Vuoi iscriverti alla newsletter? - Se non ci riesci segui le istruzioni del modulo sotto questo
Impossibile iscriversi?
Quando premi invio appare un avviso?
La soluzione è disattivare le eventuali estensioni di sicurezza tipo uBlock o Adguard, ricaricare la pagina, ricompilare il modulo d'iscrizione e al termine riavviare le estensioni.
Notizie sull'operazione speciale condotta dall'esercito russo in Ucraina
Il confronto tra i peggiori è aperto, e per la traballante armata imperialista (“l’Occidente unito” di cui fantastica Giorgia Meloni) è il momento di rifarsi i conti. La notizia del giorno è il mandato di cattura internazionale emesso dal ministero della giustizia turco contro Netanyahu e altri dirigenti politici e militari di Israele. Formalmente è una segnalazione all’Interpol (una “red notice”) che riguarda anche il funzionario Afek Moskovitch per l’intervento armato contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla che tentava di portare...
Uno dei problemi, se non il problema principale, della sinistra italiana degli ultimi quarant’anni – per lo meno da quando il Partito Comunista, perso il faro dell’Unione Sovietica, individuò nell’Europa il nuovo sol dell’avvenire – è stata l’esaltazione fideistica dell'”Europa”. In nome dell’Europa, la sinistra italiana ha ingollato di tutto: l’impronta ordoliberale del trattato di Maastricht, la rinuncia alle partecipazioni statali e alla politica industriale, la deflazione interna, l’austerita come risposta (fallimentare) alla crisi dei...
Negli ultimi giorni diverse testate internazionali hanno dato spazio al lancio di “Gaza GenoLIE”, una campagna promossa da 40 organizzazioni per smontare le accuse di genocidio rivolte a Israele. L’iniziativa viene presentata ai lettori come una “analisi indipendente“, ma basta esaminare la composizione e i finanziatori del cartello per capire che non ci si trova di fronte a osservatori terzi. Dietro questa operazione si muove infatti una fitta rete di lobby politiche, gruppi di pressione finanziari e organizzazioni direttamente collegate...
C'è una contraddizione intrinseca in quanto scrivo. Cerco una forma leggera, colloquiale pur sapendo che i potenziali destinatari sono abituati ad altro linguaggio. Quello quasi gergale dell'area in cui pur mi riconosco. Che comunque esiste, e meno male... Se non altro a tener viva una fiammella. A volte, leggendo meravigliosi articoli, mi sembra che, tramite essi, si faccia un passettino verso la comprensione(la parola verità mi sembra un po' grossa..). Ma se la disquisizione, pur lucida, pur colta, ci stacca ulteriormente dagli altri, dalla...
Per un paese come l’Italia, la domanda su come si combatte l’inflazione da offerta non è un esercizio accademico. L’episodio del 2021-23 lo ha mostrato con chiarezza: uno shock originato fuori dai confini, nei mercati dell’energia e degli alimentari e nelle catene globali di fornitura, si è trasmesso ai prezzi interni ed è stato affrontato con l’unico strumento disponibile a livello di area, una restrizione monetaria rapida e severa. Ne è seguita una compressione della domanda e degli investimenti che ha colpito in modo asimmetrico proprio le...
Con il termine ”cleptocrazia” non si intende la semplice corruzione, bensì un sistema di corruzione legalizzata, un apparato di potere specificamente finalizzato alla predazione delle risorse pubbliche. Tutti i regimi manifestano aspetti e componenti di carattere cleptocratico, ma qui si tratta di capire quale tipo di regime possa essere considerato una cleptocrazia compiuta e integrale, cioè un sistema chiuso e automatico che non lasci spazio ad altre opzioni. Il termine “cleptocrazia” è stato applicato a regimi post-coloniali, come le...
Quando esce un nuovo libro di Luciano Canfora, sono uno di quelli che corre a leggere il suo lavoro e parto pregiudizialmente ben predisposto verso l’ultimo grande esponente di una prestigiosa scuola storica e filologica che ha avuto nel secolo scorso una lunga tradizione. In questo caso la sua ultima fatica, “Comunismo, un’altra storia”, edito da Feltrinelli qualche mese fa, è di particolare interesse per il taglio che l’autore dà a un tema così aperto, controverso e necessario, come quando si discute del socialismo-comunismo...
Era l’ultima settimana di marzo del 1999. Il 12 maggio, mia data di nascita, sarei dovuto andare in pensione dalla RAI. Ma il TG3, nella persona del direttore Ennio Chiodi, mi aveva già offerto un contratto di collaborazione di diversi anni, con quindi una buona prospettiva di sostentamento. Che si volatilizzò all’indomani della mia corsa a Belgrado per raccontare cosa vi stavano facendo, in nome della NATO e della sua soluzione finale per la Jugoslavia, i bombaroli di D’Alema premier e Mattarella vice. Attaccando, uccidendo e devastando un...
L’America sta considerando di usare l’atomica contro Teheran. A lanciare l’allarme è stata l’ex deputata Marjorie Taylor Greene che ha sottolineato: “Non sto facendo supposizioni, lo so”. Evidentemente qualche esponente dell’amministrazione Usa inquieto per questa deriva deve averla informata. D’altronde il recente mutamento della dottrina nucleare statunitense qualche allarme l’aveva suscitato. Ne aveva parlato la NBC spiegando che Elbridge Colby, numero due del Pentagono, stava mettendo a punto, e ne aveva parlato in un forum riservato, una...
La foia guerrafondaia dei media occidentali supera ormai per cialtroneria ed estremismo qualsiasi idiozia possa uscire dalla tastiera di Trump. La dimostrazione solare è arrivata ieri da un presunto scoop del Financial Times – giornale attendibile “fino ad un certo punto” sui temi economici, ma inevitabilmente esposto come tutti alla stupidaggine quando copre temi geostrategici – che è stato ripreso, modificato, manipolato fino alla falsificazione da tutti i media italioti. Sia stampati che in video. Andiamo con ordine perché è bene cogliere...
Caro Carlo, non lo facevo così disattrezzato il nostro amico Moreno. Come tutti i marxisti dovrebbero sapere, Lenin scriveva: «Non si può comprendere a pieno Il Capitale di Marx, e in particolare il suo primo capitolo, se non si è studiata attentamente e capita tutta la logica di Hegel. Di conseguenza, dopo mezzo secolo, nessun marxista ha capito Marx!». Ora, o si pensa che Lenin non fosse marxista o bisogna prenderlo sul serio, perché le riflessioni di Lenin avevano sempre un fondo e un intendimento politico. Concetti fondamentali di Hegel...
E’ simile a quella del Dr. Jekill e Mr. Hyde, emblematico racconto di Stevenson, la vicenda del più sfrenato dei nostri moderati, Paolo Mieli, già fondatore de La Classe, forse il primo foglio rivoluzionario del movimento ’68-’77, poi direttore del Corriere della Sera e colpevole della sua degenerazione da grande e autorevole portavoce della borghesia sedicente illuminata a capofila di una stampa degenerata in voce del padrone con il pugnale tra i denti. Il padrone essendo un poliziotto picchiatore, un generale guerrafondaio e un padrone alla...
Il forum dove il Complesso Militare Tecnocratico decide guerra, energia e algoritmi doveva riunirsi a Ferragosto in Irlanda. Un data-leak ne ha svelato invitati e agenda: la mobilitazione irlandese ha costretto i padroni dell'algoritmo a sparire Se pensavate che il destino del pianeta venisse deciso ancora nelle ovattate sale di Davos, tra una omelette al caviale e una conferenza sulla sostenibilità aziendale, o negli incontri riservati e ormai un po’ ripetitivi del Gruppo Bilderberg, siete rimasti drammaticamente indietro. Quelli sono stati...
I governi criminali di Israele e Venezuela hanno concordato di istituire un meccanismo di coordinamento per facilitare i servizi consolari ai propri cittadini residenti in entrambi i paesi, dopo 17 anni senza relazioni diplomatiche. L'accordo prevede anche il mantenimento della cooperazione tecnica nelle attività di emergenza e di recupero a seguito dei terremoti che hanno colpito il Venezuela a giugno. Caracas ha interrotto le relazioni diplomatiche con Israele nel 2009, durante l'amministrazione dell'allora presidente Hugo Chávez. Entrambi...
