
La fabbrica dell’opinione
di Salvatore Bravo
Il totalitarismo dell’occidente capitalistico ha il suo fondamento ideologico nella cultura dell’opinione. L’opinione è la struttura ideologica dell’occidente, la sua microfisica di potere che consente l’accettazione del mito dell’occidente come strumento di diffusione dei diritti individuali e della loro difesa anche mediante i “bombardamenti etici”. L’epoca mitica del capitalismo assoluto utilizza autori e filosofi come strumenti sovrastrutturali per fondare se stesso e giustificare le operazioni politiche e militari per la diffusione delle “libertà”.
Lo sguardo filosofico è eterotopia come affermava Michel Foucault per cui deve insegnare a guardare e vivere la realtà storica da altri punti di vista, deve situarsi in altri luoghi per decostruire le rappresentazioni e porle al vaglio del pensiero divergente. L’eterotopia1 ha il fine di far saltare la sintassi dei significati comunemente accettati. La pedagogia dei saperi minimi e delle tre i: inglese, informatica ed impresa non favorisce l’eterotopia, ma lo sguardo omologato, il pensiero unico trasformato in realtà sostanziale. L’occidente totalitario utilizza le “tre i” come i nuovi universali a cui le nuove generazioni devono conformarsi.
Il razionalismo critico è negato in nome di un nuovo dogmatismo di massa. La superstizione delle “tre i” è l’epifenomeno della struttura di potere, a cui ci si deve conformare senza speranza. Non vi sono percorsi di discussione, spazi in cui opera il dubbio costruttivo e maieutico, ma solo il solidificarsi ideologico che permette ai “bombardamenti etici” di avvenire senza che nulla accada quasi fossero fenomeni naturali. I “bombardamenti etici” sono speculari all’ossessione competitiva ed al regno del valore di scambio a cui ci si deve conformare nel quotidiano. Non ci si scandalizza dei bombardamenti etici in nome della libertà del capitale, se il quotidiano è organizzato secondo logiche aggressive e mercatistiche.
Gli altri lager
James Bacque con i suoi studi sul piano Morgenthau e sullo sterminio di un milione di tedeschi, secondo le stime attuali nei campi degli Alleati dal 1945 al 1947 dimostra quanto il sistema attuale, al di là del mito libertario, è limitrofo ai sistemi totalitari, fino ad essere in talune circostanze storiche indistinguibile. Il piano Morgenthau prevedeva la trasformazione della Germania ad un paese pastorale improduttivo. Si decretava la morte della Germania secondo schemi tipici del biopotere analizzato da M. Foucault, secondo cui il potere tecnocratico decide chi deve vivere e chi deve morire, gli Alleati hanno ripetuto la stessa modalità operativa che contestavano ai tedeschi. James Bacque (Toronto, 19 maggio 1929) descrive nei suoi testi la rimozione della storia in occidente dei lager alleati, li descrive similari a quelli tedeschi, ne documenta le tragedie e specialmente descrive l’inutile strage come mezzo non solo di vendetta, ma come lo strumento con cui i nuovi dominatori decretano l’ ”Europa liberata” una colonia da dominare all’interno del disegno egemonico dell’impero del dollaro. I suoi studi hanno incontrato innumerevoli difficoltà, poiché l’accesso agli archivi è stato sempre osteggiato. Contro il semplicismo ed il riduzionismo ideologico, James Bacque documenta la verità dei vincitori dal cui si può ben comprendere la storia attuale.
Colpa ideologia e mito
James Bacque si chiede come sia stato possibile che gli effetti del piano MorgenthauCoburgo (17 febbraio 1904 – New York, 19 luglio 1980) siano stati dimenticati dagli stessi tedeschi, la sua risposta è che il senso di colpa per i crimini commessi dagli stessi tedeschi abbia largamente contribuito alla rimozione di un milione di morti secondo le stime più morigerate. La colpa ed il mito che ne è seguito hanno impedito l’elaborazione della storia e l’uscita dal paradigma genocidario. I tedeschi responsabili del genocidio giudicarono “normale” o “meritata” l’azione degli Alleati, a causa dei sensi di colpa dovuti ai loro crimini compiuti. Al senso di colpa si aggiunse il mito della scarsità del cibo. Nel secondo dopoguerra si diffuse il mito che i morti nei lager per tedeschi furono causati dalla scarsità di cibo ed dalla lentezza di rifornimenti:
”Una volta creato il mito della scarsità mondiale dei viveri, le piccole quantità di viveri che raggiungevano io campi francesi e americani potevano ben essere definite come il massimo possibile nelle 'caotiche condizioni del tempo2'".
