
Storia di Rifondazione comunista
di Diego Giachetti
Il recente libro di Sergio Dalmasso, La traversata nel deserto. Rifondazione Comunista dalla chiusura di “Liberazione” al Congresso di Montecatini (Edizioni Punto Rosso, 2026) conclude - almeno per ora, essendo il percorso politico ancora in corso - la storia di Rifondazione comunista e si pone in continuità con altre due sue precedenti ricerche: Rifondare è difficile del 2002, che ricostruisce i primi dieci anni di vita del partito e Rifondazione comunista dal movimento dei movimenti alla chiusura di “Liberazione”, pubblicato nel 2021. In questo testo, seppure in maniera sintetica, è tracciata anche la storia di trent’anni di attività dell’organizzazione giovanile comunista, grazie al contributo di Paolo Bertolozzi e Nicolò Martinelli. Sono pagine scritte da chi ha vissuto la nascita, la crescita, le difficoltà, le contraddizioni, la crisi di un progetto politico che ha costituito il maggior tentativo di rilancio di un’identità comunista rifondata, come promette il nome del partito.
L’autore continua fare ciò che oggi in politica si dimentica di fare, scrive Matteo Pucciarelli nell’introduzione, cioè guardare alla propria storia, ai successi e ai fallimenti, tentando di apprendere qualche lezione utile all’agire nel presente. Offre quindi al lettore, e più ancora al militante, una ricostruzione temporale dei fatti e dei contesti, storicizza gli eventi e dà una struttura al tentativo di interpretazione storiografica che si deve fare, guardandosi però dalle opinioni soggettivizzanti che, in quanto tali, non sono discutibili, mentre i fatti invece lo sono. Pone le basi per la discussione da farsi collettivamente, non per rivelare una verità già data, ma per costruire assieme un processo accertativo che porti a una conoscenza condivisa.
Procedere nel deserto
La ricostruzione storica prende le mosse dall’insuccesso riportato alle elezioni politiche del 2008 della lista Sinistra arcobaleno che raccolse 1.124.298 voti, pari al 3,08%, non sufficienti a superare lo sbarramento imposto dalla legge elettorale maggioritaria. Si apriva una fase nuova e difficile, non tanto per le scissioni subite (Partito Comunista dei Lavoratori nel 2006, Sinistra Critica nel 2007) quanto per l’affievolirsi di legami sociali e di prospettiva valoriale.
Alla perdita della rappresentanza parlamentare e del finanziamento pubblico, con relativa scomparsa dal radar politico e dai media e le crescenti difficoltà finanziarie, si aggiunse, ben più grave delle precedenti, la scissione di Vendola dopo il congresso del 2008 con la costituzione di Sinistra ecologia e libertà. Tre anni dopo, la chiusura del giornale Liberazione segnò un’ulteriore perdita, mentre iniziava un calo significativo dei tesserati: da 87.826 nel 2007 a 31.215 nel 2012. Iniziava quella che Sergio Dalmasso nel titolo chiama la traversata nel deserto.
Le difficoltà di Rifondazione erano e sono comuni a tutta l’area della sinistra anticapitalista in un contesto politico segnato dall’alternanza (non l’alternativa) tra forze di centro-destra e un centro-sinistra moderato, liberista, atlantista, parte costitutiva di una società bloccata nella speranza di un cambiamento economico e sociale radicale. Se i partiti socialista e comunista novecenteschi ancora si muovevano nell’ambito di un graduale riformismo volto a modificare l’assetto sociale, il riformismo del centro-sinistra stava e sta tutto dentro il sistema, neanche più definito capitalista. Piccoli miglioramenti sono possibili all’interno di regole sociali ed economiche non superabili. Le parole socialismo e comunismo sono scomparse dal vocabolario e dalle tesi della sinistra liberista.