Questo contributo intende raccogliere e rilanciare le sollecitazioni teoriche di Giovanni Russo Spena, elevando la critica dell’estrattivismo sociale a paradigma interpretativo della contemporaneità. Attraverso la decostruzione dei dispositivi normativi e biopolitici della legge Bossi-Fini, si analizza come il razzismo istituzionale operi quale tecnologia di governo per frammentare la forza lavoro e attutire la crisi del capitalismo stagnante. Rifiutando sia le derive etno-nazionaliste sia l’utilitarismo della retorica liberale, l’analisi si...
Di sicuro, qualcuno dirà che si tratta della classica “scoperta dell’acqua calda”. Come dargli torto? Nondimeno, averlo messo nero su bianco, con la rilevanza delle fonti e l’autorevolezza del sigillo impresso, aiuterà almeno i più onesti a riconoscere il carattere fondamentale del terribile conflitto che dura non da quattro anni, ma da dodici. L’onestà consiste nell’accettare l’ingrato compito di snidare e contrastare i propri pregiudizi cognitivi e nel provare a guadagnare un rapporto più diretto con il reale: una sfida che nessun essere...
"Se uno sciame di droni e di missili ipersonici da pochi milioni è in grado di incapacitare una portaerei da 11 miliardi di dollari, i rapporti di forza sono cambiati. Hormuz oggi lo dimostra". C’è un’immagine che riassume lo stato presente della potenza americana meglio di qualsiasi statistica. Nessuna portaerei degli Stati Uniti naviga oggi dentro il Golfo Persico. Le due dispiegate contro l’Iran, la Lincoln e la Bush, stazionano nel Mare Arabico, a oltre mille chilometri dalla costa iraniana, fuori da uno specchio d’acqua che per...
Da una cronaca sulla fine dell’impero romano: Il cittadino romano medio non si era accorto che l’Impero era crollato finché, un giorno, strade e ponti cessarono di essere riparati. Vale per l’impero statunitense, versione finale intestata al Trump che, a scopo di esorcismo, blatera di un’ “Età dell’Oro”. Nel Mar Rosso, a tener testa agli yemeniti che fanno saltare i trasporti di idrocarburi sauditi, non c’è più una portaerei, né americana, né altra, Nel Golfo Persico, ad assicurarci che Hormuz è nostro, delle tre che Trump vi aveva collocato...
Banca d’Italia ha diffuso a metà agosto le statistiche su finanza pubblica, fabbisogno e debito aggiornate al giugno 2026. Dati utili per comprendere chi ha in mano un debito da oltre 3.200 miliardi, il ruolo dei fondi finanziari statunitensi e l’impatto di rendimenti dei titoli di Stato sempre più “competitivi” ma molto onerosi per il Paese. Il tutto mentre il debito globale, pubblico e privato, è fuori controllo. L’analisi di Alessandro Volpi * * * * L’ultimo rapporto della Banca d’Italia sulla finanza pubblica ha certificato un nuovo e...
Fino a qualche decennio fa Carl Schmitt era un argomento da specialisti, ma da un po’ di tempo è diventato un autore “popolare”, anche se conosciuto sempre per le solite citazioni. In questa epoca di emergenzialismo cronico, ha avuto particolare diffusione una citazione tratta da un testo del 1922, in cui Schmitt afferma che il sovrano è colui che può decidere lo stato di eccezione, cioè sospendere la legge per adottare le misure atte ad affrontare un’emergenza. Circa cinquanta anni dopo, Michel Foucault disse che la scienza politica non ha...
Il governo criminale di Israele e Venezuela hanno concordato di istituire un meccanismo di coordinamento per fornire servizi consolari ai loro cittadini residenti in entrambi i paesi, dopo 17 anni senza relazioni diplomatiche. L’accordo prevede inoltre il mantenimento della cooperazione tecnica nelle operazioni di emergenza e recupero dopo i terremoti che hanno colpito il Venezuela a giugno. Caracas ha interrotto le relazioni con Israele nel 2009, durante il governo dell’allora presidente Hugo Chávez. Entrambi i governi hanno inoltre...
Mi ha interessato moltissimo il saggio di Scassellati “Povertà dei migranti e ceto medio: le implicazioni politiche dell’estrattivismo sociale“. La categoria di “estrattivismo sociale” è centrale, anche sul piano teorico, perché colloca la “questione migrante”, lo sfruttamento dei migranti come ” scelta politica ed economica strutturale di un capitalismo maturo ma stagnante” come scrive Scassellati. Condivido molto la tesi del saggio, sia sul piano sociale che culturale. Dialogando con l’autore, sfioro solo alcuni temi, che mi stanno...
Per più di tre decenni, gli Stati Uniti hanno trattato la diplomazia mediorientale come un esercizio di dettatura delle condizioni per gli altri. La strategia regionale emergente dell’Iran sta sfidando questo privilegio. La prova immediata è nello Stretto di Hormuz. Iran e Oman stanno negoziando un accordo in base al quale Teheran potrebbe sovrintendere alle navi in entrata nel Golfo, mentre Mascate gestirebbe il traffico in uscita. La proposta rimane ancora indefinita, ma rappresenta qualcosa di più grande di un semplice accordo marittimo:...
Le strategie monetarie nei prossimi mesi, di fronte ad un rischio di inflazione e di stagnazione sempre più evidente, saranno decisive. Sarà determinante quindi, in particolare, l’azione della Federal Reserve e della Bce. E’ utile allora soffermarsi, anche solo rapidamente, per cercare di capire cosa stia succedendo in tali istituzioni. Alla Federal Reserve il neo presidente Kevin Warsh, nominato da Trump, ha deciso di costituire un “gruppo di lavoro” per definire la linea della banca centrale americana. In tale gruppo sono presenti: – l’ex...
Due processi in parallelo, uno contro Fauci negli USA, uno contro Conte in Italia: ma abbiamo ben presente di cosa si parla? Ricordiamo qualche fatto (v. ‘Covid, l’ultima parola’) che i giornali non riportano più: – 17 Milioni di morti * – 40 laboratori di ricerca nel mondo sulla guerra batteriologica finanziati e/o diretti dagli USA (Wade, Bulletin of the Atomic Scientists; Wallace, NYTimes) , tra cui quello di Wuhan ** tramite la EcoHealthAlliance del britannico Peter Daszak, con fondi provenienti dal CDC diretto da Fauci (che smettono solo...
Il quadro sul campo in Ucraina appare sempre più cupo. Nonostante la massiccia campagna propagandistica volta a enfatizzare i successi di Kiev e a sminuire quelli di Mosca, dopo oltre quattro anni di conflitto le dinamiche strategiche restano nettamente favorevoli alla Russia. Secondo i dati di AMK Mapping sulle variazioni del fronte nel luglio 2026, le forze russe hanno consolidato il vantaggio territoriale con un’avanzata complessiva di circa 387,2 km², in aumento del 62,23% rispetto a giugno. I guadagni più consistenti si sono concentrati...
Israele finanzia una rete di siti costruiti per entrare nelle risposte delle intelligenze artificiali. La propaganda israeliana inizia dalle famose “fonti” che tutti richiedono (ormai) sotto un articolo. Partiamo con l’esempio del test condotto da Drop Site News, dove una persona domanda a un’intelligenza artificiale se gli Stati Uniti trarrebbero beneficio da una maggiore cooperazione militare con Israele. Perplexity risponde immediatamente con un: «Sì». Andando a vedere le fonti, tra le principali troviamo Allyvia.org. Il nome potrebbe...
Le discussioni circa il riamo italiano ed europeo costituiscono il compimento di una transizione epocale verso quella che Lucio Caracciolo definisce la “Guerra Grande”. Il nuovo conflitto non riguarda solo i confini territoriali ma costituisce un sisma geopolitico planetario in cui i massimi imperi si trovano simultaneamente in crisi e “temono per la propria esistenza”. In quest’orizzonte, assistiamo al crollo del “principio di realtà”: le narrazioni intossicate finiscono per disinformare gli stessi decisori che le producono. L’economia al...
La Polonia è il paese di frontiera nello scontro della NATO con la Russia, perciò è del tutto consequenziale che svolga un ruolo di avanguardia nella guerra; ivi compresa quella che viene chiamata “guerra ibrida”. Lo strumento che il governo polacco ha creato allo scopo, è lo Stratcom (Strategic Communications), una struttura del ministero degli Esteri specificamente adibita al contrasto alla propaganda russa. L’iniziativa del governo polacco ha suscitato reazioni compiaciute e celebrative, come un articolo di Linkiesta dell’ottobre del 2024....
