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Bentornati nella Germania di Weimar

di Wolgang Munchau

Nella sua rassegna stampa di oggi, il sito Eurointelligence, diretto dall’editorialista del Financial Times Wolgang Munchau, commenta la decisione di Mattarella di porre il veto sul governo “populista” che stava per formarsi come un avvenimento molto grave e denso di conseguenze forse impreviste. Non era infatti mai accaduto nella storia delle democrazie europee che un presidente impedisse la formazione di un governo dotato di una solida maggioranza parlamentare. Il risultato sarà sicuramente una sfiducia diffusa del popolo italiano nel sistema democratico del proprio paese, e per alcuni aspetti appare una riedizione della miopia politica che portò alla tragedia di Weimar, ma questa volta sotto forma di farsa

grosz piliers societeNelle ultime dodici ore ha continuato a girarci nella mente l’idea che la storia si ripete, prima come tragedia poi come farsa. Il presidente Sergio Mattarella ha deciso di staccare la spina al governo 5 Stelle/Lega. La ragione apparente è stata la sua obiezione a Paolo Savona come ministro delle finanze, viste le sue opinioni scettiche sull’eurozona. Il suo veto su Savona ha provocato l’immediata decisione di Giuseppe Conte di rimettere il suo mandato alla formazione del governo. Il risultato sarà di inasprire il popolo italiano con una sensazione di sfiducia nel gioco democratico.

Il veto di Mattarella porterà quindi a nuove elezioni, probabilmente nella seconda metà dell’anno. Ma, a differenza delle ultime elezioni, queste saranno di fatto un referendum sull’appartenenza dell’Italia all’euro, date le ragioni per cui questo governo non è riuscito a formarsi. Nel frattempo, Mattarella ha deciso di dare l’incarico di Presidente del consiglio a Carlo Cottarelli, ex membro del FMI, per calmare i mercati. Cottarelli è un tecnocrate alla Mario Monti, mai eletto. Ma, a differenza di Monti, non avrà nemmeno una maggioranza parlamentare alle spalle.

Il Parlamento rimane il limite ultimo della politica italiana – ed è il motivo per cui questo espediente messo in atto dal Presidente difficilmente riuscirà. Non vediamo in alcun modo come questo Parlamento possa approvare un bilancio proposto da un’amministrazione Cottarelli. Si aspettano forse che i 5 Stelle o la Lega votino a favore? Più aumenta il caos nel paese, più voti otterranno.

Questi sono avvenimenti politici molto gravi, perché possono avere delle conseguenze importanti, alcune delle quali non intenzionali.

Per la prima volta a nostra memoria in uno stato europeo democratico, un presidente ha usato i suoi poteri per impedire l’insediamento di un governo con una solida maggioranza in parlamento. L’idea originale alla base del conferimento al Presidente di poteri così forti (di nomina, ndt) subito dopo le elezioni era proprio l’opposto: dare al Presidente il diritto di imporre un compromesso quando non c’è una maggioranza. La decisione di Mattarella susciterà in Italia la percezione diffusa che il sistema politico è guasto. Un primo assaggio è arrivato la scorsa notte quando Luigi Di Maio, il leader dei 5 Stelle, ha chiesto l’impeachment di Mattarella. È improbabile che possa aver successo, perché nel merito dovrebbe decidere la Corte costituzionale. Mattarella è stato uno dei giudici della Corte. Ma non è importante che l’impeachment abbia successo o fallisca. Rafforza comunque l’impressione di un sistema politico a pezzi.

Anche il discorso xenofobo ne esce rafforzato. Matteo Salvini, il leader della Lega, ha immediatamente accusato Berlino e Parigi di essere dietro a quello che considera un colpo di stato. In particolare cresce la rabbia anti-tedesca. E l’ira anti-italiana nei media tedeschi. Già all’inizio degli anni ’90 Ralf Dahrendorf avvertì che l’euro avrebbe messo i popoli europei l’uno contro l’altro. Allora non ci credevamo, ma Dahrendorf aveva ragione.

La motivazione immediata della decisione di Mattarella è quella di evitare una possibile crisi. Potrebbe essere. Ma evitare una crisi finanziaria a breve termine ha un prezzo da pagare. Forzare delle elezioni che saranno viste come un referendum sull’appartenenza dell’Italia alla zona euro, potrebbe dare al prossimo governo un mandato ufficiale per un’uscita. Come Syriza nel 2015, un governo Lega / 5 Stelle non avrebbe avuto il mandato per un’uscita adesso. Entrambe le parti hanno attenuato la loro retorica anti-euro in vista delle elezioni. Ma questa volta sarà diverso.

