Fai una donazione
Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________
- Details
- Hits: 156

Il nuovo disordine mondiale / 38 – Da un impero all’altro
di Sandro Moiso
Amitav Acharya, Storia e futuro dell’ordine mondiale. Perché la civiltà globale sopravvivrà al declino dell’Occidente, con una prefazione di Franco Cardini, Fazi Editore, Roma 2026, pp. 552, euro 24.
L’America sta morendo: è solo un’idea sopravvissuta alla sua utilità. (The Handmaid’s Tale, stagione 5, episodio 8 – 2022)
Non vi può essere dubbio alcuno sul fatto che oggi ci si trovi, a livello planetario, in un’età di transizione, ovvero di passaggio da una globalizzazione che avrebbe dovuto rappresentare il coronamento dell’imperio politico, militare ed economico dell’Occidente, sia estremo (Stati Uniti) che mediano (Europa e addentellati extra-europei) secondo la definizione che ne dà Franco Cardini, sul mercato e sulla ripartizione dei beni e delle risorse a livello mondiale a una ripartizione di ricchezze e ruoli che vede tra i protagonisti anche altre realtà politiche, nazionali ed economiche non propriamente includibili nei valori e nelle forme da questi assunti in un Ovest che, pur mantenendo la sua posizione di riferimento orientativo sul piano geografico, è andato nel tempo sempre più restringendosi.
Un momento storico che se da un lato suscita le peggiori paure e forme di aggressività all’interno di formazioni sociali ed economiche un tempo soddisfatte dalla loro posizione di predominio, dall’altro agita le speranze non solo dei governi e delle classi dirigenti, ma anche dei popoli e delle classi sociali meno abbienti che si riconoscono negli interessi dei nuovi “competitor” scesi nel circo delle relazioni di potere internazionali. Nuovi protagonisti di giochi gladiatori di cui le varie forme di conflitto andate sviluppandosi sempre più rapidamente e su scala sempre più vasta negli ultimi anni sono la diretta emanazione. Indipendentemente dalle considerazioni su chi abbia aggredito l’altro o viceversa.
Per affrontare questo tema, che da tempo il presidente cinese Xi riassume nella “trappola di Tucidide”, facendo riferimento al rischi che l’attuale percorso di confronto economico, politico e sempre più frequentemente militare possa dare vita d una nuova guerra del Peloponneso su scala globale, in cui il ruolo di Sparta e Atene, l’una in decadenza e l’altra in ascesa, potrebbe essere rivestito dagli Stati Uniti e dalla Cina, Amitav Acharya, Distinguished Professor alla American University di Washington, D.C. ed ex presidente della International Studies Association, prova a tracciare un percorso, attraverso 5000 anni di storia, che delinea come tale passaggio di consegne, ma soprattutto di mantenimento di una pace e di un ordine internazionale, non abbia mai costituito soltanto una prerogativa della storia e degli imperi nati a Occidente.
- Details
- Hits: 114
Risposte alle obiezioni sull’introduzione di una tassa sulle grandi ricchezze
di Marco Veronese Passarella*
a) “È una misura illegittima perché introduce una doppia tassazione”
Si tratta di un equivoco concettuale. Anche l’IVA normalmente pagata sui consumi grava su redditi che sono già stati tassati. In generale, ogni sistema fiscale moderno prevede una pluralità di strumenti di imposizione che possono gravare, in momenti diversi, sulla stessa base economica.
Il problema non è quante volte una determinata ricchezza venga tassata, ma quali fasce sociali siano chiamate a contribuire e in quale proporzione. La vera questione è dunque quella della distribuzione del carico fiscale e della sua coerenza con i principi di equità e capacità contributiva.
b) “È una misura inutile perché chi deve pagare troverà il modo di non farlo”
Evasione ed elusione fiscale sono problemi che riguardano qualunque forma di tassazione, sia essa applicata ai redditi, ai consumi o ai patrimoni. Se l’esistenza dell’evasione fosse una ragione sufficiente per rinunciare a un’imposta, allora bisognerebbe abolire l’intero sistema fiscale.