Il panorama geopolitico contemporaneo è segnato dalla fine irreversibile del mondo unipolare, l'ordine dominato dagli Stati Uniti dopo il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991. Il celebre economista della Columbia University, Jeffrey Sachs, analizza questa transizione non come un collasso catastrofico dell'Occidente, ma come il naturale risultato della convergenza economica globale e dell'ascesa di nuovi poli di potere. Il presupposto fondamentale di questa analisi risiede nei dati macroeconomici storici, che certificano come il peso...
Non sarò breve ma penso che la conclusione possa essere di qualche interesse. Al rientro dalla pausa estiva il governo varerà il tredicesimo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina. Il decreto interministeriale firmato dai ministri Guido Crosetto, Antonio Tajani e Giancarlo Giorgetti – come tutti i dodici precedenti – è secretato e passerà dal Copasir, il comitato parlamentare della Sicurezza della Repubblica. Dunque il Parlamento voterà a scatola chiusa. Intanto però è sempre più evidente il ruolo dell’Ucraina nella trasformazione...
La cronaca di tutti i giorni ci parla di conflitti globali e locali diffusi in ogni dove. Sembra che il conflitto sia il naturale punto di sfogo della nostra società di consumi e Mercato. Nazioni in lotta tra di loro per la conquista di territori, di fonti di approvvigionamento. Scontri tra bande di diversa provenienza sociale. Fino alle liti condominiali che arrivano alla violenza fisica. Sembra poi che il racconto e la cronaca di questi fatti, invece che far nascere un clima di deterrenza che porti a cercare di respingere il conflitto...
Trump continua a minacciare: per l’Iran è l’ultima possibilità; se Hormuz non sarà liberato ricominceranno gli attacchi etc. Un disco rotto. Resta, però, che bloccando l’attacco su larga scala previsto per l’inizio della settimana ha dato una chance alla diplomazia, che in effetti si sta muovendo. Lo sviluppo più rilevante è il dialogo Oman-Iran su Hormuz nel quale si sta concretizzando l’ipotesi di aprire in via provvisoria una rotta aperta al traffico marittimo sotto il controllo dei due Paesi. Secondo a indiscrezioni si starebbe lavorando...
«La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi.» La celebre definizione di Carl von Clausewitz appartiene a un mondo nel quale la forza si misurava sul campo di battaglia. Le guerre erano combattute dagli eserciti e l’obiettivo consisteva nella conquista del territorio o nella distruzione della capacità militare dell’avversario. Due secoli dopo quella definizione conserva tutta la sua validità, ma i “mezzi” attraverso i quali la politica continua sono profondamente cambiati. Le grandi potenze non perseguono più i propri...
La tesi avanzata da Jeffrey Sachs e Sybil Fares è chiara: la guerra in Ucraina non è soltanto uno scontro tra Mosca e Kiev, ma il prodotto di una strategia statunitense pianificata da oltre trent’anni. Una strategia che ha trasformato il territorio ucraino nel principale campo di battaglia e di prova per la nuova guerra tecnologica contemporanea, mentre Kiev continua a pagare un prezzo umano, economico e territoriale altissimo. Oggi il potere del complesso militare-industriale non comprende più soltanto generali e fabbricanti di armi....
I prezzi dei carburanti vanno alle stelle? Niente paura, che ci pensa il governo a ridurli un po’, ma solo per il gasolio e solo per dieci giorni! Niente male come presa per i fondelli. Ad aprile, in piena crisi di Hormuz, scrivemmo che il vero problema per un Paese come l’Italia non sarebbe stato tanto quello degli approvvigionamenti, quanto piuttosto quello dei prezzi. Una previsione, basata anche sui precedenti storici degli ultimi cinquant’anni, che si va sostanzialmente materializzando. Quell’articolo si chiudeva con l’indicazione di...
Nel panorama del dibattito macroeconomico contemporaneo, il libro di Dario Togati Il capitalismo fragile. La crisi della fiducia e l’America di Trump (Diarkos, 2026) presenta tratti di originalità; la sua chiarezza espositiva – derivante da uno stile piano e largamente privo di tecnicismi – è accentuata dal frequente ricorso a illustrazioni fumettistiche. Il tema centrale del libro è la fiducia e, al tempo stesso, la critica alla sostanziale assenza di questa categoria nella teoria economica dominante. Quest’ultima – come è noto e in estrema...
Questo sito è autofinanziato.
L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________
Details
Hits: 2447
Ma gli androidi ‘pensano’ pecore elettriche?
Intelligenza Artificiale, Biomorfismo e Automazione Cognitiva
di Fabio Iapaolo
Il gioco [dell’imitazione] può forse essere criticato sulla base del fatto che le possibilità sono troppo nettamente a sfavore della macchina. Se l’uomo dovesse cercare di fingere di essere una macchina, farebbe certamente una pessima figura. Sarebbe tradito immediatamente dalla sua lentezza e imprecisione nell’aritmetica. Non possono forse le macchine comportarsi in qualche maniera che dovrebbe essere descritta come pensiero, ma che è molto differente da quanto fa un uomo? (A. M. Turing, 1950)
In Blade Runner[1] Rick Deckard sottopone i suoi interrogati al test di Voight-Kampff, così da poter discriminare tra umani e replicanti: i secondi pressoché identici ai primi e tuttavia incapaci di provare emozioni analoghe a quelle dell’uomo.
Il test di Voight-Kampff, per analogia di scopo,[2] è simile al test di Turing, introdotto dallo stesso Alan Turing nel suo pioneristico saggio sull’intelligenza macchinica[3] del 1950 che, in maniera provocatoria, si apre con la domanda: le macchine sono in grado di pensare?[4] Turing suggerisce di riformulare questo dilemma sotto forma di un test comportamentale, detto ‘gioco dell’imitazione’, a cui partecipano tre soggetti, due umani e un computer. Il gioco, in breve: un esaminatore umano sottopone una serie di domande scritte a un altro essere umano e a un computer, entrambi separati fisicamente dal primo di modo che questi non possa sapere da chi provengano le risposte. Un computer supera il test di Turing – e gli viene dunque riconosciuta la capacità di simulare un comportamento intelligente – se l’interrogatore si dimostra incapace di stabilire con certezza chi sia di volta in volta a rispondere alle sue domande.
L’Istat pubblica le stime del valore del patrimonio detenuto da famiglie, imprese e Stato per l’anno 2016 e la loro evoluzione nell’ultimo decennio
Non si tratta più di vedere se questo o quel teorema è vero o no, ma se è utile o dannoso, comodo o scomodo al capitale, se è accetto o meno alla polizia. Ai ricercatori disinteressati sono subentrati pugilatori a pagamento, all'indagine scientifica spregiudicata sono subentrate la cattiva coscienza e la malvagia intenzione dell'apologetica (Karl Marx, poscritto alla seconda edizione del libro I de Il Capitale)
Queste parole, che ben descrivono lo stato della “scienza economica borghese” da circa 150 anni, sembrano calzare alla perfezione anche per l’Istat ed il suo report intitolato “la ricchezza non finanziaria dell’Italia” uscito lo scorso 1 febbraio. Ventisei pagine che intendono fornire la misura del valore di abitazioni, immobili non residenziali, impianti, macchinari, armamenti, risorse biologiche coltivate, prodotti di proprietà intellettuale, scorte e terreni agricoli detenuti dalle imprese, dalle pubbliche amministrazioni e dalle famiglie nel 2016 e la loro variazione negli ultimi 10/15 anni.
Un’informazione quanto mai necessaria per comprendere, seppur a grandi linee, chi e dove accumula ricchezza nel nostro paese. Per scelta dell’istituto di statistica, tuttavia, dal computo mancano alcune componenti a dir poco fondamentali: le opere di ingegneria civile, gli oggetti di valore ed i monumenti, oltre ai beni durevoli delle famiglie (es, automobili, elettrodomestici, computer), i mezzi di sussistenza e le risorse naturali non prodotte dal lavoro umano.
