GenoLIE”, una campagna promossa da 40 organizzazioni per smontare le accuse di genocidio rivolte a Israele. L’iniziativa viene presentata ai lettori come una “analisi indipendente“, ma basta esaminare la composizione e i finanziatori del cartello per capire che non ci si trova di fronte a osservatori terzi. Dietro questa operazione si muove infatti una fitta rete di lobby politiche, gruppi di pressione finanziari e organizzazioni direttamente collegate...
C'è una contraddizione intrinseca in quanto scrivo. Cerco una forma leggera, colloquiale pur sapendo che i potenziali destinatari sono abituati ad altro linguaggio. Quello quasi gergale dell'area in cui pur mi riconosco. Che comunque esiste, e meno male... Se non altro a tener viva una fiammella. A volte, leggendo meravigliosi articoli, mi sembra che, tramite essi, si faccia un passettino verso la comprensione(la parola verità mi sembra un po' grossa..). Ma se la disquisizione, pur lucida, pur colta, ci stacca ulteriormente dagli altri, dalla...
Per un paese come l’Italia, la domanda su come si combatte l’inflazione da offerta non è un esercizio accademico. L’episodio del 2021-23 lo ha mostrato con chiarezza: uno shock originato fuori dai confini, nei mercati dell’energia e degli alimentari e nelle catene globali di fornitura, si è trasmesso ai prezzi interni ed è stato affrontato con l’unico strumento disponibile a livello di area, una restrizione monetaria rapida e severa. Ne è seguita una compressione della domanda e degli investimenti che ha colpito in modo asimmetrico proprio le...
Con il termine ”cleptocrazia” non si intende la semplice corruzione, bensì un sistema di corruzione legalizzata, un apparato di potere specificamente finalizzato alla predazione delle risorse pubbliche. Tutti i regimi manifestano aspetti e componenti di carattere cleptocratico, ma qui si tratta di capire quale tipo di regime possa essere considerato una cleptocrazia compiuta e integrale, cioè un sistema chiuso e automatico che non lasci spazio ad altre opzioni. Il termine “cleptocrazia” è stato applicato a regimi post-coloniali, come le...
Quando esce un nuovo libro di Luciano Canfora, sono uno di quelli che corre a leggere il suo lavoro e parto pregiudizialmente ben predisposto verso l’ultimo grande esponente di una prestigiosa scuola storica e filologica che ha avuto nel secolo scorso una lunga tradizione. In questo caso la sua ultima fatica, “Comunismo, un’altra storia”, edito da Feltrinelli qualche mese fa, è di particolare interesse per il taglio che l’autore dà a un tema così aperto, controverso e necessario, come quando si discute del socialismo-comunismo...
Era l’ultima settimana di marzo del 1999. Il 12 maggio, mia data di nascita, sarei dovuto andare in pensione dalla RAI. Ma il TG3, nella persona del direttore Ennio Chiodi, mi aveva già offerto un contratto di collaborazione di diversi anni, con quindi una buona prospettiva di sostentamento. Che si volatilizzò all’indomani della mia corsa a Belgrado per raccontare cosa vi stavano facendo, in nome della NATO e della sua soluzione finale per la Jugoslavia, i bombaroli di D’Alema premier e Mattarella vice. Attaccando, uccidendo e devastando un...
L’America sta considerando di usare l’atomica contro Teheran. A lanciare l’allarme è stata l’ex deputata Marjorie Taylor Greene che ha sottolineato: “Non sto facendo supposizioni, lo so”. Evidentemente qualche esponente dell’amministrazione Usa inquieto per questa deriva deve averla informata. D’altronde il recente mutamento della dottrina nucleare statunitense qualche allarme l’aveva suscitato. Ne aveva parlato la NBC spiegando che Elbridge Colby, numero due del Pentagono, stava mettendo a punto, e ne aveva parlato in un forum riservato, una...
La foia guerrafondaia dei media occidentali supera ormai per cialtroneria ed estremismo qualsiasi idiozia possa uscire dalla tastiera di Trump. La dimostrazione solare è arrivata ieri da un presunto scoop del Financial Times – giornale attendibile “fino ad un certo punto” sui temi economici, ma inevitabilmente esposto come tutti alla stupidaggine quando copre temi geostrategici – che è stato ripreso, modificato, manipolato fino alla falsificazione da tutti i media italioti. Sia stampati che in video. Andiamo con ordine perché è bene cogliere...