In questo senso, le difficoltà incontrate da quel partito derivano non solo da scelte soggettive, ma dalla trasformazione del quadro politico, caratterizzato da una ferrea legge elettorale maggioritaria che premia le coalizioni ed esclude la partecipazione di formazioni politiche al di fuori di esse. Esse si sommano a una realtà comune a tutte le formazioni della sinistra radicale, socialista o comunista, segnata spesso dall’incapacità di trovare una pratica comune, di accogliere e valorizzare argomenti, conoscenze, competenze, di fare i conti con il fallimento dei tentativi novecenteschi dell’uscita dal capitalismo, scrive Giovanni Russo Spena nella postfazione. Sovente la sinistra alternativa è stata in grado di indicare una serie di cambiamenti di per sé opportuni e giusti ma spesso fuori dalla sua portata, dati i rapporti di forza sociali e politici.
Una costruzione plurale dell’alternativa
Uno degli argomenti esaurientemente trattato nel libro riguarda le varie forme di alleanze elettorali messe in campo per rompere la conventio ad excludendum della legge elettorale, problema ricorrente per la sinistra alternativa e in primo luogo per Rifondazione comunista. La costruzione di un’alleanza e di un progetto unitario e plurale della sinistra alternativa si è avviato tra forze che volta per volta erano disponibili a praticarlo, specialmente in concomitanza delle scadenze elettorali, legato a un’esigenza di sopravvivenza politica anche istituzionale, non solo sociale. Continua è stata la ricerca di modalità per rientrare nel gioco politico istituzionale attraverso aggregazioni elettorali di forze a sinistra, alternative ai due poli. Fino al 2013 persiste la tendenza a stabilire un rapporto con Sinistra ecologia e libertà e la prospettiva di unificazione col Partito dei comunisti italiani, mediante la costituzione di una Federazione della sinistra, esperienza che si esaurisce nel 2012. Sinistra ecologia e libertà, poi Sinistra italiana, da un lato, come nel caso dei governi tecnici di Monti e Draghi, sceglie di stare all’opposizione, dall’altro mantiene la partecipazione all’alleanza col centro-sinistra.
Diversa la prospettiva tracciata da Rifondazione e praticata in varie forme elettorali, ben descritte dall’autore, con riferimento al dibattito interno al partito, tra le varie componenti. Non manca la consapevolezza che la ricostruzione di una soggettività di sinistra si può porre solo a partire dalla partecipazione, organizzazione, riattivazione del conflitto sociale, politico, di classe, col formarsi di una base sociale di massa di sinistra, alternativa ai due poli. Opportuno quindi lavorare alla costruzione di uno spazio pubblico di sinistra, una costituente unitaria e plurale della sinistra antiliberista. Rifondazione si propone come strumento al servizio dell’aggregazione e della partecipazione dal basso del confronto, nella convinzione che, dato lo stato della sinistra alternativa, nessun partito o partitino basta a se stesso e le costruzioni politiche troppo auto identitarie sono un limite, non una risorsa.
Così, nel 2013 si propone la lista Rivoluzione civile, aggregazione tra una formazione politica propria della tradizione comunista italiana e settori di movimenti sociali, che ottiene il 2,25%, proprio mentre la costituzione di un terzo polo si materializza col boom dei Cinquestelle: 25,5%. L’insuccesso elettorale conduce allo scioglimento dell’alleanza. Alle elezioni europee del 2014, con la lista Altra Europa con Tsipras (4,03%) si supera lo sbarramento e sono eletti quattro europarlamentari. Rifondazione vi ha aderito nell’intenzione di rafforzare il partito, costruire una sinistra unità contro e fuori dal centro-sinistra, favorire lo sviluppo di un movimento di massa e dare vita a una costituente della sinistra, autonoma dai due poli, plurale e alternativa. Alle elezioni del 2018 la lista alternativa si chiama Potere al popolo (1,13%). Non riesce il passaggio da cartello elettorale ad alleanza politica permanente. La divisione con Rifondazione comporta la nascita della formazione politica Potere al Popolo. Alle elezioni europee del 2019 la lista La sinistra, sostenuta da Rifondazione, Sinistra Italiana, Trsform! e altre associazioni, ottiene mezzo milione di voti (1,8%).