In attesa Che Programma 101 renda noto il suo Comunicato di bilancio e giudizio sui risultati elettorali ci pare doveroso rilanciare quanto scrive il compagno a amico Carlo Formenti
«Populista: aggettivo usato dalla sinistra per designare il popolo quando questo comincia a sfuggirle»
Nei prossimi giorni pubblicherò la mia analisi del risultato elettorale sul blog, come al solito.
In attesa di approfondire le riflessioni che quanto è appena successo mi suggerisce, non posso tuttavia esimermi da una prima reazione a botta calda.
Troppa è l'irritazione che mi suscitano le reazioni di tutti quei compagni che, di fronte alla duplice schiacciante vittoria di Cinque Stelle e Lega, sanno solo insultare gli elettori italiani accusandoli di essere populisti, qualunquisti, fascisti, razzisti, sessuofobi, xenofobi e quant'altro.
Per tutti costoro vale la seguente battuta di J-M. Naulot, riportata in esergo da Luca Ricolfi nel suo libro "Sinistra e popolo" : «Populista: aggettivo usato dalla sinistra per designare il popolo quando questo comincia a sfuggirle».
Così come vale la definizione di "negazionisti" che il giornalista americano Spannaus ha appioppato alle sinistre che negavano appunto le radici popolari della vittoria di Trump negli Stati Uniti e della Brexit in Inghilterra.
Ricerca delle origini della cultura della complessità: Aristotele
di Pierluigi Fagan
Quando si cercano le radici di un concetto che compare molto tempo dopo dal tempo in cui si cercano le radici, occorre improntare la ricerca a criteri non deterministici. Complessità è un concetto di cui -tra l’altro- non esiste una universale codifica accettata, un concetto che prende corpo soprattutto nella seconda metà del XX secolo mentre le radici, per ogni elemento di conoscenza della tradizione occidentale, non possono che retrocedere a gli antichi Greci. Sono quindi circa duemilaquattrocento anni quelli che intercorrono tra il concetto di complessità ed Aristotele. Eppure, qui si sosterrà che almeno due importanti coordinate del pensiero complesso, si ritrovano nell’opera dello Stagirita, in nessuno degli antichi prima di lui ed in nessuno altro dopo di lui, almeno fino al medioevo e poi al moderno.
Queste due coordinate sono: il concetto di sistema, la forma sistematica della conoscenza. Cominciamo dalla seconda. Aristotele, appartiene a quella esigua schiera di filosofi, detti appunto sistematici. Oltre a lui, Tommaso d’Aquino, Kant e sopratutto Hegel. Il filosofo sistematico tratta qualunque oggetto del pensiero. Le tre grandi famiglie della conoscenza umana sono i discorsi sull’uomo, sul mondo, sulle relazioni tra uomo-uomini e mondo. Il filosofo sistematico li affronta tutti con la medesima curiosità ed impegno, “enciclopedico”, termine coniato nel XVIII secolo, è il termine che illustra questa vocazione comprensiva del conato conoscitivo.
Novembre 2008: in una mailing list della comunità hacker compare il manifesto Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System, a firma di Sato-shi Nakamoto. Il nome è uno pseudonimo, e a tutt'oggi non si è mai saputo chi vi fosse dietro, e nemmeno se un individuo o un collettivo. Il documento contiene i principi e il codice per poter sviluppare un software open source (1) che crea: una criptovaluta, chiamata appunto bitcoin (2), una rete peer-to-peer (P2P) (3) sulla quale questa moneta digitale circola, e il relativo protocollo di comunicazione (4). Nel gennaio 2009 viene rilasciata, sempre all'interno della comunità hacker, la prima versione del software - sarà poi aggiornato più volte - che inizia a essere utilizzato.
L'aspetto tecnico del Bitcoin è strettamente legato a quello politico: per come è stato pensato e implementato, infatti, non poteva che andarsi a inserire nelle dinamiche capitalistiche (perfino di sfruttamento di lavoro delocalizzato, come vedremo) fino a diventare un asset speculativo. Contiene tuttavia un'idea - la block-chain - che potrebbe creare qualcosa di politicamente molto diverso.
Che cos'è e come circola
Innanzitutto il bitcoin è una stringa digitale alfanumerica. I processi che lo riguardano sono due: la creazione e la circolazione.
L'editore Nero porta in Italia il testo fondamentale della nuova sinistra accelerazionista
Nel 2013 due giovani ricercatori inglesi di sinistra, Nick Srnicek e Alex Williams, pubblicano l’ennesimo manifesto per una “new Left”. Lo chiamano Manifesto per una politica accelerazionista, e produce i consueti dibattiti nei ristretti ambienti dell’accademia critica e di quella militanza intellettuale fortemente minoritaria che non disdegna di usare le nuove tecnologie. Il resto del mondo lo ignora. Accade lo stesso con il libro che i due autori pubblicano due anni dopo, estendendo le tesi succintamente esposte nel manifesto: Inventing the Future. Lo dimostra il fatto che in Italia il volume è arrivato solo ora, tre anni dopo, e pubblicato da una nuova intraprendente micro-casa editrice, Nero, collegata al progetto editoriale del magazine Not diretto da Valerio Mattioli.
Eppure, Inventare il futuro meriterebbe ben più notorietà di quella che sembra godere solo se si frequenta la stessa bolla in cui le tesi di Srnicek e Williams sono nate e si sono diffuse: perché è un testo che fornisce finalmente un orizzonte nuovo a una società priva di futuro e condannata da un triste e declinante presentismo, e lo offre a tutti, anche se si rivolge per impostazione solo ai militanti di sinistra (che gli autori si premurano, da buoni accademici, di definire come l’insieme dei “seguenti movimenti, posizioni e organizzazioni: socialismo democratico, comunismo, anarchismo, libertarismo di sinistra, anti-imperialismo, antifascismo, antirazzismo, anticapitalismo, femminismo, autonomia, sindacalismo, movimento queer e una gran parte del movimento ecologista, nei suoi vari gruppi alleati o ibridati con le categorie precedenti”).
1. Talvolta ciò che risulta dai sondaggi si rivela...esatto. Ironicamente strano, no?
Perché non dovrebbe essere così: intendo dire che i sondaggi dovrebbero, al contrario, essere prevalentemente, e non episodicamente (o "casualmente"), attendibili e presentare tollerabili e non significativi margini di errore (indicando delle previsioni che comunque registrano tendenze riconoscibili, nella loro essenza fondamentale, nel loro storico accadimento successivo).
Elezioni: Potere al Popolo contro le false alternative al sistema
di coniarerivolta
La scadenza elettorale del 4 marzo incombe inesorabile. Nessuno degli scenari plausibili per il post-elezioni appare particolarmente piacevole; nessuna delle combinazioni di partiti e liste che potrebbero formare un Governo è qualificabile come meno che disastrosa per lavoro e diritti. Con ogni probabilità, da qui ad un mese ci ritroveremo con una riproposizione stantia di una qualche variante delle maggioranze di governo che tormentano il paese...
170 anni fa Marx ed Engels, nel Manifesto del Partito comunista, affermavano con chiarezza che i comunisti “non hanno interessi distinti dagli interessi del proletariato nel suo insieme” e la loro specificità è quella di “rappresentare sempre l’interesse del movimento complessivo”[1].
Quale rapporto esiste fra queste considerazioni e la realtà di oggi? A me pare che questo insegnamento di Marx ed Engels sia più attuale che mai.
Ho definito la giornata del 24 febbraio a Roma un putridume generale di incensatori della democrazia borghese e delle sue istituzioni al servizio del dio capitale di un modo di produzione in crisi; lo ribadisco, come ribadisco che in essa ha fatto eccezione la presenza dei lavoratori della Logistica con una iniziativa coraggiosa. Merito al merito, dunque, e invito alla riflessione, in modo particolare per chi – comunista – cerca di capire...
Tra una settimana, qualsiasi sarà il risultato elettorale, tornerà in carica l’attuale governo. Non per le anomalie del sistema politico italiano però. Nell’ambito dell’Unione europea, attualmente, sono 17 i governi di “grande coalizione”, che godono cioè dell’appoggio più o meno formalizzato, più o meno mascherato, di “centrosinistra” e “centrodestra” (rigorosamente virgolettati: non esiste alcun centrosinistra o centrodestra, quanto
Lettera di un imbecille (forse rinsavito) che 5 anni fa ha votato M5S
di Franco Bifo Berardi
Mi presento: sono un imbecille che cinque anni fa ha votato per l’M5S.