In questo momento è difficile capire se il Movimento 5 Stelle chiarirà la sua posizione nel dibattito, ma ci aspettiamo che la Lega possa beneficiare in modo significativo di questa nuova situazione. Pensiamo che la Lega potrebbe ottenere più del 22% che registra attualmente nei sondaggi.

La decisione di Mattarella si basa anche sul calcolo che la Lega, insieme a Forza Italia e Fratelli d’Italia, potrebbe conquistare la maggioranza assoluta dei seggi alle prossime elezioni, il che richiederebbe un minimo del 40% nel proporzionale. Se raggiungessero il 40%, finirebbero con una maggioranza assoluta precisa in parlamento (50% dei seggi più uno). In pratica, questo non sarebbe sufficiente per governare, perché la maggioranza di un solo seggio in più è inutile. Avrebbero ancora bisogno di formare una coalizione.

Il pensiero alla base di questa strategia è che, legando Salvini a una coalizione con Silvio Berlusconi, il suo euroscetticismo potrebbe risultarne mitigato. Pensiamo che questa opinione sia sbagliata. Ma, fatto ancora più importante, che sia astorica.

In precedenza avevamo già osservato i paralleli con Weimar, in particolare con il modo in cui un establishment liberale ha perduto il controllo della situazione: non risolvendo i problemi economici, mantenendo a qualsiasi costo fuori dal potere gli estremisti – allora i nazisti e i comunisti, oggi i populisti; sottovalutandoli; sopravvalutando la propria capacità di ricucire sempre le maggioranze contro la volontà popolare; e costringendo a ripetere le elezioni. È tutto lì. La storia si ripete come farsa.

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Comments   

#3 Eros Barone 2018-05-29 17:52
@ italo nobile
Naturalmente, ho evocato la celebre antitesi marxiana, divenuta, ahinoi!, un frusto luogo comune della pubblicistica 'mainstream', criticando l'uso spesso banalizzante e talora snobistico che ne fanno gli epigoni poco accorti. Del resto, anche se può essere un'impressione soggettiva, avverto dentro di me e fuori di me sensazioni, sintomi e presagi (di carattere parafascista? di natura prebellica?) che non mi sembra siano ricollegabili ad una farsa quanto, piuttosto, al prologo di una tragedia. Infine, a proposito della teoria di Kondratiev e della sua applicazione alla periodicità dei conflitti bellici, ricordo che la storia insegna quale straordinario tributo di sangue (25 milioni di caduti militari e 30 milioni di morti civili) abbia pagato l’umanità per far ripartire la “quarta onda di Kondratiev”. E' pur vero che un'anomalia rispetto alla regolarità stabilita da Kondratiev è quella costituita dalla creazione e dall’impiego dell’arma atomica. Sennonché un quesito che si può porre al termine di questi accenni riguardanti l’applicazione della teoria di Kondratiev al prossimo periodo è il seguente: le svolte che si sono prodotte nelle tecnologie e nelle tattiche militari, sempre più caratterizzate dalla logica della ‘mutua distruzione assicurata’ e dall’asimmetria del conflitto con un ‘nemico invisibile’, sono tali da determinare una modificazione della regolarità individuata da Kondratiev, che stabilisce che una ‘grande guerra’ scoppierà in coincidenza con la fine della “quinta onda” e l’inizio della “sesta onda”, vale a dire attorno al 2015-2020?
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#2 italo nobile 2018-05-29 10:19
Beh una cosa sono le onde lunghe di Kondratiev e un'altra il ripetersi della storia in questi termini. Perché l'ironia marxiana sia fuori luogo andrebbe ulteriormente spiegato
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#1 Eros Barone 2018-05-28 23:05
Perché "farsa"? L'ironia marxiana è qui fuori luogo. La storia si ripete e la sua essenza è tragica. Punto. Date certe condizioni e certi rapporti, non può che ripetersi, pur nel variare dei soggetti. Non per nulla Engels parla della "lotta contro il destino e contro la borghesia". E si potrebbe, in merito a questa ciclicità, rammentare anche uno scritto assai interessante di Giuseppe Ferrari, uomo politico e filosofo vicino a Carlo Cattaneo, il quale, nell’"Aritmetica della storia" (1875), formulò, ispirandosi alla concezione vichiana dei ‘corsi e ricorsi’, una teoria simile a quella, denominata delle "onde lunghe", esposta dall'economista sovietico Nicolaj Kondratiev tra anni Venti e anni Trenta del secolo scorso.
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