La violenza sta cominciando a definire la crisi della democrazia liberale americana
di Alessandro Scassellati
C’è la violenza spettacolare come la parata militare di Trump e la violenza reale come l’assassinio di Melissa Hortman, i rapimenti e le deportazioni di migliaia di immigrati da parte delle milizie paramilitari dell’ICE e la repressione di coloro che protestano. La tendenza è decisamente in crescita mentre il regime trumpiano sta compiendo una torsione autoritaria. Gli Stati Uniti sono una società sfilacciata, lacerata dalla polarizzazione, da forti disaccordi e da un estremismo crescente. La democrazia liberale statunitense attraversa una grave crisi e si aprono scenari di autoritarismo.
Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio, per farsi coraggio, si ripete: «Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene». Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio. Dal film L’Odio di Mathieu Kassovitz
Sabato 14 giugno, con il boato di una salva di 21 colpi di cannone è iniziata la parata militare tanto desiderata da Donald J. Trump1 per festeggiare il 250° anniversario delle forze armate e, al tempo stesso, il suo 79° compleanno. Durante la parata, la banda musicale è passata da suonare “Jump” dei Van Halen a “Fortunate Son” dei Creedence Clearwater Revival, subito dopo che il presentatore aveva spiegato che gli obici M777 sono fatti di titanio. Nessuno, a quanto pare, aveva considerato il testo: “Alcune persone nascono, sono fatte per sventolare la bandiera, sono rosse, bianche e blu, e quando la banda suona Hail to the Chief, ti puntano il cannone addosso”. Un messaggio diretto che rischia di rappresentare in modo molto accurato quanto sta succedendo nel paese.
Gli Stati Uniti chiaramente non sanno come organizzare una parata militare autoritaria. Le parate militari autoritarie dovrebbero proiettare una forza invincibile. Dovrebbero impressionare il proprio popolo con la disciplina disumana delle truppe e incutere timore nei nemici con la capacità della propria organizzazione e dei sistemi d’arma.