Perché l’ho fatto? Perché credevo, speravo che potessero e volessero impegnarsi davvero per l’autonomia della società dal cappio del fiscal compact e della dittatura finanziaria. C’è voluto poco per capire che avevo sbagliato. Ci pensò Mario Draghi a svegliarmi, quando disse, pochi giorni dopo le elezioni del 2013, che non c’era di che preoccuparsi, perché...
Tre scenari, uno peggiore dell'altro. Ma per fortuna tutti instabili...
La mia previsione per il 4 marzo resta quella di due settimane fa. Anzi, queste ultime battute della campagna elettorale mi fanno sembrare ancor più probabile una maggioranza assoluta - in seggi ovviamente, che in voti non se ne parla proprio - della coalizione di destra. Vittoria, che se non è ancora del tutto certa, è solo per le contraddizioni di quella coalizione e per la pittoresca condizione del suo leader zombie.
Lo ribadisco: io voterò, con orgogliosa convinzione, Potere al Popolo!
di Valerio Evangelisti
[Questo testo è un ampliamento di quello che trovate negli editoriali qui, in cui si confrontavano due posizioni divergenti interne a Carmilla. Inutile ricordare che nella redazione della nostra testata convivono, su questi e su altri temi, tesi differenti, e che ognuno è libero di esporre la propria.]
Il raggiungimento del numero di firme necessario per presentare alle elezioni Potere al Popolo!, conseguito in tempi rapidissimi, la successiva veloce espansione sul territorio nazionale, hanno del prodigioso. Ma è conseguenza del prodigio che sta all’origine dell’avventura.
Espulsi dal Teatro Brancaccio, in cui si sarebbe dovuta rifondare per l’ennesima volta la “sinistra” (con i D’Alema, i Bersani, i Civati, gli Speranza e altri walking dead), i giovani e meno giovani del centro sociale Je so’ pazzo, ex OPG, tra i più attivi sul territorio napoletano, decidono di continuare da soli.
Riescono a riunire ottocento persone di tutte le età, ed è l’inizio di una valanga. Si tengono, in breve tempo, affollatissime assemblee in ogni regione d’Italia, incluse quelle in cui l’antagonismo politico-sociale sembrava spento per sempre. Aderiscono al progetto nomi storici della sinistra “vera” e non liberale, di integrità non discutibile: Heidi Giuliani, madre di un martire divenuto simbolo di lotta, Nicoletta Dosio, l’instancabile ribelle e fuggiasca, Giorgio Cremaschi, una vita per i metalmeccanici e per il riscatto operaio. E tanti, tanti altri.
Soprattutto, si adunano sotto la nuova sigla – Potere al Popolo! – i frammenti di una classe subalterna modellata, nel presente, dai rantoli di un’economia antiumana, che solo in nuove guerre e oppressioni trova slancio vitale. Precari, disoccupati, pseudo-apprendisti licenziati e riassunti (se va bene) ogni quattro mesi, gente che sbarca il lunario come può. Moltissimi giovani ma anche molti anziani, dal pensionamento spostato di continuo, quanto basta per sopprimere occasioni di lavoro per chi non le ha.
Voto, sequestro Gatti-Montanari, stato di polizia, donne al potere, potere al popolo
di Fulvio Grimaldi
Votare nel paese venduto a papi, francesi, spagnoli, tedeschi, americani…
Che questo fosse uno Stato in mano a briganti, ladri, corrotti, sociocidi, vendipatria, bari e tecno-bio-fascisti lo si sapeva. Lo si sapeva, misurando a spanne, più o meno da quando Togliatti, ministro della Giustizia, in perfetta sintonia con la pugnalata alle spalle di Yalta, decretò l’amnistia per tutto l’apparato amministrativo fascista. Ma lo si sospettava fin da quando, nel 1943, l’invasore Usa si accordò con la mafia per la risalita della penisola dalla Sicilia, garantendo in cambio una perenne coabitazione tra criminalità organizzata e classe dirigente al governo del paese sotto tutela USA, tramite Lucky Luciano, Salvatore Giuliano, “Gladio”, Cia, Pentagono, Goldman Sachs (per dire Rothschild e tutto il cucuzzaro di Wall Street) e poi UE.
Da De Gasperi a Berlinguer, passando per puntelli minori, liberale, repubblicano, socialdemocratico e i radicali in funzione di mosca cocchiera, fino all’attuale cosca renzusconiana, il maficapitalismo italiota ha attraversato solo due crisi. Una minore, provocata dai sussulti autonomisti del capo-ladrone Craxi, del tutto velleitaria per i troppi scheletri nell’armadio del soggetto, e una maggiore, quando dal 1968 al 1977 una generazione traversale e interclassista rivoluzionaria riuscì a imporre le uniche riforme di civiltà e progresso dal dopoguerra ad oggi. A questo tentativo fu posto fine mediante la militarizzazione del conflitto (terrorismo, strategia della tensione, organizzazioni armate) gestita da elementi atlantisti interni ed esterni precedentemente citati.
Ecco perché uscire dall’euro non sarebbe storicamente regressivo
Un contributo al dibattito su comunisti e questione nazionale aperto dal nostro sito
di Vladimiro Giacché
Recensione al nuovo libro di Domenico Moro, La gabbia dell’euro. Perché uscirne è internazionalista e di sinistra (Imprimatur)
È difficile oggi considerare la sinistra europea come qualcosa di diverso da un cumulo di macerie. Questo è vero in tutta Europa (emblematico il caso della Germania, in cui a un crollo senza precedenti della SPD - che secondo gli ultimi sondaggi riceverebbe oggi appena il 16% dei voti - fa riscontro una Linke incapace di beneficiare di questa situazione, restando intorno al 10%, mentre l’AfD sarebbe diventata addirittura il secondo partito). Ma è soprattutto nel nostro paese che la distruzione della sinistra ha raggiunto livelli semplicemente inimmaginabili soltanto pochi anni fa – per non parlare di quando l’Italia vedeva la presenza del più grande partito comunista d’Occidente.
In molti si sono interrogati sulla genesi di questa situazione, che ovviamente ha più di una causa. Non però quella cara a una vulgata ormai in voga da decenni: quella, cioè, secondo cui i problemi della sinistra italiana nascerebbero da una presunta “incapacità di riformarsi”, e cioè – in concreto - dal rifiuto di far proprie parole d’ordine moderate e di adottare politiche di semplice gestione dell’esistente, abbandonando ogni velleità di trasformazione sociale.
Questa teoria appare platealmente smentita dai fatti: mai la sinistra italiana, nelle sue componenti numericamente più significative, è stata più “compatibile” e arrendevole all’ordine costituito - e mai è stata più vicina a un tracollo elettorale di portata storica.
Appello di alcuni costituzionalisti ai candidati nelle elezioni del 4 marzo 2018
Questo appello viene pubblicato corredato da alcune glosse critiche a cura di Luigi Ficarra in merito a punti importanti. Le glosse sono evidenziate in colore rosso e carattere diverso all'interno del testo
L’appassionato confronto sui valori e i dettati della Costituzione in occasione del referendum del 4 dicembre 2016 - al quale abbiamo contribuito sostenendo il No - ha visto partecipare un imponente numero di elettrici e di elettori, pur con scelte difformi, a riprova che le grandi opzioni della politica sono percepite come proprie dai cittadini quando sono messi in grado di scegliere.
Per questo ci rivolgiamo a tutte le candidate e a tutti i candidati di buona volontà con questo accorato e rispettoso appello.
È necessario concentrare almeno quanto resta della campagna elettorale su alcuni obiettivi di fondo che per loro natura vanno oltre il periodo del prossimo mandato parlamentare e oltre i confini dell'Italia, in quanto decisivi dell’intero futuro. Su tali obiettivi non mancano accenni e proposte nel programma di alcuni partiti, ma essi appaiono del tutto oscurati e distorti nel dibattito pubblico rappresentato dagli attuali mezzi di informazione che perseguono altri interessi e logiche contingenti, onde è necessario farli venire alla luce e metterli al centro delle prossime decisioni politiche.
1. La prima questione è quella del lavoro retribuito, nella specifica forma della sua assenza e precarietà.
La mancanza di lavoro sta raggiungendo tali dimensioni di massa da rendere illusori i rimedi finora proposti. La riduzione al minimo di quella che una volta si chiamava “forza lavoro” a fronte dell’ingigantirsi degli altri mezzi di produzione è tale da alterare tutti gli equilibri dei rapporti economici politici e sociali.
