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Smart and nice: dopo l’attacco alla Siria nulla sarà come prima

di Augusto Illuminati

I missili vispi, nuovi e astuti di Trump sono partiti contro obbiettivi selezionati della Siria e per ora l’attacco sembra essere più intimidatorio e simbolico che devastante. E neppure tanto efficace, se un terzo degli ordigni è stato intercettato. Ma potrebbe essere solo l’inizio

5ad15a179d56b.image 1114x557Esultiamo, insieme a destra e sinistra sono pure sparite le aggressioni imperialistiche, sostituite da “avvertimenti” simbolici con generazioni di missili intelligenti (certo più di chi li ha armati e tuittati), sempre al nobile fine di salvare la pace e impedire l’orrido uso di armi chimiche. Sul fatto che ci fossero, le opinioni poi divergono: i pragmatici inglesi si limitano a ritenerlo “probabile”, sulla scia del precedente e non proprio trasparente caso Skripal, i cartesiani francesi affermano di averne prove certe, di carattere ontologico più che empirico, gli americani applicano su scala internazionale il metodo che usano con neri e ispanici: prima spari e poi accerti se era pericoloso. Il nostro governo prende per buone le prove dell’attacco chimico, ma si dissocia dalle risposte armate e cerca di sottrarre le basi italiane da ogni coinvolgimento attivo, limitandolo ai voli di ricognizione da Sigonella. Di Maio giura sul Trattato Atlantico, Salvini sulle dichiarazioni di Putin, gli aventiniani del fu Pd, complessivamente filo-atlantici, si dividono in varie posizioni studiando i contraccolpi che il bombardamento potrebbe avere sull’assemblea del 21 aprile. Ci lamentavamo dello scarso peso che la dimensione internazionale aveva avuto nella campagna elettorale e nelle vicende immediatamente successive, Ahinoi, quando se ne occupano i nostri partiti è ancora peggio.

Sul piano internazionale non ci sono più destra e sinistra, cioè rimane solo la destra, coloniale e bombardiera, bugiarda e razzista. Per uscire dai loro problemi interni alcuni leader occidentali, di cui almeno uno visibilmente alterato, in combutta con Turchia, Israele e sauditi, attaccano Russia, Cina e asse sciita (che NON sono la sinistra, ma seri concorrenti imperialistici regionali o globali degli Usa), per fortuna incontrando resistenze ben maggiori che nelle precedenti avventure irakena e libica.

Purtroppo non siamo all’inizio del millennio, quando fiorivano cortei e bandiere per la pace, ma prima o poi un movimento di protesta sorgerà anche in un’Europa colpita a morte dal raid di Trump, May e Macron e allora spariranno i Di Maio e Martina, quelli con la manina sulla boccuccia, la priorità ai vitalizi e agli scontrini, quelli che prima-gli-italiani, gli spargitori di bonus e redditi fasulli di cittadinanza, i flat-taxisti e altri rettiliani. Perché forse la crisi più acuta si calmerà, ma ha costituito un precedente e nulla sarà più come prima, malgrado la sospetta insistenza dei media e dei portavoce ufficiali sul deconflicting.

Nulla sarà come prima soprattutto in Medio Oriente, dove tutte le forze locali dovranno far i conti con la dimensione geopolitica e cercare alleanze con le storiche potenze coloniali (la Russia stessa segue una tradizione espansiva zarista più che bolscevica), con la Turchia neo-ottomana e le ambizioni egemoniche sunnite del saudita Salman, e naturalmente con le schizofreniche strategie Usa e le ossessioni trumpiane riguardo Iran e Cina. Di qui vengono i pericoli del protrarsi di una situazione di guerra che potrebbe andare molto oltre la risposta controllata di queste ore, dilagare e frantumarsi in mille rivoli. Come è anche interesse del partner principale degli Usa, Israele, in preda sempre più al terrore di accerchiamento.

Nulla sarà come prima anche in Europa, dove l’asse Trump-May-Macron spiazza e sostituisce brutalmente sia gli organi comunitari ufficiali (come per altro verso la stessa Nato) sia il decantato asse Macron-Merkel. Si è ricostituito (dopo la Brexit, peraltro) l’asse Usa-franco-inglese che aveva condotto la sventurata impresa contro Gheddafi, dimostrando, fra l’altro, la perfetta continuità fra la Clinton e Trump, come fra Sarkozy e Macron. Total e British Petroleum, sempre interessati a spartire gli assetti statali mediorientali e a fottere l’Eni, garantiscono la continuità storica, al di là dei cambi di gabinetto, e sono i veri eredi di Sykes e Picot. Difficile che la Merkel sia contenta di avere nuovi profughi dalla Siria e meno gas da Putin, idem per il cauto Gentiloni, posto davanti a rischi per il gas russo e libico e alle rappresaglie di Daesh – complicandosi vieppiù il caos libico con la probabile morte di Haftar. Barconi e gommoni verso i nostri porti, altro che rombanti portaerei e agili torpediniere verso l’Asia…

Al di là dei costi economici della guerra (oro, gas, benzina), il problema è proprio la spaccatura dell’Europa per il sostegno americano alla Brexit, l’indebolimento del ruolo tedesco, ridotto ad arcigno custode dell’ortodossia monetaria, le spinte centrifughe e putiniane del blocco di Visegrád, cui potrebbe aggiungersi un sovranismo italiano di marca leghista. Le divergenze strategiche sull’intervento, palesi malgrado la timidezza di Spagna, Germania e Italia, rendono ancora più fioca una prospettiva europeista. Vi contribuisce potentemente l’assenza di un movimento contro la guerra paragonabile a quello di inizio millennio, intorno a cui sembrò delinearsi un orizzonte davvero europeo dei popoli. Quindi anni di austerità non sono passati invano e oggi l’unica reazione degna alla furia bellicistica subalterna e coloniale è stata la ferma presa di posizione dei laburisti di Corbyn, peraltro abbastanza scettici sul progetto europeo.

Situazione interlocutoria, anche per gli effetti sulla crisi di governo italiana, ma diventa sempre più evidente che una componente decisiva per ricostruire movimento deve consistere in una presa di posizione sugli scontri interimperialistici, il cui condizionamento sulle altre contraddizioni sta diventando preminente. Non stiamo parlando di fake news né di troll in rete, ma delle care vecchie bombe e cannoniere, insensibili al fascino della fine della lotta di classe e della contrapposizione destra-sinistra, testardamente attente al mantenimento dei privilegi e delle diseguaglianze, indifferenti alla smaterializzazione del potere.

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Comments   

#2 Mario Galati 2018-04-14 23:54
Inserire la Cina tra i concorrenti imperialisti globali degli USA è un errore che condanna all'eterna minoritá la pretesa sinistra comunista. Non mi sembra molto marxista leninista. Se ancora una speranza di cambiamento nel mondo esiste lo dobbiamo alla Cina e al suo partito comunista.
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#1 Eros Barone 2018-04-14 21:30
Un'analisi profonda e articolata che ricorda il migliore Illumi...: quello del periodo marxista-leninista. Certi vini, invecchiando, migliorano; altri inacidiscono. Mi è sembrato che quest'ultima fosse la categoria in cui rientrava quello spillato dalla botticella di Illumi... Dopo aver letto questo articolo, sono lieto di dovermi, almeno in parte, ricredere. Qui l'autore dell'articolo dimostra di non aver dimenticato un insegnamento, oggi più che mai prezioso, di
Mao Tse-tung: destra e sinistra esistono anche nel deserto. Con tutto quel che ne consegue.
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