Di fronte alla aggressione terrorista dello Stato di Israle contro l’Iran, che fa il lavoro sporco per conto dell’Occidente, e agli Stati Uniti, che dopo tanto tentennare, sono intervenuti con i loro bombardieri B-2, molti temono che si sia oltrepassata una linea rossa. Tutto sta precipitando improvvisamente verso gli scenari politici, sociali e militari del secolo scorso?
Quasi dodici anni fa (ottobre 2013) usciva, per i tipi di Jaka Book, Utopie letali, un saggio in cui analizzavo gli svarioni teorici, le derive ideologiche e i miti che stavano sprofondando le sinistre radicali nella più totale incapacità di analizzare, e ancor meno di contrastare, le strategie di ricostruzione egemonica del progetto neoliberale che, dopo la crisi del 2008 che ne aveva evidenziato contraddizioni e debolezze, era impegnato a restaurare il consenso delle larghe masse occidentali, in parte tentate dalle insorgenze populiste. In quelle pagine accusavo, nell’ordine, le teorie postoperaiste che rimpiazzano la lotta di classe con fantasmatiche “moltitudini”; l’idiosincrasia dei movimenti libertari nei confronti di qualsiasi forma di organizzazione e potere politico (stato e partito eletti a simboli del male assoluto); la fascinazione delle tecnologie digitali gabellate per strumenti di democratizzazione economica, politica e sociale; l’eurocentrismo incapace di prendere atto dello spostamento dell’asse antimperialista verso l’Est e il Sud del mondo; il dirottamento dell’impegno politico e sociale verso obiettivi rivendicativi di carattere particolaristico (libertà civili e individuali versus interessi e libertà collettive).
L’America sembra irredimibile, soprattutto quando c’è di mezzo Israele. Ma il vero tema è: Netanyahu pensa di essere il Re del Mondo sionista, e agisce di conseguenza. In realtà è l’Anticristo. Qual è il katechon oggi? L’unico che si intravede è forse Putin, ma non è in grado di impegnarsi su più fronti. Alla Cina è estranea questa logica, e poi – almeno per ora – sembrano interessati a gonfiarsi sfruttando la globalizzazione e a presidiare Taiwan. Per questo, ferocemente, il capo mondiale dei liberal-nichilisti neocon fa quello che vuole, e impone l’agenda all’Occidente.
Il sogno è stato quello di raccogliere l’eredità di 
In quel mare magnum impazzito che rappresenta l’epopea del complottismo sul caso Moro, in quella selva di teorie strampalate e di scienza incompiuta, a cui è dedicata questa serie di articoli, ci occupiamo oggi di due teorie complottiste (chiamarle così sembra quasi un complimento) di ieri e di oggi. La loro dislocazione temporale (1995 e 2025) contribuisce alla comprensione della vastità del fenomeno e di quanto duratura sarebbe stata l’eredità storica di quel tragico evento. Mi viene in mente Cassio davanti al corpo di Giulio Cesare, appena pugnalato a morte dai congiurati, che esclama “In quante epoche future questa nostra scena solenne verrà recitata di nuovo, in nazioni ancora non nate e in lingue ancora sconosciute”. Vera fu questa premonizione per il Giulio Cesare di Shakespeare e per il regicidio più famoso della storia. Altrettanto vera potremmo dire sarebbe questa affermazione per il più famoso “regicidio” della nostra storia repubblicana, il sequestro e l’assassinio dell’On. Aldo Moro, evento per il quale in 47 anni si inonderanno fiumi di inchiostro, si produrranno centinaia di migliaia, secondo alcuni milioni di pagine di documenti ufficiali (spesso ignorate) e si racconteranno una serie innumerevoli di balle con vari scopi funzionali (per le molteplici motivazioni del complottismo si veda l’episodio 2 di questa serie). Le due storie potrebbero annoverarsi fra quelle che non ce l’hanno fatta, il cui eco è stato talmente irrilevante da non potersi annoverare forse nemmeno realmente fra le teorie complottiste “ufficiali”, talmente insensate a volte da non convincere nemmeno chi le aveva sdoganate, in uno dei due casi per ammissione stessa del suo creatore, quelle che Vladimiro Satta con un tocco un po’ romantico chiamerebbe romanzi d’appendice del caso Moro.
Introduzione
Alla fine, è accaduto. Il solstizio d’estate di quest’anno ha segnato non soltanto un passaggio stagionale, ma l’inizio di una nuova e drammatica stagione bellica.
Proprio quando molti commentatori iniziavano a ipotizzare uno scenario di lenta pacificazione in Europa è esploso, inaspettato per potenza e pericolosità, un conflitto tra Iran e Israele che si innesta in quel grande gioco mediorientale partito con i gravi attentati del 7 e 8 Ottobre del 2023.
(aggiornamento alle ore 17,00 del 24.6)
La trattativa
Per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, la Germania manda truppe, in permanenza, nel territorio di un altro paese. L’ultima volta, come si ricorderà, fu nel caso della tentata invasione della Russia, la cosiddetta operazione Barbarossa che costò da 26 a 27 milioni di vittime tra civili e militari all’URSS.


