Breve aggiunta al post su Bibbiano
di Andrea Zhok
Con poche eccezioni, la discussione seguita al post precedente è stata molto interessante e personalmente istruttiva.
Alla luce di alcune informazioni che ignoravo, che mi sono state gentilmente segnalate, e di cui riporto gli estremi più sotto, credo sia opportuno aggiungere questa considerazione.
Anche dopo tali informazioni, il senso del post rimane quello che intendeva essere e ne rivendico integralmente i contenuti, e precisamente:
1) non credo affatto che ci sia una 'congiura ideologica del PD' dietro ai fatti di Bibbiano;
2) credo che la strumentalizzazione politica e l'eco mediatica non sarebbero state le stesse senza il coinvolgimento di politici del PD;
3) credo che la questione di gran lunga più importante da affontare in questo paese sia l'aiuto alle famiglie nel loro complesso, aiuti che implicano una riflessione su come vogliamo che crescano i nostri figli, che domani non saranno solo 'figli delle loro famiglie', ma 'figli di tutti', concittadini.
Detto questo, da quanto è emerso, credo si debba aggiungere, su un piano differente, quanto segue:
Il caso di Bibbiano, se usato non per fare polemica politica spicciola, ma per focalizzare su un macroscopico problema relativo agli affidi forzosi, può essere utile. E' importante però uscire dalla logica della 'congiura di indole politica', che finisce solo per offuscare il problema, creando i soliti blocchi contrapposti che lasciano tutto come prima.
Sembra chiaro (anche sulla scorta di quanto mi è stato detto in via privata da lavoratori sul campo), che esista davvero una situazione di malfunzionamento drammatico e perdurante dell'istituto dell'affido e dei relativi meccanismi di intervento legale.
Il ruolo ambiguo dei giudici onorari in frequente conflitto di interesse è inammissibile, la non appellabilità delle decisioni di allontanamento è kafkiana, l'esternalizzazione dei servizi crea talora circuiti infernali di sfruttamento e ricerca del profitto.
Se non si vuole che questi problemi travolgano definitivamente l'istituto stesso dell'affido e l'esistenza dei servizi sociali, essi devono esssere affrontati senza indugio.
Una riflessione a parte la merita infine il ruolo della magistratura.
Ciò che colpisce in molti dei resoconti in oggetto è la debolezza, farraginosità e imperdonabile inerzia dell'intervento della magistratura pertinente, che ha permesso (vedi sotto caso 'Forteto') il perdurare di abusi con un livello di tolleranza del tutto asimmetrico rispetto alla scarsissima tolleranza avuta in precedenza verso le famiglie d'origine.
Visto il ruolo fondamentale ed ineludibile della magistratura, questo punto non deve essere lasciato cadere come marginale, proprio per evitare che si diffonda ulteriore discredito sull'operato dei magistrati, già sotto scrutinio dopo quanto emerso con il caso Palamara.
Se non si vuole che il discredito e la diffidenza esplodano, qui c'è davvero la necessità civile di fare chiarezza.
Non per meschine vendette politiche, ma perché si tratta di un confronto simbolicamente intollerabile: da un lato la massima fragilità (quella di bambini in contesti di difficoltà) e dall'altro il maggior potere di uno Stato di diritto, la Magistratura.
Non ci può essere neppure l'ombra del dubbio che il più forte qui sia sostegno, e non minaccia, per il più debole.














































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