Caro Carlo, non lo facevo così disattrezzato il nostro amico Moreno. Come tutti i marxisti dovrebbero sapere, Lenin scriveva: «Non si può comprendere a pieno Il Capitale di Marx, e in particolare il suo primo capitolo, se non si è studiata attentamente e capita tutta la logica di Hegel. Di conseguenza, dopo mezzo secolo, nessun marxista ha capito Marx!». Ora, o si pensa che Lenin non fosse marxista o bisogna prenderlo sul serio, perché le riflessioni di Lenin avevano sempre un fondo e un intendimento politico. Concetti fondamentali di Hegel...
E’ simile a quella del Dr. Jekill e Mr. Hyde, emblematico racconto di Stevenson, la vicenda del più sfrenato dei nostri moderati, Paolo Mieli, già fondatore de La Classe, forse il primo foglio rivoluzionario del movimento ’68-’77, poi direttore del Corriere della Sera e colpevole della sua degenerazione da grande e autorevole portavoce della borghesia sedicente illuminata a capofila di una stampa degenerata in voce del padrone con il pugnale tra i denti. Il padrone essendo un poliziotto picchiatore, un generale guerrafondaio e un padrone alla...
Il forum dove il Complesso Militare Tecnocratico decide guerra, energia e algoritmi doveva riunirsi a Ferragosto in Irlanda. Un data-leak ne ha svelato invitati e agenda: la mobilitazione irlandese ha costretto i padroni dell'algoritmo a sparire Se pensavate che il destino del pianeta venisse deciso ancora nelle ovattate sale di Davos, tra una omelette al caviale e una conferenza sulla sostenibilità aziendale, o negli incontri riservati e ormai un po’ ripetitivi del Gruppo Bilderberg, siete rimasti drammaticamente indietro. Quelli sono stati...
I governi criminali di Israele e Venezuela hanno concordato di istituire un meccanismo di coordinamento per facilitare i servizi consolari ai propri cittadini residenti in entrambi i paesi, dopo 17 anni senza relazioni diplomatiche. L'accordo prevede anche il mantenimento della cooperazione tecnica nelle attività di emergenza e di recupero a seguito dei terremoti che hanno colpito il Venezuela a giugno. Caracas ha interrotto le relazioni diplomatiche con Israele nel 2009, durante l'amministrazione dell'allora presidente Hugo Chávez. Entrambi...
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L'uomo massa e suo fratello, al voto
di Giovanna Cracco
I dati della ricerca Ials-Sials in Italia incrociati con l’ultimo rapporto Censis su Comunicazione e media evidenziano un popolo-bue-tele-comandato incapace di leggere, informarsi e di costruire nessi logici tra due fatti
“La maggioranza, nella sua santità, ha sempre torto: perché il suo conformismo è sempre, per propria natura, brutalmente repressivo”. Pier Paolo Pasolini
La politica italiana del XXI secolo ha sempre in bocca la parola ‘popolo’. Da una parte Berlusconi dichiara un giorno sì e l’altro pure di essere stato eletto dalla maggioranza degli italiani – evitando in tal modo di dimettersi e venire processato. Dall’altra il Pd, che in assenza di un programma politico di opposizione, per mostrarsi vicino alla sua gente – e, quindi, veramente democratico – indossa la veste moderna delle primarie. Ma mentre quest’ultimo meccanismo ha ancora bisogno di aggiustamenti per diventare pienamente la farsa che dovrebbe essere – come dimostrano la cecità politica e i giochi interni di potere che hanno portato la sorpresa della schiacciante vittoria di Vendola nelle primarie pugliesi – l’appello al popolo quotidianamente lanciato dal Pdl è un ingranaggio mirabilmente oliato e funzionante; al punto che se qualcuno richiama l’attenzione sul conflitto di interessi, sulla deriva autoritaria di una maggioranza che sempre più esautora il Parlamento dalla funzione legislativa, sui problemi giudiziari del presidente del Consiglio, si sente ribadire il concetto senza possibilità di appello: gli italiani lo hanno comunque votato. Che cosa significa? Che sono tutti scemi?
In effetti è vero: gli italiani lo votano. Non la totalità del ‘popolo’ che evoca l’enfatica dichiarazione, tantomeno la sua maggioranza assoluta, ma poco importa dal momento che i meccanismi di una legge elettorale lo rendono legittimamente capo del Governo. Centrali diventano dunque due altre questioni: attraverso quali informazioni il cittadino decide a chi dare il proprio voto e, data l’informazione, quale sia la sua capacità di comprenderla e di sviluppare un’opinione propria. Partiamo da quest’ultima.