“Saremo la sorpresa elettorale, siamo l'unica lista di sinistra”
Giacomo Russo Spena intervista Viola Carofalo
Dalla lotta alle diseguaglianze alla cancellazione del Jobs Act e della legge Fornero, dall’abrogazione del 41bis ai diritti civili, parla la candidata di Potere al Popolo, la lista nata dal centro sociale napoletano Je so’ pazzo. LeU? “Contigui al Pd”. Il M5S? “Un pezzo di establishment”. E i suoi tre punti di riferimento sono Mandela, Brecht e la partigiana Nori Brambilla. Infine si scaglia contro il voto utile: “Il voto si dà a chi ti rappresenta meglio”.
“Ci è chiaro chi sono i nostri nemici: sono gli speculatori, i grandi evasori fiscali, i devastatori dell’ambiente, le cricche e chi ci sfrutta con lavori precari o gratuiti”. Viola Carofalo è la portavoce di Potere al Popolo. Si mette a ridere se la chiamano candidata premier o segretaria. Preferisce esser definita per quel che è: ricercatrice universitaria e attivista. Non ha mai avuto una tessera di partito, ha 37 anni ed è militante del centro sociale napoletano Je so’ pazzo. Dove sorgeva un Opg, dal 3 marzo 2015 c’è un collettivo di giovani che agisce sul territorio con pratiche di mutualismo e fornisce servizi per la cittadinanza. Sulle cronache nazionali è diventata nota quando lo scorso 18 giugno, ai tempi del Brancaccio, ha contestato Anna Falcone rea, secondo lei, di essere troppo vicina al ceto politico della sinistra: “Basta con i giochini elettorali, la sinistra deve imparare dalle lotte dei movimenti. E i dirigenti attuali, che sono parte del problema, devono farsi da parte”, sosteneva in quell’occasione. Alla fine Anna Falcone si è candidata come indipendente con Liberi e Uguali, lei ha lanciato insieme a Rifondazione e Comunisti Italiani una sigla nazionale: Potere al Popolo.
Di tutti i bagagli l’uomo è il più difficile da trasportare. Adam Smith
Nel suo lungo articolo dedicato ai fatti di Macerata1 e intitolato “Letture sul dramma di Macerata - Lo scontro delle secolarizzazioni”, Alessandro Visalli si riferisce in chiave critica ai commenti di Eros Barone e di Mario Galati, che, essendo accomunati da un’ottica marxista-leninista fondata sulla priorità ontologico-sociale (non dell’economico, come egli afferma scorrettamente, ma) dei rapporti di produzione, risulterebbero, a suo giudizio, “schematici” e “tradizionali”.
1. Alcune considerazioni di metodo
Sennonché, prima di entrare nel merito di alcune importanti questioni trattate da Visalli, ritengo opportuno premettere le seguenti considerazioni generali e di metodo. Orbene, è un classico ‘topos’ della cultura borghese, del quale anche lui è pienamente tributario, distinguere tra un marxismo ‘critico’ ed ‘aperto’ e un marxismo ‘dogmatico’ e ‘chiuso’. Un buon numero di marxisti, che io definirei ‘a mezzo servizio’, hanno assunto e fatto propria questa distinzione senza basarla sui propri princìpi, cioè ridefinendola, bensì mutuandone tutto il contenuto ideologico di origine: ciò è avvenuto non solo in Occidente, ma anche negli stessi paesi socialisti, quantunque lì la ricezione del ‘topos’ sia avvenuta ‘a posteriori’, cioè per opporre il nuovo ‘Diamat’ al vecchio ‘Diamat’.
Apogeo e declino della “transizione” (e della sinistra)
di Luca Nivarra
1.«Una delle differenze fondamentali tra la rivoluzione borghese e la rivoluzione socialista consiste nel fatto che per la rivoluzione borghese, che nasce dal feudalesimo, in seno al vecchio regime si creano progressivamente delle nuove organizzazioni economiche, le quali trasformano gradualmente tutti i lati della società feudale. La rivoluzione borghese aveva avanti a sé un compito solo: spezzare, gettare via, distruggere tutte le catene della vecchia società. Assolvendo questo compito, ogni rivoluzione borghese fa tutto quel che le è richiesto: essa stimola lo sviluppo del capitalismo. La rivoluzione si trova in una situazione del tutto diversa. Quanto più è arretrato il paese nel quale, in virtù degli zig-zag della storia, ha dovuto incominciare la rivoluzione socialista, tanto più per essa è difficile passare dai vecchi rapporti capitalistici ai rapporti socialisti. Ai compiti della distruzione si aggiungono qui nuovi compiti, di difficoltà inaudita, i compiti di organizzazione»1. Questo passo di Lenin, tratto da un rapporto tenuto il 7 marzo del 1918 al VII Congresso del PC(b), rappresenta, a mio avviso, un buon punto di partenza per alcune riflessioni su un tema, quello della “transizione”, tanto “inattuale” quanto, in realtà, istruttivo.
Seppur racchiusa in poche righe (ma, in realtà, si tratta di un tema che, o sotto la specie dell’alternativa “collettivizzazione/NEP” o sotto la specie dell’alternativa “socialismo in un solo paese/rivoluzione permanente” accompagnerà tutto il dibattito all’interno del partito russo fino alla svolta del ’28 e alla definitiva presa del potere da parte di Stalin), l’analisi di Lenin, in cui è possibile avvertire l’eco della drammaticità e dell’urgenza dei compiti che il gruppo dirigente bolscevico si trovò a fronteggiare all’indomani della Rivoluzione, presenta, infatti, i tratti di una specifica idea di “transizione” il confronto con la quale porta alla luce una pluralità di significati del termine, apparentati per alcuni aspetti, ma distinti sotto altri profili.
Materialismo e prassi emancipatrice in Alfred Schmidt
di Riccardo Bellofiore
“Il concetto di natura in Marx” di Alfred Schmidt rappresenta uno dei classici della seconda generazione marxista della Scuola di Francoforte. Si tratta infatti di un libro che ha segnato profondamente lo sviluppo del dibattito degli anni '60 e '70 e che ha ottenuto un'ampia ricezione, in Italia anche grazie all'opera di Lucio Colletti. Ora ritorna in libreria per i tipi di Punto Rosso e grazie alla cura di Riccardo Bellofiore, della cui introduzione al testo di Schmidt pubblichiamo qui, per gentile concessione dell'editore e dell'autore, un ampio estratto
Alfred Schmidt è stato uno degli ultimi eredi della tradizione della Scuola di Francoforte di Adorno e Horkheimer, negli anni in cui si può dire che ancora si producesse ‘alta teoria’ nel solco dell’Istituto per la ricerca sociale, e che lì fosse ancora vivo ed organico un rapporto interno con la teoria di Marx, fuori da ogni sterile ortodossia e distante dagli stilemi del marxismo-leninismo. Il lettore italiano – in specie chi, come me, si è formato tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta del Novecento – ha avuto la fortuna che quasi tutto di Schmidt fosse allora tradotto nella nostra lingua, per così dire in tempo reale. Schmidt, almeno il primo Schmidt, può essere dunque letto nella nostra lingua, rivolgendosi però alle biblioteche, perché la gran parte degli scritti che citerò sono fuori stampa. Per questo è benvenuta l’iniziativa delle Edizioni Punto Rosso di ripubblicare il suo libro forse più noto, Il concetto di natura in Marx, integrato da nuovi materiali.
Sul concetto di natura in Marx
Al cuore dell’impostazione del volume sta essenzialmente una duplice prospettiva, che dà corpo e sangue al materialismo di Schmidt: per un verso, una lettura del rapporto tra essere umano e natura come relazione tra soggetto e oggetto nel lavoro; per l’altro verso, il medesimo rapporto come definizione dell’originalità di Marx sul terreno della teoria della conoscenza.
La politica estera degli USA e le contraddizioni di Trump
Questioni di metodo
di Michele Nobile
1. Il problema: dove va la politica estera dell’amministrazione Trump?
In un importante discorso sulla politica estera dell’aprile 2016, Donald Trump affermò: «siamo totalmente prevedibili. Diciamo tutto. Stiamo inviando truppe. Glielo diciamo. Stiamo inviando qualcos’altro. Teniamo una conferenza stampa. Dobbiamo essere imprevedibili. E dobbiamo essere imprevedibili a partire da ora»1.
