Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email

insideover

Schiaffo ad Europa ed élite: Bojo sul trono di Londra

di Lorenzo Vita

Schermata a 2019 12 13 08 54 36Un’altra vittoria dei “cattivi”. Può essere sintetizzato così il voto della Gran Bretagna, dove i primi risultati danno una vittoria schiacciante per Boris Johnson e indicano una netta presa di posizione da parte dell’elettorato britannico che, a questo punto, sceglie definitivamente la fine dell’impasse. Piaccia o meno, la Brexit deve finire. E queste elezioni di dicembre hanno dato un netto mandato al primo ministro per concludere le trattative, giungere il prima possibile a un accordo di divorzio con Bruxelles e farlo con un parlamento che possa dare il via libera a quanto concordato tra Londra e Ue.

La notte scorre frenetica in tutto il territorio britannico. E la paura e l’entusiasmo si contendono gli animi della politica e del popolo del Regno Unito. Molti prevedevano una vittoria di Johnson, ma nessuno si aspettava un distacco così netto con i laburisti di Jeremy Corbyn. Bravura di Bojo o negligenze di Corbyn? Difficile da dire con certezze. L’unico dato rilevante è che il primo ministro uscente ha saputo fare due cose: blindare l’elettorato di centrodestra e soprattutto sfruttare gli errori della sinistra, specialmente nel campo della Brexit. Corbyn ha provato a calcare la mano sul ritorno alle urne, sperando che l’elettorato si facesse ammaliare dall’ipotesi di un nuovo referendum sull’uscita dall’Unione europea. Ma a quanto pare le sue previsioni sono fallite: e il primo segnale di questo cambiamento del pensiero collettivo inglese arriva proprio da uno dei feudi storici del Partito laburista, il collegio di Blyth Valley, dove i conservatori hanno strappato una vittoria che non avveniva da mezzo secolo.

Segnali importanti, gli stessi che da tempo gli elettori inviano a governi ed establishment di mezzo mondo e che, nonostante tutto, continuano a puntare sui cavalli sbagliati. La vittoria di Johnson, in questo senso, assume per il Regno Unito il valore che ebbe la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti: gli elettori non seguono le logiche delle élite, ma ragionano con parametri del tutto diversi. Sotto quella torre d’avorio in cui si rinchiude una classe intellettuale ormai priva di contatto con la realtà, vive una società multiforme e sempre meno facile da prevedere. E questa società è molto più razionale di quanto si possa credere.

Johnson non ha soffiato sulla pancia delle persone, che molti hanno creduto e continuato a dire per molti mesi. Johnson ha saputo semplicemente dare una risposta a quello che il suo elettorato (e non solo) chiedeva al premier. La Brexit si è trasformata ormai in una farsa tragicomica da cui Londra non vuole fare altro che uscire al più presto. L’Europa, quella di Ursula von der Leyen et similia, di certo non può rappresentare una possibile ancora di salvezza né tantomeno un modello tale per fare marcia indietro sul divorzio. E i bisogni del Paese reale, quello della classe operaia, degli immigrati di seconda generazione, dei pensionati e anche della middle-class, sono molto diversi dai bisogni che le élite cercano di rendere imprescindibili per gli Stati.

Non interessa un’Unione europea fallimentare, non interessa più il politicamente corretto, non fa più impressione un’accusa (fallimentare) di presunti legami con la Russia né scatena alcuna ira dell’elettorato un atteggiamento irriverente o provocatorio da parte di un personaggio politico.

Johnson è tutto questo. Eppure gli inglesi, non certo un popolo privo di cultura democratica, hanno preferito lui non solo ai suoi rivali, ma anche a quel mondo che ha voluto continuare a dipingere Johnson non come un ex sindaco di Londra e premier uscente, ma come una sorta di clown non in grado di poter governare il Regno.