Nel 1992 l’Ocse lancia la Ricerca internazionale sulle competenze alfabetiche della popolazione adulta (International Adult Literacy Survey IALS) a cui partecipano solo dodici Paesi; nel ’96 avvia la seconda ricerca (Second International Adult Literacy Survay – SIALS) a cui aderiscono altre nove nazioni, tra cui l’Italia; l’indagine si conclude nel ’99. Il quesito a cui l’Ocse cerca una risposta non è ‘questa popolazione sa leggere?’ ma ‘quanto e come sa leggere?’. Viene coniata la definizione di “competenza alfabetica funzionale o letteratismo” che “è la capacità di raccogliere e utilizzare informazioni reperibili in testi scritti, in grafici, in tabelle ecc. e di eseguire operazioni, calcoli ovvero risolvere problemi”. Lo scopo è quello di misurare una competenza e non le conoscenze possedute, in quanto le statistiche tradizionali riferite ai vari livelli di titoli di studio conseguiti da una popolazione sono poco significative al fine di comprendere la sua capacità reale di ‘leggere’. La ricerca stabilisce tre tipologie di competenza alfabetica – testi in prosa, grafici e calcoli – e per ognuna cinque livelli. Di questi, il primo è al limite dell’analfabetismo, al di sotto della soglia di illetteratismo, il secondo rappresenta un limitato possesso di competenze di base; qui si inserisce l’importante linea di demarcazione indicata dall’Ocse che individua, nei primi due livelli, quella quota di popolazione che dovrà usufruire di percorsi di formazione per essere messa nella condizioni di possedere “una piena cittadinanza nel XXI secolo”. Pena il ritrovarsi come il popolo analfabeta dei secoli passati, che abitava passivamente una società in cui norme e leggi scritte da altri sopra la sua testa regolavano la sua vita, senza che esso fosse in grado nemmeno di leggerle. Perlomeno quel popolo non votava, viene cinicamente da concludere, e riconosceva la propria ignoranza.
Perché, neanche a dirlo, la situazione italiana fa spavento. Un terzo della popolazione non supera il primo livello, un terzo si ferma al secondo, un terzo raggiunge gli ultimi tre. Nella comprensione di testi in prosa – la prova metteva a disposizione articoli di giornali, riviste, pubblicazioni a stampa e depliant – il 34% si ferma il primo livello, il 30,9% al secondo, il 26,5% al terzo e solo l’8% raggiunge il quarto e il quinto.
L’indagine dunque evidenzia che il 64,9% degli italiani è in grado di leggere ma non di capire ciò che legge: riesce a estrarre da un testo un’informazione che vi si trova esplicitata (primo livello), la trova anche quando deve compiere alcune semplici deduzioni perché il documento contiene dei distrattori (secondo livello), ma non è in grado di trovarla se è contenuta in diversi paragrafi e non in una sola frase (terzo livello), se il testo è abbastanza lungo, se l’informazione è astratta (quarto livello) e se lo scritto è denso e contiene distrattori plausibili (quinto livello). Vale la pena leggere gli esempi delle diverse prove (1), che stupiscono per semplicità e banalità.
La debole scolarizzazione è una delle cause che determinano un basso livello di comprensione di un testo in prosa: tra la popolazione con la sola licenza media, appena il 25% supera la soglia di rischio. Chi consegue una laurea e oltre, oltrepassa il secondo livello nel 66% dei casi. Tuttavia, se si confrontano i dati per fascia di età indipendentemente dal titolo di studio, quella che possiamo definire scolare anche se non più scuola dell’obbligo, cioè 16-25 anni, risulta essere nella situazione migliore: il 52,2% supera il secondo livello. Il problema è che man mano che l’età aumenta, la capacità di comprendere peggiora: tra i 26 e i 35 anni approda al terzo livello solo 43,7% della popolazione, tra i 36 e i 45 il 34,9%, tra i 46 e i 55 il 24,2% e infine tra i 56 e i 65 anni il 12,4%. Non basta quindi aver studiato: il cervello ha bisogno di essere tenuto allenato, necessita di letture stimoli e confronti, tutte cose che gli italiani abbandonano giunti al termine degli studi.