E in effetti incertezza e varietà di valutazioni circa il corso della politica estera dell’amministrazione Trump continuano ad essere notevoli. Quel che accomuna critici e sostenitori della politica estera dell’amministrazione è il timore o la speranza che, mossi dal nazionalismo, gli Stati Uniti possano ritirarsi in quel che si dice isolazionismo.
Diffusa anche ad arte, la confusione è tale che ritengo necessario mettere a fuoco i parametri elementari della politica estera degli Stati Uniti - ciò che un Presidente non farà mai - e alcuni concetti fondamentali, utili anche a comprendere le particolari contraddizioni dell’amministrazione in carica.
Ricordo che fra gli specialisti statunitensi di politica estera si è formata subito un’area di critici irriducibili che ritengono il miliardario del tutto inadeguato, per preparazione e temperamento, a svolgere le funzioni di capo dell’esecutivo e di comandante in capo; c’è chi lo ha addirittura definito un «candidato manciuriano», cioè agente degli interessi russi. Fra i critici del candidato Trump si distinse per durezza la maggior parte dei più importanti intellettuali e funzionari neoconservatori del Partito repubblicano2.
“Le situazioni scandalose non possono persistere all’infinito”
Sulla valutazione della ricerca in economia
Emiliano Brancaccio e Nadia Garbellini intervistano Luigi Pasinetti
Il settore dell’Economia è tra quelli in cui più chiaramente si avvertono le contraddizioni e i limiti dei sistemi di valutazione della ricerca accademica in Italia. Una scienza economica ancora fragile, che per evolvere necessiterebbe di apertura, pluralismo e confronto tra i diversi approcci, è oggi condizionata nel suo sviluppo da criteri di valutazione e di selezione delle leve accademiche in larga misura arbitrari e schiacciati su un unico paradigma, benché questo sia sottoposto a crescenti obiezioni epistemologiche, teoriche ed empiriche. Il parere in materia di Luigi Pasinetti uno dei massimi esponenti mondiali del pensiero economico critico, intervistato da Emiliano Brancaccio e Nadia Garbellini.
Nel nostro paese le decisioni sulla qualità della ricerca, sulle abilitazioni scientifiche e sulle procedure concorsuali risultano dominate dalla zelante applicazione di contestati criteri di classificazione delle riviste, talvolta persino più restrittivi di quelli stilati dall’ANVUR. Il settore dell’Economia è uno di quelli in cui più forte si avverte la tendenza a valutare le pubblicazioni in base al ranking delle riviste piuttosto che al contenuto effettivo delle ricerche. In questo ambito, per giunta, si presenta un problema ulteriore: nelle classifiche vigenti sono fortemente discriminate quelle riviste che accettano approcci di ricerca alternativi al cosiddetto “mainstream”, la visione oggi prevalente in economia. L’ovvia conseguenza è che gli economisti, specie più giovani, sono indotti a reprimere i loro interessi verso i paradigmi scientifici alternativi pur di sopravvivere in accademia.
Il povero db davanti all’urna: posso raccontarvi i miei “dolori” e la scelta finale?
Ho faticato a scrivere questo post ma siccome un minimo di autoironia ci vuole – un antidoto alla presunzione del “so tutto io” – potete anche immaginarlo in tre parti (con titoli rubati a Johann Wolfgang Goethe): «I dolori del giovane Vother», «Le difficili affinità elettive» e «Faust, ovvero se Goethe ci ha messo 60 anni a scrivere di un patto con il diavolo… posso io prendermi un mesetto per decidere come contribuire all’italico guaio minore?».
Una premessa o anche due
A ogni “tornata” sono sempre in dubbio se votare. Ogni volta mi torna la secca frase di Malcom X: «Il potere è nell’urna? Una buona ragione per starne lontani». Capisco bene il ragionare di tante persone anarchiche (e non solo) che rifiutano il voto per principio; e il “trend” come dicono gli anglofoni dà loro ragione, visto che ormai circa metà degli “aventi diritto” non va alle urne. Però le contraddizioni – sale della vita – mi rammentano che si è a lungo lottato per il suffragio universale e che anche con le elezioni è stato possibile contrastare l’oppressione.
Alla fine ho sempre preferito votare. Rispettando chi si astiene – soprattutto se non si limita al mugugno ma agisce per una società migliore – però ho deciso (senza tropp illusioni) che comunque avere un gruppo, anche piccolo, di persone degne nei Palazzi potesse essere utile. Così sono ormai 40 anni che alla fine voto “il meno peggio” a sinistra.
“Liberi e Uguali non sta riuscendo in quello che si era esplicitamente proposto, cioè chiamare a raccolta quel ‘popolo di sinistra’ che sempre più numeroso ha abbandonato il Pd”. Da un gruppo di intellettuali un appello affinché LeU dia un forte segnale di discontinuità con il passato, soprattutto rispetto all'accettazione delle idee del neoliberismo e all'adesione al Trattato di Maastricht e agli accordi che ne sono seguiti.
* * * *
Negli ultimi quarant’anni la scienza e la tecnologia hanno fatto progressi inimmaginabili e la ricchezza del mondo è aumentata, tanto nei paesi che avevano un minor livello di sviluppo che in quelli di più antica industrializzazione. In questi ultimi, però, la maggiore ricchezza generata è andata quasi esclusivamente nelle mani di un piccolo numero di persone, invertendo la tendenza a una più equa distribuzione che si era verificata a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Non si è trattato di una fatalità o di un fenomeno impossibile da controllare: è stato il frutto dell’ideologia economico-politica che ha conquistato l’egemonia dagli anni ’80 del secolo scorso.
Da questa ideologia si sono lasciati conquistare anche i partiti della sinistra storica, tanto da essere in molti casi protagonisti, come forze di governo, delle politiche che da essa venivano dettate.
Il paternalismo classista di Cazzullo, Battista e Polito(senza contare Crepet, Galimberti e Serra)
Nel giro di nemmeno un mese sono stati pubblicati tre libri di tre editorialisti del Corriere della sera sulla loro esperienza di padri che si dichiarano incapaci di capire la generazione dei figli ma che comunque s’industriano per dare soluzioni a quella che loro stessi definiscono l’emergenza educativa. Antonio Polito (1956) per Marsilio ha scritto Riprendiamoci i nostri figli. La solitudine dei padri e la generazione senza eredità; Pierluigi Battista (1955) per Mondadori ha scritto A proposito di Marta (Marta è sua figlia 25enne); Aldo Cazzullo (1966) sempre per Mondadori a quattro mani con i figli adolescenti Rosanna e Francesco Maletto Cazzullo ha scritto Metti via quel cellulare. Un papà. Due figli. Una rivoluzione. A questi si può accostare l’uscita nei cinema degli Sdraiati, il film di Francesco Piccolo e Francesca Archibugi che è un adattamento dal romanzo di Michele Serra, diventato il modello di questo che è quasi-genere.
I libri di Cazzullo, Polito e Battista hanno in comune molte idee. La prima che potessero scrivere comodamente con il “noi”, ossia che il loro osservatorio personale – quello di genitori maschi, benestanti, intellettuali, tra i cinquanta e i sessanta, con figli che hanno fatto o stanno facendo un liceo del centro di Roma o Milano – sia un osservatorio privilegiato per discutere del tema educativo, e che quindi le loro impressioni e persino i loro aneddoti siano rappresentativi della realtà sociale italiana. La seconda è che sia opportuno scrivere un libro in qualche modo intimo sui propri figli, chiamandoli per nome e cognome, citando loro episodi familiari o addirittura chiamandoli a scrivere a quattro mani come fa Cazzullo.