- Details
- Hits: 91
Israele, il business del genocidio
di Michele Paris
Durante la fase più intensa del genocidio a Gaza, in Occidente e tra i regimi arabi si sono sprecate le dichiarazioni di “preoccupazione”, i richiami al diritto internazionale e le rituali condanne degli “eccessi” dell’offensiva israeliana. Dietro questa retorica, tuttavia, il business militare dello stato ebraico non solo non ha subito contraccolpi, ma ha continuato a prosperare come mai prima d’ora. Anzi, proprio il genocidio in corso nella striscia sembra avere trasformato Israele in una vetrina globale ancora più appetibile per quei governi interessati a tecnologie militari sperimentate direttamente sul campo.
I numeri pubblicati nei giorni scorsi dal SIBAT, l’agenzia del ministero della Difesa israeliano incaricata delle esportazioni militari, parlano da soli. Nel 2025 Israele ha esportato armamenti per 19,2 miliardi di dollari, nuovo record storico e quinto anno consecutivo di crescita. Rispetto al 2024, l’incremento è stato del 30%, mentre dall’inizio dell’assalto a Gaza il balzo complessivo dei profitti del comparto militare israeliano supera il 56%.
Il dato forse più clamoroso riguarda però la provenienza degli acquirenti. L’Europa è diventata il principale mercato per l’industria bellica israeliana, con acquisti pari a 6,9 miliardi di dollari, circa il 36% dell’intero export militare. Ancora più significativo è il fatto che i paesi arabi abbiano acquistato più armi israeliane degli stessi Stati Uniti. Il Medio Oriente e il Nord Africa hanno rappresentato infatti il 15% delle esportazioni, per un valore di circa 2,9 miliardi di dollari, contro il 13% del Nord America.
- Details
- Hits: 90
Elmetto al campo largo, la strategia di Giorgia
di Michele Prospero
Meloni ha schivato con furbizia il vertice in Montenegro perché ha già iniziato la campagna elettorale. Ha capito, a differenza delle opposizioni, che il referendum non l’ha perso per i tecnicismi della separazione delle carriere o per l’istituzione dell’Alta Corte. A travolgerla è stato l’impatto ideale, oltre che economico e sociale, delle bombe del duo Bibi-Donald. A marzo è stata lei a pagare poiché il ponte con l’amministrazione statunitense, proprio nelle settimane dell’appello al popolo per dirimere le funzioni delle toghe, significava complicità con i raid in Medio Oriente e acquiescenza ai crimini contro l’umanità.
Confida che più in là, a emergenza iraniana spenta e con gli avvoltoi israeliani placati, la sintonia con il tycoon di Washington attenuerà gli effetti negativi sprigionati da una subalternità a Tel Aviv che gronda di sangue. Una volta siglato il cessate il fuoco, la destra intende giocare la vecchia carta del Trump pacifista, preziosa nella gestione dei contraccolpi della questione ucraina. Adducendo un francobollo come pretesto per evitare il tour nei Balcani, Meloni valuta che conviene evitare gli abboccamenti con Parigi, Berlino e Londra. Ha intuito che i tre condottieri, rimasti senza un briciolo di consenso interno, annunciano soltanto guai.
Per ottenere il secondo mandato a Palazzo Chigi, la Madre ha perso l’aereo.
- Details
- Hits: 78
(Super)Intelligenza, rilevanza, stupidità
di Paolo Bottazzini
Tante intelligenze?
Esistono forme di intelligenza “non umane”? è una domanda paragonabile all’interrogativo sull’esistenza di matematiche non umane, o di logiche non umane? Per una lumaca 2+2 può fare 5? Per una formica consultare la posizione di Saturno rispetto a Giove, prima di attraversare una strada, potrebbe essere un comportamento intelligente? E per un neutrino, o per una molecola di anidride carbonica?