Il mito giustificava gli Alleati e serviva ai tedeschi a sopportare l’insopportabile, mentre per i popoli democratici era l’utile bugia con cui ci si riteneva perennemente innocenti e diversi dagli sconfitti tanto da giudicare i vinti come il nemico assoluto e totale. Dalla crudeltà non si impara nulla, al massimo si impara ad assumere comportamenti similari che in circostanze storiche date permettono il ripetersi di tali azioni. La verità storica occultata e non sottoposta a giudizio internazionale permette il diffondersi del neonazismo, in quanto i liberatori ed i vincitori hanno commesso crimini simili, ma non sono stati giudicati, nessuna Norimberga per i vincitori:
”Il solo aspetto utile di tutta questa creazione di miti è stato quello di inserire profondamente nella coscienza tedesca un senso di colpa per il male fatto da quella nazione. Ma il senso di colpa per i campi nazisti era inevitabilmente associato, nella mente dei tedeschi, con l’odio per i campi degli Alleati. I tedeschi che sapevano com’erano quei campi, per esservi stati, trovarono le loro giustificazioni in ciò che facevano gli americani e i francesi. Accettando che gli Alleati fossero giustificati nel punirli per i loro crimini, giustificavano se stessi, cercando vendetta per i crimini di guerra impuniti degli Alleati. Questo desiderio di vendetta è impossibile da soddisfare e cerca perciò dei capri espiatori, manifestandosi nel neonazismo e nell’antiamericanismo. Molti tedeschi pensano oggi che i campi non furono una giusta punizione dalla quale impararono una dura lezione, ma piuttosto una ingiusta punizione contro la quale non osarono protestare. Francesi e americani non avevano neanche l’intenzione, perché, se anche cercavano qualcosa di più che la cieca vendetta, volevano punire i tedeschi in modo tale che non ripetessero i loro errori (…) La politica punitiva tradiva profondamente la volontà del popolo americano contraria alla vendetta indiscriminata, che si era già manifestata nella condanna del piano Morgenthau. (…) I campi non insegnarono alcuna lezione utile, tranne quella di essere inutili. Nessuno impara la giustizia dalla crudeltà3”.
Quale storia?
Il silenzio degli accademici italiani sui crimini degli Alleati, a parte qualche rara eccezione, evidenzia l’azione ideologica della scuola e delle accademie, il loro essere semplicemente gli esecutori – servitori del sistema capitale. L’esodo dal capitalismo assoluto può iniziare in una pluralità di modi, ma uno dei principali è portare il dubbio sulle ricostruzioni sceniche della storia ad uso e consumo del capitalismo assoluto. L’assenza di un’organizzazione partitica diffusa sul territorio non ci deve esimere dal dovere di cercare la verità e di utilizzare mezzi altri per uscire dalla trappola dell’opinione per riportare la verità dove si è strutturata l’opinione ideologica. L’abitudine alla parzialità ideologica è il fondamento della coazione a ripetere dei crimini. La storia ideologizzata, feticcio del capitalismo assoluto, è una delle urgenze a cui non ci si può sottrarre. La religione della colpa con i suoi penitenti eterni, poiché la colpa ricade perennemente sulle nuove generazioni, è il mezzo con cui si necrotizza il sapere storico e si struttura l’opinione sclerotizzando il presente, a tale religione è opportuno contrapporre la verità per uscire dalle logiche genocidarie nelle quali siamo immersi. All’ostracismo ed alle nuove forme di censura è necessario contrapporre il dubbio sulla costruzione storica che in questi anni è diventata parte dell’industria del capitalismo assoluto.













































Add comment