Il Congresso Nazionale del 2021 insiste nel voler praticare l’opposizione costruendo una alleanza politica alternativa ai due poli, ma riconosce anche che il bipolarismo, il sistema maggioritario, le controriforme dei vari governi, hanno indebolito il partito e la sua base sociale, tendono a marginalizzarlo. Alle elezioni politiche del 2022, quelle che portano alla presidenza del governo Giorgia Meloni, Rifondazione comunista è soggetto attivo nella lista Unione popolare. Anche questa volta il risultato (1,43%) è deludente. Due anni dopo alle elezioni europee la decisione di appoggiare la lista di Pace terra e dignità, divide il partito. Una parte avrebbe voluto rilanciare Unione Popolare. Mezzo milione i voti raccolti, pari al 2,21%.
Un incerto presente
Nei quindici anni trascorsi, Rifondazione, ha continuato a essere il partito più consistente, rispetto ad altre formazioni che popolano l’area anticapitalista. La preparazione del XII Congresso nazionale del febbraio 2025, ha contato 446 congressi di circolo, 93 di Federazioni, segnale positivo di una presenza sul territorio. Nel corso della discussione precongressuale poi anche all’assise nazionale si sono confrontati due documenti contrapposti. Il primo ha ottenuto 2.689 voti, il secondo 2.619. Maggioranza risicata quella raccolta dal documento che vede come firmatario il segretario Maurizio Acerbo, propenso a proporre, in vista delle prossime elezioni politiche, un fronte unitario democratico e costituzionale, il cui programma riparta dalla Costituzione italiana. L’altro documento, tra i cui firmatari figura l’ex segretario Paolo Ferrero, rilancia la costituzione di un terzo polo.
La scarsa differenza di voti tra i documenti è ancora più evidente nella composizione degli organismi dirigenti: nel Comitato politico nazionale solo 3 voti separano la maggioranza dalla minoranza, e la stessa rielezione del segretario è avvenuta sul filo del rasoio. Tutto ciò non ha favorito chiarimenti e prove di sintesi unitarie anzi, come nota l’autore, il dibattito si è incancrenito, si è fatto teso anche nei rapporti personali, sono prevalsi gli schematismi a scapito degli approfondimenti e la gestione del partito si fa complessa, gli equilibri sono instabili. Tutti d’accordo nel fare un bilancio critico: da 16 anni Rifondazione subisce sconfitte elettorali che rischiano di condannarla a vivere in recinti sociali e politici minoritari.
Tutti concordi nel voler reagire dando vita a forme unitarie più larghe (unità nella diversità) a cominciare dall’Anpi e dalla Cgil, per costituire un polo politico, culturale, organizzativo autonomo rispetto al sistema e al quadro politico dominato dai due schieramenti liberisti. La maggioranza propone un cambio di linea che collochi rifondazione in un campo politico elettorale diverso da quello praticato da circa 15 anni, mentre la minoranza teme che ciò precluda al venir meno del progetto di costituzione di un polo alternativo, sostituito dall’ipotesi di un condizionamento dall’interno dello schieramento di centro-sinistra. Eterno nodo mai risolto del tutto, conclude l’autore, e forse irrisolvibile, che si ripropone a ogni tornata elettorale, amministrativa o politica, che ha segnato la storia del partito dall’infausta introduzione del sistema maggioritario. Per tutto un periodo Rifondazione ha rappresentato un riferimento sia per forze comuniste provenienti dal movimento comunista tradizionale sia da altre correnti di sinistra, la crisi che l’attraversa indebolisce la possibilità di avviare un processo di ripensamento della tradizione comunista.











































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