Nello Cristianini ratifica con entusiasmo la tesi della pluralità di intelligenze nella sua trilogia sull’AI, pubblicata da il Mulino, e arrivata pochi mesi fa al volume conclusivo. Nel primo libro, La scorciatoia, l’eccitazione nei confronti di questa varietà è più intensa che nell’ultimo, Sovrumano. Oltre i limiti della nostra intelligenza, dove l’interesse per le scale di valutazione costringe la molteplicità dei raziocini in una sola modalità, con prestazioni confrontabili. Per il professore di intelligenza artificiale dell’università di Bath «dimostrare intelligenza non significa assomigliare agli esseri umani, ma essere capaci di comportarsi in modo efficace in situazioni nuove. Questa capacità non richiede un cervello: la possiamo trovare anche in piante, colonie di formiche e software».
Quindi dovremmo definire intelligente la pompa di benzina che, dopo essersi inserita nell’imboccatura del serbatoio di sole automobili di marchi europei, compia un ingresso corretto anche nel bocchettone di vetture di marchi coreani e giapponesi? Quanto deve essere diversa la situazione per essere giudicata abbastanza “nuova”? In quali siatuazioni “nuove” incorre una formica rispetto a quelle “consuete”? Può deliberare di migrare in Austria e di architettare una tana personale con le regole del Bauhaus, invece di collaborare alla costruzione di un formicaio, perché una tana razionalista migliorerebbe il fitting con le condizioni climatiche e storiche del luogo?
Mi sembra che una definizione come quella proposta da Cristianini presenti la difficoltà di non lasciare spazio all’opposto dell’intelligenza: un’antitesi che non si trova nell’irrazionalità, né nella follia, né nell’ignoranza, ma che ha la sua epifania nell’accusa di stupidità.
- Details
- Hits: 68
L’atomo della restaurazione
di Mario Sommella
Come il governo Meloni calpesta due referendum per consegnare il nucleare ai mercati
Ci sono date che la destra italiana non ha mai digerito. L’8 novembre 1987, quando ottanta italiani su cento dissero no al nucleare. Il 13 giugno 2011, quando ventisette milioni di elettori lo ripeterono, travolgendo il progetto di Silvio Berlusconi di riempire la penisola di centrali. E il 23 marzo 2026, quando il No popolare ha affondato la riforma costituzionale della giustizia, la rivincita sognata per trent’anni contro la magistratura. Tre sconfitte, una sola ossessione: piegare la volontà popolare quando la volontà popolare non coincide con gli interessi del blocco di potere. Il 4 giugno 2026 la Camera dei deputati ha approvato, con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti, la legge delega che riporta il nucleare in Italia. Non è una legge sull’energia. È un atto di restaurazione, il tentativo di rovesciare per via parlamentare ciò che due tornate referendarie hanno stabilito in modo inequivocabile. Ed è per questo che la battaglia che si apre non riguarda soltanto l’atomo: riguarda la sovranità del voto popolare, cioè il fondamento stesso della democrazia repubblicana.
Una delega in bianco, approvata a tappe forzate
Il provvedimento approvato a Montecitorio, e ora in viaggio verso il Senato dove il governo conta di chiudere la partita prima della pausa estiva, è una legge delega: il Parlamento conferisce all’esecutivo il potere di disciplinare con propri decreti, da emanare secondo il ministro Gilberto Pichetto Fratin «oltre Natale non si va», l’intera materia nucleare. Costruzione ed esercizio degli impianti, gestione del combustibile esaurito, produzione di idrogeno con energia atomica, riorganizzazione della governance e degli enti di controllo: tutto finisce nelle mani del governo, con criteri direttivi talmente generici da configurare una delega in bianco. La stessa autorità di sicurezza nucleare, che dovrebbe essere il presidio indipendente di controllo, verrà definita da un decreto delegato di cui non si conosce il merito: composizione, poteri, garanzie di reale autonomia dalle aziende che dovrà vigilare.
Page 559 of 559














