La cultura non ha mai avuto vita facile, in Italia. Nel 1861, il 75% della popolazione non sa né leggere né scrivere. Le riforme scolastiche che si susseguono fino all’epoca fascista mirano ad alfabetizzare, condizione sempre più necessaria per poter lavorare: viene istituita la scuola dell’obbligo dai sei agli undici anni. Nel 1951, gli analfabeti sono ancora il 13,8% (il 25% nelle isole) e i semianalfabeti – appena in grado di scrivere il proprio nome e incapaci di comprendere un testo scritto – sono il 26%; inoltre, il 60% della popolazione si esprime unicamente in una lingua dialettale.
Il ministero della Pubblica istruzione decide di usare la televisione in funzione pedagogica, per uniformare la lingua e per alfabetizzare. Nel 1958 Telescuola avvia il ciclo di trasmissioni cosiddette educative, a cui si affianca Telemedia, nel 1961. Contemporaneamente nasce Non è mai troppo tardi (1960-1968), con un approccio completamente diverso: protagonista non è più il maestro che trasmette il sapere ma lo diventano gli studenti/pubblico, in studio e a casa. Il docente diviene una sorta di conduttore, che falsamente – la televisione che entra nelle case è sempre qualcosa che cala dall’alto – fa da guida ‘tra pari’, tenendo insieme testi, immagini, supporti audio, filmati e interviste.
Gli italiani si uniformano: imparano non solo a leggere e scrivere ma una lingua e una ‘cultura’ nazionale; avviene quell’omologazione che Pasolini chiamava “genocidio culturale definitivo”. Non poteva andare diversamente per un popolo che, nel proprio percorso storico, ha saltato a piè pari la trasmissione del sapere basata sulla cultura tipografica dei libri e dei giornali ed è passato direttamente dall’analfabetismo alla cultura visiva della televisione: il nonno semianalfabeta, il nipote laureato, conviventi in una casa priva di libri.
“La televisione è un medium di massa e come medium di massa non può che mercificarci e alienarci”, diceva Pasolini nel 1971. Meno evidente nella televisione cosiddetta pedagogica, la drammatica verità di questa affermazione è divenuta lampante con l’avvento della televisione commerciale, in cui tutto è diventato entertainment, intrattenimento: allo scopo di vendere una merce, parificando un detersivo a una notizia a un messaggio politico. Le caratteristiche della comunicazione sono le stesse: brevità, leggerezza, semplicità del linguaggio. Frasi a effetto snocciolate una accanto all’altra senza la preoccupazione di creare un ordine di senso logico, perfettamente integrate in un mezzo televisivo che è una collezione di frammenti.
“Ho visto sfilare in quel video un’infinità di personaggi, la corte dei miracoli d’Italia, e si tratta di uomini politici di primo piano; ebbene, la televisione fa di tutti loro dei buffoni, riassume i loro discorsi facendoli passare per idioti, con il loro sempre tacito beneplacito; oppure, anziché leggere le loro idee, legge i loro interminabili telegrammi, non riassunti, evidentemente, ma ugualmente idioti, idioti, come ogni espressione ufficiale. Il video è una terribile gabbia che tiene prigioniera dell’opinione pubblica, servilmente servita per ottenere il totale servilismo, l’intera classe dirigente italiana”. Così scriveva Pasolini, e dal momento che il percorso culturale degli italiani non può provocare oggi stupore davanti alla loro incapacità di comprendere un testo scritto, la riflessione dovrebbe spostarsi sul concetto stesso di democrazia, indipendentemente dalle questioni del conflitto di interessi e della proprietà delle reti televisive – che pure lo stravolgono di parecchio.
In 1984, George Orwell paventava la fine della libertà a causa di una esplicita dittatura, in cui l’informazione, la cultura e la Storia sarebbero state censurate e riscritte da un ministero apposita; il romanzo uscì nel 1948, con alle spalle la dittatura nazista e davanti agli occhi ‘il mostro’ sovietico. Quindici anni prima, nel 1933, Aldous Huxley pubblicava Il mondo nuovo, un romanzo che suscitò meno clamore probabilmente perché poco si prestava a essere strumentalizzato: immaginava infatti una società in cui le persone vivevano felici, in uno stato di costante divertimento, distratte da cose superficiali, grate alla tecnologia che le liberava dalla fatica di pensare; erano oppresse, ma a tal punto condizionate fin dalla nascita da non essere in grado di capirlo. Orwell temeva una società in cui i libri sarebbero stati banditi, Huxley quella in cui nessuno avrebbe avuto il desiderio di leggerli; Orwell temeva la dittatura che si odia, Huxley quella che si ama; Orwell la cultura censurata, Huxley quella divenuta un balbettio infantile. Davanti a una televisione che è diventata il principale strumento di un potere falsamente democratico, ha ancora ragione Pasolini: “La maggioranza, nella sua santità, ha sempre torto: perché il suo conformismo è sempre, per propria natura, brutalmente repressivo”.