Evidentemente le previsioni hanno sbagliato. Ancora. Gli Stati Uniti hanno scelto un personaggio eclettico, carismatico e del tutto fuori dagli schemi come Trump. E i britannici hanno scelto Johnson, che di certo non può dirsi perfettamente coerente con i rigidi formalismi di Londra. Il mondo anglosassone sta impazzendo? Difficile. Probabilmente nelle classi medie e basse delle due sponde dell’Atlantico quello che è sempre più evidente è che tutti quelli che per anni hanno diviso il mondo in “populisti” e “non populisti” hanno fallito. E di fronte a degli establishment che hanno trascinato ogni sogno in rovina (basta vedere cosa è diventata oggi l’Unione europea), le potenze atlantiche dettano un cambio di passo: e lo schiaffo morale ai Soloni dem e europeisti risuona fragorosa nella frenetica notte inglese. Il destino, ancora una volta, viene definito non nei freddi corridoi degli uffici di Bruxelles, ma da quelle “maledettissime” pance su cui troppo spesso cala una cortina di disprezzo. Johnson sul trono di Londra sarà un’immagine difficile da dimenticare.

Pin It

Comments

Search Reset
0
Mario Galati
Friday, 13 December 2019 11:13
Se "tutti quelli che per anni hanno diviso il mondo in “populisti” e “non populisti” hanno fallito", è anche vero che quelli che dividono il mondo tra èlites e popolo sono vocati al fallimento. L'articolo dice che gli americani hanno scelto Trump, come gli inglesi hanno scelto Johnson. Ma non è che tra coloro che hanno scelto Johnson vi è anche Trump? E non è che a scegliere sia Trump che Johnson siano settori capitalistici "nazionalistici" in contrasto di interessi con altri settori capitalistici "globalisti"? Se è vero che la brexit coincide con legami privilegiati con gli USA e che, per es., settori capitalistici nel campo della sanità si attendono dalla brexit di entrare più decisamente nella sanità britannica, ancora più privatizzata dai conservatori, e nelle assicurazioni sanitarie, in questa vicenda è lecito contrapporre popolo in sofferenza ed èlites? O, piuttosto, si dovrebbero contrapporre settori capitalistici in lotta, nella cui lotta il popolo realmente sofferente è soltanto una pedina al servizio di un settore, destinato a cadere dalla padella nella brace?
Meglio frenare l'entusiasmo per il rifiuto dell'U.E. ordliberista e ultracapitalistica (cosa verissima) che trasuda dall'articolo. La giusta avversione verso l'U.E. non non va immediatamente in una direzione di sinistra o progressista. Credo che ci troviamo di fronte all'incanalamento reazionario del disagio delle masse. Ci troviamo di fronte ad uno spostamento a destra, guidato da forze capitalistiche in contrappossizione ad altre forze capitalistiche.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
Franco Trondoli
Friday, 13 December 2019 10:54
" Aggiungiamo" e' meglio ! Saluti
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
Franco Trondoli
Friday, 13 December 2019 10:48
Beh , si sapeva che la Gran Bretagna e' il "51 Stato" degli Usa. Potenza di Mare, Finanziaria, di Lingua e con il Commonwealth. Aggiugiamo il Nucleare ?. Cosa si vuole di più. Si possono muovere "liberamente" senza la paccottiglia Ue di mezzo. Gli Inglesi sono Empiristi e Pragmatici. Normale che stiano con Trump. Gli Inglesi sono l'ossessione dei Tedeschi. Gli Inglesi abitano la terra, gli basta una tenda per vivere; sono nomadi. I Tedeschi fondano, e non hanno fatto la rivoluzione come gli Inglesi e Francesi, la pensano soltanto. I Francesi sono in mezzo, loro contrattano , deducono. Il diritto Inglese e' di costume o di convenzione, il Francese e' di contratto, il Tedesco e' di Istituzione. C'è una bella differenza tra i tre. Che poi la Brexit sia un vantaggio per la popolazione Inglese e' tutto da vedere. Come si vedrà quando lo "sgretolamento" diverrà in essere sulle Heartlands. Cordialmente
Like Like Reply | Reply with quote | Quote

Add comment

Submit