Complessità, società adattativa e sistemi di pensiero
di Pierluigi Fagan
Questo articolo non affronta nessuna questione d’attualità stretta, ma questioni di ciclo storico che si misurano col metro della lunga durata
Consapevoli o meno, noi pensiamo entro i limiti di un determinato sistema di pensiero[1]. I sistemi di pensiero hanno diversi obblighi, quattro principali: 1) debbono tener fissi una serie di presupposti ed al limite muovere tutto il resto che li compone; 2) debbono mantenere una coerenza interna anche approssimata, di modo da non produrre troppe contraddizioni o troppo gravi o troppo a lungo; 3) sebbene ognuno di noi abbia il suo sistema di pensiero, questo è in genere una variante o un personale assemblaggio di sistemi impersonali condivisi da più individui. Credenze, religioni, ideologie, culture sono appunto sistemi impersonali condivisi; 4) i sistemi di pensiero debbono in qualche modo riferirsi al “fuori di noi”, realtà o mondo che dir si voglia. Riferirsi significa che il sistema di pensiero aiuta a categorizzare, giudicare, collegare, archiviare fatti, nella sua funzione passiva, significa pensare, progettare ed ordinare l’azione nel mondo, nella sua funzione attiva. Al decisivo cambiamento dei tempi, della realtà e del mondo umano, consegue un radicale cambiamento nei sistemi di pensiero. Il termine “radicale” qui significa che cambiano i presupposti ed a cascata l’intero sistema.
Quelli che abbiamo chiamato “presupposti” possiamo anche dirli “principi”. Qual è il principio che ha ordinato il sistema di pensiero moderno, sin dalla sua prima formazione cinque secoli fa[2]? Non sembra esserci un termine-sintesi efficace da poter opporre in risposta alla domanda. Il più accettato nel mondo dello studio è il termine “disincanto” proposto da M. Weber[3].
Vorrei chiarirlo subito, non sono contro la tecnologia. Sono innamorato della tecnologia, da sempre. Sono contro la retorica, contro lo spettacolino di son et lumière che le hanno allestito intorno i banalizzatori della «distruzione creatrice», contro i pubblicitari che hanno tirato a lucido gli slogan e i giornalisti che si sono precipitati a testimoniare nella causa di beatificazione, contro i lobbisti che ne hanno venduto una rispettabilità istituzionale e i politici che l’hanno comprata senza fare una piega. In buona sostanza è la lunga denuncia di una pericolosa impostura linguistica, quella che sta provando a farci credere che «sharing economy» si traduca davvero con «economia della condivisione», con tutto il bene che ne deriverebbe. Un nuovo capitalismo, quello delle piattaforme, tanto generoso e altruista quanto il vecchio, che abbiamo conosciuto fino a oggi, era spietato ed egoista. La sharing economy invece, sotto i brillantini della narrazione prevalente, presenta solo vantaggi. Economicamente efficiente. Ambientalmente rispettosa. Socialmente giusta. Chi la critica dunque non può che essere una brutta persona. Peccato che, a dispetto dei termini, piú che condividere, la gig economy – cominciamo a chiamare le cose per quel che sono: economia dei lavoretti – concentri il grosso dei guadagni nelle mani di pochi, lasciando alle moltitudini di chi li svolge giusto le briciole. Share the scraps economy, l’ha ribattezzata Robert Reich.
Come avviene la determinazione del valore in una società nella quale vige il modo di produzione capitalistico? In che modo si genera il valore di una merce e quale tipo di conseguenze economiche, sociali, ecologiche questo processo di produzione porta con sé? In particolare, come si ritiene possibile salvare l’ecosistema dal disastro ecologico senza tenere conto del problema della determinazione della struttura del valore? Si tratta di questioni che, nel drammatico crogiuolo della crisi economica, attraversano trasversalmente le dinamiche della ristrutturazione economica e quelle della crisi ambientale. Eppure, la quasi totalità delle analisi degli economisti di parte neoliberista che si confrontano col disastro ambientale eludono il problema relativo all’impossibilità di una razionalità economica che si faccia carico delle esternalità ambientali e, anzi, continuano a ritenere possibile non solo salvare il pianeta dalla catastrofe ecologica, cosa di per sé auspicabile, ma, per di più, trarre nuove occasioni per un’ulteriore accumulazione di profitto, coniugandolo magari, che ingenui, con il bene sociale.
Un approccio di questo tipo, per esempio, è rintracciabile in un recente contributo di Edmund S. Phelps, premio Nobel per l’economia nel 2006, e direttore del Center on Capitalism and Society della Columbia University, pubblicato su «Il Sole 24 Ore» di domenica 14 gennaio 2018 e intitolato Salvare l’ambiente e salvare l’economia.
Guido Candela – Antonio Senta, La pratica dell’autogestione, Elèuthera 2017, pp. 224, € 16,00
Nei primi giorni di febbraio, Wall Street (quella che potremmo definire ancora come la Borsa di riferimento a livello mondiale) ha perso in sole due sedute 1.700 punti. Nella prima seduta la Borsa è arrivata a perdere il 6 per cento e 1.500 punti in pochi minuti, in quello che, secondo gli esperti di Market Watch, potrebbe essere il peggior calo giornaliero di sempre per la Borsa americana.
In un periodo di apparente tranquillità e crescita del mercato azionario, ma sostanzialmente turbolento in termini di investimenti e speculazioni, ciò potrebbe costituire un effetto non del tutto imprevisto e non così catastrofico.
Quello che colpisce, però, in questo caso è l’unanimità con cui tutti i commentatori economici, gli analisti finanziari ed esperti di vario genere, hanno messo al primo posto tra le cause dell’improvvisa caduta degli indici di borsa e dei valori azionari l’inflazione salariale risalita ai massimi da gennaio 2014, seguita dal timore di una nuova stretta della Fed sui tassi di interesse a marzo. Inflazione salariale ovvero aumento, spesso ancora soltanto previsto, dei salari.
Uno strano paradosso in base al quale se l’economia “va bene” il mercato azionario scende. Secondo Josh Barro: “Siccome l’economia sta migliorando e le imprese si stanno espandendo, la maggiore capacità produttiva porterà a un taglio dei prezzi per mantenere i propri clienti. E come conseguenza si dovranno pagare ai lavoratori salari più alti per gestire questa maggiore produzione.
Il mio amico Roberto Buffagni ha una ipotesi circa i fatti di Macerata, nelle Marche, in cui si è consumato un doppio orrendo fatto di cronaca: alcuni criminali di origine nigeriana, dediti a quanto sembra a spaccio di stupefacenti, avrebbero ucciso una povera ragazza anche essa dedita all’uso, dunque una cliente, e poi, forse per occultarne il cadavere, l’avrebbero fatta a pezzi e abbandonata in campagna. Successivamente un criminale italiano, a scopo di vendetta razziale, ha sparato su passanti di colore e si è quindi consegnato, avvolto in un tricolore.
Le indagini non sono concluse, e la dinamica non è completamente confermata, ma in alcune versioni emerge l’ipotesi, sposata da Buffagni nel suo pezzo, che l’omicidio sia stato in qualche modo una forma pervertita e corrotta di secolarizzazione (ovvero di utilizzo a fini economici di riti tradizionali) delle forme religiose tradizionali dell’area di provenienza degli attori. Certo, come sostiene Giorgio Cingolani, professore a contratto dell’università di Macerata ed antropologo, è del tutto prematuro connettere questi pochi fatti a ritualità pervertite o, come dice, a “personalizzazioni del rito ad opera di soggetti specifici”, ed è certamente improprio immaginare che questi fenomeni, dove si danno, siano di massa o “tradizionali”.
Al momento le indagini, quando l’udienza di convalida non si è neppure tenuta, non confermano, né escludono queste ipotesi, ma, come scrive la Repubblica:
Enrico Grazzini è giornalista economico, autore di saggi di economia, già consulente strategico di impresa. Collabora e ha collaborato per molti anni a diverse testate, tra cui il Corriere della Sera, MicroMega, il Fatto Quotidiano, Social Europe, le newsletter del Financial Times sulle comunicazioni, il Mondo, Prima Comunicazione. Come consulente aziendale ha operato con primarie società internazionali e nazionali.
Ha pubblicato con Fazi Editore "Il fallimento della Moneta. Banche, Debito e Crisi. Perché bisogna emettere una Moneta Pubblica libera dal debito" (2023). Ha curato ed è co-autore dell'eBook edito da MicroMega: “Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall'austerità senza spaccare l'euro" ” , 2015. Ha scritto "Manifesto per la Democrazia Economica", Castelvecchi Editore, 2014; “Il bene di tutti. L'economia della condivisione per uscire dalla crisi”, Editori Riuniti, 2011; e “L'economia della conoscenza oltre il capitalismo". Codice Edizione, 2008
Salvatore Minolfi: Le origini della guerra russo-ucraina