Un conformismo fotografato anche dal Censis nel suo Rapporto annuale 2009 relativo all’aspetto ‘Comunicazione e media’: l’Italia è un Paese in cui “il pluralismo delle fonti è un processo ancora incompiuto”. Quando si tratta di informarsi sull’attualità politica, il 59,1% degli italiani si affida principalmente alla televisione (con punte del 63,1% tra i soggetti meno istruiti e del 67,7% tra gli anziani – 65 anni e oltre); solo il 30,5% affianca al mezzo televisivo la lettura dei quotidiani acquistati in edicola. Per scegliere chi votare, il 69,3% si affida ai telegiornali (il 76% tra i meno istruiti, il 74,1% tra le casalinghe, il 78,7% tra i pensionati e l’81,8% tra gli anziani), il 25,4% ai quotidiani. Internet potrebbe essere una grande possibilità, ma non lo è. Non solo per un problema generazionale – lo usa l’84,2% dei giovani (14-29 anni) ma nel complesso solo il 48,7% della popolazione – ma per l’uso che principalmente ne viene fatto, che lo rende simile al contesto televisivo: entertainment. Social network, YouTube, musica. Solo il 16,5% e il 2,5% tra i giovani accede rispettivamente ai portali e ai quotidiani online, e il 7% e il 4,7% nel complesso degli internauti. Se a questo si aggiunge che la percentuale delle persone totalmente estranee alla lettura di qualsiasi mezzo a stampa è aumentata dal 33,9% del 2006 al 39,3% del 2009, che gli utenti internet hanno raddoppiato la loro disaffezione per la carta stampata (erano il 5,7% nel 2006 sono diventati il 12,9% nel 2009) e che la percentuale dei giovani che usa regolarmente internet ma non legge né giornali né riviste né libri è il 28,7%, la conclusione è disarmante: solo il 35,8% degli italiani gode pienamente del pluralismo delle fonti nell’ambito dell’informazione.
Una situazione che va peggiorando. Negli ultimi due anni, a fronte di un utilizzo del mezzo televisivo rimasto invariato (92,1% contro il 91,7%), la disaffezione alla carta stampata va aumentando: nel 2007, il 67% degli italiani leggeva giornali a pagamento, il 21,1% quelli online e il 34,7% la free press; nel 2009 sono diventati rispettivamente il 54,8%, il 17,7% e il 35,7%. Contro un misero 1% di aumento di lettori dei giornali gratuiti, il 15,6% dei cittadini ha smesso di informarsi tramite i quotidiani. Va ancora peggio nell’ambito delle riviste: il 40,3% leggeva settimanali e il 26,7% dei mensili; in due anni sono diventati il 26,1% e il 18,6%, registrando un calo complessivo del 22,3%.
Quest’ultimo dato rivela, più degli altri, il progressivo disinteresse verso l’approfondimento; un aspetto fortemente legato al basso livello di letteratismo registrato dall’Ocse. Gli articoli dei quotidiani sono sempre più brevi, in un telegiornale che dura meno di mezz’ora il tempo medio riservato a una notizia è un minuto; il giorno dopo, altri avvenimenti incalzano. Sono le riviste – quelle che si occupano di politica e di società – il mezzo dell’approfondimento. Non legate alla stretta attualità, riprendono una notizia o ne anticipano un’altra e ne vanno a fondo, in lunghi articoli di analisi affrontano argomenti che richiedono documentazione, tempo per essere pensati e scritti; stimolano quella riflessione che permette di avere le chiavi di lettura della società e il formarsi, soprattutto, di una cultura politica e di conseguenza di opinioni che vadano oltre lo slogan buono per il tempo di un caffè al bar. Ma per quale motivo il 64,9% degli italiani dovrebbe impiegare parte del proprio tempo a leggere qualcosa che non capisce?
Purtroppo, l’uomo massa non è figlio unico, ha un fratello scemo; ed entrambi, com’è loro diritto, votano. A questo punto si tratta di capire, stante la situazione sopra descritta, quale fattore cognitivo e percettivo della realtà politica induca questa tipologia di individuo a orientare il proprio voto a destra piuttosto che a sinistra; perché da una parte e non dall’altra, quale essa sia.