Secondo la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, gli Stati Uniti hanno annullato il prossimo round di colloqui con la Russia per il ripristino delle relazioni diplomatiche. Resta da vedere se questo segnerà la fine dei colloqui di pace o se si tratterà solo di una pausa temporanea mentre gli Stati Uniti concentrano le loro energie altrove, ovvero sul conflitto israelo-iraniano in rapida escalation. Ma una cosa è chiara: finora i negoziati sono falliti.
Il 15 giugno scorso La Repubblica on line titolava: Iran, il fisico Cotta-Ramusino: “Senza un accordo arriveranno alla bomba”. Com’è ormai consuetudine nel mainstream, il titolo è totalmente disconnesso dal contenuto dell’articolo che, in questo caso, consiste in un’intervista a Paolo Cotta-Ramusino che “è stato per decenni professore alla Statale di Milano, dove ha tenuto anche un corso sulle armi atomiche. E fino al primo gennaio scorso ha ricoperto il ruolo di Segretario generale delle Pugwash Conferences on Science and World Affairs, movimento di scienziati pacifisti fondato nel 1957 da Joseph Rotblat e Bertrand Russell e premiato con il Nobel per la Pace nel 1995. Ora è membro del Gruppo di lavoro per la Sicurezza Internazionale e il Controllo degli Armamenti dell’Accademia dei Lincei, presieduto dal fisico Luciano Maiani. Ma continua a viaggiare per Pugwash.” (
Il 13 settembre 2014, profeticamente, Papa Francesco dichiarò il segno del nostro tempo tragico. Nel centenario della Prima Guerra Mondiale ricordò che “anche oggi, dopo il secondo fallimento di un’altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta ‘a pezzi’, con crimini, massacri, distruzioni”

Il conflitto tra Musk e Trump (almeno per ora) ha una qualità decisamente “televisiva”. Ma non lasciatevi ingannare dall’intrattenimento. Il litigio illustra una contraddizione fondamentale nel cuore della coalizione MAGA. È molto probabile che questa contraddizione possa esplodere più avanti e finisca per innescare la lenta decadenza del Progetto Trump.
Il dibattito sulla possibilità che l’Iran possa dotarsi in breve tempo di armi nucleari rischia di trascinare nella guerra gli Stati Uniti guidati da Donald Trump, che appare sempre più confuso. Dopo essersi prodigato e illuso di risolvere in pochi giorni le più gravi crisi del pianeta per passare alla Storia come pacificatore, ora chiede all’Iran la “resa incondizionata” prima ancora di aver deciso se entrare o meno direttamente nel conflitto al fianco di Israele.


1. Le oligarchie americane perennemente belliciste, insieme al cagnolino da passeggio israeliano, hanno deciso di incendiare il Medio Oriente, in una strategia che non riguarda solo tale regione, ma include l’Europa (Ucraina) e l’Estremo Oriente (Taiwan-Cina). Proviamo a indagare. Innanzitutto, Biden o Trump, questo è il nostro avviso, non fa molta differenza. I due fronti, Rep o Dem, sono entrambi lucciole elettorali che si spengono quando gli attori principali o le comparse diventano presidenti, deputati o senatori.
Per quelli come noi che hanno avuto modo di apprezzare le opere di Philip K. Dick nei vecchi Urania e Millemondi, nelle collane delle Edizioni Nord, nella Collezione Immaginario Philip K. Dick di Fanucci e adesso negli Oscar Mondadori, chi come noi ha avuto il privilegio di seguire da vicino i primi contributi critici italiani sull’opera di questo scrittore straordinario e visionario, chi ha avuto il privilegio ulteriore di tradurre opere come Ubik (1965), In senso inverso (1967) e alcuni dei romanzi e dei racconti più importanti della sua produzione, non può non salutare l’uscita del Meridiano Mondadori – Opere Scelte di Philip K. Dick, in due volumi, come una consacrazione dovuta da tempo a uno degli scrittori più geniali e profetici del nostro tempo, che hanno contribuito a plasmare, a scrivere il nostro presente e il nostro futuro.

I
Le operazioni iraniane contro Israele “continueranno tutta la notte, non permetteremo all’entità sionista di godere di pace e stabilità”, ha affermato nella tarda serata di ieri un comunicato del Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica dell’Ian (IRGC) annunciando di aver lanciato la nona ondata dell’Operazione Vera Promessa 3 contro Israele, impiegando missili e droni. I pasdaran hanno precisato che “nelle ultime 72 ore sono state effettuate 545 operazioni con droni” contro obiettivi israeliani.







