Ida Dominijanni, in un articolo sul Manifesto del 2 febbraio scorso, rifletteva sul diverso approccio comunicativo della destra e della sinistra, prendendo spunto dal saggio di George Lakoff, The political mind: l’egemonia della prima sarebbe dovuta “alla sua capacità di suscitare un’identificazione ‘calda’ dell’elettorato mobilitandone gli elementi emotivi e irrazionali”, laddove la seconda, “puntando a convincere con la razionalità degli argomenti e delle soluzioni, non riesce a vincere”. Non si tratta di semplici tecniche di marketing – sottolinea la Dominijanni – ma dell’intero complesso culturale che si manifesta attraverso il linguaggio: quello della destra sarebbe appunto ‘caldo’, quello della sinistra, “figlia dell’illuminismo e di una concezione razionale del contratto sociale”, sarebbe ‘freddo’, come le discipline del diritto e dell’economia che sono alla base della sua cultura. Per invertire l’egemonia, quindi, la sinistra dovrebbe allargare la propria formazione culturale “a saperi più in grado di sintonizzarsi con i fattori inconsci della ‘political mind’”.
Quando nel 1994 Berlusconi fondò Forza Italia prese in blocco un gruppo di manager di Publitalia – la concessionaria di pubblicità del gruppo Mediaset – e li portò con sé in politica: primo fra tutti Dell’Utri, e poi Micciché, Galan e altri. Era quindi chiaro fin dall’inizio quello che sarebbe stato l’approccio comunicativo del partito nascente: dopo aver creato in Italia la televisione commerciale e aver venduto per anni bibite e merendine, Berlusconi avrebbe iniziato a vendere se stesso con la stessa tecnica pubblicitaria. Non poteva che uscirne vincente. È vero, come dice la Dominijanni, che la sinistra paga la propria incapacità ad aggiornare il suo modus comunicativo; è anche vero però che il linguaggio ‘freddo’ che pretende di spiegare anziché emozionare è perdente perché totalmente incompreso, perché cade nel vuoto di cervelli italiani disabituati al ragionamento e al pensiero; ed è infine vero che è più facile vendere fumo, cavalcare paure e conformismo, piuttosto che un progetto politico; soprattutto quando questo è confuso.
Perché se per ‘sinistra’ si intende il Pd – che ha manovrato insieme alla destra per escludere dal Parlamento e conseguentemente dal circuito mediatico Rifondazione comunista & C. – questa è una questione nodale: dall’abbraccio al neoliberismo degli anni Novanta, si ritrova senza un’idea alternativa di società da proporre, salvo l’antiberlusconismo e una ‘questione morale’ che sempre più si rivela una farsa anche nelle sue fila. Ma ipotizzando che questa ‘sinistra’ ritrovi qualcosa di sinistra da proporre – che vada magari anche oltre l’illuminismo e il contratto sociale, valori borghesi, e ritrovi concetti come struttura e sovrastruttura – e che impari a trasmetterlo con un linguaggio ‘caldo’, uscendone vincente in termini elettorali, non si potrebbe comunque parlare di rovesciamento dell’egemonia. Un popolo bue resta un popolo bue, sia esso governato dalla destra o dalla sinistra; ma una sinistra preoccupata solo di trovare la strategia vincente e non di ricostruire lentamente quella cultura politica che il consumismo e l’omologazione si sono divorati, quella sinistra non è più sinistra.
Enrico Grazzini è giornalista economico, autore di saggi di economia, già consulente strategico di impresa. Collabora e ha collaborato per molti anni a diverse testate, tra cui il Corriere della Sera, MicroMega, il Fatto Quotidiano, Social Europe, le newsletter del Financial Times sulle comunicazioni, il Mondo, Prima Comunicazione. Come consulente aziendale ha operato con primarie società internazionali e nazionali.
Ha pubblicato con Fazi Editore "Il fallimento della Moneta. Banche, Debito e Crisi. Perché bisogna emettere una Moneta Pubblica libera dal debito" (2023). Ha curato ed è co-autore dell'eBook edito da MicroMega: “Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall'austerità senza spaccare l'euro" ” , 2015. Ha scritto "Manifesto per la Democrazia Economica", Castelvecchi Editore, 2014; “Il bene di tutti. L'economia della condivisione per uscire dalla crisi”, Editori Riuniti, 2011; e “L'economia della conoscenza oltre il capitalismo". Codice Edizione, 2008
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